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Profilo del dada

Profilo del dada
Profilo del dada
Edizione: 2006
Collana: Universale Laterza [860]
ISBN: 9788842078432
Argomenti: Storia dell'arte
  • Pagine 170
  • 10,00 Euro
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In breve

Tradizione della rottura o rottura della tradizione? A quasi un secolo dalla nascita, la più radicale delle avanguardie storiche non sembra avere ancora esaurito il suo corso e lascia risuonare, come uno scioglilingua, l’insistente domanda già sollevata anni fa: Did dada die? Fra cronaca e teoria, questo studio ricostruisce la storia di un movimento che sostituì la provocazione alla vocazione, l’operazione all’opera, il gesto al manufatto, fino a toccare il punto estremo dello sperimentalismo moderno.

Indice

Premessa – I. Dada-dudu – II. Verso dada – III. Dada contro dada – IV. Dada prima di dada – V. L’Internazionale dada – VI. Dada a Parigi – VII. La metamorfosi dell’oggetto artistico – VIII. Oltre la «terra aesthetica» – Nota bibliografica – Indice dei nomi

Leggi un brano

È il 24 agosto 1993, e al Carré des Arts di Nimes si apre una prestigiosa esposizione. Tra i pezzi presentati, il celeberrimo ready-made di Marcel Duchamp Fountain, che l’artista creò nel 1917 rovesciando un comune orinatoio ed esponendolo, ribattezzato e firmato. Davanti a questo emblema dell’avanguardia, i visitatori si accalcano ammirati, senza sospettare cosa li attende. Tra il pubblico si cela infatti Pierre Pinoncelli, esponente del cosiddetto «happening di strada».Già noto per aver imbrattato gli abiti del ministro e scrittore André Malraux durante l’inaugurazione del Musée Chagall nel 1969, Pinoncelli aspetta il momento propizio, quindi, tra lo stupore degli astanti, mette a segno il suo colpo più ambito: riportare la Fontana alla sua primitiva funzione. Dichiarerà più tardi al commissariato che da oltre quarant’anni si era fermamente proposto di «riattivare » l’opera. Alla fine della vicenda, il performer viene arrestato e condannato a un mese di prigione con la condizionale, mentre il Centre Pompidou e la compagnia d’assicurazione Axa si costituiscono parte civile contro di lui.Il 20 novembre del 1998, la sentenza stabilisce un’ammenda pari a circa novanta milioni di vecchie lire. Poco dopo, un comitato di sostegno apre un sito internet, dichiarando:«È la prima volta, da quando Gustave Courbet fu condannato per la demolizione della colonna Vendome nel 1871, che un artista viene condannato per una sua opera, in questo caso una performance».Le opere di Duchamp non sono nuove a simili peripezie.Basterebbe ricordare l’infortunio capitato alla sua Porta, erroneamente dipinta nel corso di una mostra alla Biennale di Venezia. Già allora il problema si spostò dal campodell’estetica a quello della giurisprudenza. Il paradigma è lo stesso indagato da Bernard Edelman a partire dallo scandalo scoppiato negli Stati Uniti intorno al 1926, quando una scultura di Constantin Brancusi, bloccata alla dogana e tassata alla stregua di un semplice utensile in base alle norme vigenti, sollevò un'infuocata discussione sullo statuto legale dell’oggetto estetico. Ma il dibattito giornalistico nasconde un problema più ampio: se l’happening è una forma d’arte, fino a che punto consentirne lo svolgimento? E come proteggere dalla violazione un’opera che fa della violazione la sua ragion d’essere? Al solito, l’insegnamento dadaista si ritorce contro i maestri, secondo quella che, probabilmente, fu la vera lezione di Duchamp.

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