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Leggere il futuro nell'era digitale

Albero dei libri - Folon - particolare

Leggere il futuro nell'era digitale

di Giuseppe Laterza

«Chi vi parla non ha il dono di conoscere il futuro, anzi ritiene che ci sia sempre davanti a noi più di un futuro possibile e che, quali uomini nella storia, nostro compito sia adoperarci perché si realizzi il migliore tra essi, non di speculare su come andrà a finire per fare scommesse sul probabile vincitore».

Queste parole, pronunciate da Tommaso Padoa Schioppa in occasione del suo discorso alla Biennale Democrazia del 2009 mi sono tornate in mente venerdì scorso leggendo sul Corriere della sera  un articolo intitolato "L'ebook avanza e le librerie scompariranno".

Autore della profezia il signor Mike Shatzkin, intervenuto a un convegno di 'guru del mondo digitale' tenutosi a Milano nei giorni scorsi.
Il lettore avrebbe potuto aspettarsi cifre eclatanti: nell'articolo si legge invece che l'attuale vendita di ebook in Europa non arriva neppure all'1% del mercato! Dunque la sostituzione del libro di carta con l'ebook che prima di Natale molti davano per certa e imminente non solo non c'è stata ma è ben lontana anche solo dal profilarsi all'orizzonte. Non è la prima volta che il determinismo tecnologico cozza contro i fatti.

Circa dieci anni fa sbarcò a Venezia alla scuola Mauri dei librai un agguerrito drappello di dirigenti della grande casa editrice tedesca Bertelsmann,  i quali annunciarono la stessa identica verità assoluta. Mostrando una tavoletta luminosa, spiegarono che i librai avevano i giorni contati, gli editori –più fortunati– potevano contare i mesi…

Da allora le profezie catastrofiste si sono moltiplicate, conquistando ogni volta le prime pagine dei giornali e i titoli di testa della televisione. Ogni autunno inesorabilmente abbiamo appreso che quello sarebbe stato l'anno finale della carta e di conseguenza delle librerie. E ciò nonostante che le modeste cifre di vendita degli ebook e dei libri online smentissero clamorosamente i nuovi profeti di sventura. Umberto Eco ha scritto che «è caratteristico delle nuove ideologie non essere riconosciute come tali cosicché possano essere vissute come verità»: molti ci hanno venduto la verità semplice – ma inesistente – secondo cui la disponibilità di una nuova tecnologia è sufficiente alla sua diffusione, a prescindere dai reali bisogni delle persone. Ai lettori di libri è stato suggerito che la libreria non sia più necessaria, in un mondo in cui con un clic sul computer ho tutti i titoli che voglio. Errore madornale, perché quello del libraio è un mestiere prezioso oggi ancor più di ieri. In un tempo frantumato e produttivistico, in cui la curiosità intellettuale sembra sempre più piegata a esigenze immediate e misurabili, l'ora che 'perdiamo' in libreria tra i banchi e gli altri lettori diviene ancor più preziosa.

E non è un caso se le migliori librerie (come le migliori biblioteche), in Italia e all'estero, si propongano sempre più come luoghi insieme di proposta e di incontro, affermando così un ruolo diverso e complementare rispetto alla rete.

Entrare in un ambiente accogliente e socievole, in cui scoprire i titoli selezionati da un bravo libraio in base ai gusti del suo pubblico, resterà un'attività non solo piacevole ma anche formativa, almeno quanto lo sarà quella di orientarsi negli acquisti in base a un identico perfetto algoritmo, uguale in qualunque parte del mondo e gestito da pochi giganti globali come Google o Amazon.

È una questione insieme di socialità e di pluralismo: di una libertà di scelta che si costruisce innanzitutto attraverso la qualità e la diversità delle idee, dei titoli, degli operatori e dei canali distributivi.

Il 'migliore dei possibili futuri' di cui parlava Padoa Schioppa e per il quale vale la pena adoperarci è quello in cui convivono il web e le biblioteche di quartiere, gli ebook e i libri di carta e in cui ciascuno di noi possa continuare a curiosare tra i titoli di tante buone librerie diverse tra loro.   


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