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Illustrissimi

Illustrissimi
Illustrissimi
Galleria del Novecento
- disponibile anche in ebook
Edizione: 2006
Collana: i Robinson / Letture
ISBN: 9788842078678
Argomenti: Attualità culturale e di costume

In breve

Tra sapienza e ironia, le istantanee degli uomini e delle donne di cultura che ci hanno insegnato a vivere e di quelli che ci hanno addestrati a sorridere.

Indice

Prefazione – Francesco Tullio Altan. Cipputi parlò, Banana rispose – Giulio Andreotti. Il seminarista che divenne spia – Alberto Arbasino. Nell’arena di Siviglia, a Bologna – Giorgio Bassani. Il laico coraggio di impegnarsi – Enzo Bettiza. Il Novecento spaccato in due – Norberto Bobbio. I miei dubbi sulla destra – Giorgio Bocca. Noi, finiti all’inferno – Vitaliano Brancati. I tormenti dell’insonne – Massimo Bucchi. Humour per intenditori – Achille Campanile. I cretini con l’antenna – Manlio Cancogni. Convertito senza vergogna – Antonio Cederna. L’uomo che voleva sconfiggere il cemento – Guido Ceronetti. Il banditore dell’abisso – Lucio Colletti. Dalla sinistra all’«unto» del Signore – Croce e Togliatti. «Senatore, è arrivato un certo Ercoli» – Silvio D’Amico. Kafka a Regina Coeli – Gabriele D’Annunzio. Taglia, poeta, taglia – Alcide De Gasperi. Prigioniero del Duce – Umberto Eco. Io, Minerva e la Bustina – Luigi Einaudi. Le omelie d’un liberale – Giangiacomo Feltrinelli. Solitudine d’un ribelle – Ennio Flaiano. Risate inconsolabili – Enzo Forcella. Confessioni d’un giornalista politico – Fortebraccio. Populista e gentiluomo – Fruttero e Lucentini. In viaggio verso l’ignoto – Gian Carlo Fusco. Pepè le Fuscò – Eugenio Garin. Editori, sale della terra – Emilio Giannelli. La matita dell’avvocato – Natalia Ginzburg. Confessioni rubate – Antonio Gramsci. Un sogno di nome Giulia – Ruggero Guarini. Fate la carità a un povero laico – Renato Guttuso. Pittore dello scandalo – Pietro Ingrao. I magnifici «errori» – Arthur Koestler. Il mio secolo sbagliato – Raffaele La Capria. Qui fu Napoli – Vito Laterza. Avventure fra i libri – Leo Longanesi. I mille geni d’un letterato – Franco Lucentini. Turista a Regina Coeli – Mino Maccari. L’ultimo individuo – Curzio Malaparte. Fra Benito e Palmiro – Filippo Tommaso Marinetti. La guerra le donne il Duce – Paolo Mieli. Maestro di disincanto – Mario Missiroli. Nessuno e centomila – Walter Molino. Profumo di cronaca – Indro Montanelli. L’imprevedibile – Alberto Moravia. Il sorriso dell’orso – Guido Morselli. Il comunista impossibile – Giovanni Mosca. L’Italietta a torso nudo – Carlo Muscetta. Il disobbediente – Benito Mussolini. Redattore d’Italia – Giuseppe Novello. Gaffe ci cova – Anna Maria Ortese. Il paradiso dei dannati – Randolfo Pacciardi. Il congiurato – Geno Pampaloni. La vita eterna, forse – Mario Pannunzio. Sono tutti suoi figli – Ferruccio Parri. Il comandante disarmato – Luigi Pintor. Le spine dell’eretico – Pitigrilli. Religione d’una spia – Giuseppe Prezzolini. Il «Vangelo del nulla» – Domenico Rea. Un plebeo in paradiso – Angelo Maria Ripellino. La patria dell’anima – Alberto Ronchey. Futuro in fax minore – Rossana Rossanda. «Compagni, non fate così» – Ernesto Rossi. Crociato senza croce – Gaetano Salvemini. La follia d’aver ragione – Sergio Saviane. Il trionfo del mezzobusto – Eugenio Scalfari. Il tic d’inventare giornali – Leonardo Sciascia. Sicilia e Italia, passione per passione – Giorgio Soavi. «Tender is the night club» – Mario Soldati. Racconto d’una vita allegra – Luigi Sturzo. Fra Dio e Cassandra – Palmiro Togliatti. Diamoci dell’«Ella» – Totò e Peppino. Lo sketch di esistere – Massimo Troisi. Napoli sotto le ciglia – Antonello Trombadori. La vita come autoritratto – Leo Valiani. L’antiretorico – Paolo Villaggio. I furori del clown – Ruggero Zangrandi. La storia fa corto circuito – Avvertenza – Indice dei nomi

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Quelli che si usa chiamare ‘gli intellettuali’ – romanzieri, poeti, critici, editori, umoristi, attori, filosofi, statisti, sociologi, politologi – hanno facce, abitudini, ossessioni, languori come qualunque altro cittadino? È possibile raccontarne senza sussiego gli atti e i pensieri? Rubargli aneddoti, indiscrezioni, malignità, affetti, sorrisi? Ho cercato, nelle pagine che seguono, di rispondere di sì, così come, d’altronde, ho sempre tentato di fare nei giornali. Gli ‘illustrissimi’ che si muovono in questo album di articoli, interviste e profili critici in gran parte pubblicati, dagli anni Sessanta ad oggi, sull’«Espresso» e poi – in maggior numero – sulla «Repubblica», sono stati infatti scelti all’interno d’una folla che ha popolato e spesso rallegrato la mia vita professionale. E tuttora continua: con molti di loro la confidenza emigra anche nella sfera privata. Potrei perfino azzardare l’ipotesi che questo volume risulti, per qualche verso, autobiografico. L’ipotesi va saggiata confrontandola con una scommessa preliminare: quella di far intravedere al di là di ciascun libro di cui si parla la faccia, a me familiare, di chi l’ha scritto. Come, d’altronde, allestire una galleria senza facce? Un espediente che mi è parso indispensabile è di non offrire al lettore – non sempre, almeno – ritratti a tutto tondo, ma privilegiare al limite del possibile le istantanee. Isolare qualche momento di vita, magari tipico, dei personaggi cui si dedica un ritratto, evitando di metterli in posa per un’effigie che si presuma ‘definitiva’. Un’altra lusinga cui occorreva resistere era di allineare nelle pagine soltanto coloro che si definiscono i propri ‘maggiori’, cioè le persone che ci hanno insegnato a vivere (o, nei casi più aulici, a pensare). L’antidoto più sicuro non consiste nell’abolire la presenza dei guru e dei maestri con i quali ci si è incontrati imparando qualcosa – o tanto – ma nel fare in modo che essa si alterni all’irruzione di coloro che ci hanno aiutati a sorridere. Se poi qualcuno avesse in animo di individuare, al di sotto delle presenze fisiche che si aggirano in questo libro, lo stato d’animo o l’‘ordine di idee’ di colui che le ha descritte e presentate ai lettori, potrei aiutarlo con qualche rapida indicazione: senza aver mai sposato nessuna causa predeterminata, né aver ‘militato’ in nessuna formazione ufficiale, mi pare di aver provato simpatia per una liberaldemocrazia a sfondo laico che fosse davvero tale, senza sconfinamenti verso utopie di segno diverso o verso cangianti settarismi; e senza aderire – per farla breve – ai più acrobatici revisionismi à la page. Ciò non toglie che nella classica distinzione a firma di Norberto Bobbio fra destra e sinistra, io mi riconosca nel secondo corno del dilemma, pur non rinunziando allo sgomento cui mi induce l’oltranzismo anche in veste ‘progressista’. La preparazione di questo libro mi ha portato a rileggere tante cose che ho scritto anche in tempi discretamente lontani, e non ho avvertito la necessità di modificarne il senso per adeguarle ai miei pensieri di oggi. Non intendo così accreditarmi una coerenza. A proposito della quale, stento però a convincermi che rappresenti in ogni caso un misfatto. Scorrendo il sommario di questo libro, le cui voci seguono un’andatura alfabetica e perciò casuale, mi colpiscono sequenze e accostamenti bizzarri: Paolo Villaggio è incastonato fra Leo Valiani e Ruggero Zangrandi, figure in vario modo refrattarie al contagio dello humour. Altre volte, a qualche personaggio ‘consolare’ è stato praticato un maquillage che ne fa – con una dose di arbitrio magari smodata o irriverente – una presenza scenica troppo lontana dalla riflessiva severità che gli compete: preceduto in indice da Luigi Sturzo e seguito dalla coppia Totò-Peppino, il lettore s’imbatterà in un Togliatti cui viene carpita un’intervista immaginaria, ricalcata sui suoi storici tic linguistici e concernente una materia – quella dell’amnistia – che gli fu a suo tempo congeniale e che ciclicamente torna d’attualità, perfino ad opera di qualche suo pronipote o postero politico. Un alternarsi, dunque, di pensoso e di ilare. Se si tratta di un difetto, si sappia che è frutto d’una scelta. Non per nulla, nel volume, sono numerose le voci dedicate a coloro cui si addice il nobile appellativo di ‘comici’: da Altan a Bucchi, da Campanile a Fortebraccio, da Giannelli a Mosca, da Maccari a Totò e Peppino, da Novello a Saviane, da Troisi a Villaggio. In altri casi si è scelto di spremere una goccia di svagatezza da un protagonista la cui essenza più consueta inclina al monumentale: penso a Giulio Andreotti, còlto come imprevedibile autore d’una spy story.Assai meno statuario appare, a chi lo conosce e lo legge, Alberto Arbasino: ma anche nel suo caso ho inteso privilegiare, a preferenza dei tanti ritratti che mi è capitato di farne, un disegno estemporaneo che lo vede saltellare su un palcoscenico, dove s’affanna a sottoporre la Carmen di Bizet ai precetti d’una regia avveniristica e straniante. Su Mario Soldati, tante volte raffigurato nei miei articoli, ho scelto un pezzo che lo insegue in uno di quegli amabili accessi di attivismo che si concedeva anche da vecchio: inerpicato, con tutta la sua cronica impazienza, su un elicottero per mandare al «Corriere della Sera» una viva cronaca dell’alluvione in Valtellina. Questo lungo alfabeto, nel quale mi illudo spiri un po’ dell’aria di un giornale – che è per definizione quanto di più pragmatico e di meno protocollare esista, anche quando ospita temi culturali –, è sormontato da un titolo, Illustrissimi, che richiede una breve chiosa. Di recente mi è capitato, sfogliando il Dizionario moderno di Alfredo Panzini, di fermarmi su una voce gemella: «Illustre e illustrissimo». In genere, osservava l’autore, «il superlativo vale più del positivo, ma nel caso di questo aggettivo la cosa è diversa, giacché ‘illustrissimo’ si dice di ognuno, specialmente non illustre: ‘illustre’ invece è solo di persone veramente chiare per notorietà e valore. Vero è – terminava lo scrittore – che anche dell’aggettivo ‘illustre’, che sembra contener un tantino d’incenso e di gloria, oggi si comincia a far uso generoso oltre misura». Incenso e gloria: ecco due ingredienti che mi piacerebbe non figurassero in queste pagine, scritte spesso obbedendo a una frettolosa richiesta connessa al mio mestiere. ‘Illustrissimi’, dunque. Ma sì, mi pare si adatti al caso. Chi mai potrà dispiacersene?

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