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Due in una carne

Due in una carne
Due in una carne
Chiesa e sessualità nella storia
con ill.
- disponibile anche in ebook
Edizione: 2008
Collana: Storia e Società
ISBN: 9788842087397
Argomenti: Storia della Chiesa
  • Pagine 334
  • 18,00 Euro
  • Al momento non disponibile presso il nostro magazzino

In breve

«Il luogo comune è solido: per il cattolicesimo il piacere è colpa, il sesso è peccato. Da praticare con parsimonia e disagio esclusivamente nel matrimonio, e principalmente per procreare. Alcuni enunciati si ripetono nel corso del tempo nella predicazione cattolica fino a rendere possibile una sintesi così brutale. Ma sensibilità più libere, analisi circostanziate dei testi e delle politiche possono di volta in volta articolare, smentire, fino a sgretolare il potenziale conoscitivo di un assunto così generico.»

È quanto fanno Margherita Pelaja e Lucetta Scaraffia in un libro che accomuna due passioni intellettuali e due approcci interpretativi in un’unica prospettiva di ricerca. La loro indagine rivela come il tentativo di unire lo spirito alla carne, e quindi valorizzare spiritualmente la sessualità, segni potentemente periodi e figure della storia della Chiesa – basti pensare al Cantico dei Cantici – mentre una politica della sessualità che alterna repressione e clemenza scorre parallela e agisce da efficace sistema di governo delle anime dei fedeli. La soluzione è sofisticata e funziona per secoli, finché non viene erosa dal primato della scienza che sembra dominare la modernità. Si accende così una lotta per l’egemonia in cui laici e cattolici competono ancora oggi.

Leggi un brano

«Ciascuno abbia la propria moglie e ogni donna il proprio marito. Il marito compia il suo dovere verso la moglie; ugualmente anche la moglie verso il marito», scrive l’apostolo Paolo nella Prima lettera ai Corinzi (7, 2-3), e poco più avanti: «Agli sposati poi ordino, non io, ma il Signore: la moglie non si separi dal marito [...] e il marito non ripudi la moglie» (7, 10-11). E in un’altra lettera paolina si legge: «E voi, mariti, amate le vostre mogli come Cristo ha amato la Chiesa e ha dato se stesso per lei, per renderla santa [...]. Così anche i mariti hanno il dovere di amare le mogli come il proprio corpo, perché chi ama la propria moglie ama se stesso. Nessuno infatti ha preso in odio la propria carne; al contrario la nutre e la cura, come fa Cristo con la Chiesa, perché siamo membra del suo corpo» (Lettera agli Efesini, 5, 25 e 28-30). In queste frasi paoline si manifesta tutta la potenza dell’innovazione cristiana sul piano dei rapporti sessuali: permettendo questi rapporti solo all’interno del matrimonio, la nuova fede prevedeva una reciprocità di doveri e di diritti fra marito e moglie assolutamente inedita nel mondo antico. Insieme con la proposta di scegliere la castità, seguendo il modello di Gesù e dello stesso apostolo Paolo, questo fatto costituisce l’aspetto più innovativo del cristianesimo nascente: un diverso modo di concepire il sesso, piuttosto che una repressione, come è luogo comune pensare.

È infatti opinione diffusa che il profondo cambiamento nel modo di concepire e di vivere la sessualità provocato dalla crescente affermazione del cristianesimo nel mondo antico consistesse in un’ondata di restrizioni morali e di proibizioni, che piombano su una società tendenzialmente libera e portata a valorizzare il piacere. La situazione in realtà è più complessa, perché anche nel mondo pagano di quel periodo si stavano affermando forti correnti ascetiche: certo è che le culture antiche consideravano la sessualità come un aspetto dell’essere umano dato dalla natura, e quindi non oggetto di controllo, ed erano interessate solo a disciplinare il comportamento femminile in modo da controllare la paternità. Per il resto, per gli uomini tutto era libero e possibile, e solo alcune correnti filosofiche greche – in primis gli stoici – pensavano all’istinto sessuale come a un ostacolo irrazionale al controllo di sé da parte della ragione, e quindi lo vedevano come un pericolo da combattere.

Come ha scritto lo storico Peter Brown, l’ascesa del cristianesimo nel mondo romano, più che come il passaggio da una società meno repressiva a una più repressiva, dovrebbe essere visto «come il prodotto di un sottile cambiamento nella concezione del corpo. Nei secoli successivi, infatti, gli uomini e le donne non si sarebbero trovati semplicemente attorno a un muro di proibizioni diverse e più rigorose, ma sarebbero pervenuti a una visione del proprio corpo assai differente». Come aveva detto Paolo, il corpo non è solo natura, ma, con l’Incarnazione, è diventato il tempio di Cristo, e quindi parte integrante della persona umana, e non si scinde dalla sua natura spirituale.

Il cristianesimo infatti, pur condividendo in parte la visione stoica, fa molto di più: toglie la sessualità dalla sfera naturale e la inserisce in quella culturale, dandole un posto preciso nella storia della salvezza. Se la carne è a immagine di Dio, anch’essa può divenire strumento di salvezza. Questo concetto è stato sviluppato da tutti i Padri della Chiesa, e in particolare da Agostino, che ha fissato e precisato le grandi linee della concezione cristiana occidentale della sessualità. Era evidente, infatti, che attraverso l’Incarnazione di Cristo Dio era sceso sulla terra per far sì che anche il corpo fosse capace di trasformarsi. Proprio per questo, all’interno della tradizione cristiana, il comportamento sessuale non sarà mai considerato solo come un settore da regolare attraverso una precettistica morale, ma costituirà fin dall’inizio un nodo teologico fondamentale, la cui definizione risulta centrale in tutti i momenti di svolta della storia della Chiesa, a cominciare dalla riforma gregoriana per arrivare al Vaticano II, passando per la Riforma e il Concilio di Trento. E proprio per questo è divenuto uno dei motivi dominanti di quasi tutte le eresie.

La differenza cristiana sul posto da dare alla sessualità e al corpo si affermò prendendo le distanze non solo dal paganesimo, ma anche dalla cultura ebraica.

Questo nuovo modo di concepire la sessualità non solo assume un’importanza crescente nel definire l’identità cristiana, ma avrà l’effetto di cambiare radicalmente i rapporti tra i sessi. Si tratta di una rivoluzione simbolica e culturale dalla quale la cultura occidentale riceverà le caratteristiche che la contraddistinguono ancora oggi, se pure con modalità contraddittorie. I cristiani, infatti, cercano con passione tutte le vie che li possono trasformare già in questa vita, rendendoli più liberi dai gravami della condizione umana e aperti a ricevere lo Spirito: la sessualità viene individuata come il nodo fondamentale, come il punto in cui corpo e spirito si intrecciano e sul quale, quindi, si può agire per avanzare nel cammino spirituale.

Il matrimonio e la castità acquistano entrambi lo statuto di via spirituale, e proprio per questo è tanto importante delinearne le nuove leggi e rivelarne i significati simbolici.

Un primo importante passaggio è costituito dallo spostamento dell’attenzione dall’atto all’intenzione individuale che lo sottende, aprendo così la via a quella che, nel corso del tempo, diventerà l’analisi dell’uomo interiore e delle sue motivazioni. Il primo passo in questa direzione è lo strappo con la tradizione ebraica della purità, uno strappo che costituisce uno degli aspetti più «scandalosi» dei Vangeli, e coinvolge allo stesso tempo il cibo e la sessualità. Gesù stabilisce infatti chiaramente – con le parole e con l’esempio – la fine delle categorie tradizionali di contaminazione materiale, per sostituirle con la impurità metaforica dell’intenzione. A tal punto che, nel suo rovesciamento delle gerarchie umane, promette il regno dei cieli alle prostitute, che del resto frequenta e con cui parla in vari episodi evangelici.

Al tempo stesso, la sua breve vita è contraddistinta dalla più rigorosa castità: Cristo, il modello a cui si rifaranno tutti i cristiani, ha scelto di non avere rapporti sessuali, ha scelto di non aderire al modello del pater familias a cui si erano omologati i grandi patriarchi e i profeti. Il dovere di perpetuare la specie, la famiglia, l’etnia, che nella società antica incombeva su ogni essere umano, viene così fortemente messo in crisi, minato da questo esempio, tanto che, per influsso del cristianesimo, nascerà la prima società che accetta, anzi valorizza, la scelta di castità, non solo per gli uomini, ma anche per le donne. Forse è proprio per questa rivoluzione che ancora oggi, al cristianesimo, e in particolare al cattolicesimo, è rimasta appiccicata un’idea di oppressione sessuale.

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