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Alle origini dell'opera d'arte contemporanea

Giuseppe Di Giacomo (a cura di), Claudio Zambianchi (a cura di)
Alle origini dell'opera d'arte contemporanea
con ill.
- disponibile anche in ebook
Edizione: 20187
Collana: Biblioteca di Cultura Moderna [1197]
ISBN: 9788842084907
Argomenti: Storia dell'arte, Estetica: storia e saggi
  • Pagine 252
  • 20,00 Euro
  • Al momento non disponibile presso il nostro magazzino

In breve

Nove saggi che sono pietre miliari della riflessione internazionale sull’arte, alcuni dei quali alla loro prima pubblicazione in Italia, delineano confini e nodi teorici del dibattito artistico nel XX secolo.

 

Il volume ha l’obiettivo di fornire al lettore una mappa autorevole per comprendere i punti di snodo essenziali dell’arte del Ventesimo secolo. I temi toccati delineano i confini e i luoghi ‘caldi’ del dibattito: l’abbandono dell’idea dell’arte come riproduzione delle apparenze del mondo visibile, a vantaggio di una proposta dell’opera come espressione di una specifica qualità d’emozione; il richiamo a non dimenticare le basi sociali dell’arte anche quando, come nell’astrazione, sarebbe facile perderle di vista; la riproducibilità tecnica, la perdita dell’aura e il rapporto tra l’arte moderna e le masse; l’avanguardia come unica possibilità di sopravvivenza della cultura di élite; la definizione e la critica al Modernismo; il new dada, l’arte pop, la definizione di un’arte postmoderna. Chiudono la scelta antologica alcune pagine dalla Teoria estetica di Theodor W. Adorno, che affronta la questione dell’arte moderna nel suo rapporto di autonomia e insieme di non autonomia nei confronti della realtà.

Alcuni dei saggi proposti in queste pagine sono del tutto inediti per il pubblico di lingua italiana.

Leggi un brano

Entrato in crisi lo stretto rapporto tra arti visive e apparenze del mondo, sul quale si erano basate nell'Ottocento l'arte realista e quella impressionista, la teoria e la critica delle arti visive iniziano a porsi interrogativi nuovi su cosa sia e a cosa serva l'opera d'arte nell'età contemporanea. Sin dagli inizi del Novecento le risposte a tali domande sono molteplici e complesse.

Nella prima metà del secolo, benché in modo non esclusivo, prevale un'interpretazione dell'opera come autosufficiente, fine a se stessa, basata sull'uso sempre più «puro» dei mezzi espressivi specifici delle arti visive (linea, colore, composizione). Poco dopo la metà del secolo, tuttavia, la comparsa di un'arte che pone l'accento sul rapporto con la realtà del quotidiano, nel contesto della civiltà di massa, e tende sempre più a sfumare il confine tra arte e vita spinge la critica a porsi questioni nuove. L'autosufficienza della forma viene messa in dubbio, si ampliano i riferimenti; e la nozione di originalità dell'opera, che era parsa connaturata all'arte moderna, entra in crisi.

Quest'antologia si propone di mettere a fuoco le questioni sopra indicate attraverso una serie di saggi, molti dei quali costituiscono tappe essenziali nella riflessione sull'arte del XX secolo; saggi che pongono domande, spesso in diretta polemica l'uno con l'altro, cercano risposte e, così facendo, definiscono aspetti e individuano momenti essenziali di cambiamento nella storia dell'arte del Novecento: la concezione dell'opera come espressione di una specifica qualità d'emozione per il tramite dei soli caratteri formali (Roger Fry); la motivazione sociale dell'arte astratta (Meyer Schapiro); la riproducibilità tecnica dell'opera d'arte intesa come la fine dell'arte di élite (Walter Benjamin); e all'opposto l'avanguardia come unica possibilità di sopravvivenza della cultura «alta» (Clement Greenberg); la definizione del modernismo come ricerca e approfondimento dei mezzi specifici dell'arte (Greenberg); la critica al modernismo; l'apparire del new dada e dell'arte pop; il postmoderno (Leo Steinberg, Arthur C. Danto, Rosalind E. Krauss). La scelta si chiude con alcune pagine della Teoria estetica di Theodor W. Adorno, commentate in dettaglio nella Postfazione al volume. Come si vede, sono testi di critici d'arte e di filosofi; e se tra i primi si sono privilegiati scritti di natura teorico-critica più che d'intervento militante, essi tuttavia tradiscono l'urgenza di prendere parte attiva alle situazioni in atto; allo stesso modo i saggi dei filosofi, volti a definire questioni di carattere teorico, mostrano un'acuta consapevolezza della realtà artistica del presente. La duplice natura dei testi spiega perché essi siano stati scelti da due curatori di formazione diversa, filosofica l'uno, storico-artistica l'altro, ma secondo un'intenzione condivisa: quella di offrire alle lettrici e ai lettori, pur senza ambizioni di completezza, una raccolta di scritti privi nella gran parte di gergo specialistico e fondamentali per capire alcuni nodi centrali dell'arte contemporanea.

Tre saggi sono stati tradotti in italiano per questa occasione; il Saggio di estetica di Fry è riproposto in una versione pubblicata nel 1947 e, a quanto ci risulta, mai più ristampata; per gli altri si sono utilizzate traduzioni più recenti.

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