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'80. L'inizio della barbarie - Paolo Morando

Collage di immagini degli anni '80

NON È TUTTO ORO QUEL CHE LUCCICA
'80: abbondanza, edonismo e bollicine

'80

Troppo vicini per essere già storia. Sarà per questo che l’eredità italiana degli amati/odiati anni Ottanta stenta a trovare narratori. Sono gli anni dell’edonismo, dell’arricchimento, quando eravamo un Paese invidiato da mezzo mondo. Eppure, a guardar meglio, è il decennio delle mode effimere e classiste, dell’imbarbarimento della politica e della convivenza civile. In '80. L'inizio della barbariePaolo Morando ripercorre attraverso un racconto-reportage il decennio più ambiguo: vitale e al contempo feroce. 


Ecco un estratto dal prologo:


È difficile dar torto ai quarantenni di oggi e al loro struggersi: più che della propria gioventù, e ci mancherebbe, è il ricordo di un’età dell’abbondanza poi mai più ritrovata, del moltiplicarsi dei palinsesti, di carrelli pieni nei supermercati, merci e suggestioni. Sogni e futuro. Una visione legittimata da chi ha provato a raccontare quegli anni al di là di date, eventi, governi e Pil. Estate 2010, Gallarate, la cornice è quella del Maga (Museo Arte Gallarate) prima dell’incendio che ne divorerà buona parte. Il piccolo ma ambizioso museo di arte contemporanea ospita la mostra Flash 80, sottotitolo L’universo camaleontico degli anni Ottanta.

Al primo piano, ad accogliere il visitatore, una proiezione non-stop di videoclip. Poi un corridoio, in cui si sfila tra capi d’alta moda di acclamati stilisti. Più su, poster cinematografici del decennio a riempire le pareti, un pugno di begli oggetti di design, un enciclopedico elenco di opere letterarie, addirittura dei gioielli vintage, forse dazio da pagare per qualche sponsor locale. E un collage di copertine di Lp curato da un nome di vaglia: quel Paolo Carù che nei ’70, con il suo negozio di dischi, proprio di Gallarate fece una porta d’ingresso decisiva per il rock in Italia.

Peccato che tra quelle cover manchi pressoché del tutto l’apporto inglese, in realtà pesantissimo nel decennio. Così come è pure assente Thriller di Michael Jackson, must assoluto a prescindere dai gusti. Perché la globalizzazione culturale, cifra essenziale della modernità, inizia proprio quel 30 novembre dell’82, data di uscita del disco: il più venduto di sempre al mondo, con 65 milioni di copie. Nisba invece, per il Maga. Il che suggerisce come gli ’80 siano un po’ un menu alla carta: si sceglie (e si ricorda) ciò che è piaciuto. E che appunto si rimpiange. In assenza di catalogo, a condensare al meglio il tutto è il grande tazebao che campeggia nell’atrio del museo, il pastiche fotografico che introduce all’esposizione.

Se si accetta l’approccio nostalgicoadolescenziale, non manca davvero nulla. Vediamo: Nikka Costa, il Calippo Frizz, Maradona, Wonder Woman, gli orologi digitali Casio, le targhette del gioco Indovina Chi?, la pubblicità delle Big Babol con Daniela Goggi, Goldrake addirittura due volte, Space Invaders, Corrado nello studio di Il pranzo è servito, Abatantuono nei Fichissimi, gli Europe di The Final Countdown, Claudio Cecchetto e il tormentone Gioca Jouer, una musicassetta (chissà se di quelle allora prestigiose al cromo), la famiglia Bradford, un raggiante Miguel Bosé, il Cacao Meravigliao di Arbore, Candy Candy, Il tempo delle mele, il pupazzone rosa di Bim Bum Bam, il Ciao della Piaggio, la nuova 127 in copertina su «Quattroruote», il glorioso logo del Camel Trophy datato 1986, Masters of the Universe, il Ciaocrem, la Barbie, il piccoletto di Il mio amico Arnold, Forza 4, il Supertelegattone, i Puffi, il Naranjito di Spagna ’82, il Tom Cruise di Top Gun, Vacanze di Natale dei Vanzina, i gelati Eldorado, il succo di frutta Billy, Moncler vari, il giornalino «Paninaro»...

Fra tante altre icone il cui ricordo è svanito, Michael Jackson qui invece c’è eccome. E proprio lì a fianco, un monoscopio a colori: perché sembrerà strano, ma a una certa ora negli anni ’80 si chiudevano le trasmissioni. Mentre da allora la tv non l’abbiamo più spenta. In quell’estate del 2010, nostalgia canaglia anche su Italia 1: quattro le puntate di Mitici ’80 condotte da Sabrina Salerno, la pin-up di Boys Boys Boys.

Ma al di là degli annunci («un programma di attualità e approfondimento, una sorta di partita a ping-pong tra gli anni ’80 e i giorni nostri»), nulla più dell’inevitabile passerella di starlette e morbosità: il target della rete d’altra parte è quello che è. E infatti il programma finirà addirittura con il figliare un sexy calendario. Che il tema si presti per programmi principalmente d’evasione, lo dimostrano più recentemente anche le sei serate di Deejay Tv (estate 2015): con il titolo Quelli degli anni ’80 una parata di miti e passioni, partendo dall’amarcord della Brooke Shields di Laguna blu.

E sentite qui che cosa pensa del decennio uno come Carlo Freccero, che allora dirigeva i palinsesti Fininvest: «Meglio essere alienati, fuori di testa, gasati, che poveri come oggi. Dopo gli anni del terrorismo è finalmente permesso tutto e tutto si colora di bollicine di champagne. Sono gli anni dei tre cavalieri, De Benedetti/Gardini/Berlusconi, delle copertine dell’‘Espresso’, della pubblicità, della tv, dell’Io che sostituisce il Noi. Il privato è la cosa più importante e si può essere tutti protagonisti, come Tony Manero che dalla periferia diventa l’idolo della disco music.

È una vera rivoluzione di costume, una liberazione e un godimento totale in cui, con dieci anni di ritardo, si ottiene quel che si sperava nel ’68. Si dimentica l’impegno e si comincia a ballare. Tutto ciò, mai come oggi, si tinge di nostalgia. È come un Eden perduto». Un paradiso da ritrovare magari nei ‘pacchi’ di Rai1, più volte dedicati proprio agli ’80: con premi espressi in lire, concorrenti nati esclusivamente nel decennio, ospiti come Alberto Tomba, Tony Hadley degli Spandau Ballet e ancora Sabrina Salerno, icona imprescindibile dell’epoca.

E le continue incursioni nella famigerata colonna a destra dei siti di «Repubblica» e «Corriere» di fotogallery di personaggi, mode e feticci del decennio, con annessi sondaggi, nessuno le ha notate? Alla nostalgia canaglia non sfugge neppure il solitamente compunto Giovanni Floris, che nel suo debutto di romanziere – Il confine di Bonetti, inizio 2014 – accompagna i lettori in un vortice di emozioni adolescenziali targate ’80. E quanto il ricordo del decennio, anche quello più critico e smaliziato, finisca sempre e comunque lì, nel calderone dell’oggettistica vintage e nel caleidoscopio di visioni e note di matrice televisivo-cinematografica, lo dimostra anche l’epilogo di un libro come I magnifici anni del riflusso, zibaldone di cronaca-modepersonaggi-tormentoni a firma Stefano Di Michele, disincantata firma del «Foglio» dopo anni all’«Unità».

E così a pagina 136, la penultima, dopo un’arrembante cavalcata anno per anno, eccoti spuntare l’inevitabile giochino «Si è figli degli anni ottanta se...». Con undici condizioni da soddisfare:

«1) Se almeno una volta nella vita ti sei chiesto cosa fosse di preciso un ‘razzomissile’ e come funzionassero i ‘circuiti di mille valvole’;
2) se hai ballato almeno una volta Reality a distanza di sicurezza e sotto la sorveglianza di insegnante o genitore che sia;
3) se ti sei incazzato almeno una volta perché tua madre non ti ha comprato l’Allegro chirurgo;
4) se ti ricordi di giocattoli geniali come il Forno Harbert, la Macchina dei popcorn Harbert;
5) se il tuo idolo a colazione era un esaltato romanista con il fantasioso nome di Mago Galbusera;
6) se non sei mai riuscito a completare il Cubo di Rubik;
7) se baravi staccando le etichette colorate del Cubo di Rubik; 
8) se baravi staccando i cubetti del Cubo di Rubik perché le etichette non si incollavano più; 
9) se ti ricordi quando le sorpresine non erano dentro gli ovetti, ma nelle merendine. E non si collezionavano: si perdevano; 
10) se sei in grado di completare la seguente frase: ‘Arriva presto, finisce presto e di solito non pulisce il...’; 
11) se ti sei chiesto quanto fosse lungo il campo di Holly & Benji». 

Ma naturalmente mille altre se ne possono aggiungere, a piacere: meglio ancora dopo cena con gli amici.


Paolo Morando, '80. L'inizio della barbarie





Paolo Morando, giornalista, vive e lavora a Trento dove è vicecaporedattore del “Trentino”, quotidiano del Gruppo Espresso.


Con Laterza ha pubblicato:

Dancing Days
Paolo Morando
1978-1979. I due anni che hanno cambiato l’Italia
- disponibile anche in ebook
Edizione:2009
Collana:i Robinson / Letture
ISBN:9788842089131
pp:336
Prezzo:16,00 Euro
 

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