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Più sangue, Larry

Più sangue, Larry
Più sangue, Larry
Vita improbabile di un cronista di provincia
Edizione: 2006
Collana: Contromano
ISBN: 9788842076575
Argomenti: Giornalismo

In breve

Castel del Rio. Pressi di Imola. Un tassista viene trovato morto nella sua auto, abbandonata sul ciglio della strada e con il motore ancora acceso. Sul suo corpo, colpi di arma da fuoco. Morte istantanea. È luglio. Larry Bo batte la riviera romagnola a caccia di idee per i soliti pezzi di colore estivo: le notti brave del riminese, il liscio, la spiaggia. La notizia dell’omicidio è troppo ghiotta per non coglierla al volo. Larry si tuffa anima e corpo in un’indagine parallela a quella delle forze dell’ordine. Intorno a lui, lo stralunato mondo della redazione: giornalisti, capiservizio, fotografi, informatori, sedicenti esperti. Questo non è solo un noir. È un’autobiografia fantastica, un’atmosfera che sa di inchiostro, carta stampata e sangue, di un’esistenza alla rincorsa della notizia, appesi alle lancette dell’orologio.

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«Il Corriere Emiliano» si trova a ventidue chilometri dal centro di Bologna, in aperta campagna, sotto un altro comune, tra la statale che va al mare, l’asse complanare della tangenziale e la vecchia linea della ferrovia. Un modo astuto per prendere in contropiede la notizia, ho compreso soltanto parecchi anni dopo che il giornale traslocò dal cuore pulsante della città in questo luogo sperduto, ai confini con tutto.Ma come? Avrà pensato ognuna delle decine di notizie che ogni giorno finiscono sulle pagine della cronaca. Ma come? Io avvengo qua e tu che all’indomani mi dovresti riportare te la svigni e vai via? Effettivamente quella ritirata improvvisa dal fronte più caldo poteva apparire un controsenso, un disastro di strategia e di tattica. Invece le notizie continuavano ad arrivare lo stesso. Ne arrivavano sempre di più e oggi ne arrivano talmente tante che non ci sarebbe nemmeno bisogno di andarsele a cercare. Sono loro che cercano noi. Solo una mente proiettata nel futuro anteriore può aver concepito una visione tanto affilata e perspicace.La struttura principale è un parallelepipedo di vetro e acciaio alto nove piani, collegato a due satelliti più bassi che ospitano il magazzino della carta, la manutenzione e l’area delle spedizioni. Il tetto, rettangolare e piatto, è attrezzato per l’atterraggio e il decollo degli elicotteri, ma fino a pochi anni fa, nella pianura sconfinata che circondava l’edificio, sarebbe potuto comodamente atterrare anche il colonnello Kilgore di Apocalypse Now con l’intero carico delle sue lisergiche locuste da guerra. Ancora oggi d’inverno, in certe giornate di nebbia perfida e bassa, quel gigantesco solido di cristallo, calcestruzzo e acciaio affiora come un iceberg maestoso nella velata uniformità del bitume ghiacciato.Negli ultimi tempi attorno al giornale sono sorti piccoli agglomerati di capannoni e un ridottissimo centro commerciale che ha il solo pregio di ospitare l’unico bar-tabacchi della zona. Tutto quello che accade in città è sfuggente, ovattato, remoto. Perfino il traffico scorre silenzioso e il solo rumore che riesce ad attraversare come un brivido lo stabilimento, con frequenza quotidiana, è il sibilo acuto di una disperata frenata sull’asfalto. Le prime volte che si è sentito quello stridìo angosciante e improvviso, ci siamo trovati tutti col cuore in gola e il naso appiccicato alle vetrate che danno sulla strada. Niente. Al di là del vetro, la normalità più dispettosa e sfrontata. Senza riuscire a trovare la ragione di un fenomeno apparentemente inspiegabile, tornavamo preoccupati ai nostri posti di lavoro, scambiandoci occhiate interrogative e perplesse, insidiati dal timore di aver vissuto un’allucinazione collettiva. Che faccia davvero male stare troppo davanti al computer? è l’inconfessabile quesito che sicuramente più di un collega si è posto.La scena si è ripetuta per diverse settimane, con gli stessi risultati, prima che fosse nota a tutti la causa di quell’oscuro e spaventevole fragore. Nonostante ora si sappia che lo sfrigolio di freni è in realtà il segnale che si è messa in moto la nuova pompa del riciclo dell’aria nell’impianto di riscaldamento, tutte le volte mi coglie alla sprovvista e sobbalzo spaventato. Poi mando a quel paese la pompa e chi l’ha inventata, mentre altri reagiscono alla strizza simulando a versi il botto di un tamponamento. Quello che è sempre mancato. Ci si scherza su, insomma.Due anni fa, dopo un’altra frenata di quelle che stracciano le coronarie, l’autista di un camion che aveva perso la padronanza del suo bestione a dieci ruote è entrato al giornale abbattendo la cancellata, ma nessuno di noi, per paura di fare la figura del pollo, si è alzato ed è andato a controllare alla finestra. Abbiamo continuato a lavorare ridendoci sopra e in molti, me compreso, ci siamo accorti di quello che era accaduto soltanto il giorno dopo, vedendo la foto dell’incidente nella quarta pagina di cronaca. Non è stata una sensazione piacevole rendersi conto di aver così clamorosamente «bucato» la notizia a casa propria.

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