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Fascio e martello

Fascio e martello
Fascio e martello
Viaggio per le città del Duce
con ill.
Edizione: 20185
Collana: Economica Laterza [527]
ISBN: 9788842092292
Argomenti: Narrazioni contemporanee, Storia d'Italia, Storia di città e regioni d'Italia

In breve

Pennacchi ha scritto un altro libro bello e inquietante. Saggi che riscoprono e raccontano 147 città fondate durante il ventennio da Mussolini. La ragione per la quale sono state pensate, la fisionomia che hanno avuto, che hanno oggi. Corrado Augias
Ci sono due ragioni per cui dobbiamo rendere grazie al Duce per la bonifica delle paludi pontine. La prima è che dopo non l’avrebbe fatta nessuno. La seconda è Pennacchi. No bonifica, no Pennacchi. Una catastrofe epistemologica. Lucio Caracciolo
Un libro insolito, appassionante, da cui si imparano tante di quelle cose da farmelo segnalare con forza a quei lettori che cercano, nel libro d’un narratore, una verità, non solo formale ma anche antropologica. Massimo Onofri

Questo è un vero e proprio viaggio – un viaggio a tappe – in cui uno parte e chissà che s'aspetta; poi arriva, vede, gira e si rende conto che le cose stanno in un'altra maniera. È il viaggio di Antonio Pennacchi, narratore per vocazione, storico per necessità, alla ricerca delle ‘città del Duce’.

Recensioni

Arturo Quindicinale su: Italia Oggi (04/12/2010)

Ma che melting pot d'Egitto? L'italia resta un abito di Arlecchino.

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Antonio Di Giacomo su: La Repubblica - Bari (23/12/2008)


Per dieci anni almeno ha girato in lungo e in largo l'Italia. A cavallo di un'automobile, come fedele compagna di viaggio Ivana Busatto, nella triplice veste di fotografa, navigatore e, dulcis in fundo, moglie. E pensare che lo scrittore Antonio Pennacchi la sua Itaca non l'ha ancora trovata. Titanica l'impresa e tutta autogestita, in assenza di riferimenti storiografici. Lui, l'autore del romanzo Il fasciocomunista, libro finalista anni fa al premio Bari e ispiratore del film Mio fratello è figlio unico di Daniele Luchetti, ha passato un decennio della sua vita mettendosi sulle tracce del cosiddetto fascismo di pietra (prendendo in prestito il calzante titolo di un saggio di Emilio Gentile). L'ultimo frutto di questa febbrile ricerca è il volume Fascio e martello. Viaggio per le città del Duce, da poco pubblicato per Laterza. Titolo didascalico per annunciare, parole di Pennacchi, «un vero e proprio viaggio ― un viaggio a tappe ― in cui uno parte e chissà che s'aspetta; poi arriva, vede, gira e si rende conto che le cose stanno in un'altra maniera».

Fra le pagine di Fascio e martello è testimoniata una scoperta, anzi più d'una: sono 147 le città nate durante il ventennio fascista. E non è il Lazio a guidare la classifica con Latina (non per caso la città di Pennacchi) e le altre città. Al primo posto c'è la Sicilia, al secondo il Lazio appunto, al terzo, inaspettatamente con 19 nuovi insediamenti la Puglia. Col risultato paradossale che è il laziale Pennacchi a svelare pagine di una storia non scritta. O appena accennata, come nel caso della Capitanata. «Nel Foggiano ci sono i migliori esempi dell'architettura italiana durante il fascismo che ― spiega Pennacchi ― ha dato il meglio di sé in periferia, fra la Capitanata e la Sicilia. Perché è qui che si trovano i segni di un piano, messo in atto durante il regime, per attaccare il latifondo e debellare la malaria, attraverso le grandi opere di bonifica della pianura centromeridionale».

Qui, fra tutti, nel Foggiano i casi di Segezia e Borgo Cervaro, entrambi oggi in stato di avanzato degrado e popolati da extracomunitari. «Nacquero come centri di servizi per i contadini, perché bisogna immaginare che soltanto in Capitanata il regime espropriò 30mila ettari ai latifondisti per poi dividerli in poderi fra i 20 e i 30 ettari. Nel caso di Segezia e Borgo Cervaro, poi, si parla di autentici gioielli architettonici. Il duomo di Segezia, progettato da Concezio Petrucci, ha ispirato nel dopoguerra buona parte dell'architettura religiosa fra gli anni '50 e '60».

Sullo sfondo di queste vicende anche la tragedia delle leggi razziali visto che, ricorda Pennacchi, metà degli architetti impegnati durante il regime erano ebrei (come la stessa moglie di Petrucci). «Il fatto semmai singolare ― insiste lo scrittore ― è che tra Bari e Foggia senza che la Puglia se ne sia veramente accorta, complice la storiografia ufficiale, ha lasciato la sua impronta un uomo come Petrucci, fra i più grandi architetti italiani del '900». Ascoltando ancora Pennacchi vengono a galla altri frammenti preziosi di storia, più a Sud per esempio.

Porto Cesareo? «Fu l'Opera combattenti a edificare un villaggetto con appena sei costruzioni, delle quali non v'è più traccia. Ora Porto Cesareo è un comune, ma la cosa divertente è che lì nessuno sa di vivere in un centro di fondazione fascista». Per non parlare di Torre Colimena o Frigole, sorta durante il Ventennio attorno a una masseria. O, ancora, di Borgo Cardigliano, oggi restituito a nuova vita attraverso una riconversione d'uso in villaggio turistico. In abbandono, o quasi, i preziosi borghi del regime in Capitanata. «Speriamo che qualcuno se ne accorga» confida Pennacchi, svelando così una delle finalità ultime della sua impresa: riaccendere l'attenzione su questi luoghi perché possano tornare a nuova vita.

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