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I testi

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Presentati da Gilles Kepel
trad. e cura di J.-P. Milelli
Edizione: 2006
Collana: i Robinson / Letture
ISBN: 9788842080220
Argomenti: Attualità politica ed economica, Saggistica politica, Islam
  • Pagine: 368
  • Al momento non disponibile presso il nostro magazzino

In breve

A tutt’oggi, al-Qaeda rimane per gli occidentali una nebulosa incomprensibile che sfida le tradizionali categorie con cui siamo abituati a concepire le organizzazioni politiche o religiose. Questo libro dà per la prima volta la possibilità di leggere gli scritti attribuiti ai suoi ideologi, tradotti e commentati da un’équipe di specialisti. Conoscerli offre una chiave di accesso preziosa per arrivare a comprendere la mente dell’organizzazione.

Indice

Nota editoriale – Introduzione – L’essenziale di al-Qaeda di Gilles Kepel – I. Osama bin Laden – II. ‘Abdallah ‘Azzam – III. Ayman al-Zawahiri – IV. Abu Mus‘ab al-Zarqawi – I contributori – Indice dei nomi di persona, dinastie, popoli e tribù – Indice dei luoghi – Indice di giornali, riviste e reti radiotelevisive – Indice di eventi, istituzioni e cose notevoli – Indice delle opere citate

Leggi un brano

Sebbene gli avvenimenti dell’11 settembre 2001 abbiano lasciato l’attualità immediata e siano entrati oramai nella storia, al-Qaeda (al-Qa‘ida) rimane un fenomeno inafferrabile. La caccia ai suoi dirigenti, a cinque anni dai fatti, non si è ancora conclusa, e Bin Laden come al-Zawahiri continuano impunemente a mostrarsi sugli schermi televisivi del mondo intero, mentre tutti trattengono il fiato nell’attesa d’un nuovo attentato spettacolare e devastante. E non è chiara nemmeno la natura stessa dell’entità al-Qaeda, una volta esaurite le metafore siderali: nebulosa o galassia terroristica, termini che rivelano anzitutto l’immensità d’uno spazio infinito e spaventoso, ma anche la nostra incapacità a concepire quest’oggetto non identificato. Questo sfida le categorie usuali con le quali eravamo abituati a concepire le organizzazioni politiche o religiose, le relazioni internazionali all’epoca in cui la guerra fredda tra Mosca e Washington si svolgeva secondo un certo numero di codici, di norme e di regole, ben definiti. Al-Qaeda (uno dei sensi del termine arabo significa «la regola») rivela per effrazione, invece di esporle con chiarezza, nuove regole dei rapporti tra Stati, nazioni, società, tra la violenza ed i suoi spettacoli teletrasmessi, e anche nuove forme di mobilitazioni militanti, nello stesso momento in cui sembra ravvivare codici vecchi che si credevano caduti in disuso: la ricerca del martirio e l’indottrinamento religioso fanno pensare più al Medioevo che all’era informatica. Abbiamo chiamato «terrorismo» questa incapacità di pensare il fenomeno, una denominazione sulla quale si accordano tutti quelli che vedono in Bin Laden e nei suoi accoliti dei mostri, ma rifiutata evidentemente da quelli che li considerano, a titolo diverso, degli eroi. Ma che si simpatizzi con un simile giudizio di valore e si condanni il terrore da un punto di vista morale non ci illumina affatto sulla natura di al-Qaeda. Al contrario forse, come è stato dimostrato dalla logica della ‘guerra contro il terrore’ che ha mescolato i generi giustificando indifferentemente la caccia incompiuta di Bin Laden, lo sradicamento del regime dei Taliban e l’eliminazione della dittatura di Saddam Husseyn, la designazione di ‘terrorismo’ rappresenta una pigrizia intellettuale che si accontenta di confondere in una stessa riprovazione ciò di cui facciamo fatica a discernere le logiche. Si tratta di ciò che Durkheim qualificava «prenozione», vale a dire un tipo di concetto rozzamente formato a partire dal senso comune, che pretende di rivelare un fenomeno sociale ma ne occulta in realtà la comprensione. Oggi, la produzione di libri sul terrorismo è diventata una vera industria negli Stati Uniti: non fanno progredire la conoscenza, ma assicurano una specie di transizione tra una lettura del mondo strutturata dalla guerra fredda, di cui la sovietologia costituiva la disciplina madre, e la nostra difficoltà presente a capire l’universo multipolare che ha seguito il crollo del comunismo – dominato da una superpotenza unica alla quale si oppongono modi di resistenza, d’insurrezione, di violenza, intricati e confusi. La pretesa ‘scienza del terrorismo’ (ammannita dagli esperti improvvisati che ingombrano i palcoscenici televisivi e le bancarelle delle librerie) serve a puntellare le teorie traballanti sulla ‘fine della storia’ e sullo ‘scontro delle civiltà’. Ma è di poco profitto per pensare le trasformazioni dell’universo in quest’inizio di terzo millennio. Appartiene al registro della retorica, lusinga un’opinione smarrita, ma non l’illumina. Al contrario di queste attitudini inglobanti, il presente libro ha l’ambizione più modesta di analizzare, di esporre il sistema dottrinale prodotto da ciò che si chiama al-Qaeda, a partire dai testi disponibili in giro. Ogni telespettatore ha comodamente accesso al registro delle immagini diffuse dai canali satellitari, che mettono in scena attentati, dichiarazioni di ideologi col turbante davanti ad una grotta, ostaggi che leggono un comunicato per supplicare di non essere trucidati, in una sequenza disordinata che gioca sulla paura ed il voyeurismo, come ogni buono spettacolo. Gli internauti, dal canto loro, trovano immagini più estreme, come le decapitazioni d’ostaggi, analogamente a coloro che cercano le emozioni forti procurate dall’esibizione delle varie perversioni sui siti specializzati. Queste immagini costituiscono lo spettro più accessibile della propaganda di al-Qaeda, ma è arduo decifrarle, perché funzionano soprattutto nel registro dell’emozione. Rivolgendosi ad un pubblico molto ampio, fanno poco assegnamento sull’argomentazione ragionata, tranne quando si tratta di dichiarazioni lette in arabo, ma in quei casi il carattere complesso del proposito porta i canali occidentali a ridurre le immagini ad una breve sequenza spettacolare, accompagnata da una citazione tradotta, quando formula una minaccia precisa o presenta un carattere immediatamente comprensibile. Ora, oltre queste dichiarazioni teletrasmesse, i principali ideologi che si esprimono in nome o intorno ad al-Qaeda hanno fatto circolare – talvolta anche in forma stampata – tutta una letteratura destinata presumibilmente soprattutto alla cerchia dei militanti e dei simpatizzanti potenziali. Fornisce in sostanza la razionalità delle azioni, iscrive la violenza spettacolare in una mobilitazione a finalità politica, grazie all’uso di un argomentare religioso, storico, addirittura nazionalista. Questo corpus scritto rappresenta, nell’assenza d’ogni organigramma di un’organizzazione che si chiamerebbe al-Qaeda, l’elemento più tangibile dell’identità del fenomeno. Elaborato secondo un modo razionale e discorsivo destinato a strappare e trascinare la convinzione, a giustificare l’investimento dell’universo di senso islamico da parte di un jihad guerriero in tutte le direzioni. Ed è questa visione del mondo che costituisce essenzialmente al-Qaeda, quali che siano le vicissitudini delle azioni in seguito intraprese dai militanti del jihad che si riconoscono in essa. Delucidare quest’ideologia, al di là della sua qualifica di terrorismo, significa fornire la possibilità di accedere alla sua intelligenza, di definirla in ‘comprensione’ piuttosto che in estensione.

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