Guido Di Fraia
e-Research. Internet per la ricerca sociale e di mercato

1. Introduzione

Un nuovo fenomeno si sta rapidamente sviluppando nelle rete: si tratta dei weblog, o siti (web) «che tengono tracce» (log), più conosciuti con la forma contratta di «blog». Un blog è una pagina html, soprattutto di tipo testuale dove, in maniera disinteressata e amatoriale, persone comuni pubblicano notizie, informazioni, link e riflessioni personali di ogni tipo (Di Rocco, 2003). All’interno dei blog, che possono essere individuali o collettivi, i contributi sono aggiornati molto di frequente e organizzati in sequenza temporale inversa: i post più recenti vengono «appesi» sopra gli altri e visualizzati quindi nella parte superiore della pagina.

Fin qui sembra non esserci nulla di nuovo rispetto ai più tradizionali ambienti di comunicazione asincrona come le bacheche elettroniche, i forum, i newsgroup o rispetto alle pagine personali in html statiche aggiornate e pubblicate a mano (personal home page). Gli elementi di novità, invece, esistono e si trovano, prima ancora che nei contenuti prevalenti in questi siti, nella tecnologia utilizzata e, soprattutto, nella facilità con cui attraverso di essi anche chi non ha competenze informatiche può pubblicare i propri pensieri on line. Mai prima d’ora è stato così facile far sentire la propria voce sul web: un blog si crea in pochi minuti, i contenuti si inseriscono allo stesso modo con cui si scrive un testo in word, e la loro archiviazione è automatica. Semplicità e duttilità di impiego hanno quindi favorito la rapida diffusione di questi ambienti virtuali che, secondo alcune stime effettuate sui principali blog editor di origine americana, sono ormai circa tre milioni, nel mondo1, e più di quindicimila in Italia.

La definizione di «blog», come del resto tutte quelle che tentano di circoscrivere un fenomeno complesso, è inevitabilmente generica poiché solo così è possibile tenere conto delle mille sfaccettature e pratiche d’uso a cui questo tipo di ambiente è stato rapidamente adattato. Il blog è infatti prima di tutto uno strumento e, come tale, assume forme e contenuti differenti a seconda degli scopi di chi lo utilizza. Esistono blog collettivi, blog aziendali (Corporate o Knowledge log), blog fotografici (Photoblog) e blog giornalistici. Ma soprattutto esistono i blog personali2, vera e propria trasposizione del diario intimo on line, che qui maggiormente ci interessano.

Il blog personale viene utilizzato per mettere in rete storie personali o eventi di cui si é stati testimoni, racconti estrapolati dalla propria esperienza, pensieri più o meno seri e profondi sulle proprie esperienze di vita e sul mondo. La cadenza giornaliera degli aggiornamenti riproduce quasi naturalmente il ritmo di un diario, personale e pubblico allo stesso tempo. Non è azzardato guardare a questo genere di blog come a un’estensione dell’io nella rete, una sorta di microfono e di cassa di risonanza di gusti, passioni e pensieri di un singolo.

Obiettivo del presente capitolo è pertanto quello di comprendere meglio le specificità di questa forma di diario on line e le sue pratiche d’uso al fine di far emergere i suoi possibili impieghi nella ricerca sociale e di mercato.

2. L’uso dei diari nella ricerca sociale

L’utilizzo del diario come strumento per la raccolta di dati rientra in quella pratica di ricerca definita analisi documentaria. A differenza di altri metodi che comportano la scelta di un gruppo di persone e la realizzazione di una qualche attività osservativa su di esso, l’analisi documentaria si serve di materiali testuali che esistono indipendentemente dall’azione del ricercatore, ma a cui egli può accedere e che può utilizzare per i propri fini conoscitivi (Corbetta, 1999). L’analisi documentaria distingue i documenti in due diverse tipologie: quelli personali, e quelli istituzionali.

I primi, tra cui rientrano i diari, le lettere e le biografie, ecc. sono scritti dagli individui in prima persona, hanno carattere privato e possono essere definiti documenti espressivi proprio in quanto sono l’espressione dei sentimenti, delle esperienze e della personalità di chi li ha redatti (ibid., p. 438). L’analisi documentaria può tuttavia essere effettuata anche sui documenti istituzionali e cioè sul materiale testuale e iconico prodotto da istituzioni, organizzazioni o imprese. Rientrano in questa categoria i documenti aziendali, gli articoli di quotidiani, i verbali dei processi, ecc. il cui carattere pubblico si contrappone a quello privato dei precedenti. Tra tutti i documenti di tipo espressivo, il diario è stato definito quello personale per eccellenza (Allport, 1942, cit. in Corbetta, 1999). Le sue caratteristiche peculiari sono costituite dal fatto che viene scritto per uso strettamente personale e quindi in maniera del tutto indipendente da qualsiasi attività o interesse del ricercatore. Ciò comporta diversi vantaggi rispetto alle tecniche di rilevazione tradizionali. I diari, infatti:

• contengono informazioni non reattive che non risentono, cioè, dell’interazione «osservatore-osservato e dei suoi possibili effetti distorcenti. Mentre in un’intervista faccia a faccia gli individui possono rispondere in maniera non veritieria per compiacere il ricercatore, o comunque risentire di tutti i diversi fattori che possono condizionare la relazione intervistatore-intervistato, quando si esprimono nel proprio diario essi sono in genere molto più sinceri (ibid., p. 436);

• possiedono il peculiare vantaggio della spontaneità dei resoconti in prima persona e della profondità dei contenuti interiori espressi, di solito impossibile da raggiungere attraverso altre tecniche di rilevazione (Bailey, 1995);

• le azioni, le opinioni, i sentimenti in essi descritti vengono registrati nel momento in cui effettivamente si verificano, o comunque quando ritenuto più opportuno dal soggetto stesso e non, come accade in altre situazioni di rilevazione, in un tempo deciso dal ricercatore;

• sono inoltre di aiuto nell’analisi degli eventi passati, altrimenti difficili da ricordare, e delle tematiche più delicate e intime.

Accanto questi vantaggi esistono, però, anche una serie di svantaggi che hanno fatto sì che le ricerche condotte esclusivamente sui diari personali siano piuttosto rare. I diari, infatti:

• proprio perché documenti privati e oggetti ad alto investimento affettivo, sono molto difficili da raccogliere;

• non hanno un formato standard per cui il confronto e la codifica dei contenuti in essi presenti sono quasi sempre operazioni lunghe e difficili;

• risultano frequentemente incompleti, in quanto scritti con lo scopo di rimanere privati o addirittura segreti, e forniscono quindi al ricercatore un resoconto spesso pieno di riferimenti impliciti e decontestualizzati, non sempre facili da interpretare.

Per ovviare a questi svantaggi in ricerca sociale sono molto più spesso utilizzati i diari commissionati, ossia resoconti giornalieri compilati dagli individui su richiesta del ricercatore. Pur perdendo evidentemente in spontaneità, questa tipologia d’uso della forma diaristica permette al ricercatore di svolgere rilevazioni piuttosto accurate e relativamente poco intrusive, poiché la compilazione avviene nel momento e nel modo scelti dal soggetto. I diari commissionati possono essere aperti o strutturati (Corti, 1993). Nel primo caso il rispondente è lasciato totalmente libero di descrivere le proprie attività e i propri pensieri come meglio crede; nel secondo è invece invitato a seguire una traccia più o meno strutturata fornita dal ricercatore. Tra gli ambiti in cui più frequentemente si ricorre ai diari commissionati ricordiamo in particolare le indagini sui bilanci di tempo. Il format standard delle ricerche di questo tipo prevede la consegna ai soggetti di schede nelle quali la giornata è suddivisa in frazioni orarie per ciascuna delle quali i rispondenti devono annotare cosa hanno fatto e per quanto tempo. Ma i diari commissionati possono essere efficacemente utilizzati anche in tutte le indagini finalizzate alla rilevazione di azioni particolarmente strutturate e complesse che si svolgono su tempi relativamente lunghi e risultano pertanto difficili da osservare direttamente. Esempi di questo tipo possono essere, tra l’altro: i comportamenti di consumo (di beni/servizi), o le esperienze legate a situazioni particolari come la malattia, la cura, ecc. (Corti,1993). Un significativo ambito di applicazione della tecnica è, infine, quello massmediologico, dove strumenti di tipo diaristico vengono impiegati per la rilevazione delle diete multimediali degli individui e la loro esposizione ai diversi mezzi di comunicazione di massa.

Nella tradizione della ricerca sociologica i documenti personali hanno avuto ampio utilizzo soprattutto negli anni 20 e 30, quando il modello dominante di ricerca era quello della scuola di Chicago, mentre il loro primo utilizzo a fini conoscitivi è stato probabilmente l’analisi delle lettere personali realizzata da Thomas e Znaniecki nella ricerca su Il contadino Polacco in Europa e in America, pubblicata tra il 1918 e il 1920, che rappresenta una delle pietre miliari della ricerca sociale.

Dopo la popolarità degli anni 30, l’uso dei documenti personali nella ricerca sociale si ridusse tuttavia notevolmente, così come del resto l’intero filone della ricerca qualitativa, per essere poi «riscoperto» a partire dagli anni ‘80, sotto l’impulso del paradigma interpretativo. I diari, in quanto resoconti dell’esperienza individuale che nascono dall’interno del soggetto, presentano quella caratteristica di «visioni dal di dentro» che li iscrivono a pieno titolo all’interno del paradigma interpretativo in via di progressiva affermazione nelle scienze sociali (Corbetta, p. 438). L’approccio «narrativo» e costruzionista alla realtà, che a tale paradigma si richiama, si è sviluppato soprattutto all’interno della psicologia sociale e culturale dove tale prospettiva si è proposta come significativo e intrigante strumento euristico per la comprensione degli elementi più caratterizzanti le vicende umane e i processi psicologi di costruzione dell’identità. È in questo ambito di studi che diari, biografie, autobiografie e «storie di vita» – intese come «resoconti narrativi specializzati» vengono maggiormente usati e studiati in quanto strumenti che danno significato e senso agli eventi che riguardano il Sé.

3. Il fenomeno dei blog

Il termine weblog, nell’accezione qui utilizzata8, è stato utilizzato per la prima volta nel dicembre 1997 da Jorn Barger per denominare il proprio sito: una raccolta giornaliera di link brevemente commentati relativi a ciò che l’autore trovava in rete su argomenti legati al mondo di Internet e ai new media (www.robotwisdom.com). Tuttavia, come sempre accade con nuovi fenomeni il cui nome viene trovato a posteriori, già prima del 1997 esistevano siti simili a quello di Barger e molti sostengono addirittura che l’arte di bloggare sia esistita sin dall’inizio di Internet. In particolare, Rebecca Blood (2002a) considera Mosaic what’s new page, attivo sul web dal 1993 al 1996, il progenitore del formato blog. Dopo la proposta di Barger, anche altri autori di siti composti da link e commenti adottarono il termine «blog» ed iniziarono a linkarsi tra loro dando vita ad una vera e propria piccola comunità di blogger (gli autori dei blog).

I primi blog erano realizzati da persone con alte competenze tecniche, molto spesso professionisti nel campo dell’IT, «web entusiasti» e con una particolare attenzione alla cultura dell’open source. I loro blog si presentavano come pagine, aggiornate frequentemente, colme di link sul mondo dell’on line accompagnati da commenti personali più o meno lunghi e dettagliati.

Dopo questa prima fase, iniziarono a svilupparsi pratiche più «collettive» di utilizzo dei blog e, grazie all’aggregazione spontanea dei blogger su tematiche particolari, si diffusero le relative comunità on line. Questo tipo di sviluppo graduale del fenomeno continuò fino al luglio 1999 quando Pitas lanciò Blogger (www.blogger.com), un tool web based per la creazione di blog.

La facilità d’utilizzo di Blogger accelerò in maniera esponenziale l’apertura di nuovi blog, trasformando quello che era ancora un’esperienza per pochissimi eletti in un fenomeno decisamente più «di massa» all’interno del pubblico del web.

Con l’introduzione di Blogger, anche i contenuti dei siti di questo genere sono cambiati. Mentre i primi erano soprattutto un misto di link, commenti e note personali, dopo il lancio di Blogger molti blog persero il focus autoreferenziale su Internet e le nuove tecnologie che li aveva in precedenza caratterizzati, a favore di contenuti decisamente più vari e diaristici.

Nella loro forma canonica, questi diari virtuali, di solito aggiornati molte volte al giorno e dai contenuti organizzati in ordine cronologico inverso, si presentano come una sorta di registro on line dei pensieri dell’autore. I link presenti nelle pagine che li compongono rimandano in genere il lettore ad altri ambienti dello stesso tipo e generano infiniti legami intertestuali tra blog in una sorta di vera e propria conversazione tra blogger.

Oltre a quelli diaristici, che qui maggiormente ci interessano e su cui ritorneremo, le pratiche d’uso dei blog hanno dato vita anche ad altri interressanti ambiti applicativi di questo nuovo canale comunicativo, soprattutto in ambito giornalistico e, più recentemente, aziendalistico.

Quando utilizzato con finalità giornalistiche, il blog diviene uno spazio per commentare ed interpretare notizie riportate dalle fonti ufficiali d’informazione, a volte con lo scopo esplicito di fare controinformazione, altre volte semplicemente con l’intento di discutere in modo più critico e collaborativo di quanto non possa avvenire con la stampa tradizionale, notizie e argomenti di attualità, politica, cultura. In questo modo il blog riesce spesso a dare voce a notizie marginali e trascurate dai media mainstream, altre ancora diventa potente strumento in mano a giornalisti professionisti che lo usano come canale per fare informazione in modo personale e svincolato dai rapporti istituzionali con l’editore.

I blog sono infine sempre più spesso impiegati anche a livello aziendale sia come strumento per la realizzazione a basso costo di sistemi di comunicazione interna o di Knowledge management, sia come strumento di comunicazione con i clienti. Lo stile informale e diretto del blog, il suo essere espressione della personalità dell’autore, l’aggiornamento continuo e la possibilità di commenti da parte del visitatore sono caratteristiche che rendono tale canale comunicativo particolarmente adatto a veicolare una comunicazione «calda», in grado di favorire le relazioni con i consumatori. Per questo motivo, sono sempre di più adesso le aziende che attivano all’interno del sito istituzionale un proprio Corporate blog. Altre invece, come Macromedia, hanno optato per una soluzione ancora più informale commissionando ai propri product manager la costruzione di blog personali per comunicare con i clienti e rispondere alle loro domande. Per Macromedia, in particolare, la decisione di non creare un blog sul sito ufficiale della società è stata una scelta strategica suggerita dalla convinzione del management che «il lettore deve percepire il blog come i pensieri dei community manager e non come qualcosa di proprietà della corporate» (Hale, in Manjoo, 2002).

4. Diari virtuali

Ritornando allo specifico di quelli «personali», i blog di questo tipo sono usati soprattutto in quanto spazi di raccolta delle idee, racconti, sentimenti, commenti, banalità, citazioni filosofiche e quant’altro possa uscire dalla penna di una persona. A parere di molti blogger è l’urgenza di scrivere il primo motivo per cui si decide di aprire un blog. «Ciò che spinge un blogger a portare avanti il proprio sito e ad aggiornarlo continuamente sono principalmente il bisogno di scrivere e il desiderio di essere letti» (Galletti, in Di Ciaccio, 2002). Non si tratta quindi di uno scrivere per se stessi, atto intimo e privato come nei diari da chiudere in un cassetto, ma di una scrittura intrinsecamente «pubblica» e in cerca di lettori. Una caratteristica generale che accomuna i blog personali è infatti, la loro orizzontalità comunicativa (Zu, in Di Ciaccio, 2001), e cioè il riconoscimento più o meno esplicito di come gli altri lettori-scrittori ugualmente presenti in rete siano i destinatari elettivi dei testi prodotti. Non a caso una delle caratteristiche dei blog è la possibilità data all’utente di commentare ogni singolo contributo. Più che un bisogno di scrivere quello all’origine dei blog personali pare dunque un bisogno di comunicare. «Non è il diario solitario che avevo tenuto – afferma Mim*mina, una nota blogger italiana – È una catena di link che ti rimandano da un blog all’altro, di citazioni, di rimandi, di interazioni» (Mim*mina, in ibid, 2002, p. 102). Questa dimensione comunitaria è percepibile anche visivamente all’interno di questo genere di siti nel blogrolling, elenco di blog «amici» solitamente letti dall’autore, posizionato in una colonna a lato dei messaggi; così come nelle conversazioni simulate tramite le continue citazioni di altri blogger.

Le origini del successo dei blog va anche ricercato nell’opportunità che questo tipo di ambiente offre al suo autore per ricapitolare le proprie azioni e sistematizzare i propri interessi, in una sorta di continuo dialogo con se stessi, con la propria cerchia di lettori, amici o conoscenti. In questa funzione, esso diviene molto spesso un importante spazio virtuale per la costruzione dell’identità soggettiva attraverso l’organizzazione e la condivisione di informazioni, idee e risorse del proprio stare in rete. «Essere bloggatori è un modo per tirare fuori quello che si ha dentro, per fermarsi a riflettere sulle cose, per rileggersi e comprendersi» (Max, in Di Ciaccio, 2001).

La principale differenza tra blog e diari è il carattere sostanzialmente pubblico dei primi, rispetto a quello intrinsecamente privato dei secondi.

I blog, infatti, essendo pubblicati in rete sono documenti accessibili e consultabili da chiunque abbia una connessione ad Internet. Il carattere pubblico influisce sulle modalità comunicative ed espressive degli autori, nonché sui contenuti. La presenza dei lettori non è solo percepita o immaginata; al contrario, essa diviene quasi una realtà tangibile. I blogger hanno infatti la possibilità di sapere esattamente – attraverso il contatore degli accessi – quanti sono coloro che accedono al sito, e, quindi, quanto vasta è la propria cerchia di lettori. Essi hanno anche la possibilità di dialogare con loro, grazie a strumenti quali la mail (quasi sempre presente e ben visibile sulla pagina del blog), i commenti che ogni utente può lasciare su ogni singolo messaggio, o spazi d’interazione più strutturati e collettivi come i forum, la bacheca o la chat.

Il blog, quindi, non tiene semplicemente conto dei propri lettori ma li cerca, avvicinandosi in questo senso più ad una biografia che ad un diario. La composizione autobiografica, infatti, cerca per sua stessa natura gli altri, come una «via di emancipazione privata che desidera diventare pubblica» (Demetrio, 1999, p. 13). In questo senso il blog diventa atto dialogico, frutto di una negoziazione con altri interlocutori, immaginari o reali, a cui il narratore si rivolge e di cui tiene conto nel proporre la propria storia di vita (Bruner, 1993).

5. Come si realizza un blog

Per aprire un blog non servono particolari conoscenze tecniche. On line ci sono diverse applicazioni (blog editor) che danno la possibilità di crearli in modo facile e veloce fornendo lo spazio web necessario a contenerli, una serie di template tra cui scegliere quello che farà da sfondo al proprio blog e un sistema estremamente semplice per la pubblicazione dei testi e l’archiviazione dei messaggi. Uno dei primi servizi di questo tipo è stato Blogger (www.blogger.com), on line dal 1999. In Italia il primo sito di questo tipo, Splinder.it (www.splinder.it) è stato attivato il 25 ottobre 2002 e il traffico di contatti registrato durante i suoi primi mesi di apertura mostrava un incremento del 20% al giorno. Dopo Splinder sono nati altri servizi simili con Clarence Free Blog (www.blog.clarence.com) il Cannocchiale (www.ilcannochhiale.it) e Bloggers (www.bloggers.it) on line dal marzo 2003. Le applicazioni web based sono in genere piuttosto lente e non permettono di lavorare offline.

Per ovviare a questi limiti è possibile anche utilizzare appositi software di sviluppo dei blog, come Radiouserland o Movable type disponibili in rete. Questi pacchetti applicativi: sono più veloci delle loro controparti on line, garantiscono maggiore sicurezza nella gestione dei dati in quanto consentono di salvare i post non solo sul server ma anche in locale sul proprio pc, e offrono molte più funzioni delle alternative web based. Questa versatilità tuttavia, viene pagata dal punto di vista della semplicità d’uso e le competenze informatiche richieste per utilizzarli efficacemente sono in genere più elevate rispetto a quelle necessarie per i sistemi precedentemente descritti (Cavedoni, 2002).

6. I blog come ambiente di ricerca

Fatte salve ancora una volta tutte le limitazioni legate alla specificità degli utilizzatori dei blog (se pur destinato ad espandersi in modo rilevante e in tempi relativamente brevi, quello dei blog rimane ancora un fenomeno sostanzialmente di nicchia anche rispetto alla popolazione internet), e quindi alla possibilità di estrarre da essi campioni rappresentativi di realtà diverse dai blogger stessi, ci pare tuttavia che i diari virtuali sul web possano rappresentare strumenti di rilevazione estremamente flessibili e interessanti. Riprendendo la stessa distinzione già discussa a proposito dei diari cartacei, possiamo distinguere tra: blog spontanei e blog sollecitati dal ricercatore.

Nel caso dei blog spontanei, le opportunità di indagine sono evidentemente più strettamente sociologiche o psico-sociologiche, connesse con lo specifico del fenomeno. Possibili temi di indagine in tale ambito sono quelli connessi, ad esempio, allo studio dei significati attribuiti dai blogger alla propria esperienza di scrittura diaristica; alle funzioni svolte da tale pratica sulla costruzione dell’identità e sui giochi di seduzione e esplorazione creativa dei «molteplici sé» agiti all’interno della rete; alle dimensioni più ampie di tipo sociale e culturale che stanno dietro la diffusione dei blog; ecc. Alcuni di questi obiettivi conoscitivi sono per altro oggetto di un’ampia ricerca condotta dagli autori presso l’Istituto di Comunicazione della Libera Università IULM di Milano con metodologie di indagine integrate (quali/quanti; off line e on line) da cui emerge con grande chiarezza, l’intensità e la rilevanza psicologica e identitaria, oltre che relazionale, dell’esperienza di scrittura dei diari in rete (Di Fraia, in corso di pubblicazione).

In questa prospettiva i blog spontanei in quanto oggetti e strumenti di rilevazione consentono di superare alcuni limiti dei diari cartacei in quanto:

• offrono una maggiore ricchezza dell’informazione poiché sono già intrinsecamente rivolti ad un pubblico e sono pertanto meno autoreferenziali dei diari tradizionali;

• contengono in genere più informazioni sociodemografiche e indicazioni sugli interessi dell’autore (rintracciabili all’interno degli spazi «about me» e della lista dei siti più spesso visitati dall’autore) che danno la possibilità di contestualizzare ciò che vi si trova scritto;

• sono interattivi e quindi permettono al ricercatore di rivolgersi all’autore qualora lo ritenga opportuno;

• sono infinitamente più facili da reperire in quanto direttamente accessibili in rete.

Le tecniche di analisi adatte per lo studio di questo tipo di documenti sono sostanzialmente le stesse utilizzabili per i diari cartacei e prevedono, a seconda dell’approccio seguito, l’analisi contenutistica dei temi trattati piuttosto che una lettura di tipo prettamente qualitativo e interpretativo dei significati e delle esperienze messe in forma testuale nei blog. La loro natura di strumenti e ambienti comunicativi rende per altro accessibile al ricercatore, in modo decisamente più semplice ed immediato di quanto non possa avvenire con i diari tradizionali, anche il soggetto che «sta dietro il testo». Questo consente evidentemente di integrare le pratiche di analisi dei contenuti testuali con eventuali interviste realizzabili on line sia utilizzando gli strumenti direttamente presenti all’interno del blog (spazi per commenti ai post, chat e forum di discussione, ove presenti), sia ricorrendo alle altre forme dell’intervista on line presentate nelle altre sezioni del testo.

Una seconda opportunità d’uso di questo nuovo canale di comunicazione web based è invece rappresentato, come abbiamo detto, dai blog sollecitati dal ricercatore. Anche in questo caso, più che ad una casistica consolidata, che di fatto non esiste data la novità del fenomeno, conviene far riferimento ad alcune possibili suggestioni di impiego. A questo proposito possiamo ancora una volta far riferimento ad una ricerca in corso di realizzazione presso l’Istituto di Comunicazione dello IULM di Milano. Scopo del lavoro, che si inserisce all’interno di un progetto più generale di studio della «Tv di qualità», è quello di ricostruire le diete multimediali di un campione di giovani in un dato periodo. La rilevazione sarà effettuata invitando i soggetti ad attivare, utilizzando un username scelto da loro in modo da garantire l’anonimato, un proprio blog. Nel periodo di osservazione essi dovranno quindi riportare su di esso, con frequenza almeno quotidiana, i propri comportamenti di consumo mediale, commentato con le proprie impressioni, giudizi, impressioni e proposte. I ricercatori potranno costantemente monitorare l’effettiva qualità della compilazione ed intervenire, con solleciti o stimoli all’approfondimento, nei casi in cui se ne renderà necessario.

Le possibilità di successo di una rilevazione di questo tipo sono evidentemente connesse soprattutto al livello di coinvolgimento dei soggetti partecipanti. A questo proposito, riteniamo che da una parte la novità del metodo (che presenta comunque delle componenti ludiche ed esplorative soprattutto per quei soggetti che non hanno mai posseduto un blog personale), dall’altra un approccio che tenda a responsabilizzare i soggetti facendoli coautori, per quanto possibile, del progetto, siano gli elementi principali attraverso cui assicurare il tipo di partecipazione necessaria alla rilevazione.

Alcune esperienze di utilizzo dei blog a fini conoscitivi sono state già sviluppate nell’ambito delle ricerche di mercato. In particolare essi sono stati usati da alcune società americane per osservare i gusti dei consumatori rispetto a determinati prodotti in fase di lancio. L’azienda Dr. Pepper/Seven Up, ad esempio, ha deciso di utilizzare un network composto da giovanissimi blogger per preparare il lancio di un latte aromatizzato: ai blogger, una decina circa, è stato consegnato in anteprima il prodotto e in cambio di qualche parola sulle impressioni ricavate dall’uso della bevanda, sono stati consegnati gadget e giochi. L’utilizzo dei blog, idea proposta e messa in opera da una società che offre consulenza nell’ambito delle strategie di marketing on line (Richards Interactive: http://www.richardsi.com/), ha permesso all’azienda non solo di avvalersi di strumenti informali e vicini al target di riferimento per pubblicizzare il prodotto ma, una volta che la bevanda è entrata in commercio, ha favorito un tink tank di opinioni risultate molto utili per orientare le successive strategie di marketing dell’azienda. La società che ha curato il progetto per Seven’ Up sta usando lo stesso procedimento per pubblicizzare cellulari Nokia e raccogliendo l’adesione dei blogger che vogliono partecipare ad iniziative simili per altri prodotti. Gli utenti che desiderano partecipare al progetto, devono compilare un questionario con i propri dati personali e l’indicazione degli argomenti più trattati nel proprio sito; per ogni progetto verranno poi scelti i blog con le caratteristiche più idonee.

In termini più generali, il sistema di link e connessioni tipico della blogosfera, dove ogni blog rimanda ad altri siti e/o blog esterni favorisce, come in una sorta di passaparola virtuale, la diffusione di opinioni che ogni volta si caricano di nuovi pareri e giudizi. Seguire i percorsi di lettura dei blog che hanno dato il via a questo circuito e cercare opinioni sul proprio prodotto o marchio, servendosi magari di search engine che limitano la ricerca all’interno dei blog (Google ne sta mettendo a punto uno che a breve sarà on line), può rappresentare un interessante canale parallelo di raccolta di informazioni di marketing per qualsiasi azienda il cui target di riferimento abbia, naturalmente, un profilo socio-culturale comparabile a quello dei blogger.

Note

1 In www.bloggando.it (unica directory italiana di blog) la categoria Blog Personali è sempre stata quella con il maggior numero di blog.

2 Con il termine weblog si indicano anche i file che archiviano le tracce della navigazione dei siti web (vedi capitolo relativo in questo stesso volume).

Bibliografia

Bailey K., Metodi della ricerca sociale, Il Mulino, Bologna 1995.

Corbettaa P., Metodologia e tecnica della ricerca sociale, Il Mulino, Bologna 1999.

Blood R., Weblog handbook: Practical Advice on Creating and Mantaining Your Blog, Perseus Publishing, 2002 (a).

Blood R., We’ve Got Blog: How Weblogs are Changing Our Culture, Perseus Publishing, 2002 (b).

Bruner J., La ricerca del significato. Per una psicologia culturale, Bollati Boringhieri, Torino 1992.

Bruner J., La mente a più dimensioni, Laterza, Roma 1993.

Corti L., Using diaries in social research in Social Research Update, Issue two, marzo 1993, University of Surrey, disponibile all’indirizzo http://www.soc.surrey.ac.uk/sru/SRU2.html.

Cavedoni A., Weblog, le molte forme di una scatola per le idee, in Internet News, ottobre 2002.

Demetrio D. (a cura di), L’educatore auto(bio)grafo, Unicopli, Milano 1999.

Di Rocco Eloisa, Mondo blog. Storie vere di gente in rete, Hops Libri, 2003.

Dovigi M., Blog personal Publishing, Apogeo, 2003.

Manjoo F., Blogging goes corporate in Wired New, maggio 2002.

Disponibile all’indirizzo http://www.wired.com/news/culture/0,1284,52380,00.html

Marzi, A., Ulisse F. (a cura di), Blogout.13 diari dalla rete, Novecento Libri, 2003.

Linkografia

Di Ciaccio, Luca (2001) Autoanalisi dei blog 2002. Le opinioni della blog community italiana nell’anno storico 2001 in http://digilander.libero.it/ludikweb/spblog2.htm.

Di Ciaccio, Luca (2002) Autoanalisi dei blog 2002. Le opinioni della blog community italiana sul finire dell’anno 2002 in http://digilander.libero.it/ludikweb/spblog5.htm.

Directory di blog Italiani: www.bloggando.it.

Tools per la creazione di blog: www.splinder.it, www.blogger.com, www.blog.clarence.com, www.ilcannocchiale.it, www.bloggers.it.

In italiano: www.blogger.it, www.livejournal.com, www.movabletype.org.