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Prima lezione di storia contemporanea

Prima lezione di storia contemporanea
Prima lezione di storia contemporanea
- disponibile anche in ebook
Edizione: 20188
Collana: Universale Laterza [866]
Serie: Prime lezioni
ISBN: 9788842079910
Argomenti: Storia contemporanea

In breve

«Al passato ci si può volgere sotto una duplice spinta: disseppellire i morti e togliere la rena e l’erba che coprono corti e palagi; ricostruire, per compiacercene o dolercene, il percorso che ci ha condotto a ciò che oggi siamo, illustrandone le difficoltà, gli ostacoli, gli sviamenti, ma anche i successi. Appare ovvio che nella storia contemporanea prevalga la seconda motivazione; ma anche la prima vi ha una sua parte.»

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Arnaldo Momigliano considera caratteristiche fondamentali del lavoro dello storico l’interesse generale per le cose del passato e il piacere di scoprire in esso fatti nuovi riguardanti l’umanità. È una definizione che implica uno stretto legame fra presente e passato e che bene si attaglia anche alla ricerca sulle cose e i fatti a noi vicini.Ma come nascono questo interesse e questo piacere? La prima mediazione fra presente e passato avviene in genere nell’ambito della famiglia, in particolare nel rapporto con i genitori e talvolta, come notava Bloch, ancora più con i nonni, che sfuggono all’immediato antagonismo fra le generazioni. In questo ambito prevalgono molte volte la nostalgia della vecchia generazione verso il tempo della giovinezza e la spinta a vedere sistematizzata la propria memoria fornendo così di senso, sia pure a posteriori, la propria vita. Per questa strada si può diventare irritanti laudatores temporis acti, ma anche suscitatori di curiosità e di pietas verso quanto vissuto nel passato. E possono nascerne il rifiuto della storia, concentrandosi prevalentemente l’attenzione dei giovani sul presente e sul futuro, oppure il desiderio di conoscere più e meglio il passato proprio in funzione di una migliore comprensione dell’oggi e delle prospettive che esso apre per il domani. I due atteggiamenti sono bene sintetizzati dalle parole di due classici. Ovidio raccomandava Laudamus veteres, sed nostris utemur annis («Elogiamo i tempi antichi, ma sappiamoci muovere nei nostri»); e Tacito: Ulteriora mirari, praesentia sequi («guardare al futuro, stare nel proprio tempo»).L’insegnamento della storia contemporanea si pone dunque con responsabilità particolarmente forti nel punto di sutura fra passato, presente e futuro. Al passato ci si può volgere, in prima istanza, sotto una duplice spinta: disseppellire i morti e togliere la rena e l’erba che coprono corti e palagi; ricostruire, per compiacercene o dolercene, il percorso che ci ha condotto a ciò che oggi siamo, illustrandone le difficoltà, gli ostacoli, gli sviamenti, ma anche i successi. Appare ovvio che nella storia contemporanea prevalga la seconda motivazione; ma anche la prima vi ha una sua parte. Innanzi tutto, i morti da disseppellire possono essere anche recenti. In secondo luogo ciò che viene dissepolto ci affascina non solo perché diverso e sorprendente ma altresì per le sottili e nascoste affinità che scopriamo legarci ad esso. La tristezza che è insieme causa ed effetto del risuscitare Cartagine è di per sé un legame con Cartagine.Due scrittori che consideravano indispensabile che la storia assumesse un carattere scientifico facevano anch’essi appello alle emozioni oltre che alla verità obiettiva.Scriveva lo storico Lacombe:Che utilità c’è per noi di sapere [...] che un macedone di nome Alessandro ha battuto i Persi nel luogo tale e tale, nell’anno tale e tale [...] quando non se ne trae in fondo una verità o un’emozione?Anche chi storico non era, come Max Nordau, scriveva:ciò che è semi velato sveglia la voglia di svelarlo, ciò che è maceria suscita il desiderio della ricostruzione, ciò che è scomparso adesca al tentativo della evocazione, ciò che non è chiaro dà luogo ad enigmi che attendono la soluzione. In una parola: si può poeticamente sognare con le pallide visioni che sorgono misteriose dal crepuscolo del profondo passato.Il tempo presente è destinato a sprofondare a sua volta in quello passato, senza peraltro spezzare il filo che ad esso lo lega e senza rinunciare a sgomitolare quello che lo legherà al tempo futuro. La sua rilevanza scema quando compare la «seconda esistenza» di un evento storico, che Gadamer definisce «quella che (come un’opera d’arte) vive nello spirito dei suoi esegeti, e che è diversa dalla prima, perché contiene cose e problemi – per esempio preoccupazioni e illusioni – che la prima non conteneva, non poteva contenere o che conteneva in modo diverso».Ma quali sono dunque i caratteri che contraddistinguono la storia contemporanea all’interno del sapere storico considerato nel suo spaziare sull’intero corso delle vicende umane e nel suo insieme di teorie, metodologie, pratiche di ricerca, canoni espositivi, rapporti con altre discipline? O, in altre parole, quanto la materia da trattare incide sul modo di trattarla? Sono questi gli interrogativi ai quali si tenterà nelle pagine seguenti di dare qualche risposta, avendo come lontano punto di riferimento il principio, caro agli scolastici, che definitio fit per genus proximum et differentiam specificam.Narrare, descrivere, comprendere, se possibile spiegare, giudicare sono i compiti che lo storico ha di fronte, intrecciandoli e sovrapponendoli in vario modo oppure optando in maniera esclusiva per alcuni a danno di altri, come la storia della storiografia insegna. Questi obiettivi si ritrovano tutti nella storia contemporanea.

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