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Umanità accresciuta

Umanità accresciuta
Umanità accresciuta
Come la tecnologia ci sta cambiando
Edizione: 2009
Collana: Saggi Tascabili Laterza [323]
ISBN: 9788842089322
Argomenti: Attualità culturale e di costume, Informatica, Scienze della comunicazione
  • Pagine: 174
  • Prezzo: 12,00 Euro
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In breve

«La parola chiave è accelerazione. Spesso siamo portati a considerare il cambiamento che stiamo vivendo come una rottura con il passato, come uno scarto improvviso. Il ‘digitale’, il nome che diamo a quanto ci sta cambiando intorno, è probabilmente il primo cambiamento che si può osservare in maniera così netta all’interno di una sola generazione, tanto che noi nati nella seconda metà del XX secolo veniamo definiti migranti. Migranti da una cultura all’altra.» Giuseppe Granieri racconta come internet e le reti stanno trasformando il modo in cui ci percepiamo esseri umani e stanno ridisegnando la nostra vita sociale, affettiva ed emozionale.

Indice

Nota dell’autore - Prologo. Punti interrogativi - Parte prima Varie umanità- 1. Diversamente umani - 2. Il vero, il falso, il reale - Parte seconda Problemi che stiamo imparando a risolvere - 3. Identità senza corpo - 4. Bauli pieni di gente - Epilogo. Prove d’orchestra - Bibliografia

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In questo scenario che stiamo ricostruendo, in cui tutto va molto veloce e noi siamo obbligati ad attrezzarci in fretta per comprenderlo e gestirlo, è tuttavia possibile provare a cercare un ordine. Sappiamo che il cambiamento è iniziato da lontano, che asseconda vocazioni umane che abbiamo sempre coltivato, che ha accelerato molto negli ultimi anni e che, coinvolgendo milioni di persone, ha una scala ampia, superiore a quella di una regione, o di una nazione. È un cambiamento paradigmatico e complesso, di sistema, che lavora sul modo stesso in cui riconosciamo la nostra cultura come tale.

Murray Gell-Mann, un fisico teorico, suggeriva che «la complessità effettiva di qualcosa è la lunghezza di una concisa descrizione delle sue regolarità». Nel nostro caso, per costruirci uno scenario comprensibile, senza scendere troppo nel dettaglio, potremmo cominciare a selezionare i fronti principali su cui agisce il «nuovo che avanza», in modo da iniziare a riconoscere i diversi ambiti di convergenza delle spinte innovative:

a. capacità di calcolo. È uno degli oggetti della retorica esponenziale che ha sempre accompagnato qualsiasi discorso sulla tecnologia. In questo contesto non ci interessa arrivare a definire se e quanto cresce in progressione geometrica, ma ci interessa coglierne alcuni aspetti di forte influenza sulle nostre culture.

La capacità di calcolo che aumenta implica sia una diversa capacità della scienza di raccontare e descriverci il mondo (attraverso modelli matematici più elaborati, per esempio), sia un’accelerazione della ricerca e dell’innovazione su aspetti chiave (materiali, strumenti, ma anche genetica, medicina, biotecnologie). È prevedibile che, essendo anche oggetto dell’innovazione su se stessa, la capacità di calcolo tenderà ad aumentare. Ma l’impatto di medio e lungo periodo di questa spinta (nanotecnologie e chissà che altro) è ad oggi un problema dei futurologi e delle commissioni etiche, che sono già attive per delimitare, ove possibile, i campi di azione. Le incognite sono molte. Domani vedremo;

b. connettività. È uno dei fattori chiave del cambiamento. Già oggi si diffonde più rapidamente della «capacità tecnologica individuale», ovvero della nostra capacità di utilizzarla bene. Tenderà ad essere, prevedibilmente, sempre più facile da ottenere, ubiqua, performante e meno costosa. Almeno nei paesi occidentali e con grandi interessi economici in gioco;

c. devices o dispositivi. Da molti anni si intuisce che saranno sempre più piccoli, sempre più potenti e sempre più in grado di connettersi tra loro. Oggi abbiamo computer, telefoni, console per videogiochi, persino conigli di compagnia che sfruttano il wi-fi. E dietro l’angolo ci sono quegli strumenti che renderanno la presenza nella Rete anche un’esperienza sensoriale e quelli che immetteranno nell’ambiente l’intelligenza e le informazioni della Rete;

d. persone. Senza le persone, ovviamente, non potrebbe esistere tutto il resto. Non siamo tutti connessi, non possediamo tutti la stessa capacità di utilizzare i nuovi strumenti. Ma il cambiamento è ciò che si verifica quando una massa critica di persone possiede devices sempre più potenti e sempre più connessi.

La combinazione di questi quattro elementi sta generando cambi di paradigma un po’ in tutti i settori dell’attività umana. Se restringiamo al nostro discorso, ovvero al modo di pensare l’uomo oggi, possiamo isolare alcuni aspetti, fortemente correlati tra loro:

1. ibridazione, ovvero un nuovo equilibrio nel modo di pensare i rapporti tra corpo biologico e tecnologia o dispositivi. Sebbene la vera ibridazione (quella del «corpo tecnologico») resti, come tanti altri temi che abbiamo sfiorato, un problema dei futurologi (e, anche qui, delle commissioni etiche che hanno il compito di vigilare già oggi sulle scelte che compiamo), non è necessario che si abbia uno strumento di connessione «impiantato» nel corpo per considerarlo una parte importante del modo in cui ci percepiamo. La conseguenza dei punti precedenti è che una parte di noi è già fisicamente dentro i network (e questo vale per milioni di persone già ora) e noi possiamo accedere ad essa solo attraverso dei dispositivi e una connessione. Non a caso la connettività è considerata un diritto, o quantomeno un servizio fondamentale. E lo sviluppo di tutti i dispositivi di oggi o di domani porta verso la gestione di molte funzioni relazionali e sociali, che ci agevoleranno sempre più nel rendere costante la nostra presenza e il nostro accesso alle reti;

2. dematerializzazione. Non solo stiamo spostando «dentro» i network molte delle attività che prima erano, potremmo dire, di «stretta competenza biologica» (persino la ricerca dei partner) e che oggi svolgiamo senza essere fisicamente presenti, ma stiamo anche rapidamente riconfigurando il concetto di «reale» che strenuamente abbiamo provato ad opporre al «virtuale», perdendo. E, a cascata, stiamo letteralmente esplorando nuovi confini per concetti che ci hanno tradizionalmente sempre orientato nello stesso modo, o quasi, per periodi lunghissimi.

Come vedremo, è un cambiamento che ci porterà a rieducarci in molti ambiti importanti. Stiamo imparando, sul campo, a riorganizzare il nostro modo di pensare la nostra identità, che viene disseminata in molti «spazi culturali» che influenzano la nostra vita. Stiamo pensando in modo diverso i nostri diritti, a partire dal diritto alla privacy, destinato a diventare «il più fondamentale tra i nostri diritti fondamentali» in un mondo a piena informazione. Ma stiamo imparando anche a difendere i nostri ambiti immateriali e finiremo probabilmente per avere appartenenze politiche nuove, poiché dovremo dialogare con chi «possiede e gestisce» gli spazi di Rete in cui creiamo valore, economico e sociale.

Stiamo lentamente comprendendo come ricostruire il nostro orientamento nei sistemi di relazione con gli altri e nella nostra vita emotiva. Ci abitueremo presto a utilizzare in maniera diversa le nostre percezioni sensoriali e a raccordarle con i nostri comportamenti sociali. Ci «ritroveremo» in un contesto in cui sfuma molto il senso del privato opposto al pubblico, in cui saremo presenti senza esserci, e in cui ci rapporteremo a tutto in modo nuovo. Lo stiamo già facendo.

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