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Trieste sottosopra

Trieste sottosopra
Trieste sottosopra
Quindici passeggiate nella città del vento
- disponibile anche in ebook - disponibile in streaming su
Edizione: 201614
Collana: Contromano
ISBN: 9788842079859
Argomenti: Narrazioni contemporanee, Viaggi, turismo e sport
  • Pagine: 128
  • Prezzo: 10,00 Euro
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In breve

«Accanto alla Trieste austroungarica è sempre esistita un’altra Trieste. Accanto alla città dei caffè letterari, della composta amicizia di Svevo e Joyce, c’è sempre stata un’altra città, morbida, disinvolta, picaresca, dai connotati quasi carioca. C’è un edonismo antico, morale, nei triestini. E anche un vitalismo moderno un po’ easy-going, alla californiana. Trieste è una città meridionale, la città più meridionale dell’Europa del Nord.» A spasso per vicoli e piazzette, lungo gradinate a picco sul mare, bighellonando nella bora che spezza il fiato e pulisce l’aria: con una scrittura guizzante di ironica tenerezza, quindici itinerari narrativi svelano e ricompongono il puzzle affettivo e affettuoso di una Trieste ricolma di storia, curiosità, contraddizioni.

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Trieste è a tutti gli effetti la metonimia perfetta della Mitteleuropa – eredità asburgica, crogiuolo di razze, pluriglottismo e soprattutto una tradizione letteraria di grande respiro e fortemente connotata in senso europeo – dici Trieste e pensi a tutto questo. Però abitando qui oggi, nei primi anni del Ventunesimo secolo, la sensazione è che la cultura mitteleuropea e quindi la «triestinità» abbiano trovato nell’autorappresentazione letteraria non solo il proprio tratto distintivo, ma anche la propria prigione. In altre parole, credo che la Mitteleuropa non sia fatta solo di libri mitteleuropei che ripropongono l’immagine mitteleuropea, bensì, innanzitutto, di persone mitteleuropee che ogni mattina si svegliano, fanno colazione, vanno al lavoro, a studiare, eccetera, e non mi pare che la letterarietà dia soddisfazione di questo fenomeno. Se, come spero, è la letteratura a nutrirsi della vita e non viceversa, allora sarà meglio osservare quanto è più varia, più ambigua e forse anche più interessante la vita di Trieste rispetto allo stereotipo pur lusinghiero nel quale è ingabbiata. Questo parco meraviglioso, ricamato meticolosamente dai giardinieri di Massimiliano d’Asburgo, oggi è frequentato da matematici indiani e maratonete in tutine da cubista. Oggi la mia città è una Sissi col body in lycra. È una città dai tratti molto meno definiti, forse non più aristocratica, di certo però ancora viva. È una Sissi col piercing, i capelli blu cobalto, una salamandra tatuata sul collo. Ha ancora le dita affusolate della principessa, ma si mangia le unghie. A guardarlo meglio, non si tratta neanche di un cambiamento legato al presente, del solito sincretismo da imputare all’epoca. Accanto alla Trieste austroungarica è sempre esistita un’altra Trieste. Accanto alla città dei caffè letterari, della composta amicizia di Svevo e Joyce, c’è sempre stata un’altra città, morbida, disinvolta, picaresca, dai connotati quasi carioca. C’è il lungomare di Barcola, ad esempio, dove la gente prende il sole sei mesi all’anno e fa il bagno anche in ottobre. C’è un edonismo antico, morale, nei triestini. E anche un vitalismo moderno un po’ easy-going, alla californiana. Un amore per la vita che veneti e udinesi considerano erroneamente come godereccio, solo perché non si confà agli standard della produzione e del profitto nordestini. Non a caso molti di loro indicano Trieste come la Napoli del Nord. Ecco – Rio, California, Napoli – questa Trieste e questa triestinità non hanno raggiunto quasi mai le pagine dei libri, non hanno mai fatto letteratura. Eppure aveva proprio ragione la guida delle signore genovesi quando ha detto: «Un luogo che coniuga la suggestione mediterranea con l’atmosfera di forme tipicamente nordiche». Mentre ammirerete i pizzi e i lumi delle stanze di Carlotta non dimenticatelo mai: cercate una finestra, date un’occhiata fuori, al sole, al mare, tenete presente che Trieste è una città meridionale, la città più meridionale dell’Europa del Nord.

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