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Le aristocrazie dai signori rurali al patriziato

Le aristocrazie dai signori rurali al patriziato
Le aristocrazie dai signori rurali al patriziato
Edizione: 2004
Collana: Manuali Laterza [196]
Serie: Medioevo italiano
ISBN: 9788842072416
Argomenti: Storia medievale, Storia d'Italia
  • Pagine 276
  • 22,00 Euro
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In breve

Nel processo medievale di trasformazione dei signori delle campagne in nobili, l’Italia centro-settentrionale rappresenta un caso. La sua nobiltà urbana condivide con l’élite signorile del territorio stili di vita, ma si distingue per la formazione del reddito, il controllo dell’amministrazione e della magistratura, la forte vocazione cittadina. Non legittimata formalmente dal principe, ma direttamente dal sentimento di dignità municipale, questa nuova nobiltà si identifica con la classe dirigente dando seguito a quell’equivoco nobiliare tutto italiano che perdurerà nella sostanza ancora per tutto l’antico regime.

Indice

Introduzione di Renato Bordone

L’aristocrazia territoriale tra impero e città di Renato Bordone

1. Lo sviluppo dei poteri signorili e il loro difficile inquadramento pubblico – 1.1. Una gerarchia del potere – 1.2. Dinastie comitali e controllo territoriale – 2. I collaboratori italiani dell’imperatore – 2.1. Le infide aristocrazie dell’Italia settentrionale – 2.2. La “marca” di Toscana – 3. La Lega lombarda e i suoi rapporti con le aristocrazie – 3.1. Il mondo delle città – 3.2. Un’esperienza militare e politica – 4. L’aristocrazia italiana come nobiltà dell’impero? – 4.1. I «principes domini imperatoris» – 4.2. Conclusioni – Bibliografia

I ceti dirigenti urbani dalle origini comunali alla costruzione dei patriziati di Renato Bordone

Premessa – 1. Le «élites» cittadine nella prima età comunale – 1.1. Il problema delle origini: un dibattito storiografico – 1.2. «Libertas» cittadina e clientele vescovili – 1.3. Caratteri del ceto dirigente protocomunale – 1.4. Un retaggio del passato: i visconti cittadini – 2. L’attitudine militare e le istituzioni cavalleresche – 2.1. Cavalieri e «militia» urbana – 2.2. Lo stile di vita cavalleresco – 2.3. Un ceto in perenne conflitto – 3. Città e «districtus» dal predominio vescovile all’affermazione comunale – 3.1. Le origini del distretto urbano – 3.2. Inurbamento e sottomissioni – 3.3. La costruzione dei territori – 4. Il primo allargamento del vertice cittadino – 4.1. La transizione dal collegio consolare al magistrato unico – 4.2. Articolazioni urbane e aggregazione sociale – 4.3. «Milites» e «populus» – 4.4. L’allargamento dei consigli e gli inizi di una nuova classe dirigente – 5. Podestà forestieri, dinastie territoriali “interne” ed “esterne” – 5.1. Il professionista della politica comunale – 5.2. Circuiti podestarili e reclutamento – 5.3. Ezzelino da Romano, un precoce tentativo di signoria urbana – 5.4. Tentativi esterni di insignorimento – 6. La politica delle «partes» e la presa di potere del Popolo – 6.1. «Le maledette parti» – 6.2. La presa del potere: il “primo Popolo” a Firenze – 6.3. Un persistente governo di Popolo: il caso di Bologna – 6.4. Verso l’assestamento istituzionale e i provvedimenti anti-magnatizi – 7. La formazione delle oligarchie cittadine – 7.1. Magnati e “nobiltà” – 7.2. Oligarchie e signorie cittadine – 7.3. Il problema del patriziato – 7.4. Alberghi e «hospitia» come organizzazioni politiche del ceto magnatizio – – 7.5. Alberghi e «hospitia» come nuove strutture parentali – 8. Stile di vita e “invenzione della tradizione” del nuovo ceto dirigente – 8.1. La creazione del lignaggio – 8.2. Processi di insignorimento – 8.3. L’araldica e l’invenzione della tradizione familiare – Conclusione – Bibliografia

Aristocrazie e poteri nell’Italia centro-settentrionale dalla crisi comunale alle guerre d’Italia di Gian Maria Varanini

1. Istituzioni e società nella crisi della seconda metà del Duecento – 1.1. Continuità duecentesche: omogenee spinte propulsive dall’età podestarile – 1.2. «Partes» e Popolo nelle istituzioni cittadine duecentesche – 1.3. Regimi politici nella seconda metà del Duecento: democrazia e signoria – 1.3.1. Regimi popolari, regimi oligarchici – 1.3.2. I regimi signorili – 1.4. Le società cittadine alla fine del Duecento – 2. La definizione del quadro politico-istituzionale nel Trecento e nel primo Quattrocento – 2.1. Tra espansionismi regionali e precarie aggregazioni politiche nel Trecento – 2.2. Storie di città, storie degli “Stati” nel Trecento – 2.3. La semplificazione della carta politica dell’Italia centro-settentrionale agli inizi del Quattrocento – 2.4. Gli Stati regionali italiani del Quattrocento e il dibattito sullo Stato (moderno?) – 2.5. Le aristocrazie italiane nel nuovo quadro politico-istituzionale del tardo Trecento e del Quattrocento – 3. Aristocrazie, città e Stati nel Trecento e nel Quattrocento: forme del potere e della società – 3.1. Regimi politici, città e fazioni nel Trecento e nel Quattrocento – 3.1.1. L’estinzione delle fazioni nelle città a regime signorile – 3.1.2. Città, Stato regionale, fazioni in Lombardia e in Emilia nel Trecento e nel Quattrocento – 3.1.3. Società cittadine, fazioni e clientele nella Toscana fiorentina – 3.2. «Élites» urbane e istituzioni cittadine nel Trecento e nel Quattrocento – 3.2.1. I consigli cittadini nel Trecento e nel Quattrocento: rappresentanza e identità civiche, riconoscimento sociale – 3.2.2. Passioni municipali: dimensione politica, identità civica e (mancate) identità regionali nell’Italia del Quattrocento. Un problema aperto – 3.3. Fra corte e Stato, fra centro e periferia – 3.3.1. L’esaurirsi del “vecchio” fuoruscitismo e la “nuova” circolazione delle «élites» nel Trecento – 3.3.2. La corte signorile trecentesca: ricambio nelle «élites» locali e circolazione aristocratica – 3.3.3. Diplomazia, funzionariato, esercito negli Stati quattrocenteschi: “nuove” opportunità per aristocrazie e patriziati – 4. Cenni per una geografia storica del piccolo Stato signorile e della signoria rurale nel Trecento e nel Quattrocento – 4.1. Piccoli principi e signori rurali – 4.2. Signoria e rendita tra continuità e rifeudalizzazione – Bibliografia

L’identità politica delle nobiltà cittadine (inizio XIII-inizio XVI secolo) di Guido Castelnuovo

1. Introduzione. Il paradosso nobiliare in un mondo urbanocentrico – 2. Cavalleria e nobiltà nelle città duecentesche: politica, rituali, stili di vita – 2.1. Nobili e cavalieri fra modelli aristocratici e radicamento urbano – 2.2. Riti e miti cavallereschi – 2.3. Le società di militi e le trasformazioni del concetto di nobiltà – 3. Nobili e magnati fra Due e Trecento: un’analogia parziale (1270-1350 circa) – 3.1. Le leggi anti-magnatizie della fine del XIII secolo – 3.2. Contare i magnati e definire i nobili: due operazioni divergenti – 3.3. Oltre la politica: la nobiltà come modello condiviso? – 4. Pensare la nobiltà ai tempi di Dante: un dibattito aperto – 4.1. Matrici antiche e mediazioni d’oltralpe: i modelli della riflessione nobiliare nell’età comunale – 4.2. Il dibattito sulla nobiltàalla corte di Federico II – 4.3. Nobiltà e virtù nella cultura comunale (1250-1280) – 4.4. Dante e la nobiltà: dalle antiche ricchezze alle nuove virtù? – 5. Fra repubbliche e signori: scrivere della nobiltà nel Trecento – 5.1. Una prima sistematizzazione: Bartolo da Sassoferrato e la “nobiltà equivoca” – 5.2. Vivere nell’ambiguità: essere nobili in ambito cittadino – 6. Il Quattrocento, un secolo d’oro per vivere e discutere di nobiltà? – 6.1. Come discutere e con chi dibattere: la trattatistica umanistica e le virtù – 6.2. Quali nobiltà per quali realtà: le proposte di Poggio Bracciolini – 6.3. Principi, patrizi e cavalieri: come definire la nobiltà? – 7. Conclusione. Con le guerre d’Italia: verso una nuova nobiltà? – Bibliografia

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