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Il Risorgimento italiano

Il Risorgimento italiano
Il Risorgimento italiano
versione digitale in formato ePub con DRM - richiede Adobe Digital Editions - disponibile anche nella versione a stampa
Edizione: 2013
Collana: Economica Laterza
ISBN: 9788858109182
Argomenti: Storia contemporanea, Storia d'Italia

In breve

Scrivere una storia del Risorgimento, inteso nel suo significato di movimento politico-culturale centrale dell’Italia contemporanea, è un’opera importante. Che è riuscita splendidamente ad Alberto Mario Banti in questo libro.

Roberto Coaloa, “Il Sole 24 Ore”

Nel 1861 si forma il Regno d’Italia: dopo molti secoli di frammentazione statale la Penisola è così riunita in un’unica compagine, i cui territori vengono completati nei dieci anni seguenti. È un evento rivoluzionario, vissuto in questi termini dai contemporanei, in Italia e fuori d’Italia. In questo libro, il lungo processo di formazione del movimento nazionale dai primi slanci patriottici di fine Settecento alle organizzazioni insurrezionali, ai tentativi rivoluzionari della prima metà dell’Ottocento, fino all’anno cruciale del Regno.

Indice

Introduzione

Che cos’è il Risorgimento? – Che vuol dire «Risorgimento»? – Quando comincia il Risorgimento?

I. Il Triennio repubblicano (1796-1799)

Il Direttorio, Bonaparte e l’Italia – L’opinione pubblica nel Triennio – Il dibattito politico-costituzionale tra i patrioti – I patrioti e l’idea unitaria – La vita politica nelle repubbliche – La fine di un’esperienza,

II. L’età napoleonica (1800-1815)

Nuove speranze – Napoleone e l’Italia – Tendenze antifrancesi – Narrazioni patriottiche – Il crollo dei regni napoleonici

III. La Restaurazione e le prime rivoluzioni (1816-1831)

L’Italia della Restaurazione – Il mondo delle sette – Tentativi rivoluzionari (1820-1831)

IV. Immaginare e progettare una nazione (1820-1847)

Il discorso nazionale – Democratici e moderati (1831-1847) – Alla vigilia di una nuova rivoluzione

V. Il 1848-1849

La fase «neoguelfa» – Il tempo della democrazia – Il Piemonte tra ripresa della guerra e dopoguerra – Politica e antropologia di una rivoluzione

VI. Dopo la rivoluzione (1850-1859)

La reazione – Il Piemonte costituzionale – La crisi della democrazia risorgimentale – Preparativi di guerra

VII. L’unificazione (1859-1861)

La guerra contro l’Austria – Le insurrezioni nell’Italia centrale e le annessioni – L’impresa dei Mille – La proclamazione del Regno d’Italia

VIII. Le eredità del Risorgimento

La storiografia, i luoghi della ricerca, le fonti

La storiografia – Indicazioni bibliografiche – I luoghi della ricerca e le fonti

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Che cos’è il Risorgimento?

Nel 1861 si forma il Regno d’Italia: dopo molti secoli di frammentazione statale la penisola è così riunita in un’unica compagine, il cui contorno territoriale viene completato nei dieci anni seguenti con l’annessione del Veneto e di Venezia (1866) e poi del Lazio e di Roma (1870). È un evento rivoluzionario, vissuto in questi termini dai contemporanei, in Italia e fuori d’Italia.

Ma non è né il frutto dell’opera di un uomo solo (Cavour o Garibaldi), né l’effetto esclusivo di una fortunata congiuntura internazionale, che induce la Francia di Napoleone III ad aiutare attivamente, e la Gran Bretagna ad accettare benevolmente, questa importante trasformazione. È piuttosto l’esito di un processo culturale e politico che prende avvio alla fine del XVIII secolo e che precisa poi i suoi caratteri nei primi decenni dell’Ottocento. Questo processo porta a identificare la «nazione italiana» come la comunità di riferimento che fonda le pretese o i progetti di costruzione di uno stato «nazionale italiano».

Se aspirazioni politiche alla costruzione di uno stato italiano non sono mancate nel passato (le hanno espresse, tra gli altri, Dante, Petrarca o Machiavelli), ora quel desiderio assume tratti ben diversi. Nuova è l’enfasi sul carattere pienamente politico del concetto di nazione: con esso, dalla fine del Settecento, sulla suggestione del pensiero di Rousseau e dell’elaborazione politica della Rivoluzione francese, si intende una comunità di individui legati da tratti comuni, che, in virtù di quel nesso, hanno collettivamente diritto a esprimersi politicamente all’interno di uno stato-nazione creato da loro stessi o in loro nome; e nuovo è anche il formarsi – intorno a questo assunto – non solo di un movimento culturale, ma di un vero movimento politico che tende a quel fine.

Ora, la cosa interessante dell’esperienza risorgimentale sta nel fatto che quell’obiettivo (uno stato-nazione italiano) viene raggiunto anche se il movimento nazionale deve operare a dispetto di numerosi fattori avversi. In primo luogo, il concetto di nazione, che viene ripreso dal dibattito francese, sembra trovare pochi elementi di concretezza nel caso italiano (ma è bene ricordare – come ha mostrato persuasivamente un’imponente letteratura storiografica recente – che all’epoca non ne ha moltissimi nemmeno altrove, né in Francia, né in Gran Bretagna, né in Germania). Ciò che consente di parlare di nazione italiana è l’esistenza di una grande tradizione letteraria in volgare italiano, esistente sin dal XIV secolo, e la comune confessione religiosa, due aspetti che saranno sfruttati intensamente dai primi intellettuali patrioti del periodo che ci interessa.

Recensioni

Roberto Coaloa su: Il Sole - 24 ore (15/02/2004)


L’evento rivoluzionario della formazione del Regno d'Italia colpì i contemporanei. Il processo fu veloce e si scelse una forma di stato unitaria a dispetto di quella federale da molti auspicata. A Torino, il 17 marzo 1861, Vittorio Emanuele II fu proclamato re d'Italia, dopo un processo d'unificazione condotto non solo dall'iniziativa monarchico-sabauda, ma anche da quella garibaldina, che fu "sconfitta" per il lealismo di Garibaldi. L'assenza di personaggi come Mazzini e Cattaneo nella costruzione dello Stato, cagionò il cosiddetto processo di «piemontesizzazione» dell'Italia.

La compattezza del Regno, insieme al nuovo ordine istituzionale e simbolico, fu profondamente minata dai metodi e dall'esito del processo d'unificazione, che non accontentò i repubblicani e un'importante sezione dell'opinione pubblica italiana: quella che s'identificava con Pio IX. Inoltre ben più profonde difficoltà si osservano all'alba del nuovo Stato. Nel Sud dell'Italia scoppiò un largo movimento di reazione all'Unità, il cosiddetto «brigantaggio», ma che solo in misura limitata può essere definito in quel modo. Un'altra difficoltà riguarda ciò che lo storico George L. Mosse ha chiamato la «nazionalizzazione delle masse». Infatti, come ha osservato Alberto Mario Banti, la nazione non è un dato di natura; il sentimento nazionale è un insieme di valori, norme e simboli. Massimo d'Azeglio disse efficacemente: «Fatta l'Italia, bisogna fare gli italiani».

Il nobile torinese aveva in mente le aree rurali dove c'era la necessità di svolgere una funzione pedagogica, tra l'altro non impossibile: infatti, nelle campagne centro-settentrionali, ma anche nel Sud, l'esperienza dei plebisciti o del culto tributato a Garibaldi mostrò che non c'era una chiusura totale della cultura contadina ai valori della nazione. Il problema era costituito dall'élite che guidò la formazione del Regno: la cosiddetta «destra storica» non s'impegnò in quella possibile opera di socializzazione. L'insegnamento elementare, assegnato alle sole finanze comunali, stentò a decollare; figuriamoci che spazio poteva avere la "Storia'', indebolita anche da quelle fratture, di cui si parlava poc'anzi, che ne impedivano una trattazione nelle forme di pedagogia nazional-patriottica. Questa posizione trovò riscontro nella legge elettorale adottata dal Regno d'Italia, che stabilì che potevano essere elettori i maschi adulti che sanno leggere e scrivere e che pagano almeno 40 lire di imposte annue. Ne risultò che gli elettori furono il 2% del totale della popolazione del Regno.

L'eredità di quel Risorgimento fu ricca di contrasti; ma la lezione di Cavour resta tuttora limpida, nonostante gli sbagli della "destra storica". Importante è scrivere una storia del Risorgimento, inteso nel suo significato di movimento politico-culturale centrale dell'Italia contemporanea. L'opera è riuscita splendidamente ad Alberto Mario Banti, che ricorda i primi slanci patriottici di fine Settecento, l'influenza di Vittorio Alfieri, le organizzazioni insurrezionali, i moti del 1821, senza dimenticare le figure di Carlo Alberto e Vittorio Emanuele II. Si può accusare Carlo Alberto di essere stato un personaggio controverso, ma egli diede a disposizione i suoi beni, la sua persona e i suoi figli, come aveva promesso, per dedicarli alla causa italiana. Sono fatti da non dimenticare; specialmente oggi che da qualche parte si vorrebbero cacciare dalla storia gli uomini del Risorgimento sostituendoli con le bande di Mammone e Fra' Diavolo.

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