Password dimenticata?

Registrazione

Home > Catalogo > Schede > L'onda del porto

L'onda del porto

L'onda del porto
L'onda del porto
Un sogno fatto in Asia
con ill.
Edizione: 2005
Collana: Contromano
ISBN: 9788842077701
Argomenti: Narrazioni contemporanee, Viaggi, turismo e sport

In breve

Partito per l’India del sud senza ragioni o necessità evidenti, a pochi giorni da una immane catastrofe naturale, un uomo capitò per caso in un posto chiamato Mullur. Mentre i giorni passavano, quella che doveva essere la prima tappa del suo viaggio iniziò a trattenerlo, come se fosse dotata di una volontà propria, e di un progetto nei suoi confronti. Ma un viaggio che si ferma alla prima tappa è ancora un viaggio? E se non lo è, c’era forse un altro nome più adatto?

Leggi un brano

Dormivo vestito, e spesso non mi toglievo nemmeno la sciarpa e le scarpe. Guardavo la tv con il cappotto. Non mi facevo scappare nessuna opportunità di uscire da casa per spostarmi in un ambiente più caldo. Partecipavo assiduamente a inaugurazioni di mostre di artisti contemporanei, feste di compleanno, presentazioni di libri, spettacoli teatrali, cene di lavoro. Tutte le opportunità di stringere relazioni umane ed arricchire lo spirito offerte da una grande città, ma considerate ed apprezzate da un punto di vista strettamente termico.Purché confortata da un ambiente ben caldo, avrei preso parte volentieri anche a una veglia funebre. Se per caso conoscevo una ragazza, badando a nascondere la mia sospetta ansietà, cercavo di informarmi il più possibile sul suo impianto di riscaldamento. Autonomo? Centralizzato? Nessun problema, in questo periodo dell’anno? La pioggia scomponeva le decorazioni di Natale in una miriade di prismi giallastri e azzurrini, frantumi di un benessere di altri mondi sparpagliati nella desolazione della notte. La processione degli esperti al capezzale della mia caldaia proseguiva ininterrotta. Chiedevano una scala, e iniziavano ad armeggiare con aria perplessa, scuotendo la testa ed evitando (così almeno mi sembrava) di incrociare il mio sguardo preoccupato. La caldaia era nuova, non mancavano di constatare, e inoltre – affermazione questa decisamente paradossale, eppure, sotto un certo profilo, incontestabile – funzionava perfettamente. Ed era vero: una volta avviata e regolata, iniziava a ronfare come un gattone castrato, spandendo per la casa un primo velo di tepore.Ma dopo una ventina di minuti, ecco che si rifiutava di esistere: all’improvviso, e senza spiegazioni. La piccola spia rossa, la Stella dello Sconforto, ritornava a brillare fiocamente, mentre l’ultima vibrazione degli ingranaggi veniva riassorbita e si perdeva nel silenzio disperato del cortile condominiale.

Tra quei filmetti amatoriali trasformati dal destino in servizi televisivi in diretta sul maremoto, i telegiornali ne facevano spesso vedere uno molto meno drammatico degli altri.Credo che provenisse da Patong, in Tailandia, una cittadina dell’isola di Phuket famosa per i bar affollati da centinaia di puttane, tutte giovani e in genere bellissime. Proprio in questa cittadina di desolante squallore, pochi mesi appena prima del disastro, avevo fatto amicizia con uno strano tipo dell’Italia del nord, non ricordo più se trentino o friulano, che aveva rilevato un ristorante proprio in centro, con annesse una decina di stanze da affittare a ore o a notti. Questo tizio, veramente molto simpatico, aveva avuto qualche guaio con il fisco in Italia, a seguito di non so quali attività imprenditoriali.Aveva divorziato dalla moglie («una stronza di Rovigo»), aveva speso i suoi ultimi risparmi nel ristorante, nella corruzione di qualche funzionario, nell’assunzione di un cuoco bravo a fare le pizze. Si era risposato presto con una puttana di lì, ben lieta di gestire un ristorante e il giro collaterale di traffici legato alle stanzette da affittare. Era una donna di una bellezza prodigiosa, coperta di gioielli e con i lineamenti duri e perfetti, come quelli delle dee dell’arte khmer, madri e regine severe e vendicative dai fianchi stretti e i seni rotondi. Ci teneva a dire che prima di sposare l’italiano faceva la hostess, ma era il suo unico tallone d’Achille. Insieme, ci raccontò il tizio, lui e la sua nuova moglie facevano un vero e proprio santo mestiere, quello di rimediare ragazze abbastanza pulite e una stanza decente agli italiani che passavano dal loro ristorante.Perché soprattutto gli anziani, il preservativo non c’è verso che lo usino. E tu come lo sai che una ragazza è pulita, gli avevo chiesto. È una cosa che si capisce, mi ha risposto tranquillamente il tipo. Ma il guaio peggiore non è l’igiene, te lo assicuro, è che quando sono anziani, e soli, si innamorano fatalmente, e cominciano a spendere tantissimi soldi in regali: orecchini, orologi, braccialetti d’oro... Mentre parlava, mi aveva indicato con un lievissimo cenno della testa un tavolo in fondo al locale, occupato da un signore dai capelli candidi, sulla sessantina, che coi suoi occhi grigi e acquosi contemplava la sua compagna, una brunetta di nemmeno vent’anni con due tette grandi e perfette sostenute da un leggerissimo top di seta scura. Lei addentava con gusto un’enorme pizza capricciosa, traboccante di peperoni e cipolle, mentre lui, sorseggiando una bottiglietta di vino bianco, la guardava sottomesso, stupefatto, estatico. Una storia triste, mi aveva detto il tizio, avrà già speso duemila dollari di regali...Perché triste, non è detto, avevo pensato tornando al mio albergo, poco a nord di Patong, che dì lì a poche settimane si sarebbe trasformato in un cumulo di macerie, seppelliti e distrutti per sempre anche gli orrendi quadri di batik che adornavano le stanze, tramonti tropicali in giallo, indaco e verde squillante. Non è detto che sia triste la storia di quel vecchio bavoso, il patetico Vedovo Veneziano, come l’avevo ribattezzato (il padrone del locale mi aveva detto che aveva un’autorimessa a Mestre). Non è affatto triste che la vita possa finire così, a bocca aperta, in adorazione, nell’intensità di un amore disperato.

Ricerca

Ricerca avanzata

Catalogo

Edizione:
Collana:
ISBN:
Argomenti:

copia il codice seguente e incollalo nel tuo blog o sito web:

torna su