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Refusi

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Diario di un editore incorreggibile
- disponibile anche in ebook - disponibile in streaming su
Edizione: 2008
Collana: Contromano
ISBN: 9788842087809
Argomenti: Attualità culturale e di costume, Narrazioni contemporanee
  • Pagine: 126
  • Prezzo: 9,50 Euro
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In breve

«C’è un giorno dell’anno, tutti gli anni, in cui ogni cosa è illuminata proprio della luce giusta, e tutto sembra in armonia con il mondo. È il giorno in cui so con certezza di aver riempito l’ultima casellina del piano editoriale dei prossimi dodici mesi. Questo progetto mi allunga la vita, è il mio progetto per l’anno che viene, e mi piace da impazzire.»

 

«Con il lavoro che ho scelto di fare, mi aspettavo che la mia vita sarebbe stata diversa. Mi immaginavo lunghe giornate a leggere manoscritti che avrebbero cambiato la storia della letteratura, conversazioni rivoluzionarie in fumose bettole del centro storico con scrittori leggendari, illuminanti riunioni di redazione che sarebbero proseguite con memorabili serate in trattoria. Avevo creduto di poter ripetere facilmente l’esperienza del “New Yorker” di William Shawn, della Shakespeare & Company di Sylvia Beach, della City Lights di Ferlinghetti, dell’Einaudi di Vittorini-Calvino-Pavese. Avevo dimenticato che l’editore non è solo un appassionato di libri, un animatore culturale, ma è fondamentalmente un imprenditore, con tanto di partita iva, obblighi fiscali e bilanci depositati.»

Leggi un brano


Decisi di voler fare l’editore una sera di dicembre del 1994, anche se, senza saperlo, forse già lo ero. Quella sera c’era l’open office delle edizioni e/o, la tradizionale festa natalizia della casa editrice romana, che stavolta celebrava anche il suo quindicesimo anno di attività. A quei tempi minimum fax già esisteva, ma non credo si potesse definire propriamente una casa editrice.

Avevamo pubblicato – all’epoca di quella festa di dicembre – in totale quattro volumetti, che per timore reverenziale chiamavamo «quaderni» (definirli libri ci sarebbe sembrato eccessivo tanto quanto definire noi stessi una «casa editrice») e che erano distribuiti solo in poche librerie di Roma; le copertine, a cui per nostra ignoranza mancava perfino il codice a barre, avevano una grafica elegante, essenziale, ma erano stampate su una carta che solo a posarci gli occhi si macchiava in maniera indelebile; non avevamo un ufficio, e del resto non ne sapevamo niente della professione e del mercato, né tantomeno della gestione di un’impresa di qualunque forma e oggetto sociale. Ma procediamo con ordine.[...]

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