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Ebrei in Europa

Ebrei in Europa
Dalla Peste Nera all'emancipazione XIV-XIX secolo
versione digitale in formato ePub con DRM - richiede Adobe Digital Editions - disponibile anche nella versione a stampa
Edizione: 2014
Collana: Economica Laterza
ISBN: 9788858114346
Argomenti: Storia moderna, Storia contemporanea

In breve

Anna Foa studia la persecuzione degli ebrei in un contesto ampio: quello dei rapporti – che continuarono anche nell’età dei ghetti – tra ebrei e cristiani. Un’analisi lucida, un libro denso e a tratti provocatorio, un tentativo ambizioso e riuscito di ricostruire la storia degli ebrei in Europa in una prospettiva comparata. Carlo Ginzburg
Il volgere del nuovo secolo, il passaggio delle generazioni, la difficile elaborazione del lutto della Shoah, insieme alle domande che nascono dalla crisi mediorientale, ci portano ad interrogarci sulle radici europee dell’identità ebraica. Questo libro racconta sei secoli di storia degli ebrei in Europa, dal Trecento fino alle soglie del Novecento: una storia che è quella degli ebrei dell’Occidente cristiano, delle condizioni della loro esistenza, dei rapporti con la cultura esterna, di esilio e migrazioni, chiusura nei ghetti e vitalità sociale e culturale.

Leggi un brano

Questa è essenzialmente una storia degli ebrei dell'Europa occidentale. Le comunità ebraiche in Occidente hanno, infatti, una storia antica e ricca. Antica perché gli ebrei si sono sparsi nel Mediterraneo sin dalla fine dell'età romana, in una diaspora al tempo stesso volontaria, di viaggi di mercanti e di stanziamenti nei centri più importanti del Mediterraneo, e forzata, dai primi conflitti tra Roma e la Giudea sotto Pompeo, che vedono a Roma i primi ebrei schiavi, fino all'esilio forzato dopo le ultime rivolte, nel 138 e.v., quando Gerusalemme diventa Elia Capitolina, città proibita agli ebrei, che vengono esiliati nel Mediterraneo e in Oriente. Questo intreccio fra scelta ed esilio caratterizza così già i primi insediamenti mediterranei degli ebrei alla fine dell'età antica, e resterà una costante della loro storia attraverso i secoli medioevali, quasi a sottolineare che il ruolo giocato nella loro esistenza dalla persecuzione è sempre parziale, che la creatività e la scelta fanno parte della loro storia almeno quanto la pressione e il condizionamento dall'esterno.E ancora, quella degli ebrei in Occidente è anche una storia ricca. Ricca perché è proprio nel Mediterraneo occidentale, nei territori che erano stati quelli dell'Impero romano, che gli ebrei si danno forme di organizzazione che saranno all'origine delle strutture comunitarie medioevali, ed è da qui che cominciano ad espandersi in Europa. Ricca perché questi insediamenti, in particolare quelli italiani, diventano nei secoli dell'inizio del Medioevo il crocevia culturale del mondo ebraico, il tramite attraverso il quale la cultura talmudica babilonese si trasferisce in Occidente, intrecciandosi con quella locale e trasformando profondamente la forma e l'organizzazione culturale ebraica. La cultura ebraica del Medioevo ha radici in quella trasformazione, in quel passaggio del Talmud in Occidente che si realizza sulle coste del Meridione d'Italia e che è stato tra X e XI secolo rielaborato in maniera mitica nelle leggende di fondazione del sapere ebraico, e nell'idea di un trasferimento dei dotti tra Babilonia, Italia e Spagna. E ancora, è dall'Italia e dalla Francia meridionale, dalla Provenza ebraica, che gli ebrei si trasferiscono liberamente, spinti dal desiderio di trovare nuove occasioni di vita e di insediamenti, al di là delle Alpi, in quelle città della Germania renana che saranno la culla del mondo ebraico ashkenazita. Nei secoli dell'Alto Medioevo, le coste del Mediterraneo rappresentano il centro di un irradiamento di uomini e di cultura che è all'origine della presenza degli ebrei in Europa.Intorno al XII-XIII secolo, la mappa della presenza ebraica si è ormai estesa verso Nord, e la cultura ebraica ha assunto le forme che resteranno, non senza modificazioni e cambiamenti, costanti fino alla soglia dell'emancipazione: organizzazione comunitaria, struttura familiare, organizzazione degli studi e della trasmissione della tradizione, rapporti con l'esterno. Anche l'atteggiamento del mondo cristiano nei confronti degli ebrei ha assunto in questo periodo la forma che resterà dominante fino al Sette-Ottocento: da parte della Chiesa, un equilibrio basato sulla presenza ebraica nella società cristiana e al tempo stesso sull'inferiorità teorizzata e codificata degli ebrei rispetto ai cristiani. Da parte dei poteri laici, pressioni crescenti verso l'omogeneizzazione religiosa e spinte contrastanti alla protezione o all'eliminazione della presenza ebraica. A partire dalle Crociate, si è inoltre creata una pressione popolare contro gli ebrei destinata a dar vita - variamente intrecciata con la propaganda religiosa di un cristianesimo in espansione e le politiche dei principi e dei signori laici - a massacri, attacchi alle comunità e persecuzioni, in particolare nell'area tedesca.Nel Trecento, inizio della nostra trattazione, la peste devasta l'Europa provocando al suo passaggio mutamenti radicali nelle strutture demografiche ed economiche e più ancora nella mentalità e nelle percezioni del mondo degli uomini, della grande massa della popolazione, come degli intellettuali e della Chiesa stessa. Di questi mutamenti gli ebrei sono vittime nei pogrom che devastano le comunità in mezza Europa, accompagnando il passaggio dell'epidemia e determinando il declino delle comunità tedesche, già duramente colpite nei secoli precedenti. Quella di iniziare con la Peste Nera del 1348 è una scelta simbolica, a sottolineare il ruolo delle persecuzioni legate alla peste nelle trasformazioni che cambieranno il volto delle comunità ebraiche. Ma è il Trecento intero, e non solo le distruzioni del mondo ebraico che lo accompagnano, ad essere all'inizio della nostra storia: la crescita nell'Italia centrale e settentrionale di una fitta rete di piccole e piccolissime comunità, popolate - ma non soltanto - dagli ebrei che fuggono i massacri e l'instabilità; gli ultimi splendori della vita delle comunità spagnole, prima che la svolta di fine Trecento, con massacri e conversioni, avvii il processo che porterà all'espulsione del 1492; le alterne vicende degli ebrei in Francia, fino all'espulsione definitiva, che aveva già dietro di sé il precedente dell'espulsione dall'Inghilterra, alla fine del Duecento; la vita intensa dell'ebraismo provenzale, ancora ricca e fiorente nel Trecento: distruzioni e morte, ma anche vita e creazione, di nuove comunità, di cultura.Perché questa non è, e non vuole essere, una storia dell'antisemitismo. La storia dell'antisemitismo è solo un momento, necessario ma non esclusivo, di questo percorso. La storia che ho voluto narrare è, infatti, quella di un'esperienza originale e creativa di vita, di organizzazione e di pensiero, e non quella di una lunga catena di persecuzioni e di lutti. E se dall'antisemitismo, nelle sue multiformi espressioni, religiose (il cosiddetto antigiudaismo) e poi fisiche, razziali, non potremo prescindere, il nostro racconto è volto a mettere in luce una storia in positivo, quella delle comunità, analizzandone le forme della vita quotidiana, le espressioni della percezione e della sensibilità, i modi della struttura familiare e associativa, la vita, in sostanza, e non solo i lutti e la progressiva perdita di diritti e possibilità di esistenza.

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