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L'economia della pigrizia

L'economia della pigrizia
L'economia della pigrizia
Inchiesta su un vizio italiano
Edizione: 2007
Collana: i Robinson / Letture
ISBN: 9788842083412
Argomenti: Attualità politica ed economica, Economia e finanza
  • Pagine 142
  • 14,00 Euro
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In breve

La fotografia di un'Italia piatta, pigra e dallo sbadiglio facile, quella che resiste al nuovo, che è allergica alla scienza, che non investe, che si nasconde nelle corporazioni, che oppone una resistenza passiva, che non vuole crescere.

Indice

Introduzione - 1. La paura del nuovo - 2. C’è una cultura antindustriale? - 3. Imprenditori alla sbarra - 4. «Taxi Driver» non molla - 5. Statali: sono loro i fannulloni? - 6. Il rebus del lavoro - 7. I nuovi Oblomov - 8. La società piatta - Bibliografia essenziale - Indice dei nomi - Indice dei grafici e delle tabelle

Leggi un brano

Si respira un’aria al cloroformio, in giro per il paese. È come se la gente si alzasse tardi, crescesse di peso, indugiasse con il naso all’aria in vaghi pensieri. Molti cominciano a convincersi che sia inutile darsi da fare e guardare al futuro, molto meglio rimanere immobili e conservare il passato. Che cos’è che non funziona? Quale malattia ha colpito i nostri connazionali? Perché – è un dato di fatto – le riforme da noi trovano una schiera sempre maggiore di accaniti oppositori.Quasi da sé, in Italia si è messo in moto un meccanismo che può andare tranquillamente sotto il nome di «economia della pigrizia». A ben guardare, almeno sette aspetti della nostra società denunciano la presenza del «virus di Oblomov», il protagonista del celebre romanzo ottocentesco scritto dal russo Goncarov, che trascorreva le sue giornate sdraiato sul divano.Proviamo a declinarli.a. La pigrizia difensiva. È la forma di resistenza al nuovo che investe soprattutto la generazione dei baby boomers e le classi culturalmente meno forti. Ci si aggrappa alla nostalgia o al culto del passato, oppure si rifiutano innovazioni e concorrenza, percepite come forze selvagge e senza regole.b. La pigrizia intellettuale. Ovvero paura della scienza o conformismo. È quella dei fondamentalismi ideologici, ambientalisti o religiosi, che ostacolano la ricerca.c. La pigrizia di fronte al rischio. Coglie le imprese. Non si investe in nuove iniziative e si preferisce invece restare al riparo dei monopoli, o comodamente seduti sulle aziende di famiglia.d. La pigrizia della rendita. È quella delle corporazioni, dai tassisti ai benzinai, dai notai agli avvocati.e. La pigrizia del lavoro. Colpisce soprattutto gli statali (non tutti): basta pensare al tasso di assenteismo e agli impiegati imboscati nelle retrovie dei ministeri piuttosto che al servizio del pubblico.f. La pigrizia del posto fisso. Ci riguarda tutti da vicino, anche perché chi ha un posto fisso e lo perde, in Italia, trova di fronte a sé il baratro. Non c’è mobilità e, soprattutto, non ci sono ammortizzatori sociali adeguati.g. La pigrizia dei giovani. È quella di molti trentenni nostri connazionali, che lasciano la casa di famiglia in media nove anni più tardi dei loro coetanei stranieri.Si può uscire da questo circolo vizioso che ingessa l’Italia? Sì, con le riforme, come ha tentato di fare il governo Prodi. Ma probabilmente all’interno della nostra società esistono cause più profonde che inducono allo sbadiglio collettivo. Dunque è necessario un vero e proprio salto culturale per sfuggire al buco nero dal quale rischiamo di essere ingoiati.

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