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“Sopporta, cuore...”

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La scelta di Ulisse
Edizione: 20103
Collana: Saggi Tascabili Laterza [337]
Serie: Festival della mente
ISBN: 9788842092445
Argomenti: Attualità culturale e di costume, Storia antica
  • Pagine: 108
  • Prezzo: 10,00 Euro
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In breve

Se l’uomo agisce per volere degli dèi, e se a questo volere non può opporsi, quando agisce non è libero. Anche Ulisse sa che alla volontà degli dèi è difficile sottrarsi e che, se si sottrarrà, incorrerà nell’ira della divinità offesa. Ma sente di poter scegliere la sua strada, se vuole: quella scelta è la storia di una faticosa presa di coscienza, una fondamentale, lunga e difficile conquista del pensiero, e una straordinaria ‘invenzione’.

Indice

Prologo Perché Ulisse? - 1. Il mondo di Omero e le «culture di vergogna» - 2. Ulisse dalle molte astuzie - 3. L’astuzia vince la forza - 4. «Sopporta, cuore...»: l’autocontrollo di Ulisse - 5. Anima e corpo: le parole per dirlo - 6. «Forzano contro sua voglia» - 7. L’errore incolpevole - 8. Dalla responsabilità «oggettiva» alla «colpevolezza» - 9. Ulisse a Itaca: vendetta o giustizia?

Leggi un brano


Quando, in quale momento della sua storia, l’essere umano ha cominciato a pensare di potersi autodeterminare? Quando ha acquistato la consapevolezza di poter decidere liberamente delle proprie azioni?

La coscienza della propria autonomia morale non è un dato innato. Per molto tempo gli esseri umani si sono sentiti in balia di forze esterne, superiori, incontrollabili e invincibili, a cominciare dalle forze della natura, spesso divinizzate.

La percezione della propria libertà è il risultato di una faticosa presa di coscienza, una lunga e difficile conquista del pensiero che sta alla base e costituisce il presupposto di concetti etici e successivamente giuridici come «colpa» e «responsabilità».

Dove, in che condizioni sono nati questi concetti? Ovviamente, a un simile quesito non esiste una risposta unica, universalmente valida: le risposte dipendono dalle contingenze della storia, dal luogo e dal momento nei quali esse si pongono. Per noi, che viviamo in questa parte occidentale del mondo, il momento è quello nel quale comincia a essere documentata la storia della civiltà nella quale affondano le nostre radici: la Grecia, dunque. E il documento che ci consente di esplorare il lungo, difficile, a volte tortuoso percorso che ha portato alla nascita dei concetti di colpa e responsabilità morale, e poi giuridica, è rappresentato dall’epica greca.

Omero, dunque: un capolavoro della letteratura mondiale, superfluo dirlo, ma non solo questo. Anche un incomparabile, fondamentale documento storico, che consente di conoscere le condizioni e gli stili di vita, le mentalità, le istituzioni delle comunità dell’epoca che un tempo veniva chiamata «l’età oscura della Grecia», e che – come vedremo – oscura non era affatto, così come non era «medievale», come anche si usava definirla quando, semplicisticamente e a torto, si identificava «medioevo» con «arretratezza».

A guidarci nel tentativo di ricostruire quel lungo percorso saranno, di conseguenza, l’Iliade e l’Odissea. Più in particolare uno dei loro eroi: Ulisse.

Ma perché proprio lui? Perché non un altro? Perché non Achille, Agamennone, Diomede o, per passare al campo troiano, Ettore?

Perché il re di Itaca è un eroe speciale e diverso. Noto soprattutto per la sua astuzia, Ulisse è in realtà un personaggio molto più complesso di quanto non si sia soliti pensare. Naturalmente, possiede tutte le qualità necessarie perché gli venga riconosciuto lo statuto eroico. Ma a queste ne aggiunge altre che lo rendono non solo molto particolare, ma in un certo senso anomalo.

Per capire Ulisse, dunque, e prima di analizzare le caratteristiche che lo fanno diverso, bisogna capire quali erano le «virtù» degli altri eroi. «Virtù» tutte, ovviamente, legate alle caratteristiche della cultura di quel mondo, molto diverso non solo dal nostro, ma anche da quello della Grecia alla quale siamo abituati a pensare e a identificare con Atene, la patria della democrazia.

L’eroe omerico, infatti, tutto era fuorché democratico. Del resto, come avrebbe potuto esserlo? La democrazia non era ancora stata «inventata».

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