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I vandali in casa

I vandali in casa
I vandali in casa
Cinquant'anni dopo
a cura di F. Erbani
con ill.
- disponibile anche in ebook
Edizione: 20072
Collana: i Robinson / Letture
ISBN: 9788842080503
Argomenti: Attualità culturale e di costume, Giornalismo
  • Pagine 318
  • 18,00 Euro
  • Al momento non disponibile presso il nostro magazzino

In breve

Vandalo è chi distrugge l’antico. Ma non solo. Vandalo è chi distrugge l’antico perché la città assuma una fisionomia più consona a interessi privati e non pubblici, perché il suo territorio venga spremuto al pari di una risorsa dalla quale ricavare quanto più reddito possibile. La degradazione della storia e della sua eredità, la manomissione della natura non sono solo violazioni inammissibili di quanto il passato ha elaborato. Sono anche uno dei modi di essere dell’Italia in quegli anni. Questo libro dà il tono di un paese che sarebbe potuto essere diverso da com’è.

Indice

Prefazione – Antonio Cederna e l’Italia sventrata di Francesco Erbani – Nota del Curatore – Introduzione – I vandali in casa – Le ville distrutte – La macchia d’olio – Il Sacco di Roma – I malati sulla strada – Monte Mario venduto – I gangster dell’Appia – La città eternit – Cerotti per un massacro – La valle di Giosafat – Com’era, dov’era – Lo stadio nelle Catacombe – San Francesco in torpedone – Lo sventramento di Lucca – La morte a Venezia – Requiem per Milano – Il rudere inventato – L’inutile rovina – Distruggiamo le chiese – L’architetto neo-romanesco – Lo sventratore – Il Leviatano immobiliare – Postfazione – L’Italia possibile di Antonio Cederna di Francesco Erbani – Indice dei nomi

Leggi un brano

Il primo articolo di Antonio Cederna sul «Mondo» appare a pagina 5 del settimanale diretto da Mario Pannunzio. È datato 2 luglio 1949. Si intitola La terra di nessuno. La terra di nessuno è il nostro patrimonio artistico: è il Museo di Palazzo Venezia a Roma, chiuso per ospitare l’Assemblea Mondiale della Sanità; sono i musei siciliani senza un soldo; è l’Ara Pacis a Roma, costretta «tra le rovine della sua ridicola gabbia color del dentifricio»; sono le pitture delle necropoli di Chiusi e di Orvieto, che rischiano di cadere a pezzi; sono gli affanni della Biblioteca di Archeologia e Storia dell’Arte di Roma, che ha in dotazione un milione l’anno per la manutenzione, i restauri, la luce, il riscaldamento e con quel che avanza può a malapena sottoscrivere qualche abbonamento a una rivista straniera; e poi c’è la via Appia Antica, dove se un antiquario ha bisogno di un piedistallo per adattarvi una testa del I secolo a.C. da vendere a un collezionista americano può procurarselo in un qualche sepolcro...Sono i temi che accompagnano Cederna per i diciassette anni di collaborazione al «Mondo», una collaborazione iniziata quando il periodico muoveva i primi passi (La terra di nessuno esce sul numero 20) e chiusa quando questo terminò le pubblicazioni, nel marzo del 1966. Ma non sono i soli argomenti di cui Cederna si occuperà durante l’intenso lavoro di cronista delle vessazioni che il territorio italiano andava subendo in quegli anni e nei successivi. Ai maltrattamenti patiti dalle bellezze artistiche si aggiunsero quelli inferti ai centri storici, al paesaggio e poi alle città, la cui crescita, agli occhi di Cederna, stava assumendo caratteri informi, guidata da direttrici speculative e strutturalmente diversa da quella che esse avevano conosciuto nei secoli precedenti.Cederna sottolinea il profilo sistematico di questo processo. La degradazione della storia e della sua eredità, la distruzione dell’antico e del bello, la manomissione della natura e dei suoi equilibri non vengono lette solo come violazioni inammissibili di quanto il passato ha elaborato ed esteticamente definito, trasmettendolo alle generazioni successive e impegnandole a tutelarlo come il luogo in cui è consegnata parte della loro identità. Questo basterebbe a imporre la salvaguardia, che è prodotto di civiltà e di civiltà moderna in specie. Ma non è sufficiente a spiegare l’atteggiamento di Cederna che si sbaglierebbe a ridurre alla sola componente conservativa. Le violazioni Cederna le interpreta come uno dei modi di essere dell’Italia di quegli anni, le mette costantemente in rapporto con il tipo di sviluppo che l’Italia aveva intrapreso, con la fisionomia che andavano assumendo – o confermando – le sue classi dirigenti, l’amministrazione statale, dai livelli più alti a quelli semplicemente esecutivi, le burocrazie comunali, combattendo con i suoi interventi chi giudicava quelle manipolazioni alla stregua di un danno collaterale, l’accidentale e inevitabile corollario, e non una delle condizioni perché il cammino del paese procedesse esattamente in quel modo. Chi vilipende l’antico, insiste, non lo fa perché gli oppone il moderno, ma perché ha in mente un’idea di città e di sviluppo che ha poco di moderno e molto invece di urbanisticamente distorto e di distorto in generale.

dalla Prefazione di Francesco Erbani

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