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Il fascismo e gli ebrei

Il fascismo e gli ebrei
Le leggi razziali in Italia
- disponibile anche in ebook
Edizione: 20184
Collana: Economica Laterza [380]
ISBN: 9788842078869
Argomenti: Storia contemporanea, Storia d'Italia

In breve

Il bel volume di Enzo Collotti argomenta e illustra lucidamente la meticolosità della persecuzione antisemita. Simonetta Fiori, “la Repubblica”

Collotti scandaglia la storia nazionale individuando al suo interno il progredire e il regredire, per flussi e riflussi, dell’antisemitismo. Uno studio brillante ed esaustivo sulla pagina più nera del Novecento italiano. Daniele Rocca, “L’Indice”

Un libro più efficace di un trattato nel dire la banalità del male. Titti Marrone, “Il Mattino”

Sanzioni, obblighi, espulsioni, privazioni, fino all’internamento e alla deportazione: l’Italia non fu seconda a nessuno per la meticolosità e la severità delle misure imposte agli ebrei.
 

Indice

1. Ebrei e antisemitismo tra emancipazione, nazionalismo e fascismo - 2. Razzismo anticoloniale e antisemitismo - 3. La campagna contro gli ebrei. Prima fase: la propaganda - 4. La campagna contro gli ebrei. Seconda fase: dal censimento alle leggi razziste - 5. Le leggi contro gli ebrei e la società italiana - 6. La guerra e l’ulteriore progressione dell’emarginazione degli ebrei - 7. Continuità e salto di qualità: l’occupazione tedesca e la Repubblica sociale italiana - 8. Il bilancio della tragedia. Gli ebrei in Italia dopo il 1945 - Bibliografia ragionata - Appendice - Indice dei nomi

Leggi un brano

Soltanto in epoca molto recente la storiografia italiana ha cominciato a riflettere seriamente sulle origini e sul percorso di lungo periodo di un razzismo italiano, uscendo dai limiti angusti degli anni della persecuzione fascista contro gli ebrei. Sicuramente questa ricerca è stata sollecitata dal recupero, seppure così tardivo, degli studi sulle conseguenze delle leggi razziste del 1938 avvenuto con il rinnovamento di prospettiva che ha fatto seguito alla data cinquantenaria della ricorrenza della legislazione discriminatoria, che ha coinvolto studiosi (e non solo storici in senso stretto) e opinione pubblica in un rinnovato e quasi inedito interesse per la questione ebraica in Italia. Essa era stata oggetto, nel 1961, del pionieristico libro di Renzo De Felice intitolato Storia degli ebrei in Italia sotto il fascismo rimasto per lungo tempo un contributo isolato nel panorama della storiografia, con l'eccezione di qualche ricerca di carattere essenzialmente locale. Negli ultimi quindici anni la sensibilità verso questo momento della nostra storia ha subito una notevole rivitalizzazione e abbiamo assistito e stiamo assistendo al decollo di una nuova storiografia attenta a integrare organicamente e in modo sempre più avvertito il capitolo del razzismo e dell'antisemitismo nella storia del fascismo come uno degli aspetti caratterizzanti della svolta più tipicamente totalitaria degli anni Trenta.In questo quadro era inevitabile che si desse luogo a un duplice processo di rivisitazione storiografica. Essa riguarda la più generale collocazione degli ebrei nella storia d'Italia, e non solo dell'Italia unita, sebbene sul periodo posteriore all'emancipazione sia stata concentrata per varie ragioni l'attenzione prioritaria, con gli studi sull'editto albertino e soprattutto con i contributi confluiti nei due tomi del nono volume degli einaudiani Annali della Storia d'Italia dedicati agli ebrei (1996-97), dai quali è derivato anche l'importante libro di M. Sarfatti dal titolo Gli ebrei nell'Italia fascista (2000), al di là del più generale svecchiamento della storia degli ebrei italiani rispetto alla pur sempre benemerita opera di Attilio Milano.Già Attilio Milano ebbe a sottolineare i due tempi in cui avvenne in Italia (o almeno in buona parte della penisola) il processo dell'emancipazione degli ebrei quando scrisse: «1791-1815: un convulso quarto di secolo, in cui l'ebbrezza della equiparazione si impossessò anche degli ebrei italiani, li esaltò, li illuse, li tradì». Perché, scomparsi i segni della risonanza della Rivoluzione e del ciclone napoleonico, la Restaurazione ripristinò buona parte dei limiti e dei divieti che la presenza delle armate francesi aveva temporaneamente abbattuto nell'Italia centro-settentrionale in territori piemontesi, lorenesi, austriaci e financo pontifici. Tuttavia, con la sconfitta napoleonica e il ritiro delle armate francesi quasi in nessuna parte dell'Italia il ripristino della situazione ad essi anteriore significò il ritorno degli ebrei alle condizioni restrittive precedenti, poiché una prima breccia nei loro statuti di interdizione era stata pur sempre praticata. Soltanto nella Roma papalina il ritorno del potere temporale comportò anche che gli ebrei fossero ricacciati nel ghetto, che sarebbe stato dischiuso definitivamente soltanto il 20 settembre del 1870. Quasi dappertutto aveva avuto inizio un processo di liberalizzazione che la Restaurazione poté contenere ma non fare regredire, come se le ondate egualitarie della Rivoluzione e della dominazione napoleonica non si fossero mai abbattute sull'Italia.

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