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Taccuini

Taccuini
Taccuini
1836-1844 (Taccuino Rosso, Taccuino B, Taccuino E)
ed. italiana a cura di T. Pievani, pref. di N. Eldredge, trad. di I.C. Blum
con ill.
Edizione: 2008
Collana: i Robinson / Letture
ISBN: 9788842083245
Argomenti: Filosofia dellOttocento: storia e saggi, Scienze: storia e saggi

In breve

Questo libro riproduce la traduzione integrale del Taccuino Rosso, del Taccuino B e del Taccuino E, tratti da Charles Darwin’s Notebooks, 1836-1844, a cura di Paul H. Barrett, Peter J. Gautrey, Sandra Herbert, Kohn e Sydney Smith. Dell’edizione inglese sono proposte anche le note e il ricco apparato critico. Introduce il nostro volume Niles Eldredge, uno dei massimi evoluzionisti contemporanei, autore insieme a Stephen J. Gould della ‘riscoperta’ del carattere punteggiato dell’evoluzione delle specie e attento studioso degli scritti giovanili di Charles Darwin. L’edizione italiana è a cura di Telmo Pievani. La traduzione è di Isabella C. Blum.

«Ecco qui i misteri di Charles Robert Darwin, giovanile, energico, creativo: leggiamoli, analizziamoli e, semplicemente, ammiriamoli stupiti!» Niles Eldredge

«Londra, 1836: pagine di taccuino si riempiono degli appunti disordinati, e appassionanti, di una mente curiosa. Il lettore vi troverà oggi una congerie di ragionamenti in sospeso, schizzi a matita, promemoria, commenti di lettura, dialoghi interiori. L’autore è un ragazzo non ancora trentenne, che si è lasciato alle spalle una carriera di studi non rimarchevole per compiere un viaggio intorno al mondo di cinque anni. Quel giovanotto robusto, pieno di aspettative per i reperti naturalistici raccolti in Sudamerica, comincia a vergare assiduamente i fogli di alcuni quadernetti tascabili. E inizia così un secondo viaggio, questa volta non fisico ma intellettuale, che lo trascinerà altrettanto lontano. Sta per intraprendere la strada tortuosa di un dramma intellettuale ricco di ripensamenti e di intuizioni improvvise, verso una risoluzione finale oltremodo scomoda, le cui implicazioni filosofiche genereranno un ulteriore dramma, ancor più intimo, e lo consacreranno padre della teoria dell’evoluzione per selezione naturale.» Telmo Pievani

Indice

Prefazione. Segreti svelati di Niles Eldredge - Nota del traduttore - Taccuino Rosso - “Nothing for any purpose”: il Taccuino Rosso di Telmo Pievani - Taccuino B - Il corallo della vita: il Taccuino B di Telmo Pievani - Taccuino E - L’evoluzionista riluttante: il Taccuino E di Telmo Pievani - Bibliografia - Indice biografico dei personaggi citati nei tre Taccuini

Leggi un brano


Londra, 1836: pagine di taccuino si riempiono degli appunti disordinati, e appassionanti, di una mente curiosa. Il lettore vi troverà oggi una congerie di frasi sconnesse, ragionamenti in sospeso, schizzi a matita, promemoria, commenti di lettura, dialoghi interiori. L’autore è un ragazzo non ancora trentenne, che si è lasciato alle spalle una carriera di studi non rimarchevole per compiere un viaggio intorno al mondo di cinque anni. Quel giovanotto robusto, pieno di aspettative per i reperti naturalistici raccolti in Sud America, comincia a vergare assiduamente i fogli di alcuni quadernetti tascabili. E inizia così un secondo viaggio, questa volta non fisico ma intellettuale, che lo trascinerà altrettanto lontano.

Ha le idee confuse del naturalista che vede vacillare antiche concezioni, ma che sa di non possedere adeguate ipotesi alternative. Di certo, non è consapevole di essere in procinto di costruire una teoria che cambierà per sempre il modo di concepire la natura, e il posto dell’uomo in essa. In pochi mesi, si innalza un’architettura di idee che porterà per la prima volta uno scienziato a comprendere non soltanto la realtà dell’evoluzione biologica, ma anche il suo meccanismo fondamentale. Sta per intraprendere la strada tortuosa di un dramma intellettuale ricco di ripensamenti e di intuizioni improvvise, che lo conduce verso una risoluzione finale oltremodo scomoda, le cui implicazioni filosofiche genereranno un ulteriore dramma, ancor più intimo. Prima che l’autore di questi appunti divenga noto al mondo come il padre della teoria dell’evoluzione per selezione naturale, Charles Darwin, passeranno più di vent’anni.

Due decenni di reticenza non sono pochi. Devono essere il frutto di una personalità complessa e di una motivazione profonda che in queste pagine emergono già in controluce. Contemplando gli sforzi del giovanissimo Darwin, nulla sembrerebbe più inadeguato di quel facile “mito dell’illuminazione” che talvolta associamo alla nascita delle rivoluzioni scientifiche, come se l’eureka dell’evoluzione si fosse palesato all’osservatore mentre catalogava tartarughe, iguane e fringuelli delle Galápagos.

Spesso nelle ricostruzioni storiche di grandi scoperte dobbiamo accontentarci di narrazioni a posteriori. Lo scienziato, ormai famoso e in là negli anni, racconta come è arrivato alla sua idea, non senza qualche inevitabile concessione al narcisismo e al fascino del romanzo. Qui invece leggiamo un diario di prima mano, un bollettino quotidiano in presa diretta che ha la spontaneità, la freschezza e l’irriverenza di chi sa che sta scrivendo per sé e non certo per un’imminente pubblicazione. I taccuini rappresentano quindi una testimonianza straordinaria dell’essenza della creatività di Darwin, della sua logica della scoperta scientifica. Ci raccontano, dall’interno, come e quando è arrivato alla teoria, e perché decide di tenerla nel cassetto.

Non era scontato che un documento tanto prezioso giungesse fino a noi. Dal 1896, anno della morte della moglie di Darwin, i quadernetti passano di mano in mano da figli a nipoti nell’intrico dei legami ereditari della famiglia. Nel 1942 viene scongiurato il pericolo che siano ceduti a un compratore americano e si decide che il Taccuino Rosso e gli scritti di viaggio restino a Down House, mentre tutto il resto viene affidato alla Cambridge University Library. Nel 1963 la nipote Nora Barlow pubblica una parte dei materiali. Seguiranno negli anni Sessanta, per opera dell’embriologo Gavin de Beer, tutti i taccuini in cinque volumi, compresi i “taccuini metafisici”. Negli anni successivi a Cambridge viene messa in ordine l’imponente corrispondenza di Darwin. Il pronipote Richard Keynes raccoglie gli appunti di bordo del Beagle, fra i pochissimi scritti che precedono le note che leggiamo qui.

Infine, grazie all’opera meticolosa di Paul H. Barrett, Peter J. Gautrey, Sandra Herbert, David Kohn e Sydney Smith, i taccuini vengono trascritti e pubblicati in un’eccellente edizione critica nel 1987, da cui attingiamo per questa selezione in italiano. Le note dei curatori, che sono qui riportate integralmente, offrono uno spaccato eccezionale della pratica quotidiana di ricerca di Darwin. Grazie ad esse ricostruiamo le sue letture, gli incontri con i colleghi più influenti, la costellazione degli autori (e degli avversari) di riferimento, persino le chiose appuntate ai margini dei libri trovati nella sua biblioteca. È un po’ come entrare nella sua testa, di giorno in giorno.

Il periodo di stesura dei taccuini va dal 1836 al 1844 e corrisponde alla fase di massima diversificazione iniziale degli interessi di Darwin. La sua curiosità enciclopedica spazia fra campi disparati che da lì a qualche decennio diventeranno dominio di competenze specialistiche. Il Red Notebook viene inaugurato da Darwin già a bordo del Beagle nella primavera del 1836, durante la noiosa risalita dell’Atlantico. Fino a p. 112 si tratta di note frammentarie di viaggio, piene di nomi dei luoghi visitati. Ai primi del 1837, mentre a Londra frequenta le più rinomate società scientifiche britanniche, comincia a ricevere le osservazioni che alcuni autorevoli specialisti, come l’ornitologo John Gould e l’anatomista Richard Owen, stanno conducendo sui suoi reperti. Questa messe di informazioni precise illumina di luce nuova le sue sommarie annotazioni di bordo. Spuntano i primi schemi di interpretazione dei dati, le prime congetture. Inizia a consultare voracemente libri di ogni genere. Mentre il giovane naturalista dà avvio alle fitte trame delle corrispondenze epistolari che coltiverà per tutta la vita, i taccuini si riempiono di ipotesi eclettiche e di speculazioni in un clima di grande fervore. Darwin sente il bisogno di mettere ordine alle osservazioni da buon “induttivista baconiano”, come si definirà non senza una certa civetteria nell’Autobiografia.

Recensioni

Sylvie Coyaud su: Il Sole - 24 ore (10/02/2008)


All’inizio dell'Autobiografia, a 72 anni, Charles Darwin scrive di aver provato fin da bambino «la passione di collezionare che porta un uomo a diventare un naturalista sistematico, un virtuoso o un avaro». Verso la fine, scrive con rammarico che «negli ultimi venti o trent'anni la mia mente è cambiata, ...sembra esser diventata una macchina per macinare in leggi generali vaste collezioni di fatti». È una mente dalle capacità «moderate» le più importanti delle quali sono «amore per la scienza - una sconfinata pazienza per riflettere a lungo su qualunque argomento - industriosità nell'osservare e raccogliere fatti, e una giusta dose sia d'inventiva che di buon senso».

I Taccuini di appunti presi tra il 1836 e il 1844 ne sono la dimostrazione. I quattro curatori inglesi e americani sono riusciti a ritrovare gran parte dei riferimenti e in una breve introduzione a ciascun quaderno Telmo Pievani indica i punti di svolta. Fatto questo, ci consegnano la materia grezza. È una splendida accozzaglia di osservazioni, racconti di seconda mano, letture sempre più numerose, incontri. Sono frammenti di ogni ambito dello scibile, geografia, geologia, storia, chimica, botanica, zoologia, mele golden e gatti che perdono di colpo il pelo color sabbia e cui ricresce perfettamente bianco da qualche parte su una costa d'Africa. Il tutto inframmezzato di promemoria, annotazioni misteriose, punti di domanda.

Speriamo che i Taccuini non siano letti dai soli studiosi. Riservano troppi piaceri. Quello di osservare la macina che trita tutta quella confusione, di visitare una collezione surreale e poetica, metà scatola di Joseph Cornell, metà inventario di Prévert: monti e mari, piante e animali, esploratori e colonnelli, Cuvier e Lyell, il signor Bell di Oxford Street, con i suoi cani da caccia, e lo zio John. Per gli animi fanciulleschi, riserva il piacere di un romanzo d'avventura. Si svolge in un mondo che sembrava creato appena seimila anni fa, ma l'eroe solitario - non proprio, ma gli altri personaggi fanno solo brevi apparizioni - ne scopre il tempo profondo e scarabocchia un cespuglio con sopra «Io penso». Lieto fine? Un momento, non è Indiana Jones, ci ripensa, pare capirne le implicazioni pagine dopo: «Se le specie generano altre specie, la loro razza non è completamente eliminata - come la mela golden se prodotta mediante i semi si perpetua - altrimenti tutte moriranno. Il Cavallo fossile generò in S. Africa la zebra - e perpetuò. In America perì».

Si fa presto a dire eureka, bisogna dimostrarlo. Qui comincia la parte più emozionante, la lotta con l'angelo, come dice Michele Luzzatto, e con il demonio dell'autoinganno. Da «evoluzionista riluttante», Darwin riflette davvero su qualunque argomento, Malthus e la lotta per le risorse, la somiglianza tra il piede dello struzzo e quello del cammello, finché.. i Taccuini s'interrompono sul più bello. Non importa, sappiamo già dove lo porteranno la passione e la pazienza.

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