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Manuale di scrittura (non creativa)

Manuale di scrittura (non creativa)
- disponibile anche in ebook

In breve

In questo libro il lettore troverà consigli su come si scrive un saggio. «Non deve aspettarsi niente che possa servire alla sua creatività: per questo deve pensarci da solo. Troverà invece qualcosa che può servire a chiarirgli la natura e gli obiettivi di questo genere di scrittura, nel quale rientrano gli articoli scientifici, le monografie, le tesi di laurea, le memorie e le relazioni di un professionista, gli articoli di fondo per un quotidiano, i servizi per i settimanali e così via. In questo genere di testi l'autore non può limitarsi a esporre le proprie opinioni su un dato tema, ma deve avere una tesi principale da affermare e deve saperla argomentare, cioè presentare ragioni convincenti a suo favore. Come diceva Albert Einstein, che pure sapeva scrivere bene, l'eleganza possiamo lasciarla ai sarti e ai calzolai. Uno stile elegante e ricercato non serve a molto quando si tratta di persuadere.»

Indice

Introduzione - Prima lezione: Cosa hanno in comune articoli scientifici, tesi di laurea e servizi giornalistici - Seconda lezione: Come si convince il lettore - Terza lezione: Come si costruisce una argomentazione - Quarta lezione: Le migliori argomentazioni possibili - Quinta lezione: ‘Tutti i marinai amano una ragazza bruna’ - Sesta lezione: Come ragionava Sherlock Holmes - Settima lezione: La parola che squadri da ogni lato - Ottava lezione: Come si risponde a una argomentazione - Nona lezione: Come si legge un testo - Decima lezione: Come si scrive un saggio

Recensioni

Alessandro Pagnini su: Il Sole - 24 ore (28/01/2007)


Un tempo l'arte del persuadere e le tecniche dell'argomentazione erano insegnate dalla logica e dalla retorica. Una complessa involuzione della retorica, che si è progressivamente limitata a sistema di classificazione di figure e si è concentrata solo sugli aspetti espressivi e stilistici (sull'elocutio, a scapito dell'inventio), ha accompagnato la sua scomparsa dai programmi educativi e la sua riduzione a catalogo di tropi e a cosmesi dell'eloquio. Dalla fine degli anni Cinquanta del secolo scorso, la retorica ha vissuto una rinascita. Per meglio dire, ha vissuto almeno due rinascite: da una parte, quella che la vuole come «prima ermeneutica sistematica dell'essere-assieme quotidiano» (Heidegger) o che in generale, sulla scia di Nietzsche, la vuole contrapposta al discorso logico-razionale in quanto depositaria di un patrimonio magico-mitologico e di quell'«energia nervosa» che (per Nietzsche) è prerogativa essenziale della parola; dall'altra, quella che, come indicava bene Giulio Preti nel suo Retorica e logica (Einaudi 1968), affianca la retorica alla logica in senso stretto per una analisi completa del discorso veritativo. Questa seconda accezione di retorica - che in un senso rilevante "torna" ad Aristotele, nel proporsi come luogo in cui emerge l'intreccio tra linguaggio, ontologia, cognizione, azione e responsabilità - è fatta propria da Santambrogio nel suo manuale. Qui non interessa l'eleganza dello stile (si cita Einstein che, in tema di persuasione, lasciava l'eleganza ai sarti e ai calzolai) e tantomeno interessano le virtù del discorso metaforico ed evocativo (qui «non ci occupiamo degli usi poetici e letterari del discorso»); mentre è decisamente negata l'idea stessa di una verità retorica, una verità intrinseca alla narrazione e alla sua costruzione linguistica, contrapposta alla verità storica o fattuale, tipica dell'"altra" rinascita della retorica. Ci si pone invece un proposito apparentemente assai più modesto, ben espresso dall'understatement del titolo: insegnare ai giovani a scrivere un saggio argomentando correttamente e convincentemente le proprie tesi, e insegnare loro a ricostruire gli argomenti altrui e a criticarli. Quello, cioè, che si fa correntemente nei Paesi anglosassoni, dove ciò che viene insegnato in questo libro si chiama critical thinking, l'abbecedario per tutti gli studenti universitari che si accostano alla filosofia (un corrispettivo di questo manuale in inglese, usatissimo come propedeutica allo studio della filosofia, è l'ottimo A.P. Martinich, Philosophical Writing, Blackwell 1989; mentre una utilissima integrazione italiana al libro di Santambrogio è il recente A. Iacona, L'argomentazione, Einaudi 2005).

Il manuale di Santambrogio si configura dunque come un primo libro di filosofia. Ma nella sua scelta radicale di consegnare alla logica e a quella che una volta si chiamava "dialettica" la chiave per aprire le porte della comprensione filosofica contiene anche un elemento di sfida: l'autore si propone di insegnare a leggere e a fare filosofia in un certo modo in tempi in cui anche i curricula universitari, accanto a (e in ragione di) inclinazioni endemiche della nostra tradizione culturale, ne hanno fatto perdere di vista la specificità "tecnica". Santambrogio non dice che tutta la filosofia è argomentazione (semmai auspica che lo sia, e lo raccomanda ai principianti come esercizio di «onestà intellettuale»), ma dice che, anche quella del passato e anche quella più ostile alla logica e alla chiarezza argomentativa, è utilmente ricostruibile come forma di argomentazione (talora occulta o "stenografata"), in modo che, al di là dell'interesse storico e filologico che possiamo legittimamente avere per essa, ci consenta una assimilazione e un confronto vivo nell'attualità.

Dicevo prima della modestia del titolo. A dispetto del suo presentarsi come introduzione al ragiona-mento filosofico, con tanto di esemplificazioni ed esercizi, in realtà il libro tratta, in modo essenziale ma mai elusivo, anche problemi sostantivi quali la verità, la conoscenza, l'induzione, la spiegazione, la definizione (particolarmente felici le pagine dedicate ai criteri di una corretta definizione). E stiamo attenti a non farci ingannare da quel «non creativa» in parentesi nel titolo (forse qui l'autore ha concesso qualcosa alla retorica tropica, facendo uso di una ironia). Quella filosofia è creativa, eccome; solo che la sua creatività, mi si perdoni la battuta, è lenta e non è rock, e costringe alla esplicitazione e alla articolazione chiara di tutti gli assunti e di tutte le evidenze a sostegno delle diverse argomentazioni. «Non sarà questa tutta la filosofia», si potrebbe obiettare, ma sarà certo questo un modo indispensabile anche per chiarire e sostenere un'asserzione del genere. Strano che molti ancora recalcitrino di fronte a un modo così elementare, ma tutt'altro che ingenuo, di concepire la filosofia e soprattutto di avviare alla filosofia; quando invece tutti sarebbero d'accordo sul fatto che al giovane che si iscrive a un liceo artistico si insegnino il disegno geometrico e l'ornato, e non a fare tagli sulla tela.

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