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Non si legge solo nel tempo libero. Un intervento di Giuseppe Laterza

Giuseppe Laterza
Caro Gentiloni, per leggere libri non aspettare un'altra vita

Un intervento di Giuseppe Laterza 


 

Caro Presidente del Consiglio, caro Paolo,
ero a Bologna ad ascoltarti quando Mario Calabresi e Claudio Tito ti hanno intervistato per 'Repubblica delle idee'. Ho apprezzato la passione con cui hai sostenuto lo 'ius soli' come questione di civiltà. Ci conosciamo fin da ragazzi. Nei primi anni Settanta siamo stati studenti del Tasso a Roma e abbiamo partecipato - con quella stessa passione - alle assemblee del movimento studentesco. Anche per questo sono stato contento della tua nomina a Primo Ministro: ti stimo persona competente, onesta e seria. Forse per questo mi ha colpito la tua ultima risposta, quando Calabresi ti ha chiesto che libro hai letto nell'ultimo periodo. E tu hai detto che «a Palazzo Chigi non c'è tempo per leggere libri». E hai aggiunto: «Potrei bluffare, conosco il titolo di libri in circolazione. Ma c'è sempre un'altra vita davanti e mi piace molto leggere». Tornando a Roma mi sono chiesto perché la tua frase mi avesse sconcertato. La gente che riempiva il palazzo del Podestà non si era stupita, anzi aveva applaudito. Forse  apprezzandone la franchezza, come nel commento di un signore che mi era seduto vicino.

Io faccio l'editore di libri e per di più pubblico libri di saggistica. Sul tema dunque non sono neutrale. Credo che leggere un buon saggio non sia sostituibile con altre forme di conoscenza, come l'articolo di un giornale o un rapporto statistico.
Faccio questo lavoro proprio perché sono convinto che i libri possono darci una visione più ricca e articolata del mondo in cui viviamo. È un pregiudizio professionale? Può darsi. Ma confortato dall'incontro con tante diverse persone che grazie alla lettura di libri hanno conquistato immaginazione e profondità di visione. Non ho dubbi che la lettura sia un piacere, come hai detto. Ma non è solo questo. Leggere libri è una necessità. E per chi ha un incarico assorbente è una necessità anche prendersi il tempo che la lettura di un libro richiede. Per riflettere più liberamente, per collocare le proprie decisioni in un contesto più ampio.

È un caso se l'Italia in Europa ha i più bassi indici di lettura di libri, la più alta disoccupazione giovanile e la più bassa crescita? E ed è sempre per caso se nel nostro paese le regioni in cui si leggono più libri sono anche quelle con la più alta mobilità sociale?
Se la lettura fosse una ciliegina sulla torta, un piacere che si può permettere solo chi non ha impegni importanti, come mai sono proprio i paesi più ricchi come la Svezia e l'Olanda quelli in Europa in cui si legge di più? Se da anni in Italia investiamo meno che in Germania o in Francia in istruzione e ricerca forse è perché molti nostri concittadini non credono ancora (come ci ricorda sempre Ignazio Visco) che la lettura sia un essenziale motore dello sviluppo economico e sociale? Chi è parte della classe dirigente, sia imprenditore o manager, avvocato o medico, giornalista o politico, può permettersi di non leggere libri perché ha poco tempo? Diciamo sempre che il mondo sta cambiando velocemente e radicalmente sotto i nostri occhi. Dove sono le lenti per comprendere l'essenziale di questi cambiamenti se non nei libri? Come possiamo governarli al meglio se non leggiamo i libri?

Mi piacerebbe che tu facessi insieme ai tanti lettori forti del nostro paese una campagna per convincere tutti gli italiani che oltre a un piacere la lettura dei libri è per un cittadino consapevole una necessità vitale. E che ti impegnassi a spronare il Parlamento, dove da tempo giace una proposta di legge per la promozione della lettura, appoggiata da tutte le forze politiche ma non ancora approvata. Sono certo che riterrai anche questa una questione di civiltà.
Un saluto amichevole



Questo intervento è stato pubblicato su "la Repubblica" il 20 giugno 2017.



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