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Spiaggia libera tutti

Spiaggia libera tutti
Spiaggia libera tutti
Edizione: 20103
Collana: Contromano
ISBN: 9788842093732
Argomenti: Narrazioni contemporanee

In breve

Scauri è un po’ come Macondo. Solo che a Scauri c’è il mare.

Scauri è veramente un bel posto, non c’è niente ma puoi arrivare facilmente a Roma o a Napoli e in fondo, all’inizio o alla fine della bella stagione, il mare è da godere. Scauri è sempre a tre gradi di separazione da chiunque e da qualsiasi posto, tutti ne hanno sentito parlare o hanno sentito qualcuno parlarne. È il luogo obbligato della nostalgia di chi ci è cresciuto, ed è pure un non-luogo perché tutti pensano che sia già Campania. Gaeta era quasi Repubblica Marinara, Formia ha avuto il primo grattacielo del litorale. Baia Domizia ha il camping delle svedesi e Sperlonga è la costa Smeralda del Lazio. Scauri invece ha un lungomare infinito ma non è mai diventata Rimini, e ha lo stesso microclima delle Isole Cayman ma non è un paradiso fiscale. Tutto quello che volete sapere di un pezzo di costa quasi intimo che si è trasformato in una scomposta Las Vegas borghese con le palme intermittenti di plastica. Da Fabrizia Ramondino a Winston Churchill, dalle spiagge affollate alla roulette con i porcellini d’India, dall’abuso all’immaginazione, la grazia del vivere in provincia.

Leggi un brano

La città e la provincia, la Roma papalina e l’estremo lembo meridionale del litorale laziale, la capitale della politica e la periferia in balia di un potere selvaggio. Due ambientazioni per due romanzi – anzi un romanzo e una sorta di reportage narrativo – che hanno in comune l’estate. Non solo nel senso della meterologia, delle temperature asfissianti, dell’aria rovente, dell’afa immobile. Ché a ben vedere l’estate è una dimensione letteraria frequentata da scrittori e poeti, fin dalla dannunziana Pioggia nel pineto o da Neruda – una metafora, uno sguardo sulle cose senza chiaroscuro, come quando la luce perpendicolare cade su luoghi e persone, e il mondo sembra disporsi sulla tela d’un quadro. [...]

 Di stampo più sociologico, invece, il racconto “estivo” di Chiara Valerio, Spiaggia libera tutti (pubblicato da Laterza nella collana contromano, pp. 162, euro 10), redattrice di Nuovi Argomenti e Nazione Indiana. Qui il caldo, il mare, la spiaggia e tutto l’armamentario estivo è il pretesto per uno scavo nell’antropologia pontina, di un paesaggio urbanistico – ma anche umano – a metà tra Roma e Napoli, specchio di una provincia indefinita, dove si parla un dialetto che a sentirlo sembra quasi pugliese, tra turisti d’assalto, palme sintetiche di plastica e avamposti della camorra. «La provincia pontina è un luogo di sperimentazioni e di strafalcioni, linguistici e architettonici, di stratificazione, di approssimazioni e di sommatorie di approssimazioni, e di molti condoni, quasi tutto è annoverabile sotto l’etichetta un po’ goffa di spaghetti western». Scauri, ultima località del Lazio prima del confine con la Campania, è un frammento microscopico di provincia, eppure a volte, in passato, la storia e la cronaca sono passati di lì. Nel 1987 muore, durante una gita in barca, il generale dell’Aeronautica Duilio Fanali, ex sostenitore di Junio Valerio Borghese e coinvolto dieci anni prima nello scandalo Lockheed. Due anni fa, per un malore, alla spiaggia di Sant’Agostino, sempre vicino a Scauri, è morta invece la scrittrice napoletana Fabrizia Ramondino. Ci sono poi i rituali quotidiani, «il bowling di Itri con il karaoke», «il sexy shop di Cellole con a fianco la pizzeria a taglio», i freeshop e i franchising. A Scauri, una volta, le feste dell’Unità avevano «carattere nazional-popolare e un aspetto, molto comunista, di educazione del popolo». Oggi, da quando i treni regionali Salerno-Formia fermano in tutte le stazioni di Napoli, sembra “Forcella Beach”. «So da dove vengono perché, senza nessuna connotazione da estetica del margine, mi ha sempre commosso vedere quanto, in certi quartieri di Napoli, vestire firmatissimo, calzare scarpe con pistoni sempre più evidenti, tenere in mano un cellulare di ultima generazione, parlare a voce alta, sia sintomo un poco di appartenenza e molto di miseria economica e sia pure, in fondo, il tentativo di identificare le stimmate del benessere e appropriarsene».

Recensioni

Paolo Di Paolo su: L’Unità (11/07/2010)

A chi importano davvero le polemiche sui premi letterari? C'è molto altro, nella vita. Eppure, al di là di giurie pilotate e grandi gruppi editoriali, c'è che i libri vincitori e quasi vincitori, di premio in premio, di anno in anno, si somigliano troppo, si lasciano dimenticare in fretta. Sempre più difficile è trovare un libro che non somigli a nessuno. Non è questione di letteratura alta o bassa, o di letteratura e no, nemmeno questo importa. Parlo, più semplicemente, dello stupore raro di fronte a un libro che è solo sé stesso, che non ricorda nient'altro, che non somiglia. Per esempio: Spiaggia libera tutti di Chiara Valerio. Con Spiaggia libera tutti c'è da fare un unico, semplice patto: lasciarsi portare a Scauri.

Scauri è una località sulla costa laziale. La scrittrice è nata lì, nel 1978. «Scauri è un po' come Macondo», perciò forse è dalle parti dei Caraibi. «Scauri è veramente un bel posto. Non c'e niente, ma puoi raggiungere facilmente Roma o Napoli». Niente? Questa scrittrice-genietto ― laureata in matematica, «tesi di dottorato sulla refrattarietà in un neurone singolo», lettrice onnivora e da guinness (I Malavoglia letti sette volte alla scuola media) ―, diventando il genius loci di Scauri, ha scritto un libro epico e tenerissimo sul niente di tutti i luoghi, che poi è davvero tutto.

Scauri, Minturno, Itri, Terracina e Sperlonga. Strade statali, lungomari, bar e pub, santuari e aree archeologiche («chi cresce sul litorale pontino non si stupisce tanto delle rovine romane, degli acquedotti, delle ville, dei porticcioli, che spuntano un po' dovunque sulla costa»). In un divertito furore enumerativo, tra Perec e Manganelli (Spiaggia libera tutti come un «Esperimento con Scauri»?), l'autrice tutto raccoglie e osserva, di tutto si prende cura; tutto dispone su un piano di comprensione che non ha gerarchie. Perché «ogni cosa è sempre qualcos'altro», come sostiene Virginia Woolf, tra i numi tutelari del libro. Una storia raccontata da nonna Tina vale un romanzo celebre, una cartolina d'epoca è accanto a un ricordo della propria adolescenza, il motorino di un'amica accanto a Marguerite Yourcenar, Evelyn Waugh accanto a Nino Manfredi. Tutto si mescola e si confonde: un luogo è il modo in cui lo abitiamo e lo abbiamo abitato. A ogni strada risponde un battito del cuore; la mappa più autentica è una mappa emotiva.

«La provincia pontina è un luogo di sperimentazioni e di strafalcioni, linguistici e architettonici, di stratificazioni, di approssimazioni e di sommatorie di approssimazioni, e di molti condoni»; «non è fatta solo di mare, ma di strade secondarie, di lavatrici lasciate ad arrugginirsi tra le erbacce». Chiara Valerio racconta anche questo ― l'eterna provincia italiana: le feste di paese, gli insistenti «Quann te spus?» (quando ti sposi?), i treni regionali, i fattacci di cronaca nera, i matti buoni. È il suo prezioso tassello a un necessario Viaggio in Italia anno 2010. Perché di viaggio si tratta, nel senso più nobile e avventuroso: con tutte le scoperte, le apparizioni impreviste (Lady D. in un bar di Gaeta, papa Wojtyla fermo nella stazione di Minturno-Scauri causa neve), i contrattempi, i fastidi, le ore belle e le risate. I racconti familiari sono intermittenze che riportano in vita l'infanzia e l'adolescenza, fanno divertire e fanno piangere. Le parole non resuscitano le cose? L'autrice se lo chiede. Ma sì, anche le persone. Anche Carmen, morta in macchina sulla superstrada. Anche Fabrizia Ramondino, scrittrice, annegata nel mare di Itri nel giugno 2008, e cercata lungo tutto il libro come un fantasma gentile.

Elena Stancanelli su: La Repubblica (02/08/2010)

Vorrei che ci fosse un libro della collana Contromano, di Laterza per ogni angolo d’Italia, malinconia dell’animo, gesto quotidiano. Ho una vera passione per questi manualetti, dove gli scrittori concentrano lo sguardo sui loro piccoli amori, per le giocose copertine di Onze. Fossi in voi li comprerei tutti, uno a uno. Ma subito quello di Chiara Valerio, Spiaggia libera tutti. È un reportage sentimentale su Scauri e dintorni, passando per Terracina, Sperlonga, Minturno. Con un angelo custode, Fabrizia Ramondino, morta in quel mare un paio d’anni fa.

Un prezioso e denso vademecum, e insieme il ritratto leggero di una scrittrice da cucciola.

Francesco Durante su: Corriere del Mezzogiorno (08/08/2010)

Presumo che Spiaggia liberi tutti, il nuovo libro della trentaduenne Chiara Valerio (redattrice di Nuovi Argomenti e Nazione Indiana, già autrice, tra l’altro, del romanzo La gioia piccola d’esser quasi salvi, Nottetempo 2009), sia da considerarsi imperdibile da chiunque, per questioni di vacanza o d’altro tipo, sia legato a Scauri e più in generale al litorale pontino, dal Garigliano a Formia, da Gaeta a Sperlonga e Terracina, senza ovviamente dimenticare l’interno, e cioè Minturno e Iri e altri luoghi che risulteranno familiari a molti dei nostri lettori. Il libro compare nella vivace collana «Contromano»  dell’editore Laterza, che punta a raccontare città, paesi, paesaggi non nei modi del classici libri di viaggio, ma secondando piuttosto geografie passionali nelle quali i vari autori riversano e rivisitano il loro vissuto nei toni e con gli stili più liberi.

E così, raccontando Scauri, che è il paese in cui è nata e ha trascorso l’infanzia e l’adolescenza, Chiara Valerio sceglie di raccontare se stessa e la sua formazione. Lo fa in maniera rapsodica, motto libera, per brevi capitoli a loro volta frammentati in più brevi paragrafi che stanno insieme non in una progressione lineare, ma si raccordano in virtù delle più varie e talvolta inattese associazioni. Valerio oggi vive a Roma, quindi la sua Scauri è più che altro quella di quand’era ancora una ragazzina, e cioè, si dirà, non molto tempo fa. Ma sulle coste italiane, specie al Sud, anche dieci anni possono essere un tempo sufficientemente lungo per misurare cambiamenti enormi e spesso fatali. Così è andata anche da quelle parti, dove sembra essersi fatta più forte, ancorché elusiva e misteriosa, la pressione di una certa malavita campana, e dove, per dire, il rapporto con Napoli (più vicina di Roma) ormai si manifesta concretamente nell’epifania del giovani corpi dei pendolari delle vacanze. Scrive Valerio: «So da dove vengono perché, senza nessuna connotazione da estetica del margine, mi ha sempre commosso vedere quanto, in certi quartieri di Napoli, vestire firmatissimo, calzare scarpe con pistoni sempre evidenti, tenere in mano un cellulare di ultima generazione, parlare a voce alta, sia sintomo un poco di appartenenza e molto di miseria economica e sia pure, in fondo, il tentativo di identificare le stimmate del benessere e appropriarsene». (C’è molta Napoli in questo libro, un po’ per ragioni familiari, di più per il continuo affacciarsi, tra molti fantasmi e suggestioni letterarie, del ricordo di Fabrizia Ramondino. Quattro capitoli, tra cui il secondo e l’ultimo, s’intitolano «Fabrizia Ramondino è morta qui».)

 Ma si sbaglierebbe a pensare che il libro sia tutto condotto secondo una prospettiva antropologico-culturale. Prevale nettamente, anzi, l’aspetto narrativo, la minuta attenzione ai piccoli fatti (i più rivelatori) di una piccola comunità, e ai dettagli del paesaggio, descritto spiaggia per spiaggia, pineta per pineta, bar per bar, casa per casa con l’amore sincero di chi ha saputo sedimentare nel tempo un senso di appartenenza più forte e profondo del vaniloqui identitari che nell’Italia di oggi vanno per la maggiore. 

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