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La rinuncia di Benedetto XVI. Una bibliografia per approfondire

particolare della copertina del libro di Marco Politi " Joseph Ratzinger. Crisi di un papato"

11 febbraio 2013: Benedetto XVI annuncia la sua rinuncia al ministero petrino. Una bibliografia per approfondire

«Dopo aver ripetutamente esaminato la mia coscienza davanti a Dio - ha dichiarato oggi Papa Benedetto XVI durante il Concistoro per tre beatificazioni -  sono pervenuto alla certezza che le mie forze, per l’età avanzata, non sono più adatte per esercitare in modo adeguato il ministero petrino».

Proponiamo qui un breve estratto del recente libro Marco Politi in Joseph Ratzinger. Crisi di un papato e una  bibliografia utile alla comprensione di un evento epocale.

Joseph Ratzinger

Un punto fermo nei ragionamenti di Benedetto XVI, - scrive Marco Politi in Joseph Ratzinger. Crisi di un papato - reso esplicito facendo il bilancio di questi anni di pontificato, è la disponibilità a dimettersi. Nel suo pensiero le dimissioni non sono più una mera ipotesi giuridica. Pio XII, Paolo VI, Giovanni Paolo II avevano esaminato nel corso del loro pontificato l’eventualità di dover lasciare il trono papale. Il primo, nell’evenienza di una cattura da parte dei nazisti. Paolo VI e Giovanni Paolo II, preoccupati per il loro stato di salute. Entrambi, in segreto, avevano dato istruzioni ai loro segretari, ma non avevano mai sollevato l’argomento in pubblico. Il codice di diritto canonico, comunque, prevede le dimissioni di un pontefice.
Ratzinger per primo cita la possibilità di dimettersi come un evento concreto. Al biografo, che gli domanda se un giorno potrebbe ritenere opportuno lasciare il trono di Pietro, risponde con un chiaro «Sì». Può avvenire, spiega, se un pontefice giunge alla chiara consapevolezza di non essere più in grado per ragioni fisiche, psichiche e mentali di padroneggiare il proprio incarico. In quel caso – ha scandito – egli «ha il diritto ed in alcune circostanze anche il dovere di dimettersi». Spiegando ai cardinali elettori in conclave la scelta del suo nome, Ratzinger – evocato il santo patrono d’Europa – citò il pontificato corto di Benedetto XV, soggiungendo che era stato un periodo di «grande lavoro». Chi meglio conosce il pontefice riferisce di una sua forte avversione all’idea di vivere un doloroso decadimento fisico come accadde a Wojtyla. Perciò segue rigorosamente le prescrizioni dei medici e si prende i momenti di sosta indispensabili durante i viaggi. La paura di non reggere gli sforzi lo accompagna costantemente. La sua stanchezza è aumentata, a tratti è sfinito. In basilica ha iniziato a servirsi della pedana mobile di Wojtyla per evitare di camminare. Ha rinunciato alle vacanze alpine, preferendo rimanere a Castelgandolfo. Eppure il suo viso spesso è più sereno. Nella sua fragilità è insita una tenacia, che lo accosta per certi aspetti ad una quercia come fu il cancelliere tedesco Konrad Adenauer. Nel corso dei suoi pellegrinaggi in Italia Benedetto XVI ha visitato le terre d’Abruzzo dove ha vissuto Pietro da Morrone, il monaco eremita diventato papa Celestino V, poi dimessosi e morto in prigionia. Al contrario di Dante che ne bollò la «viltade» per avere abbandonato la carica, Ratzinger lo ha esaltato come cercatore di Dio, uomo di grande preghiera, monaco assetato di silenzio. Quel silenzio interiore, dove riusciva a «percepire la voce di Dio, capace di orientare la sua vita».
Joseph Ratzinger proseguirà il cammino e farà le sue scelte in questa dimensione intima. Là dove prega e «mendica» di trovare la voce della sua guida.


Bibliografia

Lo strano Illuminismo di Joseph Ratzinger

Perché dopo secoli di demonizzazione l’attuale papa ha deciso di ‘cristianizzare’ l’Illuminismo? Qual è il vero rapporto della Chiesa con questioni cruciali come la storia della libertà e dei diritti dell’uomo?
Vincenzo Ferrone contesta l’uso e l’abuso di tesi storiografiche che teologicamente declinate rivendicano alla cultura cristiana le origini della modernità in Occidente, nonché la difesa dell’essere umano nel mondo post-moderno.
«Forse bisognerà davvero attendere un nuovo papa, meno teologo, meno competente nella raffinata ‘dialettica dell’Illuminismo’, per sperare di veder finalmente rispettato per intero lo spazio valoriale dei non credenti, la loro autonomia morale, il bisogno esistenziale, il significato profondamente umano e quindi sacro della verità storica, indispensabile anche, e soprattutto, per i cattolici riformatori».


 

La Chiesa dell'anticoncilio

Giovanni Miccoli traccia la storia della Fraternità di S. Pio X e dell'atteggiamento assunto nei suoi confronti dai papi nei quasi cinquant'anni successivi al concilio. L'interesse che una tale storia presenta è molteplice: la relazione tra Roma e la Fraternità è illuminante per capire la realtà e i caratteri della drastica contrapposizione che si espresse all'interno del concilio, un vero e proprio scontro fra due modi diversi di pensare e vivere il cristianesimo e la Chiesa. Ma anche per indicare in quale direzione papato e curia hanno inteso di volta in volta dirigere la Chiesa cattolica, sia in riferimento alla sua vita interna sia nei suoi rapporti con gli 'altri'.


 

Ratzinger per non credenti

La finestra da cui il papa si affaccia in piazza San Pietro è diventata il segno di un’apertura del pontificato al mondo. Si apre a credenti e ‘non credenti’, una condizione indefinita da cui si può entrare o uscire a seconda della sensibilità, delle esperienze, degli stili di vita. È la sfida che papa Ratzinger deve raccogliere: come dialogare con il mondo?


 

La croce e il potere

È in un breve periodo, compreso tra l'editto di Costantino nel 313 sulla libertà di culto e il 380, quando Teodosio dichiara il cristianesimo unica religione ufficiale dell'Impero romano, che i cristiani da martiri diventano persecutori e la loro croce, fino a quel momento simbolo della passione e della morte di Cristo, diviene strumento di potere e controllo. Giovanni Filoramo racconta questa straordinaria storia, fatta di conflitti sempre più violenti tra i seguaci dei culti pagani e i cristiani, di divisioni interne tra i vari gruppi cristiani in Oriente, in Europa e in Africa, di relazioni sempre più strette tra capi religiosi e capi del potere politico. Fino a quando la Chiesa cattolica, sconfitti nemici interni ed esterni attraverso una serie di persecuzioni, si affermerà come l'unico potere religioso dell'Impero.


 

Piccolo mondo vaticano

Se oltrepassi il confine, entri in una dimensione singolare, nella quale convivono l'umano e il divino, lo straordinario e il quotidiano. Aldo Maria Valli è una guida d'eccezione per varcare la soglia del più piccolo Stato al mondo, il più misterioso. Non lesina dettagli, spiega come si entra in Vaticano, racconta curiosità, stranezze e aneddoti, visita il garage del papa, fa un giro nell'appartamento pontificio, entra anche nella mensa, nel supermercato e nella famosa farmacia, scopre che a Castel Gandolfo ci sono una fattoria e un pollaio e gli astronomi dell'Osservatorio cercano gli extraterrestri, indaga i molti misteri, dall'omicidio del comandante delle guardie svizzere alla talpa del caso Orlandi.


 

Il potere dei papi

Rudolf Lill, grande conoscitore della storia europea, racconta la parabola di una ambiguità relativa alla potestà papale, iniziata nel secolo XI e non ancora conclusa. Il punto di svolta avviene nel crogiuolo della lotta intransigente alla modernità e nelle conseguenze della proclamazione, nel 1870, dell’infallibilità e del primato papale come dogmi. Lill descrive come i pontefici da Pio IX a Pio XII abbiano fatto leva su quelle prerogative per ambizione politica.
La pretesa papale di guidare la società, determinare svolte culturali in senso conservatore, vincere la battaglia con la secolarizzazione in Occidente non è giusta o sbagliata: è controproducente e alienante per lo stesso ministero cristiano.


 


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