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Sono razzista, ma sto cercando di smettere

Sono razzista, ma sto cercando di smettere
Edizione: 20083
Collana: Saggi Tascabili Laterza
Serie: Festival della mente
ISBN: 9788842086604
Argomenti: Attualità culturale e di costume, Scienze: storia e saggi

In breve

Niente razze, ma molto razzismo. Nonostante studi approfonditi abbiano dimostrato da tempo che di razze umane ce n’è una sola, certi sentimenti non smettono di circolare. Siamo tutti parenti, discendenti dagli stessi antenati africani che hanno colonizzato in poche migliaia di anni tutto il pianeta. Niente razze, ma molte differenze, scritte un po’ nel nostro DNA. E moltissimo nella nostra cultura, nei tanti luoghi comuni dove andiamo a inciampare ogni giorno, nei pregiudizi che ci guidano attraverso le piccole e grandi vicende della vita e che ci portano a subire, dire, fare o semplicemente pensare cose razziste.

Vincitore della prima edizione del Premio Antico Pignolo

Indice

1. Così va il mondo? - 2. Pregi e difetti del pregiudizio - 3. Quanto siamo intelligenti - 4. Quali sono, se ci sono, le razze umane - 5. Le razze tornano di moda - 6. Le parole per (non) dirlo - 7. Identità assassine - Ringraziamenti

Recensioni

Armando Massarenti su: Il Sole - 24 ore (15/06/2008)


È bello che Guido Barbujani e Pietro Cheli abbiamo dedicato a Flavio Baroncelli questo illuminante volumetto, che apre per Laterza la serie dei Libri del Festival della Mente di Sarzana, Sono razzista, ma sto cercando di smettere. Lo spirito è il medesimo (leggero, preciso, informato, originale) che Baroncelli, morto prematuramente l'anno scorso, aveva messo, tra l'altro, in Il razzismo è una gaffe. Eccessi e virtù del politically correct. Basterà dire «nero» invece di «negro», o «verticalmente svantaggiato» invece di «nano», per metterci la coscienza a posto? «Si noterà che i politically correct - osservava Baroncelli - sembrano fare di tutto» perché si creda «che non solo le soluzioni da loro proposte, ma anche i problemi affrontati, siano frutto di allucinazioni e di sbornie filosofiche». Certo cambiare i codici linguistici a qualcosa può servire. Ma non deve illuderci sull'essenza del problema, che riassumerei brutalmente così: siamo tutti razzisti. E lo siamo per ragioni che riguardano la nostra stessa natura di esseri umani. Ragioni cognitive e istintive, legate per esempio al fatto che abbiamo bisogno di capire istintivamente se possiamo o non possiamo fidarci di una persona che vediamo per la prima volta. E allora mettiamo in moto meccanismi istintivi - fallaci, ma non per questo meno sistematici - che ci spingono a incasellare gli altri entro categorie arbitrarie. Ecco dunque la conclusione cui, secondo gli autori, sulla base del loro stesso ragionamento, «non» dobbiamo arrivare: «Per secoli ci siamo sforzati invano di trovare le razze umane; oggi abbiamo finalmente capito che nell'uomo le razze non esistono, nel senso che non sono riconoscibili con i metodi della scienza. Se non ci sono razze non c'è nemmeno una vera possibilità di razzismo: il razzismo residuo è semplicemente un prodotto dell'ignoranza, e un po' alla volta scomparirà anche quello». Perché è sbagliato ragionare così? Perché «il razzismo non si alimenta di dati scientifici, anzi, resiste magnificamente anche di fronte a evidenze scientifiche molto chiare di segno contrario». Se dunque davvero vogliamo «smettere», dobbiamo capire meglio le ragioni che spingono anche i migliori di noi a dire, fare, pensare o subire la nostra dose di razzismo quotidiano. Magari ragionando come i Bribri, una popolazione del Costa Rico secondo la quale «esistono due razze: i Bribri e gli Ña». Bribri significa «uomini», e sono loro. Ña sono tutti gli altri. E vi sembra un caso se Ña significa anche «cacca»?

Giuseppe Montesano su: L’Unità (16/06/2008)


Non sarà facile spiegare ai cultori del Great White Man, delle radici ariane e paleo-qualcosa dell'Europa e dell'Occidente, la pietruzza che intralcia i loro Panzer mentali, vale a dire il fatto che, secondo la scienza genetica e paleontologica più aggiornata, la cosiddetta «razza bianca» discende da circa 600 africani usciti 50.000 anni fa dall'Africa per fecondare il mondo. È ciò che, tra molto altro, si apprende da un libro intelligente e portatile che dovrebbe essere diffuso insieme allo sfilatino al mercato, scritto da Guido Barbujani e Pietro Cheli, primo volume di una collana curata dal Festival della Mente di Sarzana. I due autori vanno al nocciolo delle questioni con lucidità, smascherando la grande impostura che negli ultimi anni sta facendo ricomparire il concetto di «razza»: e così sfilano le teorie dello scienziato Bruce Lahn, che sostiene allegro l'esistenza di una «variante D», che renderebbe più intelligente chi ce l'ha, ovvero gli eurasiatici: tranne a scoprire che lui stesso non ce l'ha nel proprio corredo genetico; e appare Neil Risch, che si chiede perché molte malattie siano legate a quella che lui chiama la sua razza, quella ebraica: e che, professore alla Stanford University, dice di fidarsi delle differenze di razza ottenute con i censimenti degli Stati Uniti e proclama, allegro, che la «precisione» non è necessaria alla scienza; e su tutti il libro da milioni di copie di Errnstein e Murray, The Bell Curve: dove si sostiene che per migliorare l'umanità bisognerebbe impedire «di riprodursi a chi porta caratteristiche negative», e si suggerisce anche una nuova politica sociale, contro i poveri: «I ricchi fanno pochi figli, i poveri ne fanno tanti; e siccome i poveri sono stupidi la società diventa sempre più stupida. A peggiorare le cose, interviene poi lo Stato con sussidi ai meno abbienti, grazie a cui i poveri hanno i mezzi per fare ancora più figli, in una caduta a cui urge porre un freno...». Il libro di Barbujani e Cheli tocca il luogo cruciale dei razzismi: l'idea di superiorità e di razza è fabbricata da chi gode del maggior numero di beni, e usa la menzogna per «dimostrare» teorie infondate che confermino il privilegio. Da Gobineau all'ultimo dei commentatori nostrani, dagli scienziati ai politologi, dagli esperti ai ciarlatani, la massa dei razzisti in guanti bianchi è compatta: una massa ideologica, interessata a dimostrare cose che la scienza non dice. Ma per smascherarli, e togliere a noi stessi i residui inconsci di «razzismo» succhiati dai luoghi comuni pseudoculturali e dai media, serve anche capire qualcosa di più sulle questioni concrete: e questo qualcosa di più, in 134 pagine briose e sferzanti, Sono razzista, ma sto cercando di smettere ce lo fa capire senza risparmio.

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