Password dimenticata?

Registrazione

Home > Catalogo > Schede > La società digitale

La società digitale

La società digitale
La società digitale
- disponibile anche in ebook
Edizione: 2006
Collana: Saggi Tascabili Laterza [304]
ISBN: 9788842080473
Argomenti: Attualità culturale e di costume, Informatica, Scienze della comunicazione
  • Pagine: 208
  • Prezzo: 10,00 Euro
  • Acquista

In breve

Come ha fatto Internet a svilupparsi tanto negli ultimi dieci anni, senza alcun governo e alcun coordinamento? Che cosa succede quando centinaia di milioni di persone hanno a disposizione una grande infrastruttura di comunicazione per scambiarsi conoscenza e organizzarsi tra loro? La tecnologia ci ha trasformati in cittadini che vivono in un doppio sistema di regole: quello dello Stato e quello dello spazio condiviso della società digitale. Oltre un miliardo di individui connessi tra loro stanno rapidamente delineando nuovi equilibri globali e una vera metamorfosi del sistema di valori, idee, identità culturali, politiche, sociali. Con alcune costanti, che ci permettono di intuire la direzione che stiamo prendendo.

Indice

Nota dell’autore – Prologo. Tecnologie della doppia cittadinanza – Parte prima La grammatica dei network – 1. Sistema operativo – 2. Network sociali – 3. Network che si danno una forma – Parte seconda Cose che cambiano – 4. Conoscenza – 5. Media – 6. Mercati – 7. Individui – 8. Politica – Epilogo. Una nota e 95 tesi – Bibliografia – Indice dei nomi

Leggi un brano

Ad un certo punto, da ragazzino, ricordo di aver fatto due calcoli e di aver concluso che nell’anno 2000, ancora abbastanza lontano visto dagli anni Settanta, avrei avuto 32 anni e probabilmente avrei viaggiato su automobili a cuscino d’aria. L’immaginario che la fantascienza aveva creato, attraverso i film e i libri, portava ineluttabilmente verso la conquista di nuovi spazi fisici. Quando una sera, negli anni Ottanta, mio padre portò a casa un Commodore 64 e diversi fascicoli di una enciclopedia periodica in 12 volumi per imparare il basic, ero ancora troppo piccolo per cominciare a sospettare qualcosa.Il Commodore 64 era un computer all’avanguardia. Sostituiva il Vic 20 e portava, come si intuisce dai nomi, a 64 kb la memoria operativa. Non aveva memorie fisse e si adoperava utilizzando un registratore a nastro. Per far partire un programma bisognava controllare il contatore dei metri sull’apparecchio, esattamente come si faceva con le audiocassette.Io ci giocai un po’, nel senso letterale dei videogiochi, e mio padre ci perse moltissime serate per scrivere un programma in basic. Svariate centinaia di righe di codice per far apparire sullo schermo un messaggio tipo «Hello Valerio» all’avvio del computer. Improvvisamente il C64 sparì da casa. Ma ci rimasero le «riviste di computer», come si diceva allora.Qualche anno dopo, con i soldi di una borsa di studio, comprai una «macchina» potentissima. Aveva un hard disk da 20 megabyte (circa tremila volte più piccolo di quello su cui sto scrivendo) e ben 896 kb di memoria RAM. Ci installai i dodici floppy disk (all’epoca erano «davvero» dischetti magnetici morbidi) necessari per far girare il mio Wordperfect 3.1 e cominciai a metterci dentro il mio archivio di studi da aspirante filologo romanzo.Uno degli argomenti classici nel descrivere l’innovazione cui abbiamo assistito in questo ultimo periodo racconta che, se la meccanica avesse avuto lo stesso sviluppo dell’elettronica, oggi avremmo automobili in grado di percorrere migliaia di chilometri con un litro di benzina. Se così fosse stato, vivremmo in un mondo simile a quello della fantascienza dei «nuovi spazi» che immaginavamo negli anni Settanta, quando i computer della Nasa erano più grandi del soggiorno di casa mia e migliaia di volte meno potenti del portatile che sto usando.Tuttavia, come sottolinea giustamente Luca De Biase, la «retorica esponenziale» funziona bene solo per raccontare la velocità e la potenza dell’innovazione tecnologica, ma nulla spiega di quanto sta accadendo. La diffusione dei computer ha disegnato una società dall’interno, modificando regole ed equilibri. Ha modellato una cultura che utilizza l’informatica, ma che non è informatica e non è determinata, se non in maniera relativa e funzionale, dalla potenza o dalle soluzioni di chi progetta le infrastrutture informatiche. Che oggi è sempre meno un informatico e sempre più un sociologo, un comunicatore, un esperto di scienze politiche, un architetto della conoscenza o un creativo.

comments powered by Disqus

Ricerca

Ricerca avanzata

Catalogo

Edizione:
Collana:
ISBN:
Argomenti:

copia il codice seguente e incollalo nel tuo blog o sito web:

torna su