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Non è per cattiveria

Non è per cattiveria
Non è per cattiveria
Confessioni di un viaggiatore pigro
- disponibile anche in ebook
Edizione: 2006
Collana: Contromano
ISBN: 9788842078814
Argomenti: Narrazioni contemporanee, Viaggi, turismo e sport
  • Pagine 124
  • 9,00 Euro
  • Al momento non disponibile presso il nostro magazzino

In breve

Questo libro non è una guida scritta da un viaggiatore professionista per aspiranti viaggiatori professionisti. Non propone itinerari, non consiglia hotel, ristoranti o negozi tipici. Semplicemente, chi l’ha scritto non se l’è sentita di catalogare il mirabolante universo del Viaggio dentro le lineari coordinate di una ‘guida di viaggio’. Questo libro è peregrinazione impigrita, su e giù per i timidi tornanti molisani, riflessioni sorridenti di un viaggiatore suo malgrado. Non è per cattiveria, ma «come dice Parise, passano gli anni, ottieni quello che vuoi, ne passano altri e poi è finita. Ci vuole, dunque, una pausa».

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Col tempo ho sviluppato una vera e propria antipatia verso i viaggiatori professionisti. Quelli che a intervalli regolari prendono e partono. Perché, dicono, devono staccare la spina, cambiare aria, vedere posti nuovi, magari più belli, più strani, più vivi di quelli visti l’anno prima.Non è che io sia contrario al viaggio su tutta la linea. Viaggiare in fondo è un accidente che può capitare a tutti e, certo, è quel genere di accidente capace di generare un benefico cambiamento d’umore (anche se non più di una bella giornata uscita fuori all’improvviso). Ma appunto si tratta di casualità, imprevisti della vita che non andrebbero teorizzati. E invece il viaggiatore professionista pretende attenzione costante alle sue esperienze di viaggio. Del resto, come potrebbe essere altrimenti? È appena tornato da posti belli, strani, vivi, migliori di quelli che ha visto (e ha raccontato) un anno prima.Il viaggiatore professionista è un missionario incorreggibile che disciplina la legge universale sul viaggio e ad essa, tout court, vorrebbe convertirvi. È inutile dirvi che molti viaggiatori compilano guide di viaggio. Dove mangiare, dormire, fare l’amore, cosa comprare e cosa non comprare per aiutare o non danneggiare le popolazione povere. Mi rendo conto: questo genere di guide sono le benvenute, accrescono il nostro tasso d’informazione sul mondo, ci rendono più intelligenti, meno vittime d’inganni, insomma più belli, vivi, migliori di quanto non eravamo appena un anno fa, prima di viaggiare e acquistare, appunto, le suddette guide.Forse, a questo punto, è superfluo dirlo: non riesco ad usarle, faccio fatica perfino a sfogliarle.La sola idea di dover vivere un’emozione da altri già rigidamente codificata mi getta nello sconforto. Quando qualcuno viaggia traccia una strada personale. Direi molto personale, quasi pudica. Il viaggio promuove sommovimenti interiori, strane associazioni, libera cattivi e buoni umori in una tale quantità che spesso siamo i primi a sorprenderci della capacità del nostro serbatoio interno. Dunque, vista la quantità di sensazioni, diciamo così, innervate dalla strada, per quale motivo dovrei, a priori, segnare il mio percorso con paletti piantati da altri?Un’avvertenza: nonostante sia pieno di idiosincrasie e ostilità di varia natura nei confronti del viaggio, dei viaggiatori professionisti e delle guide da viaggio, tutto questo, naturalmente, non mi impedisce di viaggiare e di compilare la mia personale mappa. Ma pretendere che questa mia mappa sia universale, risolutiva, obiettiva è una di quelle sciocchezze a cui non voglio neppure stare a pensare.

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