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I prigionieri dei Savoia. La vera storia della Congiura di Fenestrelle

Alessandro Barbero, I prigionieri dei Savoia

Barbero ricostruisce la storia della Congiura di Fenestrelle e demolisce il mito neoborbonico del "lager dei Savoia"

I prigionieri dei Savoia

Alessandro Barbero racconta in I prigionieri dei Savoia la vera storia di Fenestrelle ma anche la storia di come quegli avvenimenti, già di per sé abbastanza drammatici, siano diventati nell’Italia del Duemila materia di un’invenzione storiografica e mediatica.


La sera del 9 novembre 1860 una colonna di soldati in lacere uniformi turchine, disarmati e sotto scorta, marciava lungo la tortuosa strada alpina che risale la Val Chisone, nelle montagne piemontesi, verso la fortezza di Fenestrelle, costruita a 1200 metri di altezza sul livello del mare. Erano prigionieri dell’esercito borbonico catturati per lo più alla resa di Capua il 2 novembre, trasferiti per mare da Napoli a Genova dove erano approdati il giorno prima, poi trasportati in treno fino a Pinerolo e ora avviati a piedi, giacché non c’era altro mezzo, alla fortezza. Esausti per l’interminabile marcia, arrivarono a Fenestrelle per tutta la notte, a drappelli sbandati. Uno di loro morì appena giunto; nei giorni seguenti ben 178 su 1186 vennero ricoverati in ospedale, e altri quattro vi morirono.

Il 6 luglio 2008, sotto una pioggia battente, un gruppo di aderenti e sostenitori dei Comitati Due Sicilie, in parte convocati via chat o per email, salì a Fenestrelle e inaugurò una lapide che dice testualmente: «Tra il 1860 e il 1861 vennero segregati nella fortezza di Fenestrelle migliaia di soldati dell’esercito delle Due Sicilie che si erano rifiutati di rinnegare il re e l’antica patria. Pochi tornarono a casa, i più morirono di stenti. I pochi che sanno s’inchinano». Duccio Mallamaci, coordinatore per Piemonte e Calabria del Partito del Sud, tenne, interrompendosi a tratti per la commozione, un discorso in cui definì Fenestrelle un campo di sterminio come Auschwitz o Belzec, e affermò che 8000 uomini vi erano morti di fame e di freddo; in tutto, aggiunse, furono 40.000 i prigionieri meridionali sterminati nel Nord. Al discorso seguì una messa in latino, officiata da un prete francese fatto venire per l’occasione.

Tutti i fatti che abbiamo raccontato fin qui sono veri: tanto la risalita della colonna dei prigionieri la notte fra il 9 e il 10 novembre, quanto la manifestazione del 6 luglio 2008. Quasi tutto quello che venne detto in quest’ultima occasione a Fenestrelle è invece menzogna e mistificazione, così come menzognera è la lapide che incredibilmente l’amministrazione del forte ha consentito di esporre. Questo non significa che chi è salito a Fenestrelle quel giorno piovoso d’estate porti la responsabilità della mistificazione: molti e forse tutti erano convinti che quello che dicevano e ascoltavano fosse vero. Nell’Italia di oggi, almeno quando si parla del passato, le menzogne più grossolane si trasformano facilmente in verità per tanta gente in buona fede.

Questo libro tenta di ricostruire ciò che veramente accadde ai prigionieri napoletani trasportati al Nord, e in genere agli ex-soldati borbonici caduti nelle mani delle autorità vittoriose. Il lettore vedrà che la ricostruzione è per lo più estremamente minuziosa, anche quando si tratta di questioni che normalmente non meriterebbero tanto sforzo: come, per esempio, stabilire il giorno esatto in cui un certo reparto capitolato a Gaeta venne trasportato a Capri o ad Ischia, quanti giorni vi rimase, e quale rancio ricevettero gli uomini in quei giorni. È una conseguenza necessaria del fatto che intorno a tali questioni è stata sollevata negli ultimi anni una cortina di interrogativi fumosi e di sospetti gratuiti, che può essere smantellata solo attraverso un’aderenza scrupolosa ai fatti dimostrati.

Questa, dunque, è la storia di ciò che accadde veramente a Fenestrelle, ma anche a Torino, a Napoli, a Milano, a Gaeta e in altri luoghi d’Italia, fra 1860 e 1861, quando l’esercito delle Due Sicilie venne sconfitto in una guerra non dichiarata, i suoi uomini fatti prigionieri o sbandati, e poi, in gran parte, trasportati al Nord per essere arruolati contro la loro volontà nell’esercito italiano. Ma è anche la storia di come quegli avvenimenti, già di per sé abbastanza drammatici, siano diventati nell’Italia del Duemila materia di un’invenzione storiografica e mediatica: tanto più ignobile in quanto rivolta a un’opinione pubblica frustrata e incattivita, in cerca d’un riscatto qualsiasi da una realtà poco edificante come quella che ha presentato negli ultimi anni il nostro paese.


Alessandro Barbero, I prigionieri dei Savoia. La vera storia della congiura di Fenestrelle, pp. VII-IX

__________________________

Alessandro Barbero insegna Storia medievale presso l’Università del Piemonte Orientale, sede di Vercelli. Studioso di prestigio, noto al largo pubblico, ha pubblicato molti volumi. Tra le sue opere per i nostri tipi:


Lepanto

Benedette guerre

9 agosto 378 il giorno dei barbari

Barbari

La battaglia

Carlo Magno

Dizionario del Medioevo

I volti del potere

Il ducato di Savoia

Terre d'acqua



 


Commenti  

 
-18 # 11-10-2012 21:53
Questo libro é si una mistificazione! E' come far scrivere la storia di Auschwitz a Goebbels. Il Barbero omette di citare che i registri della parrocchia furono bruciati quindi non si sa da dove raccoglie i suoi dati scientifici. Prigionieri fatti sparire durante le trasferte, esecuzioni sommarie senza tribunali. Il Barbero dovrebbe accettare un confronto leale almeno su Fenestrelle.
 
 
-31 # 12-10-2012 21:53
Barbero è piemontese, tanto basta per definire la sua ricerca un cumulo di menzogne.
 
 
+32 # 18-10-2012 14:22
vale anche per te , oppure hai l'autocertificazi ohe che attesta che sei attendibile ?
 
 
+21 # 21-10-2012 13:57
Tu dove hai trovato i documenti che parlano di "Prigionieri fatti sparire durante le trasferte, esecuzioni sommarie senza tribunali"? Dove sono conservati? Hai avuto accesso? O è "l'ho sentito dire da mio nonno che a sua volta l'ha sentito dire da mio cugino che..."?
Documenti, fatti, prove, non teorie accampate qua e là. A me piace la storia e ancor più i documenti, la ricerca e le prove.
 
 
-2 # 22-10-2012 13:30
Non avrei saputo dirlo meglio di così!
 
 
-21 # 12-10-2012 21:52
Un altro libello risorgimentalis ta che va ad aggiungersi agli altri. Quando il Sud brontola ecco che per miracolo compaiono scrittori sedicenti storici che il Manna definì " ciucci e salariati" i quali godendo dell'appoggio del corrotto mondo dei "baroni universitari" e di condiscendenti case editrici nazionali, aggiungono palate di letame sul Sud. E' evidente che il ribollire dei movimenti sudisti comincia a terrorizzare questi salariati e i loro mandanti. Il Sud chiede vendetta per questi 152 anni di servaggio e di sfruttamento.
 
 
+2 # 18-10-2012 14:26
Hai bisogno di soldi ? li puoi ottenere anche senza inventarti sciocchezze . Il sud ( te lo posso assiurare ) e' stato governato da personaggi , buoni o cattivi , eletti dai suoi cittadini . Se ogni tanto ci scappa il governatore mafioso e' colpa degli elettori
 
 
-21 # 12-10-2012 21:58
Barbero non è uno storico ma dimostra solo di essere un fazioso. Essendo piemontese cerca di coprire, come fatto più di 150 anni fa dai suoi avi, la vera storia, infangando coloro che in questi anni hanno cercato di dare dignità alla memoria di uomini del Sud che hanno subito sopprusi e violenze inumane. La verità storica serve a dare valore e memoria ai valorosi sconfitti, da tradimenti, congiure e massoneria, duosiciliani. La verità deve essere supportata da documenti veri, come quelli degli archivi di stato che autori come Del Boca, Di Fiore, Izzo hanno scoperto ed ampiamente diffuso nella loro integrità. Nel corso di questi 151 anni di storia innumerevoli sono stati i tentativi, aimè riusciti, di infagare e nascondere gli avvenimenti avvenuti prima, durante e dopo la malaUnità. Eccone un altro. Barbero si dimostra complice dei suoi avi nonchè un pennivendolo allorchè le sue false teorie non sono supportate da alcun documento reale e veritiero.
 
 
+24 # 20-10-2012 12:15
Alex certamente sai che nel sito " briganti "e' stata pubblicata una foto copiata da un articolo di "PANORAMA " . Nella foto c'e un gruppo di deportati ebrei nei campi di sterminio nazisti ma e' stata sbolognata come " deportati a fenestrelle a prova della brutalita' piemontese " Sono questi i vostri documenti veri ? Gli "uomini del sud " ( che forse non conosci ) la loro dignita'l'hanno pagata con il sangue delle rivoluzioni antiborboniche ( ne hai sentito parlare ? ) I cannoni di salingeri non sparavano a salve contro le citta' siciliane ,le baionette dei mercenari svizzeri non facevano distinzioni tra uomini , donne , bambini ( in questo bisogna ammettere che i tuoi sovrani erano veramente democtratici ammazzavano tutti ) le stragi del cilento non sono una favola . Il sud ha riacquisito dignita facendo fuori una stirpe malvagia .E tu ti dimostri complice di quella stirpe
 
 
-5 # 12-10-2012 22:14
chissà se sa dove si trova fenestrelle... noooooooooooooo , lui legge le fiabe dei libri di storia delle scuole, magari sa dove si trova la casa dei sette nani ( non quelli del libro "Lo hobbit")
 
 
-11 # 12-10-2012 22:17
censurate pure i commenti? ci riprovo: chissà se conosce dove si trova fenestrelle, nooooooooooo Lui conosce solo i siti delle faibe scolastiche, magari la casetta dei sette nani.......
 
 
+9 # 13-10-2012 19:27
Mipare di capire che i fautori di fenestrelle /lagher non gradiscono il libro . Faccio una proposta a tutti ; invece di lanciare insulti di faziosita' andiamo a verificare sul posto . Io sono a disposizione . Migliaia di morti non spartiscono nel nulla . Se la proposta non piace vuol dire che ha ragione Barbero
 
 
-3 # 14-10-2012 11:52
già, è come dire che ad ad auschwitz ( pardon se scrivo il nome errato) ancora ci sono i corpi degli eb.erei bruciati nei forni!!!
 
 
+4 # 20-10-2012 12:17
No so di auschwitz ma le memorie delle stragi del cilento fatte dal tuo sovrano ci sono nelle catante locali . Ascoltale
 
 
+20 # 14-10-2012 21:41
Come dire... Io lo sapevo che provando a discutere scientificament e, e sulla base dei documenti, di questa questione scottante, subito si sarebbero scatenati i fanatici. Però, vederli scatenarsi davvero fa un po' impressione lo stesso. Provo a fare due o tre domande con post successivi:
- ma chi scrive l'11 ottobre, cioè il giorno stesso in cui il libro è uscito in libreria, l'avrà davvero letto? E se no, come qualificare chi si scatena contro un libro senza averlo letto? A me viene in mente un unico paragone, quegli integralisti islamici che riempiono le piazze per protestare contro film che non hanno visto. Leggete il libro, ragazzi, poi ne discutiamo finché volete!


-
 
 
+5 # 18-10-2012 12:09
No non lo ha letto ma ne ha paura .. perche le balle e le mistificazioni su qualla vicenda sono tantissime e qualcuna anche configura il reato di " falso ideologico " Solo due giorni fa e' apparsa nel sito " Briganti " ( un nome che e' una garanzia ) una foto che pur rappresentando un gruppo di prigionier ebrei nei campi nazisti veniva indicata come " foto dei detenuti a fenestrelle " In seguito alle proteste la foto e' stata tolta . E' cosi , con questi metodi infami ( ripeto infami ) che si vuole raccontare la storia . Il prof de crescenzo a secondo delle sue convenienze dice che la storia si fa con i documenti . Anche quelli falsi ? Per questo il libro di Barbero fa paura ...
 
 
+28 # 14-10-2012 21:42
- grazie per l'elegante paragone con Goebbels, per gli insulti in genere, e per gli insulti razzisti in particolare. Pensate che bel dibattito verrebbe fuori, se a chi mi dice che sono piemontese e quindi bugiardo rispondessi: "siete tutti terroni e non avete voglia di lavorare"... Ma per piacere! Si può provare a discutere senza insultarsi?
 
 
0 # 18-10-2012 13:27
Citazione alessandro barbero:
- grazie per l'elegante paragone con Goebbels, per gli insulti in genere, e per gli insulti razzisti in particolare. Pensate che bel dibattito verrebbe fuori, se a chi mi dice che sono piemontese e quindi bugiardo rispondessi: "siete tutti terroni e non avete voglia di lavorare"... Ma per piacere! Si può provare a discutere senza insultarsi?


Gentile prof. Barbero pur non conoscendo chi offende, credo che occorre comprendere l'impeto, del sentimento di chi vuol far emergere la verità sui fatti orribili avvenuti dopo l'invasione ordita dalla classe dirigente piemontese
dell'epoca e da diverse forze internazionali, e pertanto può succedere che lettori innamorati della propria causa usino modi esasperati di comunicazione.

Mi permetto di aggiungere che l'esasperazione di cui sopra, è spesso conseguenza di continue vessazione mediatiche ai danni del popolo Meridionale, le quali vengo distribuite quotidianamente e gratuitamente, senza che nessuno si scandalizzi.
Lei ovviamente è completamente estraneo questo fenomeno, per cui non so bene con che titolo,ma sento di chiederle scusa. La invito invece a promuovere con profonda onesta intellettuale, un dibattito sugli eccidi operati dalle truppe dei Savoia e non solo a Fenestrelle, ma anche sul resto del territorio delle Due Sicilie, come Bronte, Pontelandolfo, Casalduni ecc ecc

Leggerò presto il suo libro.
Un cordiale saluto dalla Terra d'Otranto
 
 
+7 # 20-10-2012 23:20
Gentile prof. Barbero pur non conoscendo chi offende, credo che occorre comprendere l'impeto, del sentimento di chi vuol far emergere la verità sui fatti orribili avvenuti dopo l'invasione ordita dalla classe dirigente piemontese
dell'epoca e da diverse forze internazionali, e pertanto può succedere che lettori innamorati della propria causa usino modi esasperati di comunicazione.

Mi permetto di aggiungere che l'esasperazione di cui sopra, è spesso conseguenza di continue vessazione mediatiche ai danni del popolo Meridionale, le quali vengo distribuite quotidianamente e gratuitamente, senza che nessuno si scandalizzi.
Lei ovviamente è completamente estraneo questo fenomeno, per cui non so bene con che titolo,ma sento di chiederle scusa. La invito invece a promuovere con profonda onesta intellettuale, un dibattito sugli eccidi operati dalle truppe dei Savoia e non solo a Fenestrelle, ma anche sul resto del territorio delle Due Sicilie, come Bronte, Pontelandolfo, Casalduni ecc ecc


Caro Bramato, la ringrazio, ma credo che nessuno debba scusarsi, tranne chi insulta e chi invita a bruciare i libri. Io lo capisco benissimo, sa, che molti al Sud non ne possano più delle "continue vessazioni mediatiche": ma non è vero che nessuno se ne scandalizza, siamo in tanti al Nord a vergognarci delle volgarità leghiste. Lei mi invita a aprire un dibattito: io ho studiato un problema specifico, e mi piacerebbe essere chiamato a rispondere di questo, ma le assicuro che su Bronte, sulla repressione del brigantaggio, e su altre pagine nere del Risorgimento un dibattito storiografico esiste eccome, solo che non è sempre tanto visibile. Mi perdoni però se le dico che immaginare una "invasione ordita dalla classe dirigente piemontese" significa semplificare molto le cose. La ribellione della Sicilia contro i Borboni era un fatto, come erano un fatto gli importanti segmenti della società meridionale che hanno voluto la caduta dei Borboni e l'Italia unita. Dopodichè, ripeto, non si tratta qui di rincorrere miti consolatori, nè da una parte nè dall'altra: il Risorgimento è stata un'epoca estremamente complessa e traumatica nella storia di un paese di per sé fazioso e arretrato com'è la nostra Italia, e di pagine nere non ne sono certo mancate. E' nostro interesse di tutti, al Nord come al Sud, ragionarci su...
 
 
0 # 21-10-2012 00:39
Mi permetto di aggiungere che l'esasperazione di cui sopra, è spesso conseguenza di continue vessazione mediatiche ai danni del popolo Meridionale, le quali vengo distribuite quotidianamente e gratuitamente, senza che nessuno si scandalizzi.
Lei ovviamente è completamente estraneo questo fenomeno, per cui non so bene con che titolo,ma sento di chiederle scusa. La invito invece a promuovere con profonda onesta intellettuale, un dibattito sugli eccidi operati dalle truppe dei Savoia e non solo a Fenestrelle, ma anche sul resto del territorio delle Due Sicilie, come Bronte, Pontelandolfo, Casalduni ecc ecc


Caro Bramato, la ringrazio, ma credo che nessuno debba scusarsi, tranne chi insulta e chi invita a bruciare i libri. Io lo capisco benissimo, sa, che molti al Sud non ne possano più delle "continue vessazioni mediatiche": ma non è vero che nessuno se ne scandalizza, siamo in tanti al Nord a vergognarci delle volgarità leghiste. Lei mi invita a aprire un dibattito: io ho studiato un problema specifico, e mi piacerebbe essere chiamato a rispondere di questo, ma le assicuro che su Bronte, sulla repressione del brigantaggio, e su altre pagine nere del Risorgimento un dibattito storiografico esiste eccome, solo che non è sempre tanto visibile. Mi perdoni però se le dico che immaginare una "invasione ordita dalla classe dirigente piemontese" significa semplificare molto le cose. La ribellione della Sicilia contro i Borboni era un fatto, come erano un fatto gli importanti segmenti della società meridionale che hanno voluto la caduta dei Borboni e l'Italia unita. Dopodichè, ripeto, non si tratta qui di rincorrere miti consolatori, nè da una parte nè dall'altra: il Risorgimento è stata un'epoca estremamente complessa e traumatica nella storia di un paese di per sé fazioso e arretrato com'è la nostra Italia, e di pagine nere non ne sono certo mancate. E' nostro interesse di tutti, al Nord come al Sud, ragionarci su...

Egregio Barbero, mi colpisce la sua voglia più di cercare di assolvere Fenestelle, dove alla fine resta sempre il mistero della fine dei poveri soldati Borbonici, che piuttosto di fare luce su quello che non si può negare cioè le Sragi di Pontelandolfo, Casalduni Serino e altri paesi, ma anche di come si fece entrare Mafia e camorra nelle istituzioni, di come furono smantellate tutte le industrie meridionali, degli operai uccisi a Pietrarsa dai bersaglieri perchè protestavano contro la chiusura della loro fabbrica. Delle votazioni per il Pebliscito dove votò appena il 10% della popolazione pressata dai Camorristi arruolati in Polizia. Dal successivo inasprimento del carico fiscale. Della chiusura delle scuole nel meridione per mancanza di fondi. Della conversione forzosa delle monete d'oro.....in cambio di carta....
Cioè si rende conto Lei si preoccupa di salvare il buon nome di fenestelle, e non spende nemmeno una parola per questi fatti gravissimi....

Ma Lei conosce che il Regno delle due Sicile era uno stato sovrano che fu attaccato senza neanche una dichiarazione di guerra???Per Lei è normale???Conosce a tal proposito le Convenzioni dell'Aja ???
Lei conosce che lo stato piemontese nel 1859 era sull'orlo del default....o vuole ancora far credere che venivano veramente a liberarci dai cattivi...o che forse gli interessava solo il nostro ingente oro prezioso per salvare i loro conti pubblici....
Mi dica anche perchè il Regno delle due Sicilie fino al 1861 non conosceva emigrazione, mentre dopo ci fu un onda di disperazione???
Ma in base a quale paradigma i sabaudi dovevano invadere le nostre terre???

Chi li aveva mai chiamati???

I veri storici discutono a 360 gradi.....non vanno a mettere piccole pezze......
Parli prima di tutti i massacri e ingiustizie con la giusta durezza e poi puà assolvere Fenestelle...
 
 
+20 # 21-10-2012 10:17
Caro Blackhorse, attaccare uno storico che ha studiato un argomento dicendogli che doveva studiarne ben altri è, mi perdoni, un po' assurdo. Forse a chi non fa questo mestiere non è sempre chiaro l'enorme lavoro che occorre per scavare negli archivi e mettere a fuoco seriamente una questione. L'intero lavoro storiografico procede così, per piccoli pezzi; poi, quando molto è stato portato in luce, sono anche possibili, anzi necessarie, le sintesi e i giudizi d'insieme. Se la questione di Fenestrelle è così insignificante che mi si può rimproverare di aver speso del tempo e della fatica per studiarla a fondo, mi spiega come mai è al centro di così tante pubblicazioni e di così tante polemiche?
 
 
+18 # 14-10-2012 21:45
..segue...
- ad Antonio Moccia di Fe rispondo: primo, non è vero che i registri della parrocchia sono bruciati: sono lì, lo accompagno a vederli quando vuole, e soprattutto, i loro dati sono citati in tutti i siti neoborbonici!!! A parte questa menzogna, dimostrabilment e tale, Moccia mostra con quel che scrive di non aver neanche sfogliato il mio libro, che cita innumerevoli fondi d'archivio: nei quali chi fosse davvero interessato alla loro sorte potrebbe ritrovare le tracce di innumerevoli soldati napoletani vissuti in quegli anni drammatici - come ho cercato fare io nel mio libro, che contiene i nomi e racconta le vicende individuali di molti più soldati napoletani, di quanti ne siano citati in tutti i siti e tutti i libri finora pubblicati col pretesto di onorarli.
 
 
+19 # 14-10-2012 21:45
- A Rodolfo Fittipaldi chiedo di citare il passo del mio libro che contiene "palate di letame sul Sud". E' una sfida pubblica: che lo citi in questo blog, se lo trova.
- Alex Letta dimostra di non aver neanche sfogliato il libro, che è per l'appunto interamente fondato su documenti degli archivi di stato, oltre che dell'archivio dello stato maggiore dell'esercito. Lo sfido a trovare un passo del mio libro che "infanga" la memoria dei combattenti meridionali; di cui invece, lo ribadisco, ho ricostruito le vicende molto più ampiamente di quanto chiunque abbia mai fatto finora, e con totale rispetto.
 
 
+12 # 14-10-2012 21:46
- Vittorio è così gentile e la sua critica è così costruttiva che a lui è difficile rispondere.
- a gfieramosca dico che possiamo andarci quando vuole. Però, temo che qui abbia ragione Vittorio: non è questione di cercare delle ossa (che comunque non ci sono), ma di lavorare sui documenti, come giustamente invitano a fare tutti coloro che sono intervenuti prima. Se leggete il libro, vedrete che i documenti ci sono: discutiamone quando e dove volete, a Fenestrelle o a Gaeta. Io ci sarò.
 
 
+4 # 14-10-2012 22:26
Io rispondevo agli " scettici " che hanno fatto di fenestrelle una " leggenda " che viene da lei smentitita . Sono certo che nessuno di quanti la accusa di mistificazione accettere una sfida , anche un solo dibattito . A loro della verita' storica non importa nulla .
 
 
+8 # 14-10-2012 22:30
Il suo libro ha scatenatogli istinti nazifascisi di chi ha paura della verita' Fenestelle e' una bufala partorita da menti criminali
 
 
-5 # 14-10-2012 22:48
Sig. Barbero lei invece dimostra di non aver letto bene la mia critica. Mi trovi, in quello che ho precedentemente scritto, dove avrei scritto che lei infanga la memoria dei combattenti meridionali. Le mie parole sono state, tra le altre: “…..cerca di coprire,…….., la vera storia, infangando coloro che in questi anni hanno cercato di dare dignità alla memoria di uomini del Sud che hanno subito soprusi e violenze inumane”. Il soggetto della frase è lei, naturalmente, ed il complemento oggetto è “coloro”. Quello che ho detto è che lei infanga il lavoro di coloro i quali cercano di dare memoria e dignità ai combattenti del Sud. Lei per caso non si è meravigliato del fatto che la direzione di Fenestrelle abbia acconsentito all’installazio ne della lapide in memoria ai combattenti duo siciliani?. Il suo libro mi è bastato sfogliarlo (non lo acquisterò) per vedere quante volte cita Gigi Di Fiore ed i suoi lavori sull’argomento per capire che forse la sua è più una trovata “pubblicitaria"...
 
 
-8 # 14-10-2012 22:53
...un tentativo di far polemica più che un vero lavoro scientifico, come cerca di definirlo. Lei mi vuole far credere che in chiesa si aveva tanta cura da registrare ogni decesso? Ma per favore, i lavori di altri studiosi, minuziosi e scientifici ( quelli) hanno ampiamente dimostrato che migliaia di soldati Borbonici morirono in quel lager. Lei era scientifico e non fazioso quando in una puntata di superquark, parlando di fantomatici “nuovi” documenti ed altrettanto fantomatiche “nuove testimonianze” ha descritto Masaniello come un camorrista? La società Napoletana già “marchiata” da tale “usanza”? Ma per favore? Il suo lavoro ( e quello di Bossuto) non fanno altro che continuare a dividere, la vostra verità è solo menzogna. Ma quanto gioverebbe all’Italia intera se chi si professa studioso ammettesse gli errori ed orrori perpetrati al popolo de Sud dai piemontesi prima e da tutto il nord dopo.
 
 
+3 # 18-10-2012 14:35
migliaia ... quanti ? e perche le ricerche di altri studiosi ( escluso Barbero ovviamente ) che ridimensiona il " migliaia " dovrebbero essere non attendibili ? Ma se la vicenda di fenestrelle e vera ( con prove ) come mai in un sito borbonico e' apparsa la foto di deportati nei campi di sterminio tedeschi " sbolognandola " come un documento prova su fenestrelle ? E' questa la vostra maniera di cercare la verita ? Perche' avete paura del libro di Barbero ? vi toglie uno strumento di propaganda che per sua natura e' semplicemente disgustoso e con qualche somiglianza con i metodi nazisti e/o mafiosi ( mi denunci la prego ) ...
 
 
+20 # 14-10-2012 23:56
Caro Letta, ha ragione. Lei non mi accusa di infangare la memoria dei combattenti del Sud, ma di infangare coloro che hanno cercato di dar loro dignità. Le chiedo scusa: sono stato frettoloso. Dopodichè, continuo a non capire in che modo inventare menzogne e attribuire a quei combattenti un destino che non è stato il loro, dia loro dignità. La dignità di quegli uomini del Sud si rivendica studiando ciò che davvero accadde loro, sottraendo davvero all'oblio degli archivi i loro nomi e le loro storie, come ho fatto io, e non inventando mistificazioni e menzogne su di loro. E quindi, sì: io mi meraviglio che la direzione di Fenestrelle abbia acconsentito ad esporre una lapide menzognera. Mi permetto di aggiungere che sì, tutte le parrocchie registravano minuziosamente tutti i morti, è una cosa che chiunque studi il passato sa; solo chi non ne sa niente può meravigliarsene .
 
 
+23 # 15-10-2012 00:00
...dopodichè dovremmo forse discutere su cosa vuol dire per lei "dimostrato" e "scientifico", dal momento che gli studi da lei menzionati non citano, né potrebbero citare, nemmeno una fonte, nemmeno un documento, nemmeno una testimonianza dell'epoca sulla pretesa morte di quelle migliaia di soldati. Me ne citi uno, di documento, se ne è capace! Quegli studi si limitano ad affermarlo, non lo argomentano e non lo dimostrano.
Se poi vorrà chiarirmi cosa trova di negativo nel fatto che io cito Di Fiore, le sarò grato. Io lo cito spesso, perché riconosco che è un lavoro in gran parte documentato e utile. Proprio per questo sono rimasto stupefatto constatando che quando viene a parlare di Fenestrelle e del preteso sterminio, Di Fiore smette completamente di essere documentato e scientifico, e non cita una sola fonte attendibile. Ma possibile che non se ne accorga anche lei, se solo va a controllare?
 
 
+17 # 15-10-2012 12:12
La mia solidarieta' ad alessandro barbero per gli attacchi scomposti che riceve per avere cercato la verita'

Purtroppo ogni girno che passa mi rendo maggiormente contro che quella che credevo una corrente culturale in realta' e' qualcosa di diverso in peggio
E' una diversa e moderna emanazione del nazifascimo con venature di mafiosita' Il rifiuto di ogni confronto reale e' sintomatico . Si usa la menzogna ripetuta migliaia di volte per farla apparire veita' .E a chi non e' d'accordo c'el'immediato linciaggio. Il suo invito ad Alex di " controllare " non serve a nulla . Lui ( e gli altri ) non sono interessati alla verita'
 
 
+10 # 15-10-2012 12:25
Non ho letto il libro ma le polemiche mi sembrano scomposte. Altri testi (anche recenti) hanno adottato un punto di vista simile. Lo stesso Montanelli non fece mistero del suo punto di vista. Il che non significa che non potesse sbagliare pure lui. Ma D.M. Smith ha preso la medesima direzione. Non vorrei che questa polemica fosse l'ennesima riprova che veramente gli Italiani sono ancora da fare (ammesso che qualcuno l'abbia veramente detto).
Saluti.
 
 
+23 # 15-10-2012 13:02
Il prof. Barbero ha studiato la storia secondo le modalità dello storico, ha letto tutti gli studi disponibili su un determinato argomento (pochi in questo caso, sembra di capire) e ha analizzato attentamente le fonti: su questa base, sine ira neque studio, ha tratto le proprie considerazioni.
Tuttavia i "fanatici" (come li chiama Barbero) non "studiano" il passato nel modo che ci hanno insegnato i vari von Ranke, Bloch, ecc., ma come conferma delle proprie ideologie preconcette. Di conseguenza qualunque dimostrazione razionale sarà ipso-facto una mistificazione.
Questa è la differenza tra la storia come scienza e l'uso politico della storia, per la quale le vicende del passato servono solo a inventare (mi rifaccio a Hobsbawm) delle tradizioni politiche valide ad uso e consumo delle ideologie del presente.
Penso che Barbero sbagli quindi a cercare un dialogo, nel momento in cui mancano le basi epistemologiche . Un po' come un astronomo che volesse parlare ad un convegno di astrologia.
Questa sub-cultura dei "fanatici" (non uso il termine sub-cultura in senso dispregiativo, ma in senso, come dire?, sociologico) non si alimenta di fonti primarie e secondarie, di studi metodologici e di monografie su argomenti specifici, ma di blog, forum, social-network, video su youtube, canzoni, sagre paesane, ecc. Sono questi i media sui quali si "scatenano i fanatici" (per usare le espressioni di Barbero) e che la dice lunga sul loro livello intellettuale
 
 
+8 # 15-10-2012 13:38
Nè PINOCCHIO APRILE Nè GIGI DI FIORE SONO DUE STORICI PROFESSIONISTI, MA GIORNALISTI, E TANTO BASTA. QUANTO ALLA CAGNARA PROBORBONICA SI COMMENTA DA SOLA. MIGLIAIA DI PRIGIONIERI A FENESTRELLE? MA CI SIETE MAI STATI? QUESTE FRESCACCE FANNO IL PAIO CON QUELLE SPARATE SU BAU-BAU GARIBALDI...ASSASSINO,LADRO , ECC.ECC....UN IDIOTA HA PERFINO RIPORTATO UNAPRESUNTA BATTUTA DI PIO IX SU DI LUI, QUELLA DEL "METRO CUBO DI LETAME", QUANDOO è NOTORIO CHE FU IL GENERALE A DEFINIRE COSì MASTAI FERRETTI... COSA AGGIUNGERE? COME SI DICE A ROMA: MA VEDETE D'ANNARVENE...
 
 
+5 # 15-10-2012 17:11
150 anni di ritardo sono troppi per denunciare le presunte malefatte dei Savoia e del Risorgimento, magari qualcuno di questi revisionisti neo-ispanico-borbonici pensano di ricavarsi uno spazio politico e chissà forse sognano anche qualche poltrona alle elezioni politiche, ma verosimilmente non riusciranno neppure a far eleggere un consigliere comunale.
I cittadini del Sud non si fanno abbindolare dallo pseudo patriottismo ispanico-borbonico, troppo tardivo per essere sincero e soprattutto indirettamente utile a quelli delle leghe separatiste nordiste, che da lontano ridono sotto i baffi, apparentemente solidali con i neo-ispanico-borbonici, che invece detestano profondamente ed ai quali i semplici neo-ispanico-borbonici rendono un servizio indiretto, l'unica cosa che sanno fare.
 
 
+4 # 15-10-2012 17:43
I neo-ispanico-borbonic, forse non sanno che in base al rapporto Svimez (meridionalista ) nel 1860 tute le regioni italiane avevano almeno una università o più, tranne: Abruzzo, Molise, Puglia, Lucania, Calabria,....A testimonianza del grande interesse dei borbonici per queste regioni !
in tutto il grande Regno di Napoli c'erano solo 4 università, Napoli, Palermo, Catania, Messina
..... nel più piccolo Stato Pontificio 'erano invece ben 6 università, ben distribuite sul territorio: Roma, Perugia, Camerino, Urbino, Bologna, Ferrara.
Persino i piccoli ducati di Parma e Modena avevano una università ciascuno !
.... per forza il re di Napoli fu abbandonato da metà dell'esercito, dall'intera marina, compreso l'ammiraglio Conte dell'Aquila, zio di Francesco II° e pure da gran parte dei funzionari reali ! ..... e pure dalla moglie.
 
 
+15 # 15-10-2012 18:15
Mi permetto di intervenire ancora una volta per dire questo. Lo so, anche se mi ripugna ammetterlo, che con certe persone è inutile tentare la via del confronto sui fatti e della persuasione razionale, perché chi è rinserrato nei propri pregiudizi non vuole abbandonarli a nessun costo e riuscirà sempre a rileggere la realtà a modo proprio. Io però non mi rivolgo ai responsabili di certe mistificazioni. Mi rivolgo ai tanti, perché sono tanti, che soprattutto al Sud hanno accolto in perfetta buona fede quei deliri, e hanno visto in questa rilettura mistificata del passato non solo una consolazione, ma magari anche una fonte di slancio per ripartire. A tutti loro voglio dire che combattere una leggenda storiografica priva di qualunque fondamento come quella dei "lager dei Savoia", usata in modo sporco e ignobile oggi per spaccare il paese e seminare razzismo, non significa in nessun modo promuovere una lettura a senso unico del Risorgimento, nascondersi le contraddizioni e anche le tragedie che hanno accompagnato quell'epoca. Significa, però, tentare un patto con chi mi legge e con chi ha voglia di discutere con me: verifichiamo i fatti, cerchiamo i documenti, rendiamo onore, se vogliamo, agli uni o agli altri ma senza inventare, accettiamo una buona volta che il Risorgimento è un pezzo del nostro passato comune e che quella storia, con i suoi errori e le sue occasioni perdute, è un pezzo della nostra identità, una vicenda al tempo stesso grandiosa e drammatica per cui dovremmo provare orgoglio o almeno empatia, e su cui, al tempo stesso, dovremmo smettere di scannarci. Cerchiamo di usare il passato per capire questo paese, anzichè per spaccarlo...
 
 
+7 # 15-10-2012 18:33
Mi ha convinto. In modo particolare condivido profondamente il suo riferimento alle persone in buona fede che, soprattutto al sud, hanno visto in questi "deliri" una lettura consolatoria rispetto ad un presente segnato dalla crisi economica.
 
 
+5 # 15-10-2012 19:02
Trovo la risposta diAlessando Barbero assolutamente perfetta . Chi e' in buona fede ( e onesto ) non pio' non condividerla . Del resto il fatto che nel 1946 il sud voto' in massa pro/monarchia deve pur volere qualcosa . E Il fatto che in pochi decenni nel sud ci furono almeno 10 rivoluzioni per i pro borboni non significa nulla ?
 
 
+2 # 15-10-2012 22:09
Il punto base di tutto il discorso sul Risorgimento è che in pratica tutti gli stati pre-unitari accettarono il nuovo stato costituzionale, persino lo Stato pOntificio ! .... e tutti gli stati pre-unitari sono riusciti a crescere fino ad oggi, .... tranne l'ex Regno di Napoli, che ancora dopo 150 anni è indietro rispetto al Nord e al Centro, .... al questione è tutta qui, se non si sa spiegare la differenza tra ex Stato Pontificio ed ex Regno di Napoli dopo 150 anni, non si può spiegare il resto.
Quando i revisionisti devono parlare delle regioni ex pontifice ed ex borboniche oggi e spiegarne le differenze, .... generalmente rimangono senza parole. Ovviamente si deve escludere Roma, beneficiata dal cosiddetto effetto cpaitale, ma per il resto il confronto è insostenibile e il Centro ex pontificio non ha avuto niente più del Sud, anzi meno.
 
 
+3 # 15-10-2012 22:20
Suggerisco al professore Barbero di scrivere (se vorrà) un libero che analizzi lo sviluppo parallelo del Centro Italia ex pontificio e dell'ex Regno di Napoli, .... anche il centro ex pontificio subì espropri e soppressione di enti benefici, come le opere pontifice per i più poveri, con confisca dei beni, anche dal centro furono dirottate attività dei cantieri navali di Ancona a beneficio di Venezia nel 1866, eppure il centro ex pontificio, escluso Roma beneficiata dall'effetto capitale, ha saputo allinearsi agli standard medi europei e in certi casi persino superare in alcune province il PIL di Province storiche del Nord, come Torino e Genova, quindi spiegare la differente evoluzione del centro e del sud è la chiave per capire meglio i problemi del sud, in quanto il sud non confina con il nord, ensì con il centro, che ha avuto anche meno del sud in 150 anni.
Secondo me la differente evoluzione è nel fatto che il sud fu governato per secoli dagli ispanico-borbonici, pessimi amministratori, i cui effetti nefasti hanno segnato il sud a lungo, persino fino ad oggi.
 
 
+1 # 16-10-2012 12:09
Dato l'elementare principio che a documenti certi si possono opporre solo altri documenti certi e pertinenti,io, Barbero, avrei osservato completo silenzio di fronte al profluvio di commenti e poi, il tutto sfumato dal tempo, avrei scritto un libro riassuntivo ed esustivo in risposta, così come fece M. Onfray col suo "Apostille au Crépuscule", in risposta alla pioggia di commenti contro il suo "Crépuscule d'un idole" su Freud. Comprendo però l'impazienza della persna corretta ed onesta sotto attacco. Da parte mia, approfitto di questo spazio per vantarmi (sì, vantarmi) di avere letto, apprezzandone il contenuto e godendone lo stile, 24 volumi del nostro, oltre diversi contributi compresi in altri 6 volumi. E attendo altro...
 
 
+4 # 16-10-2012 17:19
Finalmente un libro fa luce su un episodio oscuro della nostra storia.
Cosa accadde a Fenestrelle? Fu genocidio come sostengono alcuni?
E’ vero, la storia la scrivono i vincitori.
Barbero e’ piemontese ma e’ uno storico rigoroso e obiettivo che
documenta quanto scrive.
I neo-filo-borbonici oltre allo strepito possono fornire fonti attendibili
A supporto delle loro tesi?
Mi sembra che siamo fermi alla propaganda, con giornalisti e pubblicisti che
cavalcano l’onda di un sentimento di riscatto, anche legittimo, del meridione.

Questo libro puo’ essere lo spunto per ragionare lealmente,senza pregiudizi
sulla nostra storia , cercando quelle radici comuni che mancano.
 
 
+1 # 17-10-2012 14:08
Verità su Fenestrelle e sui soldati borbonici.
Neoborbonici contro Barbero: dibattito/sfida pubblica a Napoli.
Il prof. Barbero ha affermato di avere finalmente riportato la verità sui fatti di Fenestrelle e, nello stesso tempo, ha utilizzato una terminologia offensiva e del tutto inappropriata in un contesto da dibattito storiografico definendo i i “neoborbonici” artefici di “strumentalizza zioni non si sa quanto in buona fede”, con "invenzioni a uso e consumo delle passioni e degli interessi del presente" mescolando citazioni dal "mare magnum" di internet, fonti archivistiche, passi della Civiltà Cattolica (la rivista dei Gesuiti prima artefice delle "menzogne") e brani dei (documentati) testi di Del Boca, Izzo, Di Fiore o Aprile ("spudorate reinvenzioni", "furibonde mistificazioni" con libri "incredibilmente pubblicati da case editrici nazionali" fino addirittura all'affermazione che chiude lo stesso libro con l'invito a non "stravolgere il proprio passato per fini immondi" a p. 316).
E se per l’editore Laterza i commenti qui pubblicati rappresentano “la deriva neoborbonica, altra faccia della medaglia leghista” (ma nessuno ha mai visto un “neoborbonico” candidato da circa… 150 anni), questo “stile” di Barbero, a quale deriva si potrebbe collegare e quali reazioni poteva suscitare? Il Movimento Neoborbonico ha inviato al prof. Barbero una richiesta di sfida/dibattito (interventi alterni di 3 minuti con clessidra, possibilità di utilizzare "testimoni" e documentazione, luogo e ora da definire) dopo quanto sostenuto nel testo e nei suoi recenti interventi.
La questione di Fenestrelle e dei soldati napoletani (AL CENTRO DI NOSTRE DECENNALI RICERCHE TUTTORA IN CORSO E CON DOCUMENTI INEDITI E IGNORATI DA BARBERO) appare, invece, complessa e irrisolta e significativa di un certo modo di affrontare le tematiche relative all’unificazion e italiana con la (consueta) “criminalizzazi one” di chi non si riconosce nella storiografia ufficiale troppo spesso parziale e unilaterale e senza il minimo rispetto per i tanti che in questi anni hanno portato alla luce pagine del tutto dimenticate e tragiche della storia nazionale e per i tanti (troppi) che furono vittime oggettivamente incolpevoli di deportazioni, massacri, punizioni e umiliazioni motivate solo dall’appartenen za (non rinnegata) all’esercito borbonico.

Ufficio stampa neoborbonici@ne oborbonici.it
 
 
+11 # 21-10-2012 10:06
Caro prof. De Crescenzo, in attesa di incontrarla, come spero, in un dibattito pubblico mi permetto di farle notare solo alcune cose:
- trovo comico che mi venga rimproverata "una terminologia offensiva e del tutto inappropriata in un contesto da dibattito storiografico" data la terminologia che viene regolarmente usata nei miei confronti.
- io nel mio libro non "mescolo" affatto citazioni, ma utilizzo fonti diverse, tutte riconoscibili e trattate, com'è ovvio, diversamente a seconda che siano documenti d'archivio, circolari ministeriali, articoli di giornale, lavori di altri studiosi; a mescolarli senza troppo distinguere sono, mi spiace dirlo, libri come quelli di Izzo o di Aprile, e tutto questo chiunque può verificarlo leggendo in parallelo il mio libro e i loro.
- il Movimento neoborbonico non ha "inviato al prof. Barbero" nessunissima richiesta di sfida/dibattito, come invece lei afferma; questa sfida è stata postata da qualche parte e io ne sono a conoscenza perchè il mio editore me l'ha segnalato, ma nessuno ha avuto la cortesia di mandarla al mio indirizzo. Mi permetto di sottolinearlo perchè l'abitudine a usare parole che non corrispondono esattamente alla realtà e che possono indurre in equivoco chi legge è purtroppo uno dei problemi della storiografia e della pubblicistica con cui mi sono confrontato. Dopodichè, va da sé che la sfida è raccolta e il mio editore ha già preso contatto con il Movimento neoborbonico per organizzarla.
- se le vostre DECENNALI RICERCHE TUTTORA IN CORSO vi hanno permesso davvero di individuare DOCUMENTI INEDITI E IGNORATI DA BARBERO, non sarebbe stato più carino pubblicarli com'è elementare regola del lavoro storiografico anzichè tenerveli per voi?
- lei mi accusa di non avere "il minimo rispetto per i tanti che in questi anni hanno portato alla luce pagine del tutto dimenticate e tragiche della storia nazionale". Io, come può vedere chiunque legga il mio libro, ho rispetto per loro (e lo dico, nel caso di autori come Izzo o Di Fiore) finchè la loro ricerca è seria e fondata su documenti; cesso di averlo quando cominciano a fare affermazioni gravissime e del tutto gratuite e dimenticano di citare in nota le fonti. Lei mi accusa inoltre di non avere rispetto per i soldati borbonici: ma chi vorrà leggere il mio libro ci troverà le storie di tanti, tantissimi di loro, molte di più di quelle finora portate alla luce, e, le assicuro, presentate con il massimo rispetto.
- lei, infine, protesta per il mio appello a non "stravolgere il proprio passato per fini immondi". Se il fine del revisionismo neoborbonico non è di accentuare la spaccatura del nostro paese, e di seminare l'odio razzista, io me ne rallegro; le chiederei però di prendere atto che purtroppo proprio quello è il risultato, e che forse un mutamento di linguaggio e un maggior rispetto per i fatti aiuterebbero a evitarlo.
 
 
-1 # 17-10-2012 16:16
Resta il fatto che ai neoborbonici viene preclusa ogni possibilita' di avere un dibattito televisivo in diretta, chissa' perche?
 
 
+6 # 21-10-2012 10:08
Caro Luigi, le faccio però notare che non molto tempo fa la RAI ha realizzato un documentario su Fenestrelle, intitolato programmaticame nte "I lager dei Savoia", che sposa sostanzialmente le tesi neoborboniche e in cui sono intervistati, con altri, il prof. Gennaro De Crescenzo, Luigi Di Fiore, Fulvio Izzo e Roberto Martucci.
 
 
+2 # 17-10-2012 22:23
Neo-borbonici a "scoppio ritardato", chissà perché si muovono con tanto ritardo, c'è voluta la lega nord per risvegliarli, con la speranza (vana) di rimediare qualche poltroncina, ... ma al massimo rimedieranno qualche sgabello, sgangherato per giunta.
 
 
-1 # 17-10-2012 22:28
I neoborbonici, caro amico, esistono dal 1993, contano oltre duemila pagine di rassegna-stampa, circa ventimila iscritti alla loro rete di informazione, non si sono MAI candidati da nessuna parte e NON si candideranno MAI da nessuna parte: l'unico obiettivo è quello della ricostruzione di storia e orgoglio: altro che "poltroncine"... E, a quanto pare, c'è ancora tanto bisogno di storia e orgoglio a Sud come a Nord... Saluti.
 
 
-6 # 18-10-2012 17:27
Se per questo è il signor Barbero che arriva a "scoppio ritardato". Se permette, se non fosse stato per chi non accetta la storiografia ufficiale, nessuno avrebbe mai parlato di Fenestrelle ed a nessuno sarebbe venuto in mente di scrivere un libro sull'argomento. Diciamo che più che a "scoppio ritardato" questa è "speculazione".
 
 
+5 # 17-10-2012 22:25
LA STRAGE BORBONICA DI PORTO EMPEDOCLE
Palermo insorgeva contro il regime borbonico ad inizio 1848 ed il dominio di re Ferdinando II nell’isola si dissolveva rapidamente, tanto che in pochissimo tempo e quasi senza combattere rimanevano in possesso dei militari borbonici, quasi tutti arruolati nel “continente”, soltanto: la Cittadella di Messina, potentemente fortificata e guarnita; il forte di Castellammare; la Torre della Borgata Molo; pochissime altre guarnigioni sparse. Il carcere della Torre di Borgata Molo (oggi Porto Empedocle), era una delle tante prigioni borboniche, che rinchiudeva al suo interno oltre un centinaio di uomini condannati all’ergastolo.
Il comandante del carcere, tale maggiore Sarzana, temendo che gli ergastolani si ribellassero, ordinò ai suoi soldati di spingerli dentro ad una fossa comune presente all’interno della torre, il che avvenne a suon di botte. Essa viene poi rinchiusa con una pesante grata. Serrati lì sotto, i detenuti iniziano a trovarsi privi d’aria ed incominciano a gridare ed a tentare di fuggire, spingendo la grata. Il comandante borbonico, che frattanto aveva fatto disporre i suoi soldati sulla terrazza della torre, ordinò di buttare tre bombe all’interno della fossa, che serrava in uno spazio angusto i prigionieri. Il risultato fu un massacro, con 114 prigionieri uccisi. I loro corpi, orribilmente straziati, furono poi sepolti non in un cimitero, ma su di una spiaggia. La località divenne poi nota come «’a crucidda».
L’eccidio di 114 detenuti, uccisi dal maggiore borbonico Sarzana per timore che si ribellassero ed unissero ai rivoltosi antiborbonici che ormai controllavano quasi tutta la Sicilia, è stata descritta dalla cronache di Baldassare Marullo e più recente raccontata dallo scrittore siciliano Andrea Camilleri nel suo libro “La strage dimenticata”, pubblicato da Sellerio.
Il numero di morti fra i prigionieri borbonici a Fenestrelle fu 40 (quaranta) e perirono di malattia. Invece, il numero di morti fra i prigionieri antiborbonici a Porto Empedocle fu di 114 (centoquattordi ci) e furono uccisi dal comandante borbonico del carcere. Si dovrebbe concludere allora che i Borboni avevano costituito una serie di “lager” di sterminio sul territorio del proprio regno? Tale conclusione sarebbe palesemente assurda, ma lo è ancora di più sostenere che Fenestrelle fosse un campo di sterminio, anziché una prigione. Comunque, è facile constatare che i soli morti fra i prigionieri di Porto Empedocle nel solo 1848 furono quasi il triplo di quelli di Fenestrelle: 114 contro 40.
 
 
-1 # 17-10-2012 23:06
A parte la scorrettezza sostanziale di dialogare con un anonimo personaggio, lo stesso personaggio cita un episodio storico quanto mai controverso e, come fonte essenziale, un romanzo di Camilleri... Manca ancora, evidentemente, il rispetto vero della nostra storia: quello che, senza mettersi a fare gare necrologiche, possa ricordare i dati statistici relativi alle condanne a morte confrontate tra Piemonte e Due Sicilie dal 1848 al 1860 o i massacri compiuti ai danni dei nostri Popoli (e dei nostri soldati) magari con diritto (sabaudo) di "decapitare" i nostri compatrioti di 150 anni fa "per comodità di trasporto"... La nostra, purtroppo, non è una distanza storiografica o geografica ma umana. Tutto qui. Saluti.
 
 
-1 # 18-10-2012 11:59
" E ' stato affermato che Dio non potra' mai alterare il passato , mentre gli storici sono in grado di farlo . Ed e' forse perche' possono essergli utili sotto questo aspetto che Egli ne tollera l'esistenza " ( S. Butler ) Caro professore , Lei non ha il monopolio della verita ' . E non faccia il giochino , abbastanza datato , di ritenere che chi ha opinioni contrarie alle sue " manca di rispetto alla nostra storia " Anche perche' la storia che avete raccontato voi ha molte , molte , molte lacune e inesattezze per essere presa sul serio . Prenda atto che dal 1860 caduti i Borboni c'e liberta' di opinione anche opposta alla sua .I massacri compiuti ai danni dei nostri popoli sono avvenuti ma in un quadro ben diverso dei massacri compiuti a danno dei nostri popoli in Cilento , in Sicilia ( piu volte ) nelle Calabrie , ecc . Si aggiorni , e i nostri popoli le saranno grati
 
 
+3 # 18-10-2012 17:33
Mi permetta la battuta, dal 1860 c'è anche la libertà di movimento. Infatti chi poteva dall'ex Regno è scappato.
 
 
-1 # 18-10-2012 17:36
Mi permetta la battuta. Dal 1860 c'è anche libertà di movimento. Infatti pensi che da quella infausta chi ha potuto è scappato dall'ex Regno. Nasce l'emigrazione.
 
 
+7 # 18-10-2012 08:52
IL DIFETTO DEI BLOG E DI CHI CI SCRIVE E' PROPRIO LA DISTANZA UMANA. CHIUNQUE SI SENTE AUTORIZZATO ALL'OFFESA, ALL'ALLUSIONE, AL DISPREZZO.
IO NON AMO L'INTEGRALISMO IDENTITARIO (SALVE..SONO UN NEOBORBONICO, UN SAVOIARDO, UN COMUNISTA, UN CRISTIANO, UN GAY...) MA MI SENTO MERIDIONALE E VORREI CONOSCERE MEGLIO IL PEZZO DI STORIA IN QUESTIONE, DISTINGUENDO TRA RICOSTRUZIONE STORICA (LEALE E NON STRUMENTALE) E PROPAGANDA. AVVERTO PERO' NEI RAPPRESENTANTI NEO BORBONICI UNA OSTILITA' STERILE. FARE IL CONTO DEI MORTI NON FA VINCERE MEDAGLIE. IO SONO SICURO CHE IL SUD ABBIA SUBITO DEI TORTI, MA 150 ANNI NON PASSANO SENZA TRACCIA.
TANTO CHE NELL'ULTIMO VENTENIO E' STATO IL "NORD" A SENTIRSI VESSATO. SIETE ANCORA
ALLA CONTRAPPOSIZONE PREGIUDIZIALE E NON ACCETTATE IL CONFRONTO. BARBERO NON AVEVA ALCUNA RAGIONE DI PARLARE DI FENESTRELLE, PERCHE' IL 97% DEGLI ITALIANI NON SA COSA SIA AVVENUTO IN QUEL LUOGO. SE LO HA FATTO GLI VA RICONOSCIUTO ALMENO CORAGGIO E UNA DOSE DI LEALTA'. E UNA VOLONTA' DI CHIARIRE UN EPISODIO CHE PER VOI E' DIVENTATO SIMBOLICO. SE PARLATE DI GENOCIDIO, LAGER, OLOCAUSTO LO FATE A MIO PARERE ,SENZA CERTEZZE STORICHE E CON TANTA ISTERIA. BEN VENGA IL CONFRONTO, ANCHE PER CHI COME ME NON E' SCHIERATO, MA IL LIBRO, LEGGETELO!!!
 
 
+4 # 18-10-2012 12:26
L'unica certezza è che per 150 anni ci hanno parlato e scritto contro i Borbone e sul Cilento o sulle Calabrie e per 150 anni NESSUNO (Barbero compreso) aveva mai parlato di Pontelandolfo o di Fenestrelle o delle decapitazioni (!) autorizzate per la nostra gente: i neoborbonici hanno iniziato a parlarne e ben vengano anche i dibattiti che abbiamo chiesto proprio su questo blog (documenti alla mano, a meno che qualcuno non pensi davvero che Barbero -ho appena terminato il libro- abbia risolto tutte le questioni). In quanto ad "isterie", una piccola antologia di affermazioni del prof. Barbero che così parla dei suoi "interlocutori":"spudorate reinvenzioni", "furibonde mistificazioni" con libri "incredibilmente pubblicati da case editrici nazionali" fino addirittura all'affermazione che chiude lo stesso libro con l'invito a non "stravolgere il proprio passato per fini immondi"... Anche sui blog nessuno è autorizzato al "disprezzo"...
 
 
+1 # 18-10-2012 13:12
.........
.........

[[Siamo stati costretti a cancellare il commento perché conteneva insulti inaccettabili in una discussione civile. Preghiamo i lettori di esprimere la propria opinione, anche se critica, utilizzando un linguaggio rispettoso ed educato - La Redazione]]
 
 
+2 # 19-10-2012 22:45
giusto, comunque l'insulto è prova di mancanza di argomenti e di debolezza, chiunque sia a farlo.
 
 
-13 # 18-10-2012 13:27
............ pretende pure che spendiamo soldi per leggere le sue fandonie? ........
Ma dai, lei sta scherzando? almeno lo spero.
PS se me lo regala lo uso per accendere il caminetto, che l'inverno sta arrivando.
 
 
+6 # 22-10-2012 14:26
Quindi critica a priori? Complimenti.
 
 
+7 # 18-10-2012 13:30
Citazione marco bramato:
Citazione alessandro barbero:
- grazie per l'elegante paragone con Goebbels, per gli insulti in genere, e per gli insulti razzisti in particolare. Pensate che bel dibattito verrebbe fuori, se a chi mi dice che sono piemontese e quindi bugiardo rispondessi: "siete tutti terroni e non avete voglia di lavorare"... Ma per piacere! Si può provare a discutere senza insultarsi?


Gentile prof. Barbero pur non conoscendo chi offende, credo che occorre comprendere l'impeto, del sentimento di chi vuol far emergere la verità sui fatti orribili avvenuti dopo l'invasione ordita dalla classe dirigente piemontese
dell'epoca e da diverse forze internazionali, e pertanto può succedere che lettori innamorati della propria causa usino modi esasperati di comunicazione.

Mi permetto di aggiungere che l'esasperazione di cui sopra, è spesso conseguenza di continue vessazione mediatiche ai danni del popolo Meridionale, le quali vengo distribuite quotidianamente e gratuitamente, senza che nessuno si scandalizzi.
Lei ovviamente è completamente estraneo questo fenomeno, per cui non so bene con che titolo,ma sento di chiederle scusa. La invito invece a promuovere con profonda onesta intellettuale, un dibattito sugli eccidi operati dalle truppe dei Savoia e non solo a Fenestrelle, ma anche sul resto del territorio delle Due Sicilie, come Bronte, Pontelandolfo, Casalduni ecc ecc

Leggerò presto il suo libro.
Un cordiale saluto dalla Terra d'Otranto
 
 
+2 # 18-10-2012 15:23
Egregio dott. Barbero,
E' da qualche anno che seguo da vicino e con molto interesse, la meticolosa opera di revisionismo storico del Movimento Neoborbonico, anzi le dirò, mi sono appassionato tanto che oggi anche io faccio parte di questa ASSOCIAZIONE CULTURALE,e non partito politico come qualcuno in mala fede sostiene in questo blog.
Il Movimento Neoborbonico è stato fondato il 7/9/1993, fra i soci fondatori spiccano i nomi di Riccardo Pazzaglia, che per chi non lo sapesse, (e non è il suo caso) è stato attore,autore di brani di successo, (su tutti Meraviglioso) e filosofo.
Oltre al compianto Pazzaglia (che si è sempre definito repubblicano)fr a i nomi dei fondatori spiccano quelli di numerosi professionisti seri e affidabili, quali il Prof. Gennaro De Crescenzo, Lorenzo Terzi ecc. ecc.
Con il tempo,ho notato come l'interesse intorno all'opera di questi signori è cresciuto in modo esponenziale, e come (purtroppo) siano diventate sempre più frequenti le accuse (sempre infondate) di falso storico.
Ad oggi però,non ho avuto ancora l'occasione di assistere ad un sano confronto, serio ed onesto fra le parti,si insomma accuse e calunnie dalle pagine di organi di stampa e televisioni quante ne vuoi, ma quando si tratta di confrontarsi faccia a faccia tutti spariscono...
Per tanto, faccio affidamento alla sua professionalità , e le chiedo di dimostrare le sue tesi, di accettare il guanto di sfida lanciatole dal Prof. De Crescenzo.
In caso contrario mi sentirò in diritto di collocarla nella fitta schiera dei tanti(troppi) pennivendoli che con la loro opera denigratoria,no n fanno altro che occultare e mistificare la verità a scapito della storia,dell' Italia, degli italiani, che hanno il diritto di sapere come è nato questo paese.
Cordialmente.

Francesco
 
 
+4 # 19-10-2012 22:41
I cittadini del Sud sonointelligent i e non beccano, sanno che il a fare la guardia al re del Piemonte c'erano i soldati piemontesi, mentre a fare la guardia al re di Napoli c'erano i soldati svizzeri, perché il re di Napoli non si fidava del suo popolo ! .... i reggimenti mercenari svizzeri erano costosissimi !
 
 
+2 # 21-10-2012 10:22
Caro Francesco, le assicuro che l guanto di sfida, come dice lei, è raccolto (anche se il prof. De Crescenzo non ha avuto la cortesia di inviarlo al mio indirizzo, ma si è limitato a una dichiarazione sul suo sito, poi ripresa su questo). Se avessi voglia di bisticciare, le direi che allora si vedrà chi sono i pennivendoli e quelli che mistificano la verità! Ma non ne ho più tanta voglia, dopo tutto quello che sto leggendo su questo blog, anzi: preferisco chiudere con un pensiero carissimo all'indimenticabile Pazzaglia di "Quelli della notte".
 
 
-1 # 18-10-2012 16:26
Caro Fratello padano Barbero,

dispiace che dopo aver combattuto e versato il tuo sangue per venire a prenderti il SUD, tu possa adesso rinnegare quella vittoria. L'Unità d'Italia è la tua festa più che la mia.
Ricordi? Tu hai lottato per abbracciare una terra lontana e derelitta, una terra sconosciuta e arretrata. Hai imposto la tua legge, il tuo ordinamento di Stato, le tue usanze, le tue regole e il tuo sistema fiscale. Hai anche trapiantato una parte della tua gente quaggiù, scacciando la nostradall'amministrazione dei beni comunali. Ricordi? Forse non più.
Ma adesso, dopo 150 anni di amore sviscerato (diciamo così), scopri che quella terra non ti piace più, che quel popolo che hai cercato di mettere sotto il tallone non si è reso abbastanza schiavo, che rispetto ai tuoi ritmi è anzi troppo indolente e che, in fin dei conti, non frutta un euro di più alla tua potente e ricca Padania. E scopri di essere anche abbastanza stufo di dover dividere la tua ricchezza con gente con la quale senti di non aver nulla a spartire. Così, beata ignoranza, hai deciso di dire basta, di tagliare il tenue cordone ombelicale che lega ancora a te l'Italia meridionale, di fare, in fin dei conti, ognuno per sè e Dio per tutti.
Eppure, nessuno te lo aveva chiesto di venire quaggiù. Nessuno ti aveva chiesto di voler vivere secondo le tue regole. Stavamo bene, voi al Nord e noi al Sud, ognuno per i fatti propri, noi con la nostra civiltà millenaria, le nostre porcellane di Capodimonte, voi con le vostre più recenti case regnanti e le posate di legno. Noi con la nostra serena arretratezza dei tempi, che non ci impediva però di battere moneta d'oro e di inaugurare la prima ferrovia d'Italia, voi con la vostra fame spasmodica del Dio denaro.
Quello che vi ha perduti. Che vi ha spinto a fare guerre insensate e costose, che vi ha spinto sull'orlo della bancarotta finanziaria e che ha tolto a noi la pace. Eh sì, caro padano. Hai visto che danni da uno Stato che ha tignosamente distorto la memoria? D'accordo, la storia la scrivono i vincitori, è normale. Ma dopo 150 anni, uno Stato che si dichiara ormai unito, che riconosce il valore della coesione della solidarietà e della fratellanza, doveva pur riconoscere ai vinti la propria memoria. E restituirgli la dignità calpestata.
Come può una Nazione pensare di fondere i cuori in un'unica bandiera se non permette a una parte del suo popolo di riallacciare i fili della sua memoria? Se consente che la memoria eletta a verità (e virtù) continui a dividere anzichè unire? Una memoria che inganna il Sud, raccontandogli di essere stato riportato alla civiltà, e che inganna il Nord imbastendo la favola di un popolo minore che spreca da sempre le ricchezze padane (costruite con il sudore dei vinti).
Caro Padano, bisogna conoscerla bene la storia per poter fare poi la selezione dei buoni e virtuosi e dei cafoni e cattivi. Perchè la vera storia, quella che non si legge nei banchi di scuola, racconta qualche fatterello diverso sull'Unità d'Italia. Racconta di un Paese, il Piemonte, al quale il denaro non bastava mai, con un debito pubblico mostruoso per quei tempi (i cui strascichi ancora paghiamo) e che aveva buttato l'occhio, così, distrattamente, sulle casse piene d'oro di casa Borbone. Tanto oro nella mani di un popolo lazzarone, che voleva vivere talmente in pace da non conoscere la leva militare, era uno spreco di Dio insopportabile.
E fu così che la Padania si mosse in massa, senza mai dichiarare guerra, e venne a depredare le ricchezze del Sud. I morti, i lager, le fosse comuni (che la storia non aveva ancora mai conosciuto), le fucilazioni in massa, comprese quelle di donne, vecchi e bambini,paesi bruciati con donne e bambini come Pontelandolfo e Serino sono piccoli incidenti di percorso di un Paese Unito, che quelle gesta ( infami) le nascose in fretta al mondo sotto i tappeti della storia. E non ebbe mai il coraggio di fare ammenda.

Epp
 
 
+4 # 18-10-2012 17:48
A breve nelle librerie troveremo un nuovo libro dal titolo: "Pontelandolfo, altra mistificazione neoborbonica". Seguirà Bronte ecc ecc
 
 
+1 # 19-10-2012 22:36
Tutti gli stati pre.unitari hanno accolto i Savoia come liberatori e portatori di Costituzione, libertà e progresso, tutti tranne un gruppetto di neo-borbonici odierni, nati per riflesso indotto dalla lega, senza la quale non sarebbero mai esistiti, ...
 
 
+2 # 21-10-2012 10:25
Caro Roberto, di insulti ne ho ricevuti valanghe ormai, ma fratello padano non me l'aveva mai detto nessuno. Siccome tutti a quanto pare si sentono in diritto di lanciarmi guanti di sfida, mi verrebbe voglia di sfidare lei a trovare in me o in quello che scrivo qualcosa di padano, nel senso sciagurato che questo termine ha assunto oggi...
 
 
-4 # 21-10-2012 10:48
Citazione alessandro barbero:
Caro Roberto, di insulti ne ho ricevuti valanghe ormai, ma fratello padano non me l'aveva mai detto nessuno. Siccome tutti a quanto pare si sentono in diritto di lanciarmi guanti di sfida, mi verrebbe voglia di sfidare lei a trovare in me o in quello che scrivo qualcosa di padano, nel senso sciagurato che questo termine ha assunto oggi...


Ma quale insulto scusi??

Fratello è un insulto??

Padano è un insulto???

Il Regno dei miei avi è stato invaso senza neanche una dichiarazione di guerra ed è stato annesso con un pebliscito dove ha partecipato meno del 10% della popolazione attiva e questo secondo le convenzioni internazionali ci riconosce lo status di stato sovrano invaso.....

Nessuno mai aveva chiesto aiuto ai Piemontesi....nessuno....

siamo stati invasi e razziati

Quindi sono libero di non sentirmi della sua stessa nazionalità.....

Posso farlo o lo disturba???

Perchè non scrive un bel libro su tutti i rifiuti sversati in campania dalle imprese del Nord in associazione con la camorra esortando i beneficiari di bonificare il territorio e non far morire altra gente????

Credo che lo scopo sia più nobile
 
 
+1 # 21-10-2012 12:53
Caro Roberto, prendo atto che chiamandomi "fratello padano" lei non voleva insultarmi, e che mi sono sbagliato io se ci vedevo qualcosa di irridente. Solo che per chi vive nel Nord questa definizione, "padano", inventata dal nulla e ostentata in ogni occasione da gente per lo più poco raccomandabile, ha una connotazione politica chiarissima, da cui, se permette, vorrei tenermi ben lontano. In quel senso l'ho percepita come un insulto. Tanto più che l'esistenza di una "nazionalità" padana è un'invenzione, oltre che una ridicolaggine. L'unica nazionalità che conosco è quella italiana, che ci accomuna anche se non le piace, perchè piemontesi e veneti, romani, napoletani e siciliani sono stati considerati e si sono considerati tutti italiani al più tardi dal XIV secolo (veda Boccaccio, là dove descrive quel mercante ligure che ad Acri, in Terrasanta, "andando d’attorno veggendo, e molti mercatanti e ciciliani e pisani e genovesi e viniziani e altri italiani vedendovi, con loro volentieri si dimesticava per rimembranza della contrada sua"). Il che non significa, ovviamente, che ogni regione d'Italia non abbia una sua identità che si aggiunge a quella italiana e che comporta differenze anche molto profonde; ma volerne fare una "nazionalità" mi pare problematico, o meglio, mi sembra lo stesso giochino che qui al Nord tenta da anni di fare la Lega...
 
 
-4 # 21-10-2012 14:12
Citazione Alessandro Barbero:
Caro Roberto, prendo atto che chiamandomi "fratello padano" lei non voleva insultarmi, e che mi sono sbagliato io se ci vedevo qualcosa di irridente. Solo che per chi vive nel Nord questa definizione, "padano", inventata dal nulla e ostentata in ogni occasione da gente per lo più poco raccomandabile, ha una connotazione politica chiarissima, da cui, se permette, vorrei tenermi ben lontano. In quel senso l'ho percepita come un insulto. Tanto più che l'esistenza di una "nazionalità" padana è un'invenzione, oltre che una ridicolaggine. L'unica nazionalità che conosco è quella italiana, che ci accomuna anche se non le piace, perchè piemontesi e veneti, romani, napoletani e siciliani sono stati considerati e si sono considerati tutti italiani al più tardi dal XIV secolo (veda Boccaccio, là dove descrive quel mercante ligure che ad Acri, in Terrasanta, "andando d’attorno veggendo, e molti mercatanti e ciciliani e pisani e genovesi e viniziani e altri italiani vedendovi, con loro volentieri si dimesticava per rimembranza della contrada sua"). Il che non significa, ovviamente, che ogni regione d'Italia non abbia una sua identità che si aggiunge a quella italiana e che comporta differenze anche molto profonde; ma volerne fare una "nazionalità" mi pare problematico, o meglio, mi sembra lo stesso giochino che qui al Nord tenta da anni di fare la Lega...


Le nostre terre sono un Regno dal 1152 se non erro......l'unico vero e sovrano della storia dei paesi mediterranei.....

Perchè non si ricorda mai questo piccola ma fortissimo particolare????

L'Italia non è mai esistina nella storia è solo una forzatura di alcuni...

Ripeto che autorità morale avevano i Piemontesi di conquistare un Regno sovrano??? Nessuna

Quando si parlerà chiaramente, cioè che lo stato sabaudo aveva bisogno del nostro oro per non andare in default sarà un grande passo storico....Perchè è quella la verità
 
 
-4 # 22-10-2012 11:46
Gentile Barbero, l'identità potrebbe essere che l'identità di tutti noi sia italiana. Il problema però è un altro. Lasciando stare la condizione da parte di un territorio rispetto ad un altro di colonia interna, la storia dell'Italia mi ricorda un pò la storia del PD. Una fusione a freddo che ha rovinato chissà per quanto la sinistra italiana. Mi capita, come tutti immagino, di viaggiare e confrontarmi con persone di altri stati. Sinceramente non mi sento a casa a Brescia come non mi sento a Oslo. Aggiungo. Leggendo tutti i post non ho trovato offese nei suoi confronti, quindi non esageriamo. Pur non condividendo il suo pensiero, mi compiaccio per la sua disponibilità al confronto ed alla sua onestà.
 
 
+2 # 27-10-2012 13:28
Caro Ninco,

accolgo volentieri il suo invito a non esagerare. Ma lei davvero leggendo tutti i post non ha trovato offese nei miei confronti? Mi scusi ma un pochino di amor proprio ce l'abbiamo tutti (che è il motivo che mi spinge a risponderle a costo di annoiare chi ci legge). A me è stato detto: "Questo libro é si una mistificazione! E' come far scrivere la storia di Auschwitz a Goebbels."; "Barbero è piemontese, tanto basta per definire la sua ricerca un cumulo di menzogne"; "Quando il Sud brontola ecco che per miracolo compaiono scrittori sedicenti storici che il Manna definì ' ciucci e salariati' i quali godendo dell'appoggio del corrotto mondo dei 'baroni universitari' e di condiscendenti case editrici nazionali, aggiungono palate di letame sul Sud"; "Barbero non è uno storico ma dimostra solo di essere un fazioso. Essendo piemontese cerca di coprire, come fatto più di 150 anni fa dai suoi avi, la vera storia"; "chissà se sa dove si trova fenestrelle... noooooooooooooo , lui legge le fiabe dei libri di storia delle scuole, magari sa dove si trova la casa dei sette nani ". Ecco, solo per capirci, ma secondo lei queste non sono offese?
 
 
+1 # 18-10-2012 16:41
La storia, come la scienza, è SEMPRE REVISIONISTA, altrimenti sarebbe dogma di fede o "verità" di regime...

La VERGOGNA è tutta nella mancanza di "Parresia" dei "negazionisti" (visto che agli "ingenui" piacciono gli aggettivi alla moda!...).

Senza citare gli studi più recenti e più rigorosi di E. di Rienzo o di Di Fiore o della S. Collet dell' università di Bruxelles (e devo fermarmi qui per ragioni di spazio...), la questione Fenestrelle (ammesso pure, ma non concesso che fosse un luogo di "ristoro") è assolutamente IRRILEVANTE all' interno di quel crimine, con conseguente rapina e colonizzazione (tutt'ora in atto...) che fu mascherato e abbellito col nome di "unità" d'Italia(violenta ta e per questo MAI, realmente, realizzata).

I crimini sono stati consumati prima di tutto nell'"ex" Regno duosiciliano: dal patto scellerato con la camorra del sig. Garibaldi, alla spoliazione delle ricchezze (riserve auree e monetarie, spoliazione del Banco di Napoli e Sicilia, ecc.), delle industrie (Pietrarsa, ecc.), degli eccidi, dei paesi interi violentati, massacrati (Casalduni, Pontelandolfo, Auletta, Bronte, ecc., la lista è lunga...) di cui riportano gli stessi rapporti di GUERRA dei criminali piemontesi cialdini & co.; delle "teorie" e del VERGOGNOSO "museo" lombroso (tutt'ora aperto...) con i resti umani dei patrioti (o, se preferite, partigiani) duosiciliani (immaginate se a perdere la guerra nel 1945 fossero stati i "partigiani", magari ora avremmo in un "museo" stile-lombroso anche la testa di Pertini e di altri...)

Guarda caso, lo storico (un medievista-romanziere!) che si prodiga per la causa (o farsa?) risorgimentale è un personaggio televisivo, mi chiedo: forse per poter essere più facilmente "accettato" dal grande pubblico (con scarsa competenza storica)??? Proprio quello che, con una simpatica espressione da "bonaccione" e la vocina sottile va a Superquark, trasmissione del piemontese Piero Angela, che - ex abrupto - ha avuto una inopinata "sterzata" filo-risorgimentale-savoiarda! Solo un esempio: la "incredibile" esaltazione al rango di capolavoro dell'arte e > (cit. Superquark) di quella "macchina-da-scrivere" che è il monumento a vittorio emanuele II (che mantenne anche la numerazione sabauda!) riconosciuto come "orrendo" da praticamente tutta la critica d'arte e da qualsiasi persona di buon gusto, la cui costruzione determinò, tra l'altro, la distruzione di un importantissimo quartiere medievale e addirittura della bottega di Michelangelo Buonarroti in Roma.

Il libro "negazionista" del torinese (toh!) Barbero, ospite fisso della trasmissione di un altro piemontese (ma guarda un po' il caso!)segue un altro recentissimo libro (!!!) sullo stesso argomento pubblicato da un piccolo editore piemontese, dove ci viene ri-propinata la vecchia farsa propagandistica (da tempo ampiamente smentita!) del Regno duosiciliano "negazione di Dio" e altre amenità simili!
Rigore scientifico allo stato puro.

Insomma: agli amanti della dietrologia potrebbe sembrare una (un po' patetica!) campagna propagandistica neorisorgimenta le ben orchestrata dagli organi "ufficiali" dello Stato!

Purtroppo per le menti non forti, indottrinate, scoprire che la storia non va nel migliore-dei-modi-possibili e che non viviamo nel "migliore dei mondi possibili", che le cose sono state frutto di violenze inaudite, ingiustizie insopportabili, che potevano andare in infiniti (e più giusti) altri modi, è un peso insostenibile.
 
 
+4 # 18-10-2012 16:43
Sinceramente non capisco perchè si parli di propaganda neoborbonica. Quali fini reconditi dovrebbe nascondere il tentativo di fare luce sul passato? Non è correto sostenere che il libro di Barbero fa paura. Paura di cosa? Visto che in altro post il sig. Barbero ha ribadito di volerne parlare a Torino, a Gaeta o in altra sede con chi aveva argomentazioni valide e prove documentate allora spero accetti l'invito del Prof. De Crescenzo. Volendo parlare di fonti e documentanti c'è da ribadire che tutti gli altri autori di argomenti simili hanno prodotto e descritto documentazioni e fonti per cui la mia meraviglia risiede nel fatto che Barbero si sente in "diritto" di poter affermare che la sua sia verità mentre quella di altri (parlo di autori seri e stimati nell'ambiente) è menzogna. I documenti, le prove, le "testimonianze" possono essere parziali. Un documento che riporta il n° 40 di decessi, esclude che ce ne siano altri? I 27 lavori citati da Barbero equivalgono ai moltissimi altri lavori citati da Di Fiore, Izzo, Del Boca, Martucci, Aprile. Barbero parla di fanatici (nei post sopra), dice che "con certa gente" è difficile trovare la via del confronto. Ma quale confronto cerca una persona che afferma di essere il solo ad aver scritto la la verità? Se fossi uno degli altri autori ne sarei alquanto risentito..... Convengo con Barbero quando dice che bisogna chiedersi cosa sia scientifico, sicuramente la mia opinione è che NON è scintifico andare in TV a parlare di "nuove testimonianze della polizia" "nuovi documenti" senza citarne uno. Non è scientifico affermare che la lapide affissa a Fenestrelle, con il beneplacito della direzione, sia menzognera. Se è il numero di morti il problema è un conto non la loro commemorazione. Per come vogliamo chiamarlo lager/prigione nel forte di Fenestrelle le persone vi morirono. La lapide non ha scopi propagandistici ne politici ma solo commemorativi. Se anche le teorie di Barbero fossero vere (il che io credo,sia ancora tutto da dimostrare) quella lapide è un simbolo appartenente a tutti i combattenti che muoino per il proprio ideale e per la loro lealtà. Ancora oggi ci sono molti pregiudizi sui "terroni", nati, a mio avviso, da falsa propaganda risorgimentale, quella lapide vuole ricordare a tutti che al Sud c'era gente fiera, operosa ed orgogliosa.
 
 
+3 # 21-10-2012 10:39
Citazione Alex Letta:
quella lapide vuole ricordare a tutti che al Sud c'era gente fiera, operosa ed orgogliosa.


Caro Letta, questa sua mail mi conferma che per tanti credere allo sterminio di Fenestrelle è un modo per ritrovare la fierezza e l'orgoglio di essere meridionali. E io non posso che capire la vostra esasperazione, data la volgarità dei discorsi leghisti contro il Sud. Ma possibile che per ritrovare una fierezza e un orgoglio assolutamente legittimi e giustificati sia necessario attaccarsi a una menzogna storica e riversare odio e disprezzo contro un'altra regione? Quanto alla lapide, lei dice: "Se è il numero di morti il problema è un conto non la loro commemorazione. Per come vogliamo chiamarlo lager/prigione nel forte di Fenestrelle le persone vi morirono". Ma la lapide affissa al forte dice testualmente: "Pochi tornarono a casa, i più morirono di stenti". Siccome questa, non me ne voglia, è una colossale falsità, la lapide è incredibile. Lei dice che non è scientifico affermarlo. Ma se parecchi registri prodotti da istituzioni diverse dimostrano che su 1186 prigionieri di guerra napoletani portati a Fenestrelle nel novembre 1860 solo 5 vi morirono, e tutti gli altri vennero poi trasferiti in diverse caserme dell'esercito italiano per esservi arruolati oppure rimandati a casa, e di quelli arruolati si ritrovano le carriere nei libri matricolari dei reggimenti fino al loro congedo, quale altra prova "scientifica" vorrebbe?
 
 
+1 # 18-10-2012 16:46
Volete nascondere anche questo.....Vergogna

La strage di Pontelandolfo e Casalduni: i fatti
Ad inizio dell'agosto 1861 le due cittadine erano passate, con spargimento di sangue, nelle mani dei "briganti" o, comunque, erano state sottratte al controllo governativo piemontese.
Non appena informato dell'accaduto, il comandante delle truppe italiane, il generale Cialdini, decise un'immediata rappresaglia e ne affidò l'incarico attuativo al generale De Sonnaz, tristemente noto, per la ferocia delle sue campagne, come Requiescat; la colonna, di diverse centinaia di bersaglieri, inviata su Pontelandolfo era, in particolare, guidata, come si è appreso solo in questi ultimi anni, da un ufficiale di Vicenza, il colonnello Negri (per la cronaca, ogni anno a Vicenza si celebra una cerimonia in onore di questo signore e delle sue glorie militari; e tale usanza è continuata anche dopo che si è potuto accertare, nel 2004, che il Negri era stato il principale responsabile dell'eccidio). Negri raggiunse Pontelandolfo e qui scatenò letteralmente l'inferno. Non fu fatta alcuna selezione di cose e persone riconducibili o meno ai "briganti"; i militari misero letteralmente a ferro e fuoco l'intera cittadina; tutte le case furono bruciate e, la povera gente, man mano che scappava dagli edifici in fiamme, venne fatta oggetto di tiro al bersaglio da parte dei soldati (per chi ama i film di Sergio Leone, una scena simile è proposta in Per un pugno di dollari). Furono violentate tantissime donne della cittadina ( qui il riferimento cinematografico è famosissimo, La ciociara), in gran parte poi uccise. Furono trucidate anche persone che notoriamente avevano appoggiato il movimento unitario.
Questi i fatti certi, come da confessioni di soldati poi pentitisi e anche da dichiarazioni e denuncie fatte in Parlamento a Torino. Il dubbio resta sul numero delle vittime; qui le cifre sono "ballerine": furono assassinate tra le 160 e le 1000 persone, secondo alcuni anche di più. Casalduni fu più fortunata, in quanto i suoi abitanti riuscirono a mettersi in salvo avendo saputo dei fatti di Pontelandolfo. La cittadina, invece, fu anch'essa totalmente distrutta.
Ai morti, in numero ricordiamo non accertato, va aggiunto un vero e proprio "esercito" di profughi, costituito da chi aveva salvato la pelle ma era rimasto senza casa,senza il proprio paese, senza nulla.
 
 
+3 # 19-10-2012 22:18
A stanare ed eliminare i briganti era la Guardia Nazionale, milizia interamente meridionale anti-briganti, poi c'erano i soldati ex borbonici in divisa piemontese e soldati meridionali di leva, comandati da ufficiali spesso ex borbonici, ... erano questi che combattevano i briganti, come del resto facevano anche prima ... ma quando mai i piemontesi avrebbero acchiappato da soli i briganti ?
Su 19 battaglioni di bersaglieri anti-briganti, ben 12 erano ex borbonici cacciatori napoletani, anche se con le pime in testa.
 
 
+1 # 22-10-2012 21:36
Questi sono i macellai che vi piacciono

Soffocati nel sangue i moti del '47, Messina tornò a sollevarsi contro i Borboni nei primi giorni del '48, anche se difficilmente si poteva sperare in uno scontro vittorioso contro i 4000 soldati ed i trecento cannoni che Ferdinando II aveva dislocato nei vari forti della città. Il 29 gennaio le squadre armate dei rivoltosi si radunarono in tre diversi punti della città. Immediatamente il generale Cardemona ordinò ai forti di sparare sulla città. Per primo sparò il forte Real Basso e le prime vittime furono un bambino in braccio alla madre ed un'anziana donna. Successivamente i borbonici si chiusero nei forti e Messina restò nelle mani ai rivoltosi. La città esultò, ma per poco. I borbonici, infatti, cominciarono un indiscriminato bombardamento della città. Il primo febbraio si arrese Forte Gonzaga e, poco dopo, le rimanenti guarnigioni cittadine si ritiravano nella Cittadella. In mano a loro restavano ancora i forti di Porta Real Basso, del SS. Salvatore e di Don Blasco.
All'alba del 22 febbraio formazioni di rivoltosi irruppero da una breccia nel forte di Real Basso inalberando sulla torretta più alta il tricolore siciliano. Nei mesi successivi furono occupate le altre fortificazioni della città ad eccezione della Cittadella dove, in posizione di assoluta sicurezza, si erano andate a chiudere le truppe borboniche presenti in città. E poiché questo forte poteva ricevere rifornimenti di uomini e di mez-zi direttamente dal mare, riusciva praticamente impossibile espugnarlo con le sole forze dei rivoltosi. La Cittadella continuò quasi giornalmente a lanciare bombe alla cieca sulla città, e la devastazione di Messina fu inesorabile. Il contrattacco borbonico si ebbe i primi di settembre e fu di una violenza senza precedenti. Sbarcate sulla costa a sud di Messina, le truppe borboniche, ben inquadrate dal generale Filangeri, composte da napoletani, svizzeri e avventurieri assetati di sangue e di rapine, devastarono e saccheggiarono la città e i suoi dintorni senza ritegno e senza umanità. Dopo diversi giorni di bombardamenti, Messina fu attaccata il 6 settembre e fu semi distrutta e massacrata.

La violenza non ebbe freno e chi non fuggì fu ucciso. Il 7 settembre i borbonici erano padroni della città; l'8 continuò il saccheggio; solo il 9 fu ristabilito un poco di ordine. Dell'eccidio di Messina corse voce per tutto il mondo.
Vennero a visitarla stranieri che furono talmente scossi dai fatti osservati che nelle loro relazioni ai propri governi ed ai giornali di Londra e di Parigi descrissero orrori per la loro immanità quasi incredibili. Ferdinando II festeggiò la caduta di Messina.
 
 
-1 # 18-10-2012 16:55
Ecco chi difende Barbero

Il generale Cialdini, per l'attuazione del piano, incaricò il colonnello Pier Eleonoro Negri e il maggiore Melegari, che comandavano due reparti diretti rispettivamente a Pontelandolfo e a Casalduni. All'alba del 14 agosto i soldati raggiunsero i due paesi. Mentre Casalduni fu trovata quasi disabitata (gran parte degli abitanti riuscì a fuggire dopo aver saputo dell'arrivo delle truppe), a Pontelandolfo i cittadini vennero sorpresi nel sonno. Le chiese furono assaltate, le case furono dapprima saccheggiate per poi essere incendiate con le persone che ancora vi dormivano. In alcuni casi, i bersaglieri attesero che i civili uscissero delle loro abitazioni in fiamme per poter sparare loro non appena fossero stati allo scoperto. Gli uomini furono fucilati mentre le donne (nonostante l'ordine di essere risparmiate) furono sottoposte a sevizie o addirittura vennero violentate[10]. Carlo Margolfo, uno dei militari che parteciparono alla spedizione punitiva, scrisse nelle sue memorie:

« Al mattino del giorno 14 (agosto) riceviamo l'ordine superiore di entrare a Pontelandolfo, fucilare gli abitanti, meno le donne e gli infermi (ma molte donne perirono) ed incendiarlo. Entrammo nel paese, subito abbiamo incominciato a fucilare i preti e gli uomini, quanti capitava; indi il soldato saccheggiava, ed infine ne abbiamo dato l'incendio al paese. Non si poteva stare d'intorno per il gran calore, e quale rumore facevano quei poveri diavoli cui la sorte era di morire abbrustoliti o sotto le rovine delle case. Noi invece durante l’incendio avevamo di tutto: pollastri, pane, vino e capponi, niente mancava…Casaldu ni fu l'obiettivo del maggiore Melegari. I pochi che erano rimasti si chiusero in casa, ed i bersaglieri corsero per vie e vicoli, sfondarono le porte. Chi usciva di casa veniva colpito con le baionette, chi scappava veniva preso a fucilate. Furono tre ore di fuoco, dalle case venivano portate fuori le cose migliori, i bersaglieri ne riempivano gli zaini, il fuoco crepitava. »

(Carlo Margolfo[11])

Alcuni particolari del massacro si leggono nella relazione parlamentare che il deputato Giuseppe Ferrari scrisse a seguito del suo sopralluogo a Pontelandolfo all'indomani del terribile evento. Nella relazione[12] si citano due fratelli Rinaldi, uno avvocato e un altro negoziante, entrambi liberali convinti. I fratelli, usciti fuori di casa per vedere cosa stesse accadendo, vennero freddati all'istante e uno dei due, ancora in agonia dopo i colpi di fucile, fu finito a colpi di baionetta. Un altro episodio citato è quello di una ragazza, tale Concetta Biondi, che rifiutandosi di essere violentata da alcuni soldati, fu fucilata.

« Una graziosa fanciulla, Concetta Biondi, per non essere preda di quegli assalitori inumani, andò a nascondersi in cantina, dietro alcune botti di vino. Sorpresa, svenne, e la mano assassina colpì a morte il delicato fiore, mentre il vino usciva dalle botti spillate, confondendosi col sangue »

(Nicolina Vallillo[13])

Al termine del massacro, il colonnello Negri telegrafò a Cialdini:

« Ieri mattina all'alba giustizia fu fatta contro Pontelandolfo e Casalduni. Essi bruciano ancora. »

(Pier Eleonoro Negri[14])
 
 
+2 # 19-10-2012 22:38
Metà dell'esercito borbonico non combattè e l'intera marina abbandonò re Francesco II°, compreso l'ammiraglio conte dell'Aquila, zio di Francesco II°, la gran parte degli ufficiali e generali borbonici entrarono nel nuovo Regio Esercito Italiano, come pure 30.000 soldati ex borbonici e furono questi soprattutto a combattere i briganti, .... i soldati borbonici lelisti furono una piccola minoranza e neppure troppo convinta, altrimenti avrebbero combattuto fino all'ultimo uomo, ... ma per i borbonici non valeva la pena di morire ed infatti fu così, a battersi furono i briganti finanziati e con l'invcentivo delle rapine agli anti-sabaudi, .... non un sono ufficiale borbonico cadde al fianco dei briganti, ... dice niente questa cosa ?

Per la cronaca sul Volturno a battersi più di tutti furono i mercenari svizzero-bavaresi di Von Mechel, che perdette anche un figlio ufficiale, per dimostrare lo scarso attaccamento dei soldati borbonici al loro re, abbandonato da tutti e poi ... anche dalla moglie.
 
 
+5 # 21-10-2012 10:43
Caro Roberto, ma dove ha mai trovato che io difenda costoro? La sfido, visto che siamo in clima di sfide, a citarmi un qualunque passo in cui io difenda gli autori della strage o la neghi. Nel mio libro, che parla di tutt'altro, certo non approfondisco il tema, ma lo cito in modo, spero, inequivocabile quando parlo "dell'offensiva lanciata da Cialdini contro il brigantaggio, con misure repressive sempre più feroci – agosto è il mese, fra l'altro, della strage di Pontelandolfo e Casalduni".
 
 
-6 # 21-10-2012 10:59
Citazione alessandro barbero:
Caro Roberto, ma dove ha mai trovato che io difenda costoro? La sfido, visto che siamo in clima di sfide, a citarmi un qualunque passo in cui io difenda gli autori della strage o la neghi. Nel mio libro, che parla di tutt'altro, certo non approfondisco il tema, ma lo cito in modo, spero, inequivocabile quando parlo "dell'offensiva lanciata da Cialdini contro il brigantaggio, con misure repressive sempre più feroci – agosto è il mese, fra l'altro, della strage di Pontelandolfo e Casalduni".


Lei purtroppo pensa solo ad assolvere fenestelle e non a denunciare tutto quello che hanno fatto i Piemontesi ai poveri Duo siciliani, questa è la verità......

Non so come faccia un qualunque storico di questa nazione a non denuciare con la dovuta gravità fatti così gravi come i massacri, gli operai fucilati, il ratto dell'oro, le imposte decuplicate.l'abbandono, il patto con mafia e camorra....

Lei assolve Fenestelle...ok.....

Ma tutto il resto come lo giustifica???

Normale mettere a ferro e fuoco paesi inermi??

Normale smantellare industrie??

Normale uccidere operai che manifestano??

Normale confiscare oro e dare carta moneta???

Normale far entrare Mafia e Camorra nel tessuto della società??

Normmale confiscare migliaia diimmobili alla chiesa???

Normale ridurre un popolo alla miseria

Normale organizzare un falso pebliscito???

Normale distruggere tutta la pastorizia vietando la transumanza??

Mi dica se ha il coraggio di chiamarlo Risorgimento o Feroce guerra di conquista

Per piacere faccia lo storico a 360 gradi.....lo sa che ci sono strade e piazze intitolatte al Cialdini???

per questo Lei è un padano e noi ancora duo Siciliani
 
 
+3 # 18-10-2012 17:15
Buonasera, ho letto e riletto piu' volte gli insulti riservati al Prof. Alessandro Barbero. Sono senza parole, addolorata. Esprimo la mia solidarieta' e stima al Prof. Barbero.
 
 
-6 # 18-10-2012 22:10
Buonasera, ho letto e riletto più volte gli insulti riservati dal prof. Barbero ai neoborbonici ("mistificatori, strumentalizato ri, falsificatori, gente con fini immondi" ecc.ecc.). Sono senza parole, addolorato. Esprimo la mia solidarietà ai neoborbonici.
 
 
-3 # 18-10-2012 23:54
“Lo stato italiano (leggasi sabaudo) è stato una dittatura feroce che ha messo a ferro e fuoco l’Italia meridionale e le isole, squartando, fucilando, seppellendo vivi i contadini poveri che scrittori salariati tentarono di infamare col marchio di briganti”.
Antonio Gramsci
 
 
+2 # 19-10-2012 22:33
Gramsci pensava peggio dei borbonici, che hanno ammazzato molti più briganti e contadini ribelli di quato fecero i savoiardi.
 
 
+5 # 19-10-2012 06:32
Barbero, Barbero........ ma sa quanti prigionieri napolitani venivano deportati verso i campi di concentramento dei Savoia (Fenestrelle, S.Mauro, Monza, Modena, ecc...ecc...) e passavano dai lazzaretti di Livorno per la Quarantena?
noooo??? Allora si documenti e soprattutto ci dica dove andavano queste migliaia di soldati che preferivano la morte al nemico!
 
 
+3 # 21-10-2012 10:46
Ma caro Freddy, lo so sì, per quanto è umanamente possibile: ho scritto un libro di 369 pagine pieno di cifre e di storie, collettive e individuali, proprio per ricostruire il destino di quegli uomini.
 
 
-8 # 19-10-2012 22:04
Casalduni e Pontelandolfo, ma chi erano quei soldati, che vedendo i loro compagni macellati, come fanno gli africano, hanno probabilmente perduto un pò la testa, .... che avrebbero fatto i soldati borbonici, se i loro compagni fossero stati tagliati a pezzi e macellati ? .... probabilmente, anche se non certamente i soldati di Casalduni e Pontelandolfi erano anche meridionali, come la maggior parte delle truppe che combattevano i briganti, a partire dalla Guardia Nazinale, milizia anti-briganti, interamente meridionale, come pure la maggior parte dei battaglioni bersaglieri ex borbonic, sia pure in divisa piemontese, .... e non poteva essere diversamente, ma quando mai i piemontesi da soli avrebbero acchiappato i briganti ?
 
 
0 # 19-10-2012 22:21
Citazione libero:
Casalduni e Pontelandolfo, ma chi erano quei soldati, che vedendo i loro compagni macellati, come fanno gli africano, hanno probabilmente perduto un pò la testa, .... che avrebbero fatto i soldati borbonici, se i loro compagni fossero stati tagliati a pezzi e macellati ? .... probabilmente, anche se non certamente i soldati di Casalduni e Pontelandolfi erano anche meridionali, come la maggior parte delle truppe che combattevano i briganti, a partire dalla Guardia Nazinale, milizia anti-briganti, interamente meridionale, come pure la maggior parte dei battaglioni bersaglieri ex borbonic, sia pure in divisa piemontese, .... e non poteva essere diversamente, ma quando mai i piemontesi da soli avrebbero acchiappato i briganti ?



Ecco il vero volto dei vincitori.....

Giustificare un massacro di civili inermi, compresi vecchi e bambini......

......"hanno probabilmente perduto un pò la testa"......



Un ragionamento che non può appartenere ad un popolo unito

Molto bene vedere chi difende Barbere e il suo libro.....

Fratelli meridionali, noi non dobbiamo convincere chi ci ha conquistato e continua a trattarci come colonia usando la nostra terra come sversatoio dei loro veleni che vengono a smaltire in associazione con la camorra.Oppure tipo l'Ilva che ci avvelena mentre incassa milioni di Euro

Noi dobbiamo svegliare il nostro popolo e fargli comprendere ciò che è accaduto e cosa sta accadendo.

Egregio Barbera il suo libro sarà un Boomerang......perchè sveglierà tanti di noi
 
 
-3 # 19-10-2012 22:51
Quei civili inermi avevano partecipato ad un massacro, .....
I cittadini del Sud sono intelligenti, sanno chi erano i briganti e non vi danno retta, .... non beccano !

Non riuscirete a prendere voti, probabilmente non riuscirete a far eleggere neppure un consigliere comunale, lo sapete bene e da questo deriva la vostra frustrazione.

Molti dei soldati che combattevano i briganti erano meridionali ed ex borbonici, forse per questo erano così duri contro i briganti, anche se i piemontesi cercavano di moderarli.
 
 
-4 # 19-10-2012 22:06
Invito tutti a leggere la risposta, puntuale precisa e documentata di Gigi Di Fiore a Barbero apparsa sul mattino di oggi 19/10/12.
 
 
0 # 19-10-2012 22:12
Metà dell'esercito borbonico non combattè e l'intera marina abbandonò re Francesco II°, compreso l'ammiraglio conte dell'Aquila, zio di Francesco II°, la gran parte degli ufficiali e generali borbonici entrarono nel nuovo Regio Esercito Italiano, come pure 30.000 soldati ex borbonici e furono questi soprattutto a combattere i briganti, .... i soldati borbonici lelisti furono una piccola minoranza e neppure troppo convinta, altrimenti avrebbero combattuto fino all'ultimo uomo, ... ma per i borbonici non valeva la pena di morire ed infatti fu così, a battersi furono i briganti finanziati e con l'invcentivo delle rapine agli anti-sabaudi, .... non un sono ufficiale borbonico cadde al fianco dei briganti, ... dice niente questa cosa ?

Per la cronaca sul Volturno a battersi più di tutti furono i mercenari svizzero-bavaresi di Von Mechel, che perdette anche un figlio ufficiale, per dimostrare lo scarso attaccamento dei soldati borbonici al loro re, abbandonato da tutti e poi ... anche dalla moglie.
 
 
-2 # 19-10-2012 22:22
Senza la lega nord, il movimento neo-borbonico non sarebbe mai esistito, questo è certo, ... i neo-borbonici sono un riflesso indotta dal leghismo ed utile al solo leghismo, che dell'indebolimento del senso di Unità nazionale, fa un suo obiettivo, per raggiungere il suo scopo ... liberarsi del Sud, e i neo-borbonici gli danno una mano .... inconsapevolmen te o consapevolmente ? ....
 
 
-1 # 19-10-2012 22:24
Ecco il vero volto dei vincitori.....

Giustificare un massacro di civili inermi, compresi vecchi e bambini......

......"hanno probabilmente perduto un pò la testa"......



Un ragionamento che non può appartenere ad un popolo unito

Molto bene vedere chi difende Barbere e il suo libro.....

Fratelli meridionali, noi non dobbiamo convincere chi ci ha conquistato e continua a trattarci come colonia usando la nostra terra come sversatoio dei loro veleni che vengono a smaltire in associazione con la camorra.Oppure tipo l'Ilva che ci avvelena mentre incassa milioni di Euro

Noi dobbiamo svegliare il nostro popolo e fargli comprendere ciò che è accaduto e cosa sta accadendo.

Egregio Barbera il suo libro sarà un Boomerang......perchè sveglierà tanti di noi
 
 
-1 # 19-10-2012 22:28
I cittadini del Sud sono intelligenti, sanno chi erano i briganti e non vi danno retta, .... non beccano !

Non riuscirete a prendere voti, probabilmente non riuscirete a far eleggere neppure un consigliere comunale, lo sapete bene e da questo deriva la vostra frustrazione.
 
 
+1 # 19-10-2012 22:39
Nessuna catena è eterna per levare la libertà ad un popolo sovrano.......

Il domani appartiene a noi

Il sangue dei nostri morti sarà sempre presente sulla nostra terra e nel nostro cuore....
 
 
+1 # 19-10-2012 22:54
Sognare è legittimo.
 
 
+2 # 19-10-2012 22:46
Pasquale Romano è uno di noi, un ragazzo pulito che amava la sua terra. Una terra amara che lo ha ripagato con la morte. Non voleva vivere al nord, gli mancava la sua terra e così è tornato al sud andando incontro ad un tragico destino. Pasquale è un brigante del sud ed ironia della sorte porta lo stesso nome del sergente brigante Pasquale Romano ucciso dai piemontesi nel 1863. Solo che questa volta è stata la camorra ad uccidere, la stessa camorra che 151 anni fa aiutava Garibaldi e i piemontesi ad invadere Napoli e la Sicilia, condannandoci di fatto a diventare da stato sovrano e indipendente a colonia del nord italia. Pasquale è una vittima di guerra, di una guerra silenziosa che uccide lentamente giorno, dopo giorno, tutte le speranza di riscatto e di ricrescita.
Il lutto cittadino non basta, lo stato ha le sue storiche responsabilità in questa morte e la sua continua assenza pesa come un macigno, quasi una complicità non dichiarata. Pasquale merita i funerali di stato perchè è una vittima di guerra.
 
 
+1 # 19-10-2012 23:00
La camorra è un regalo della dominazione ispanico-borbonica, i termini camorristici sono tutti di origine spagnola, e i Borbone usarono la camorra per puntellarsi al potere, fu proprio Franceschiello a nominare Ministro di polizia Liborio Romano, non liberale anti-borbonico ! .... pazzesco, che usò la camorra contro il re di Napoli, che pensava di averla al suo fianco, .... le serpi allevate in seno poi si rivoltano contro, povero Franceschiello era proprio una negazione !

Dove erano i veri borbonici napoletani, perché non si ribellarono e fecero le barricate a Napoli ? ... semplicemente perché i napoletani veramente fedeli ai Borbone non c'erano ! ... pure l'ammiraglio Conte dell'Aquila, zio di Francesco II abbandonò il nipote re ... lo sapevate ?
 
 
0 # 19-10-2012 23:13
Sig. Libero lei scrive un sacco di stupidaggini si informi bene prima dire fandonie. La Lega è un movimento politico i neiobobonici NO. Molti ufficiali e soldati borbonici morirono da partigiani e la storiografia risorgimentale è complice della sua ignoranza poichè anche se soldati venivano descritti come briganti dalla macchina propagandistica di allora ed oggi...... la Regina Sofia rimase a Gaeta sotto assedio e sotto le bombe accanto al marito ed a quello che rimaneva del suo popolo. Stimata e ricordata da tutti per l'umanità ed il fiero coraggio, quello che accadde dopo, con l'esilio a Roma nei successivi anni, sono fatti privati segnati anche dai tragici eventi vissuti e dalla morte di una figlia. Il massacro di Casalduni e Pontelandolfo è stata una rappresaglia per la morte in azione di guerra/guerriglia di soldati piemontesi contraria ad ogni regola di battaglia, all'onore ed alla memoria che Centocinquant'anni dopo, Giuliano Amato, presidente del comitato per le celebrazioni del centocinquanten ario dell'Unità d'Italia, ha commemorato quella strage, porgendo a tutti gli abitanti di quella che è stata definita «città martire», le SCUSE dell’Italia. Libero ..... taci
 
 
-4 # 19-10-2012 23:24
A morire con i briganti furono solo ufficiali stranieri mercenari, come De Namour, Kalcreuth, Borjes ... non risulta che un solo ufficiale ex borbonico sia caduto con i briganti, se si bene allora chi è ? ....
Gli ufficiali ex borbonici erano dall'altra parte, con la divisa piemontese a combattere i briganti, con capi ex pregiudicati, già condannati con sentenze borboniche, come Carmine Donatelli, detto Crocco o Ninco Nanco e tanti altri.

La moglie di Franceschiello a Roma aveva come guardia del "corpo" un ufficiale belga di nome Lawayss, ... dopo alcuni mesi la reginetta si assentò lontano, poi dopo svariati mesi ritornò, ... dicono che era rimasta incinta e avesse partorito lontano, ma siccome tutti sapevano che non poteva essere stato il re (!)... chi mai poteva essere stato ?
Povero Franceschiello, avrebbe dovuto abdicare, uno peggio dilui forse non c'era, ... però essendo mezzo sabaudo per parte di madre, forse, sia pur inconsciamente ha voluto giovare alla causa sabauda, chissà ?
 
 
-1 # 19-10-2012 23:29
I soldati borbonici e le milizie mercenarie straniere in Sicilia hanno fatto assai peggio, basta chiedere anche oggi come ricordano la ferocia borbonica contro le popolazioni siciliane, ma anche in Calabria e ovunque, i briganti uccisi dai borbonici furomo molti più di quelli uccisi dai sabaudi, cioè dai soldati meridionali in divisa sabauda, che subito sentirono come la divisa del loro stato, al punto che nel 1946 il Sud votò monarchia sabauda, invece il Nord votò Repubblica ! .... bel paradosso, né ?
 
 
-3 # 19-10-2012 23:32
Senza la lega nord provocatoria i neo-borbonici non sarebbero mai nati, questo è certo !
Quello che i neo-borbonici non capiscono è che di fatto giovano al leghismo, ma l'intelligenza è un bene di cui non tutti sono dotati, non in maniera sufficiente.
 
 
-1 # 19-10-2012 23:35
Napoli è sempre stata la città più sabauda d'Italia, dopo il 1946 il Partito Monarchico Sabaudo aveva una forte rappresentanza nel Sud, con esponenti meridionali come Lauro e Covelli, perché mai ? ... perché i napoletani e i meridionali ricordavano troppo bene cosa eranop i borbonici !
 
 
-1 # 19-10-2012 23:52
Citazione libero:
Napoli è sempre stata la città più sabauda d'Italia, dopo il 1946 il Partito Monarchico Sabaudo aveva una forte rappresentanza nel Sud, con esponenti meridionali come Lauro e Covelli, perché mai ? ... perché i napoletani e i meridionali ricordavano troppo bene cosa eranop i borbonici !


Amico libero.... hai ragione l'inteligenza e quindi l'analisi razionale non è un dono che tutti hanno i neoborbonici sono stati istituiti con uno statuto formale nel 1993, il sentimento che ha portato un gruppo di uomini e donne a formalizzare i l'esistenza di un neoborbonici, era presente da decenni.... la cosa assurda è che continui a paragonare la lega che è un partito politico con i neoborbonici che sono una associazione culturale e che per precisa scelta sancita nello statuto ha scelto di essere associazione culturale e non altro e quindi non un partito politico.
In ogni caso è la lega che ha "copiato" non è mai esistita una questione settentrionale ma solo una questione Meridionale, non è mai ma veramente mai, una padania ma da quasi mille anni esistono le due sicilie (si vero oggi annesse alla porca italia, ma non sono divise da sestesse)

Sig. libero ti ricordo che sei libero di istruirti maggiormente, in italia anche se fatta male a nessuno è negato il diritto di essere colto... P.S. se sei convinto di quello che dici lascia il tuo nome e cognome... come fanno i neoborbonici

come faccio io
 
 
+1 # 19-10-2012 23:41
Fratelli non cadete in inutili discussioni, noi non dobbiamo convincere i nostri padroni dobbiamo svegliare i nostri fratelli

Guardate questa foto e illuminatevi il cuore

https://www.facebook.com/photo.php?fbid=4636812516317&set=o.42317413318&type=1&relevant_count=1&ref=nf
 
 
-1 # 20-10-2012 12:33
Hai esauritoi pizzini?
 
 
-3 # 20-10-2012 12:43
Fratelli, se volete diventare come la Grecia seguite quelli !
 
 
+1 # 20-10-2012 12:21
I danni provocati dalla lunga doinazione ispanico-borbonica sono stati così grandi, che ancora persistono, ma i cittadini del Sud sanno bene come stanno le cose, anche se non è facile cambiare, dopo i danni multisecolari prodotti.
Per dire quanto eranoamati i borbonici, basta ricordare che a fare la guardia al re del Piemonte c'erano i soldati piemontesi, invece a fare la guardia al re borbonico c'erano i soldati svizzeri, perché il re di Napoli non si fidava del suo popolo !
I soldati mercenari svizzeri erano costosissimi e quindi tutti soldi tolti al popolo del Sud ! .... basta verificare ...
 
 
+2 # 20-10-2012 12:36
In base al rapporto Svimez - Istituto sviluppo meridione(scari cabile gratuitamente dal sito Svimex o acquistabile in libreria Ediz. Il Mulino) risulta che nel più piccolo Stato Pontificio c'erano ben 6 università: Roma, Perugia, Camerino, Urbino, Bologna e Ferrara, invece nel teoricamente più grande Regno Borbonico c'erano 4 università: Napoli, Palermo, Messina, Catania, in quanto a Salerno c'era solo un istituto superiore che non era un'università e l'università dell'Aquila era stata chiusa a inizio 1800 e non più riaperta.
Il Regno di Sardegna aveva 4 univesità:Torin o, Genova, Cagliari e Sassari.
Il Lombardo Veneto 2: Pavia e Padova.
Il Granducato di Toscana 2 uiversità: Pisa, Siena.
Persino i piccoli ducati di Parma e Modena avevano ciascuno un auniversità !

....quindi in pratica tutte le regioni italiane nel 1860 avevano almeno una università o più, tranne: Abruzzo, Molise, Puglia, Lucania, Calabria, e questo indica quanto poco importava ai Borbone di queste regioni del Sud, da loro considerate come colonie, si borboniche e questo spiega perché nel 1860 metà esercito borobnico non abbia combattuto, come l'intera marina e come regioni come la Lucania siano insorte contro i Borbone ben prima dell'arrivo di Garibaldi, non ne potevano più dei borbonici, che si preoccupavano solo della zona di Napoli, dove erano allocate le uniche ferrovie e la maggior parte delle industrie, in quanto a Mongiana (Calabria) le ferriere erano lì solo perché le miniere si travavano in quel posto e non conveniva trasportare altrove il minerale, e industrie di raffinazione dello zolfo (inglesi) erano in Silia solo perché le solfatare erano lì e non si potevano spostare.
 
 
+1 # 20-10-2012 15:25
L’oro delle Due Sicilie, le prove di una spoliazione
10 set

Subito dopo la presa di Roma, con l’introduzione della cartamoneta, lo Stato italiano obbligò tutti i cittadini a riconsegnare la moneta metallica. Dal Meridione arrivarono oltre 440 milioni di Lire in oro, che, al cambio imposto dai Savoia, equivalevano nominalmente al 4,25 Ducati partenopei.
Le somme raccolte nelle Due Sicilie equivalsero a circa 10 volte quelle versate nel resto d’Italia, ma, come vedremo l’entità effettiva di quell’oro ed i suo valore di mercato erano enormemente superiori.

Dicevamo dei Ducati partenopei che erano circolanti ed avevano un tenore in oro molto più elevato: una moneta da un Ducato ‘conteneva’ 19,9 grammi di oro fino, mentre una Lira sabaudo-italiana ne conteneva solo 4,5. Il cambio ufficiale fu imposto con Regio Decreto Sabaudo del 17 luglio 1861, n. 452, poi assorbito dalla legislazione italiana.

Una enorme massa d’oro, cui si aggiunsero altrettanto enormi quantità di argento e rame, derivanti dai Mezzi Ducati e le Mezze Piastre d’argento, oltre che dai Tarì, i Carlini, i Tornesi.

Una ricchezza spropositatamen te enorme, come vedremo, che prese le vie di Roma, Torino e Venezia, ma anche quelle di Inghilterra, Francia e Stati Uniti, dove risiedevano i creditori dei tanti debiti contratti dalla corrotta corte sabauda. Le poche opere realizzate con quelle somme furono l’edificazione ex novo di Roma Capitale, la bonifica delle risaie piemontesi, il ripristino della Via Salaria (indispensabile per azzerare il commercio meridionale).

Un’altra prova, dunque, del saccheggio e della spoliazione del Meridione e dei meridionali, attuata con l‘introduzione della cartamoneta, visto che dal Sud arrivarono i 9/10 del patrimonio mobiliare italiano originario, purtroppo, utilizzati in larga parte non per far nascere una Nazione, ma per saldare debiti pesantissimi e sanare le diffuse malegestioni degli avidi funzionari.

Preso atto dello scempio di un popolo e di una ricchezza, dobbiamo chiederci a quanto oro equivalevano quelle Lire e quanto varrebbero oggi, rivalutandole.
 
 
-1 # 20-10-2012 19:33
L'arte della chiacchiera non incanta i citadini del Sud.
 
 
-1 # 20-10-2012 15:26
E qui viene il bello. O meglio l’orrido.

Infatti, 440 milioni di Lire in oro dovrebbero equivalere ad un peso di 1980 milioni di grammi d’oro, cioè 1.980 tonnellate d’oro. Purtroppo, se consideriamo che erano, in realtà, Ducati computati come Lire in oro, di tonnellate ce ne ritroviamo quasi venti volte di più, cioè 37.213.

Un calcolo che tutti possono fare.
Nel primo caso, moltiplichiamo le lire per quanti grammi d’oro contenevano. Nel secondo, convertiamo le lire in ducati e solo dopo moltiplichiamo per i grammi di oro fino contenuto. L’esito dovrebbe essere identico, ma non lo è. Incredibile, vero?

Cifre eclatanti, sia nel primo caso - 2.000 tonnellate pari a 70,5 milioni di once d’oro – che nel secondo, per 37.000 tonnellate pari a 1.305 milioni di once.

Ma c’è dell’altro: se convertiamo le once in euro odierni e poi li rivalutiamo, ne viene fuori una scoperta sorpendente.

Infatti, 70 milioni di once equivalgono a circa 100 miliardi di euro, mentre 1300 milioni di once si convertono in circa 10 miliardi di valuta europea.
Ebbene, utilizzando il servizio ISTAT per la rivalutaizone finanziaria, scopriamo che – considerando solo il periodo 1947-2012 – nel primo caso (2000 tons di oro) il valore sarebbe stato nel 1947 di ben oltre 4.800 miliardi di euro, mentre nel secondo (37000 tons d’oro) parleremmo di 8.500 miliardi.

Figuriamoci a che somme si possa arrivare nel rivalutarli fino al 1872. Decine e decine di migliaia di miliardi odierni, forse centinaia di migliaia di miliardi. Il valore dell’intera Europa, forse.

Un’iperbole che diventa dubbio legittimo, se consideriamo che le attuali zone ricche d’Europa non erano affatto così benestanti, operose e frequentate fino a 150 anni fa, mentre, da quanto raccontano le documentazioni che emergono via via dall’oblio, gran parte della ricchezza d’Europa era prodotta e concentrata in Campania e Sicilia, nelle Fiandre e nel Galles, in Ungheria ed in Boemia.

Tutto un caso oppure fu spoliazione ed annientamento etnici? Durante il XIX Secolo avvenne un secondo saccheggio dell’Impero Romano d’Oriente (Ottomani e Due Sicilie), dopo quello del 1200, ad opera degli stessi popoli?
Anzi, verrebbe da credere – ricodando i crediti vantati dal ramo Savoia Aimone migrato in USA e quello che accadde nell’arco di 20 anni nel Mediterraneo turco e negli Stati Confederati USA – che l’intero industrialesimo e la nascita stessa del Capitalismo moderno siano stati ‘finanziati’ con l’oro delle Due Sicile e della Sacra Porta.

Fantasie? Forse. Fatto sta che le prove iniziano ad essere evidenti e, probabilmente, ebbero ragione gli oppositori di Karl Marx, come il napoletano Arturo Labriola, nel sostenere che i grandi capitali non hanno origine dallo sfruttamento quanto dalle spoliazioni.

Cosa, quanto e come intendono l’Italia e l’Europa restituire al Meridione d’Italia oppure, nonostante le denunce pendenti a L’Aia per i crimini di guerra sabaudi, anche per il prossimo secolo ci verranno imposti i ‘tarallucci e vino’?
 
 
-1 # 20-10-2012 19:31
E allora non resta che fare un ricorso alla Corte Europea per farsi riconoscere l'indennizzo per "danni di guerra", se riconosciuto si pagherà , detraendo ovviamente le spese fatte nel Sud, cjhe i Borbone non hanno fatto e a questo punto sarebbe il Sud che dovrebbe "dare" !
Inoltre la Corte Europea si farebbe una bella risata, pensando che è proprio vero che i proponenti sono della città di.....pulcinella ! ... roba da sceneggiate.
 
 
-3 # 20-10-2012 15:30
Dal Sole 24 Ore....28052012

Gli eurobond che fecero l'Unità d'Italia quando il Regno di Napoli era come la Germania

Il vertice europeo di fine giugno ha cancellato gli eurobond dall'agenda. Almeno per ora. Angela Merkel è stata drastica: «Mai finchè sarò viva» aveva detto in pubblico qualche giorno prima. Chissà se la cancelliera tedesca aveva avuto il tempo di leggere lo studio di Stéphanie Collet, storica della finanza della Université Libre de Bruxelles che è andata a spulciare negli archivi delle Borse di Parigi e Anversa per studiare l'unico precedente assimilabile agli Eurobond: l'unificazione del debito sovrano dei sette stati che 150 anni orsono, su iniziativa del Piemonte e sotto tutela di Francia e Inghilterra, costituirono il Regno d'Italia.

Nella storia dello stato moderno è l'esperienza storicamente più vicina al faticosissimo tentativo di dare maggiore consistenza politica all'Unione europea, anche attraverso l'integrazione delle politiche economiche e fiscali, compresi debiti sovrani dei 17 paesi dell'euro. Un precedente prezioso, secondo la Collet, per cercare di capire – mutatis mutandis - come potrebbero comportarsi i mercati finanziari di fronte all'unificazione del debito pubblico dei paesi della zona euro. «Come l'Italia di allora, l'Europa oggi è fatta da stati eterogenei, con economie di dimensioni e condizioni diverse, che parlano lingue diverse e hanno sistemi di imposizione fiscale separati» ricorda la studiosa.
Grazie al fatto che anche dopo l'unificazione i titoli del Regno d'Italia conservarono fino al 1876 l'indicazione della loro origine (per esempio, ad Anversa le emissioni del Regno delle Due Sicilie erano indicate come "Italy-Neapolitean") la Collet è riuscita a ricostruire le serie storiche dei prezzi settimanali tra il 1847 e il 1873.

Un lavoro certosino di raccolta manuale dei dati dagli archivi e dai database originali per capire come si sono mosse le quotazioni, prima e dopo l'unità, politica ed economica. 25 emissioni suddivise in quattro gruppi: Regno di Piemonte e Sardegna, Lombardo-Veneto, Due Sicilie e Stato Pontificio.

La prima cosa che balza agli occhi è lo spread (anche allora!) tra i rendimenti dei diversi gruppi di bond prima e dopo l'Unità. Quelli del Regno delle Due Sicilie (che erano un quarto del totale) prima del 1861 pagavano i tassi più bassi: 4,3%, 140 punti base in meno delle emissioni papali e di quelle piemontesi (che rappresentavano rispettivamente il 29% e il 44% del debito unitario dopo la conversione) e 160 in meno rispetto a quelle Lombardo-Venete (che però erano solo il 2%).
Insomma, a voler utilizzare le categorie di oggi, il Regno di Napoli economicamente era per l'Italia quello che oggi la Germania è per l'Eurozona. «Come il Regno di Napoli prima dell'integrazione del debito sovrano, la Germania di oggi è l'economia più forte dell'eurozona e beneficia del costo del debito più basso in assoluto» scrive Collet. Considerazioni, queste, che faranno storcere il naso a molti, ma sicuramente non di parte. Del resto, come ricorda Collet, Napoli era di gran lunga la città più importante del neonato Regno d'Italia. E le regioni del Sud avevano una discreta struttura industriale, un'agricoltura fiorente sia pure basata sul latifondismo, e importanti porti commerciali.
 
 
+1 # 20-10-2012 19:28
Ma se il Regno Borbonico era come la Germania (Prussia all'epoca) allora come mai si è sfasciato così ? .... il Sud non ne poteva più dei Borbone !
 
 
-5 # 20-10-2012 19:40
Citazione libero:
Ma se il Regno Borbonico era come la Germania (Prussia all'epoca) allora come mai si è sfasciato così ? .... il Sud non ne poteva più dei Borbone !



Perchè è stato attaccato e depredato, non solo dal piemonte, ma dall'Inghilterra, con il bene placido della Francia, che se pur non prendendo parte direttamente e attivamente negli intrighi, rimase a guardare perchè una potenza marittima in meno nel mediterraneo le avrebbe fatto ampiamente comodo, ma non attaccò perche Napoleone 3 era alleato della chiesa.
In ogni caso se avesse mai letto un libro di storia qualunque conoscerebbe decine di stati evoluti, prosperi, e ricchi prima, ma poi poveri e distrutti a seguito di una guerra persa. Un esempio, abbastanza recente? La prima rep. Cecoslovacca... ridotta a niente dopo l'invasione nazzista....O anche l'Ungheria dopo l'invasione sovietica.
 
 
+2 # 21-10-2012 20:43
Attaccato addirittura dall'Inghilterra !! ma allora bisogna subito ricorrere all'Onu e richiedere di danni !! Potremmo richiedere malta come indennizzo . Battute a parte , la stamoa austriaca 60 ha definito il regno delle due sicilie " stato in decomposizione " Non credo che era necessario l'intervento dell'inghilterra . Sono bastati i popolani siciliani prima e via via le altre genti del sud . A proposito visto che siamo in tema di indennizzi credo che si possa chiedere qualcosa anche alla francia. Facciamo cifra tonda ? un castello della Loira a testa
 
 
+1 # 20-10-2012 15:31
Subito dopo il 1861, però, lo scettiscismo dei mercati nel processo unitario italiano impose un "risk premium" comune a tutti i bond degli stati preunitari, anche a quelli che fino a quel momento avevano goduto di maggiore fiducia e dunque di rendimenti più bassi. Proprio quello che oggi la Germania teme possa avvenire con gli eurobond: l'anno successivo, infatti, i rendimenti dei titoli convertiti in "Regno d'Italia" si allinearono ben al di sopra dei tassi precedenti, al 6,9%. Per gli "Italy – Neapolitean" 260 punti base in più che diventarono 460 nel 1870, per poi cominciare a ripiegare dopo il 1871, quando cioè l'annessione di Venezia e di Roma e il trasferimento della capitale nella città del papato convinsero gli investitori, e non solo, che l'Unità era ormai irreversibile. L"Italia" non era più una mera "espressione geografica", come l'aveva definita Metternich nel 1847, ma dopo tre guerre d'indipendenza e più di vent'anni di manovre diplomatiche era diventata uno stato unitario. «L'integrazione dei debiti sovrani era stato uno strumento per portare avanti l'integrazione politica, come sarebbe oggi per l'Europa» afferma Collet, ma nota anche che «un aumento del premio di rischio aggraverebbe la crisi del debito che sta vivendo l'Europa piuttosto che risolverla.

Significherebbe che, se fossero introdotti gli eurobond, la Germania perderebbe il suo rating elevato». Questo portava Collet a definire, già nei mesi scorsi, «remote» le speranze di vedere nel breve termine un mercato integrato dei titoli di debito dell'eurozona. Nel lungo termine, invece, i risultati della ricerca sul caso italiano dimostrano che «nel tempo i rendimenti dei titoli diminuirono». Alla luce di questo, oggi la domanda è: quanto tempo ci vorrà perché anche l'Europa sia considerata come un blocco unico e in grado di dotarsi di un vero e proprio piano di salvataggio per l'euro? Per l'Italia ci volle all'incirca un decennio. Considerato che quella italiana fu un'annessione anche militare e quella europea è un'integrazione consensuale, e che i mercati dei capitali si muovono a ritmi diversi rispetto alla seconda metà dell'800, anche Collet concorda che un aumento del costo del debito nel breve termine sarebbe un prezzo che potremmo permetterci di pagare se avessimo la certezza di avere, tra qualche anno, un'Europa più unita. Ma questa certezza nessuna ricerca, per quanto accurata, potrà mai darla. Serve, forse, la capacità di andare oltre il breve periodo, di guardare un po' più lontano rispetto alla prossima scadenza elettorale, superando la "veduta corta" che per Tommaso Padoa Schioppa è stata «la radice» della crisi.
 
 
-1 # 20-10-2012 15:35
Se qualcuno non crede a ciò che è stato riportato contatti Il Sole 24 Ore, quotidiano economico della confidustria con sede a Milano, e contatti Panorama Economy.....della Mondadori di Milano

Purtroppo su questo Blog non si riesce a mettere un collegamento con anteprima
 
 
+5 # 20-10-2012 15:54
La monarchia dei borboni ha reso il popolo meridionale mezzo barbaro , di una ignoranza assoluta , di una isupestizione senza limiti , come gli africani " Metternic 1820 ( dal libro di Paolo Macri , ed Il Mulino
 
 
+6 # 20-10-2012 16:00
Lo stato borbonico aveva due banche ufficiali, il Banco di Palermo ed il Banco di Napoli, il più importante. Quest’ultimo aveva il potere di stampare moneta, ma non era controllato dal sovrano borbonico, bensì da una famiglia notissima, d’origine austriaca: i Rothschild. Il ramo austriaco dei Rothschild fu per lunghissimo tempo, dal Settecento sino al 1866 ed oltre, il principale finanziatore dell’imperatore d’Austria ed assieme una cinghia di trasmissione della sua politica imperiale. Come avvenne questa presa di possesso dei Rothschild sul Banco di Napoli?
Ferdinando I aveva dovuto accettare la costituzione voluta dai suoi sudditi, ma, sebbene avesse giurato fedeltà alla carta costituzionale, non aveva intenzione di mantenere la parola data.( Cosa abbastanza frequente nella casata ) Egli si recò a Lubiana a colloquio col Metternich e richiese l’intervento armato dell’Austria contro il suo stesso popolo.(commenti ? ) Il primo ministro austriaco accettò, ma pose precise condizioni.
La spedizione militare del 1821 con cui l’Austria marciò sul regno delle Due Sicilie, su invito del suo stesso sovrano, per abrogarvi la costituzione, fu finanziata dal barone Rothschild. Dopo il 1821, una parte consistente dei contingenti militari asburgici giunti a Napoli per stroncare la rivoluzione costituzionale rimase acquartierata nel regno borbonico, a carico dell’erario e dei contribuenti locali.
Da allora, le finanze dello stato delle Due Sicilie furono affidate ai Rothschild, che Metternich aveva imposto a Ferdinando I in cambio dell’intervento militare. In sostanza, il sovrano chiese che l’Austria reprimesse la costituzione ed in cambio accettò sia che le spese dell’occupazion e militare austriaca fossero accollate alle casse borboniche, sia che l’amministrazio ne finanziaria del regno fosse controllata dai Rothschild, la longa manus della politica asburgica, permettendo quindi che il suo stato divenisse a sovranità limitata. Inoltre, il controllo finanziario di quest’ultimo sul “Banco di Napoli” concedeva indirettamente all’Austria un’ingerenza stretta nel bilancio e quindi nella politica del governo borbonico.
[cfr. Maria Carmela Schisani, How to make a potentially defaulting country credible: Karl Rotschild, the Neapolitan debt and financial diplomacy ( 1821-26), in “Rivista di Storia economica”, XXVI, n.2. agosto 2010, pp. 233-277.]
Quando Garibaldi giunse a Napoli, fra i suoi provvedimenti vi fu quello di confiscare la quota azionaria di proprietà del Rothschild e nazionalizzarla . Tale provvedimento fu dovuto, perché il Banco era controllato da un privato, straniero e per di più longa manus del governo imperiale, ostilissimo all’Italia. Si noti però che tale decisione riguardò appunto i beni finanziari del barone Rothschild e che il beneficiario fu lo stato italiano. Gli Italiani quindi, meridionali inclusi, non persero un centesimo da tale esproprio, anzi furono collettivamente arricchiti dalla nazionalizzazio ne della quota azionaria di controllo del “Banco”, in precedenza in mano ad un banchiere austriaco.

Concludiamo : si trattava di uno stato burletta con sovrani felloni , sanguinari e asserviti agli stranieri
 
 
-8 # 20-10-2012 17:20
L'oro e l'argento razziato dai Piemontesi erano le monete circolanti, cioè tutto il denaro dello stato e del popolo....

Se poi vogliamo negare il Regno delle due Sicilie fu invaso e razziato dai Piemontesi per un solo scopo. Lo stato sabaudo era tecnicamente in default per l'alto debito pubblico e l'unico modo di sopravvivere era saccheggiare uno stato ricco di oro.....

LA FORZA DELLA MIA CULTURA E DELLA MIA IDENTITA'?

Da 151anni non ho uno Stato...
Sono stato invaso ed hanno ucciso quasi 1 su 10 della mia gente..
La mia storia è stata negata al mio popolo...
La mia economia distrutta e resa funzionale alla ricchezzza di altri
La mia terra invasa e divenuta una discarica...
La mia gente costretta ed emigrare....

MA NONOSTANTE TUTTO.... LA MIA LINGUA, IL NAPOLETANO, CONTINUA AD ESSERE FRA LE 100 LINGUE PIù PARLATE AL MONDO....

LO STATO ITALIANO NON VINCERA'......

Con questo finisce la mia permanenza in questo blog.....

Sinceramente non ho tempo da perdere con i negazionisti.

Siamo tanti a conoscere adesso la vera storia, e la nostra avanguardia era allo Stadio olimpico durante la finale di coppa Itaglia.....quando 30.000 napolitani fischiarono l'inno del paese invasore....

Ci vorranno decine di anni per ribellarci e avere la nostra libertà, ma ci siamo svegliati.....

Di sicuro nella nostra terra non ci satrà più un Ilva che ci avvelena e fa incassare ai riva di milano.
Di sicuro le aziende del nord non sverseranno più veleni in associazione con la camorra nella nostra terra.
Di sicuro la Sa Rc non sarà più appaltata alla nordista impregilo che rallenterà i lavori in combuttas con la ndragheta...
Di sicuro l'eni non si succhierà più il petrolio della Basilicata senza versare royaltes
Di sicuro non ci sarà uno stato che fa patti con la mafia.....
Di sicuro si sviluperanno piccole imprese e industri che mafia e camorra non fanno crescere per non far concorrenza alle omologhe nordiste.
Di sicuro si svilupperà la costiera domiziana che viene boigottata per non far concorrenza alla costiera romagnola.
Di sicuro Napoli avrà un areoporto intercontinenta le che non viene fatto per non far concorrenza a fiumicino.

E ci sono tante tantissime altre opportunità....

Oggi l'italia ci abbandonato in mano a mafia e camorra per non farci sviluppare, ci nutre con statalismo e assistenzialism o giusto per farci consumare le merci i servizi delle imprese del nord le quali poi sversano i loro veleni nelle nostre terre....

Questo è oggi....no fenestelle....
 
 
+2 # 20-10-2012 19:25
Di sicuro il nuovo stato neo-borbonico fallirebbe dopo un mese.
Non confondiamo la Napoli ex borbonica con il Sud.
Gli abruzzesi, molisani, pugliesi, lucani, calabresi, siciliani non condividono i neo-borbonici, come non condividevano i borbonic, che pensavano essenzialmente a Napoli e dintorni, pure il resto della Campania era poco seguito dai Borbone.
Dare la colpa agli altri è un modo per non riconoscere le proprie manchevolezze, i cittadini del Sud non vi danno retta.
 
 
+5 # 20-10-2012 23:48
Come slogan non sonpite del ci osiaso male , qualsottolengo potrebbe rimanere impressionato . Ma hai saltato tutta la storia pre 186o quando il tuo sovrano periodicamente e regolamente trucidava la sua gente . Questa e' vera storia , non quella che racconti tu .. e sono a disposizione per darti tutti gli elementi che ti servono per aggiornarti
A proposi mi spieghi come mai nel referendum del 1946 ( leggi bene la data ) oltre 900.000 ( novecentomila ) Napoletani hanno votato e pro monarchia Savoia e solo 200 .000 ( duecentomila ) contro ?Tutti ignoranti ? tutti disinformati ? tutti camorristi ?
 
 
+4 # 20-10-2012 19:08
Tutta la mia solidarietà da italiano meridionale al prof.Barbero studioso serio e non demagogo pagliaccio,come certi autorucoli disuccesso, e tutto il mio diprezzo per i sudisti da strapazzo, che danno le colpe agli altri italiani per mafia e camorra e dimenticano che l'Italia unita fu costruita anche grazie all'apporto e al sangue di tanti medionali,mentr e il Regno di Napoli fu costruito a tavolino dalle potenze straniere,senza consultare nenche un italiano del Sud.
 
 
0 # 20-10-2012 19:27
Citazione Enrico:
Tutta la mia solidarietà da italiano meridionale al prof.Barbero studioso serio e non demagogo pagliaccio,come certi autorucoli disuccesso, e tutto il mio diprezzo per i sudisti da strapazzo, che danno le colpe agli altri italiani per mafia e camorra e dimenticano che l'Italia unita fu costruita anche grazie all'apporto e al sangue di tanti medionali,mentr e il Regno di Napoli fu costruito a tavolino dalle potenze straniere,senza consultare nenche un italiano del Sud.



Sig Enrico, ma lei dove ha studiato? sulla settimana enigmista, al lido le tre palme, durante i mese di agosto?

Va bene la capisco, la settimana enigmistica è divertente, ma non è sufficiente per essere acculturati e informati
 
 
-1 # 22-10-2012 14:35
Le do una delusione: neanche i siti complottisiti contano.
 
 
0 # 22-10-2012 14:49
Citazione Mauro:
Le do una delusione: neanche i siti complottisiti contano.


Non perdere tempo........non può capire è una questione celebrale.....
 
 
+2 # 22-10-2012 19:50
Signor Padovan,
si dice "cerebrale", non "celebrale", per piacere. Se non la storia, almeno la grammatica italiana dovremmo rispettarla tutti, neoborbonici, padani, o italiani semplici come me.
 
 
+5 # 20-10-2012 19:42
C'è un punto sul quale i neo-borbonici non rispondono e che spiega tutto, metà dell'esercito borbonico e l'intera marina abbandonarono il re ! ... come spiegarlo dato che tutte le nomine dell'esercito erano reali ? .... semplice, i cittadini del Sud non ne potevano più dei Borboni !
 
 
-5 # 20-10-2012 20:02
Gli invasoro usarono molto denaro per corrompere i vertici dell'esercito Borbonico, il primo fu il generale Lanza che lasciò campo libero in sicilia.....poi ci fu l'alleanzza con la mafia.....

Difatti i napoletani non volevano far entrare garibaldi a Napoli e lo stesso in accordo con il cavour incaricarono il Prefetto romano di liberare i camorristi che erano chisi nel duro carcere di ventotene e li fecero arruolare in polizia dove repressero i poveri napoletani che non volevano far andare via il loro re.....Tore e Crescienzo feroce camorrista fu il nuovo capo della polizia...

corruzione e convivenza con la malavita le stesse cose che lo stato italiano ha conservato dopo 151 anni

Ecco un documentario della Rai

http://www.youtube.com/watch?v=hv-NpHIfvJ0
 
 
+3 # 21-10-2012 20:46
Garibaldi e' entrato a napoli in treno , informando sull'[orario di arrivo e senza incontrare nessuna resistenza , Posso postare il decreto con cui iol re barbone apriva le porte del carcere ai mafiosi
 
 
0 # 20-10-2012 20:10
L'Unità d'Italia: la camorra nella guardia cittadina
di Antonella Migliaccio



Il periodo del passaggio dal Regno Borbonico a quello dei Savoia rappresentò per la camorra un’occasione servita su un piatto d’argento.

Liborio Romano, prefetto di polizia del regno borbonico, prese in mano le sorti della città di Napoli. Dopo l’abbandono della capitale da parte di Francesco II di Borbone, ultimo sovrano del Regno delle Due Sicilie che, di fronte all’avanzare di Garibaldi con i suoi Mille, riparò a Gaeta, toccò a Liborio Romano gestire l’ordine pubblico nel delicato periodo di passaggio dal vecchio al nuovo assetto.
Il prefetto, di fronte al doppio pericolo dei sanfedisti da un lato e dei saccheggi popolari dall’altro, pensò di garantire l’ordine in città convocando i più noti camorristi cittadini e concordando con loro l’ingresso di un cospicuo numero di camorristi all’interno della Guardia cittadina.

L’interlocutore privilegiato fu “Tore ‘e Crescienzo”, Salvatore de Crescenzo, primo vero capo della camorra, chiamato nelle stanze della prefettura di Liborio Romano con una proposta: redimersi per diventare guardia cittadina, con quanti compagni avesse voluto, col fine di assicurare l’ordine. In cambio, i camorristi irregimentati avrebbero goduto di amnistia incondizionata e stipendio governativo. Solo un’ora bastò a Tore per decidere il da farsi. Il capo camorra tornò in prefettura con un suo compagno e accettò la proposta. A raccontare l’episodio è lo stesso prefetto nelle sue Memorie, definendo la camorra “partito del disordine”.

Nacque una nuova guardia di pubblica sicurezza. Nei gendarmi c’erano ormai decine di camorristi organizzati in pattuglie e compagnie pronti a controllare ogni quartiere della città. Periodo di assoluta confusione, si vide il totale ribaltamento dei ruoli. Un’insolita guardia cittadina (9.600 uomini, con 1200 fucili, che divennero poi 12.000 nell’agosto del 1860), contaminata da un numero non identificato di camorristi, tenne in pugno la città per circa 8 mesi. Fu questo uno dei periodi di maggiore forza della camorra in città. Non più combattuta, veniva accettata e legittimata come controparte e potere autonomo.
L’artefice di tutto ciò, Liborio Romano, ottenne il risultato che cercava: la città apparve efficientemente ordinata all’arrivo di Garibaldi.

Ma l’ingresso dei camorristi nella guardia cittadina comportò, risvolto della medaglia, una considerevole escalation criminale. La “camorra in coccarda tricolore”, ben lungi dall’essere disciplinata come sperava il prefetto, trovò nella divisa la sua legittimazione. Contrabbando ed estorsione aumentarono a dismisura con guadagni rilevanti per i camorristi che, anche fuori dalle ore di lavoro, non smettevano mai la divisa. Forti furono le perdite di introiti per la dogana: tutte le merci in entrata a Napoli venivano intercettate e controllate dalla camorra al grido di “è roba d’ ‘o si’ Peppe”, zio Peppe, ovvero Giuseppe Garibaldi. La camorra manifestò in quest’occasione per la prima volta il suo grande opportunismo, la capacità, ovvero, di sapere sfruttare, in barba a ogni ideale, congiunture e situazioni propizie.
 
 
+5 # 20-10-2012 23:56
Quindi i camorristi preestivano numerosissimi ( abbastanza da controllare una metropoli ) all'arrivo di garibaldi . Come mai ? In uno stato di polizia e senza una seria costituzione dove i liberali erano impiccati e improgionati senza pieta i camorristi proliferavano . Strano vero ? Forse perche' assieme ai lazzari ( i delinquenti della corona ) erano organici al regime ?
 
 
+2 # 20-10-2012 20:20
invito Blackhorse a non lasciare il blog.
questo blog ha preso spunto dall'episodio di Fenestrelle. io dubito che si possa parlare di genocidio, pronto a ricredermi tuttavia.
tutto il resto, l'unita' d'Italia, il brigantaggio,le rappresaglie,la questione meridionale, sono un aspetto troppo piu' ampio per essere trattato su un blog.
che si chiudesse l'ilva e i Tarantini non protestino;
smettessero i "domiziani" di costruire abusivamente, abbiano il coraggio di abbattere le mostruosita' che hanno edificato.
quelle spiagge, tra le piu' belle d'Italia fanno schifo per come sono ridotte.
si liberi il sud dalle pastoie politiche e criminali.
si liberi la Sicilia dal fiume di soldi che riceve dallo stato italiano.
ridurre tutto ad un complotto piemontese
e' troppo semplice.
il Napoli e' stato appena sconfitto dalla Juve. me ne dispiace (dico sul serio), ma e' colpa di Cavour?
 
 
-1 # 20-10-2012 22:34
michele non hai capito che loro sono nati per fare esattamente l'opposto di quello chi chiedi? non e piu facile dire che le discariche , l'inqinamento , la mafia ecc , ecc, sono responabilita' di altri ? ma tu credi davvero che questa gente fa " cultura ?
 
 
-5 # 21-10-2012 01:00
Citazione MICHELE:
invito Blackhorse a non lasciare il blog.
questo blog ha preso spunto dall'episodio di Fenestrelle. io dubito che si possa parlare di genocidio, pronto a ricredermi tuttavia.
tutto il resto, l'unita' d'Italia, il brigantaggio,le rappresaglie,la questione meridionale, sono un aspetto troppo piu' ampio per essere trattato su un blog.
che si chiudesse l'ilva e i Tarantini non protestino;
smettessero i "domiziani" di costruire abusivamente, abbiano il coraggio di abbattere le mostruosita' che hanno edificato.
quelle spiagge, tra le piu' belle d'Italia fanno schifo per come sono ridotte.
si liberi il sud dalle pastoie politiche e criminali.
si liberi la Sicilia dal fiume di soldi che riceve dallo stato italiano.
ridurre tutto ad un complotto piemontese
e' troppo semplice.
il Napoli e' stato appena sconfitto dalla Juve. me ne dispiace (dico sul serio), ma e' colpa di Cavour?


EgregioMichele, partiamo dal basso, se il Napoli ha perso è perchè Mazzarri non ha cambiato assetto tattico alla squadra dopo l'ingresso di tre giocatori freschi. Poi Il Napoli ha un Presidente che investe e vuole giustamente guadagnare perciò ha un organico moltoinferiore rispetto ad una Juventus che alle spalle una Fiat che haq sempre operato succhiando soldi allo stato e massacrando ultimamente i diritti deglioperai. difatti il Napoli ha ilbilancioin attivo, la Juve lo ha in passivo di 60 milioni di Euro...

Io parlo del presente del nuovo Risorgimento quello partito nel 1992 dove ci hanno rubato due banche Banco di Napoli e Banco di sicilia con la scusa che avevano debiti, quandopoi la Banca d'Italia scopri che in bilancio non era stato trascritto il valore degli immobili!!!
Parlo della svendita della sme. Parlo di perchè i lavori della Sa Rc sono da sempre affidati ad Impregilo che subappalta alla ndragheta. Parlo che la costiera Domiziana era una località di prestigio e che dal 1992 è stata abbandonata ad immigrati e camorristi.

Ma poi parlo anche perchè le aziende del Nord hanno sversato nella nostra terra tonnellate di veleni in accordo con la camorrae non sono state condannate e non hanno bonificato il territorio...
Perchè dobbiamo essere il loro immondezaio???
Perchè nel 1993 lo stato è sceso a patti con la mafia dopo che hanno trucidato Falcone e borsellino consegnandoci nelle loro mani, e il nostro presidente della Repubblica trama per non far uscire la verità??
Perchè l'Ilva deve uccidere uomini donne e bambini mentre i Riva milanesi incassano milioni di Euro???

Questa è l'Italia per la nostra terra....

Sinceramente ad eccezione del Prof Barbero che mantiene un velo di cortesia ho trovato commentimolto disgustosi negazionisti dai massacri di9 Pontelandolfo allo sversamento dei veleni nelle nstre terre.....

sinceramente voglio usare ilmio tempoper svegliare i tanti meridionali che ha scuola gli hanno inculcato che Garibaldi era venuto a liberarci.....e che eravamo ignoranti sprchi e inferiori

come vogliono dimostrare nel vergognoso museo Lombroso, anche lui a Torino
 
 
+4 # 20-10-2012 22:37
La monarchia dei borboni ha reso il popolo meridionale mezzo barbaro , di una ignoranza assoluta , di una isupestizione senza limiti , come gli africani ” Metternic 1820 ( dal libro di Paolo Macri , ed Il Mulino
 
 
-1 # 21-10-2012 00:16
Citazione gfieramosca:
Quindi i camorristi preestivano numerosissimi ( abbastanza da controllare una metropoli ) all'arrivo di garibaldi . Come mai ? In uno stato di polizia e senza una seria costituzione dove i liberali erano impiccati e improgionati senza pieta i camorristi proliferavano . Strano vero ? Forse perche' assieme ai lazzari ( i delinquenti della corona ) erano organici al regime ?


Fino al 1861 i Camorristi erano rinchiusi nelle dure carceri di Ventotene. Poi la camorra storicamente è originaria anche del Nord Italia come ben descritto dal Manzoni con Don Rodrigo nei Promessi Sposi
 
 
-8 # 21-10-2012 00:21
Citazione gfieramosca:
La monarchia dei borboni ha reso il popolo meridionale mezzo barbaro , di una ignoranza assoluta , di una isupestizione senza limiti , come gli africani " Metternic 1820 ( dal libro di Paolo Macri , ed Il Mulino


Il Regno delle Due Sicilie (1816-1860) prima dell' invasione Piemontese del 1860, era il più ricco degli stati preunitari, e di gran lunga il più esteso ed industrializzat o d'Europa.
Nel 1856 a Parigi ricevette il premio internazionale come terzo Paese più industrializzat o del mondo.
Con l' unità d'Italia, trattati da colonia deteniamo primati poco felici, come quello di aver un tasso di disoccupazione, criminalità e povertà, più alti d'Europa.
Di seguito l' elenco dei primati del Regno delle Due Sicilie.


1735. Prima Cattedra di Astronomia in Italia
1737. Primo Teatro al mondo(S.Carlo di Napoli)
1754. Prima Cattedra di Economia al mondo
1763. Primo Cimitero Italiano per poveri(Cimitero delle 366 fosse)
1781. Primo Codice Marittimo del mondo
1782. Primo intervento in Italia di Profilassi Antitubercolare
1783. Primo Cimitero in Europa ad uso di tutte le classi sociali (Palermo)
1792. Primo Atlante Marittimo nel mondo(Atlante Marittimo Due Sicilie)
1801. Primo Museo Mineralogico del mondo
1807. Primo Orto Botanico in Italia a Napoli
1813. Primo Ospedale Psichiatrico in Italia(Reale Morotrofio di Aversa)
1818. Prima nave a vapore nel mediterraneo "Ferdinando I"
1819. Primo Osservatorio Astronomico in Italia a Capodimonte
1832. Primo Ponte sospeso, in ferro, in Europa sul fiume Garigliano
1833. Prima Nave da crociera in Europa "Francesco I"
1835. Primo istituto Italiano per sordomuti
1836. Prima Compagnia di Navigazione a vapore nel mediterraneo
1839. Prima Ferrovia Italiana, tratto Napoli-Portici
1840. Prima fabbrica metalmeccanica d' Italia per numero di operai
1841. Primo Centro Sismologico in Italia(Ercolano )
1841. Primo sistema a fari lenticolari a luce costante in Italia
1843. Prima Nave da guerra a vapore d' Italia "Ercole"
1845. Primo Osservatorio meteorologico d'Italia
1845. Prima Locomotiva a vapore costruita in Italia a Pietrarsa
1852. Primo Bacino di Carenaggio in muratura in Italia(porto di Napoli)
1852. Primo Telegrafo Elettrico in Italia
1856. Esposizione Internazionale di Parigi, premio per il terzo paese al mondo come sviluppo industriale
1856. Primo Premio Internazionale per la produzione di Pasta
1856. Primo Premio Internazionale per la lavorazione di coralli
1860. Prima Flotta Mercantile e Militare d'Italia
1860. Prima Nave ad elica in Italia "Monarca"
1860. Prima città d'Italia per numero di Teatri(Napoli)
1860. Prima città d'Italia per numero di Tipografie(Napo li)
1860. Prima città d'Italia per numero di Pubblicazioni di Giornali(Napoli )
1860. Primo Corpo dei Pompieri d'Italia
1860. Prima città d'Italia per numero di Conservatori Musicali(Napoli )
1860. Primo Stato Italiano per ricchezza di Lire-oro(443 milioni)
1860. La più alta quotazione di rendita dei Titoli di Stato
1860. La più bassa percentuale di mortalità infantile d'Italia
1860. La più alta percentuale di medici per abitanti in Italia
1860. Il minore carico Tributario Erariale in Europa
 
 
-4 # 21-10-2012 01:13
Enerambiente: Napoli lasciata marcire perché i veneti volevano più soldi
Rifiuti, il ricatto dell'imprenditore Gavioli nelle carte dell'inchiesta: senza i miei camion la città è finita. Caos creato ad arte e pantomima da cinepanettone per fare pressione su Comune e Asìa. Le intercettazioni : bisogna far degenerare la situazione

NAPOLI - "I rifiuti? Non ci sarebbero se i napoletani si alzassero alle 6 del mattino come i veneti". L'illuminante teoria è stata formulata nel febbraio del 2011 da Leonardo Muraro, presidente della Provincia di Treviso ed esponente di punta della Lega Nord in Veneto. E' solo una goccia nel mare di critiche e latrati propagandistici , di lezioni di civilità e attacchi politici ascoltati negli ultimi anni da politici del Carroccio, e non solo. Ci è tornata in mente ieri, leggendo dell'indagine su un'azienda veneta che avrebbe alimentato, con voracità goffa e tragica, con ostinazione ottusa e spietata, l'emergenza rifiuti a Napoli. Se pure si svegliavano presto, gli imprenditori e i manager e i professionisti e i banchieri veneti indagati e arrestati ieri, lo facevano forse per avere più tempo per lucrare su quei rifiuti.

INCROCIO TRA UN CINEPANETTONE E UN DISASTER MOVIE - Nelle carte dell'inchiesta su Enerambiente ci sono intercettazioni che proiettano scene a metà tra un cinepanettone e un disaster movie, dove la permanenza in strada di montagne di monnezza che marcisce avvelenando la città e umiliandone gli abitanti viene decretata attraverso una messa in scena grottesca. Se le ipotesi dell'accusa fossero provate, vorrebbe dire che gli effetti devastanti e drammatici di quella crisi potevano essere evitati, e se ciò non è successo è perché qualcuno l'ha sfruttata per guadagnarci, ricattando, corrompendo - ma anche lasciandosi corrompere. Se si fa fatica a contenere l'indignazione per il beffardo dettaglio che a soffiare sul fuoco siano stati manager e dirigenti di un'azienda veneta, non bisogna dimenticare che altri filoni di indagine sono costruiti su un quadro accusatorio che vede nel ruolo di manovratori e pedine lavoratori, sindacalisti, funzionari e politici napoletani aggirarsi squallidamente affamati in un rivoltante maxi-imbroglio di appalti e subappalti, di proteste e roghi di spazzatura e camion, di assunzioni e tangenti.

TERREMOTO ENERAMEBIENTE - Non sappiamo a che ora si svegli Stafano Gavioli, 55 anni, mestrino residente proprio a Treviso, patron della Enerambiente. Per quanto possa essere mattiniero, probabilmente non era in piedi ieri alle 4.30, quando gli uomini della Digos e le fiamme gialle di Napoli hanno bussato a casa sua per arrestare lui e notificare un'ordinanza ai domiciliari per sua sorella Chiara, 38 anni. E' l'ennesimo rally giudiziario nell'"avventura imprenditoriale dei rampolli della famiglia Gavioli, per anni alla guida della chimica veneziana", come scrive il Mattino di Padova.
GAVIOLI E L'IMPRENDITORE-FIGURANTE TEDESCO - Gavioli e Lutz si presentarono all'incontro con gli amministratori partenopei con tanto di falso contratto di vendita dei mezzi scritto sulla carta intestata che l'imprenditore veneto si premura di indicare come elemento essenziale della messa in scena. "Tu porta tuoi documenti come carta intestata, sai, carta ufficiale, come che io venduto a te tutti i camion". "Senza miei camion - prosegue Gavioli - la città è finita, ma io voglio prendere più soldi".
 
 
-2 # 21-10-2012 01:16
PREZZO DEGLI AUTOMEZZI TRIPLICATO - Prima dell'acquisto dei 120 automezzi necessari a ripulire la città, Asìa chiese di poter effettuare una perizia, ma l'avvocato dell'azienda, Giancarlo Tonetto, fu categorico: "Non ci provate nemmeno, altrimenti ci alziamo e ce ne andiamo". L'ex vicesindaco Santangelo spiega ai magistrati la drammatica situazione dell'epoca: "Per dirla tutta, non è che ci fecero fessi convincendoci della bontà delle condizioni. Più semplicemente, mancava ogni realistica alternativa". Con il Comune spalle al muro (è bene sottolinearlo, anche per sue responsabilità) , Gavioli e i suoi puntano a ottenere dalla vendita dell'autoparco 4,5 milioni. Una perizia stabilì che il valore di quei mezzi si attestava a circa un terzo di quella cifra, 1,6 milioni.

"FAR DEGENERARE LA SITUAZIONE" - Ma le pressioni "teatrali" nelle stanze di Palazzo San Giacomo con la Iervolino, Santangelo e i vertici Asìa erano solo un elemento del piano di Gavioli. Vi si sommavano, infatti, quelle condotte secondo i pm in strada, soffiando sul fuoco delle proteste dei lavoratori. Giuseppina Totaro, una delle collaboratrici di Gavioli arrestata ieri, "suggerisce all’avvocato Tonetto di non chiedere subito una risposta sulla compravendita, facendo fare 'un po’ di casino ai nostri questa notte, non bisogna effetuare prelievo (dei rifiuti, ndr) e domani potremmo trattare meglio'. Insomma, lasciare la spazzatura in strada, rendere urgenti nuovi provvedimenti e nuovi esborsi di denaro", ricostruisce sul Mattino Leandro Del Gaudio. Alle titubanze di Tonetto la Totaro risponde insistendo che bisogna "far degenerare la situazione".

AIZZARE I LAVORATORI - I cani da combattimento vengono affamati a lungo per stimolarne l'aggressività. I vertici di Enerambiente facevano la stessa cosa con i dipendenti, consapevoli che la loro rabbia, opportunamente aizzata, avrebbe rappresentato un formidabile strumento di pressione su Asìa e sul Comune: "Se non pagano, noi non paghiamo né stipendi né tredicesime. Se l’avessimo fatto già dalla prima volta, qualche altra cosa l’avremmo incassata".

NIENTE STRAORDINARI, TANTO E' UGUALE - Citiamo ancora un significativo paragrafo dall'articolo del Mattino. "È il quattro novembre del 2010, quando avviene una conversazione definita 'allarmante' tra Gavioli e la Totaro: Gavioli - in sintesi - dice alla Totaro di non prendere altri lavoratori, né imporre straordinari, per affrontare la situazione emergenziale, perché 'tanto, nessuno se ne accorgerà'. È questo il punto in cui c’è la chiosa degli inquirenti: 'Napoli è sommersa dai rifiuti e la pricipale ditta appaltatrice di Asia preferisce risparmiare sul personale e sugli straordinari, per cui viene ritenuto inutile mandare gli operai a ripulire le strade, già piene di rifiuti, si lascia semplicemente aggiungere disastro a disastro'".
mercoledì 20 giugno 2012
 
 
+5 # 21-10-2012 01:22
"I prigionieri dei Savoia" è un libro di storia. I libri di storia, per essere tali, necessitano di fonti, esegesi di queste, note nel testo, rimandi, una bibliografia ben strutturata. Il professore Alessandro Barbero ha scritto un OTTIMO libro, su basi solidissime. Accanirsi contro di lui perchè, documenti alla mano (o meglio, in nota), smonta tesi storiografiche quanto meno strampalate e per nulla suffragate da ricerche d'archivio (vedi il citatissimo libro di Del Boca, privo praticamente di documentazione) , non solo è una perdita di tempo ma è anche stupido e indice di una notevole superficialità ed arroganza. Se si vuole controbattere, ed aprire un dibattito storiografico, allora occorre pubblicare nuovi documenti che provano il contrario. Ma la ricerca del prof. Barbero è stata così profonda che non ho idea di cosa si possa trovare d'altro. Inutile appellarsi a dibattiti, confronti e, tristemente, agli insulti. Alcuni commenti postati qui sopra poi sono incredibili: come si può criticare un libro senza neppure averlo letto?
 
 
-4 # 21-10-2012 01:45
Il Professore Gennaro De Crescenzo ha invitato il Barbero ad un dibattito pubblico con documenti da ambo le parti con tempi e moderazione ben definita da tenere in campo neutro....

Vedremo se Barbera avrà il coraggio di accettare....
 
 
+6 # 21-10-2012 10:54
Caro Blackhorse, come ho già scritto più volte su questo blog (ma non mi dispiace ripeterlo) la sfida è ovviamente accettata. E questo benché il Professore Gennaro De Crescenzo non abbia avuto la cortesia di indirizzare la sfida a me, mandandomela per mail o rispondendomi su questo blog, ma si sia limitato a proclamarla. L'editore Laterza sta già prendendo contatti con lui e spero che il confronto avrà luogo presto a Napoli. In quell'occasione sarò contento di conoscerla di persona; mi permetta però di segnalarle che mi chiamo Barbero e non Barbera.
 
 
-7 # 21-10-2012 01:24
UTILE BIBLIOGRAFIA SULLA VERA STORIA DEL RISORGIMENTO
pubblicata da Briganti il giorno Domenica 21 marzo 2010 alle ore 21.15 ·

* Fulvio Izzo, "I Lager dei Savoia" (1999), Ed. Controcorrente



* Di Fiore Gigi, "Controstoria dell'Unità d'Italia. Fatti e misfatti del Risorgimento", Ed. Rizzoli



* Del Boca Lorenzo, "Indietro Savoia! Storia controcorrente del Risorgimento italiano", Ed. Piemme (collana Piemme pocket)



* Del Boca Lorenzo, "Maledetti Savoia", Ed. Piemme (collana Piemme pocket)



*Nicola Zitara, L'unità truffaldina, (liberamente scaricabile in formato HTML o RTF)



*Giuseppe Ressa e Alfonso Grasso, Il Sud e l'unità d'Italia, (e-book)



*Autori Vari, La Storia Proibita - Quando i Piemontesi invasero il Sud - Edizioni Controcorrente, Napoli 2001



*Carlo Scarfoglio, Il Mezzogiorno e l'unità d'Italia, Parenti Firenze



* Nicola Zitara, L'Unità d'Italia: nascita di una colonia



* Nicola Zitara, Tutta l'ègalitè, estratto dalla rivista Separatismo



* Nicola Zitara, Memorie di quand'ero italiano



* Nicola Zitara, Negare la negazione



* Nicola Zitara, L'invenzione del Mezzogiorno



*Carlo Capecelatro , Contro la questione meridionale, Savelli, Roma



*M. R. Cutrufelli, L'unità d'Italia: guerra contadina e nascita del sottosviluppo del Sud, Bertani Editore, Verona



*Antonio Ciano, I Savoia e il massacro del Sud, Grandmelò



* Angela Pellicciari, I panni sporchi dei Mille, (Liberal Edizioni)



*Antonio Grano, La chiamarono Unità d'Italia..., Napoli, Antonio Grano, 2009



* Pino Aprile, Terroni.Tutto quello che è stato fatto perché gli italiani del Sud diventassero meridionali, Piemme, 2010



*Marc Monnier, Il Brigantaggio da Fra’ Diavolo a Crocco, Lecce, Capone



* Pierluigi Moschitti, Briganti e musica popolare dal nord al Sud, Gaeta, Sistema Bibliotecario Sud Pontino



* Francesco Saverio Nitti, Eroi e briganti, Milano, Longanesi, 1946.



* Massimo Dursi, Stefano Pelloni detto il passatore: cronache popolari, Giulio Einaudi Editore, 1963.



* Franco Molfese, Storia del brigantaggio dopo l’Unità, Giangiacomo Feltrinelli Editore, 1966.



* Aldo De Jaco, Il brigantaggio meridionale: cronaca inedita dell'Unità d'Italia, Editori Riuniti, 1969.



* Vincenzo Carella, Il brigantaggio politico nel brindisino dopo l'Unità, Fasano, Grafischena, 1974.



* Gaetano Cingari, Brigantaggio, proprietari e contadini nel Sud (1799-1900), Reggio Calabria, Editori Riuniti, 1976.



* Leonida Costa, Il rovescio della medaglia: storia inedita del brigante Stefano Pelloni detto il Passatore, Fratelli Lega, 1976.



* Francesco Barra, Cronache del Brigantaggio Meridionale (1806-1815), Salerno, S.E.M., 1981.



* Antonio Lucarelli, Il brigantaggio politico del Mezzogiorno d'Italia (1815-1818), Milano, Longanesi, 1982.



* Antonio Lucarelli, Il brigantaggio politico delle Puglie dopo il 1860 - Il sergente Romano, Milano, Longanesi, 1982.



* Antonio De Leo Antonio, Carmine Crocco Donatelli. Un Brigante guerrigliero, Cosenza, Luigi Pellegrini Editore, 1983.



* Raffaele Nigro, I fuochi del Basento, Milano, Camunia, 1987.
 
 
-7 # 21-10-2012 01:29
* Giuseppe Bourelly, Il Brigantaggio dal 1860 al 1865, Venosa, Osanna, 1987.



* Timoteo Galanti, Dagli sciaboloni ai piccioni - Il "brigantaggio" politico nella Marca pontificia ascolana dal 1798 al 1865, Sant'Atto di Teramo, Edigrafital, 1990.



* Carlo Alianello, La conquista del Sud: Il Risorgimento nell'Italia Meridionale, Milano, Edilio Rusconi, 1994.



* Carmine Donatelli Crocco, Mario Proto (a cura di) Come divenni brigante - Autobiografia, Manduria, Lacaita, 1995.



* Ferdinando Mirizzi, Briganti, arrendetevi!: Ricordi di un antico bersagliere, Venosa, Osanna, 1996.



* Francesco Gaudioso, Calabria ribelle. Brigantaggio e sistemi repressivi nel Cosentino (1860-1870), Milano, FrancoAngeli, 1996.



* Alberico Bojano, Briganti e senatori, Napoli, Alfredo Guida Editore, 1997.



* Aldo De Jaco, Briganti e piemontesi: alle origini della questione meridionale, Rocco Curto Editore, 1998.



* Antonio Boccia, A sud del Risorgimento, Napoli, Tandem, 1998.



* Denis Mack Smith, Storia d'Italia, Roma-Bari, Giuseppe Laterza e figli, 2000.



* Salvatore Vaiana, Una storia siciliana fra Ottocento e novecento. Lotte politiche e sociali, brigantaggio e mafia, clero e massoneria a Barrafranca e dintorni, Barrafranca, Salvo Bonfirraro editore, 2000.



*Giovanni De Matteo, Brigantaggio e Risorgimento - Legittimisti e Briganti tra i Borbone e i Savoia, Napoli, Alfredo Guida Editore, 2000.



* Aldo De Jaco, Dopo Teano: Storie d'amore e di briganti, Lacaita, 2001.



* Francesco Gaudioso, Il banditismo nel Mezzogiorno moderno tra punizione e perdono, Galatina, Congedo Editore, 2001.



* Giovanni Saitto, La Capitanata fra briganti e piemontesi, Edizioni del Poggio, 2001.



* Salvatore Vaiana, La repressione del brigantaggio a Canicattì e dintorni da Francesco Bonanno a Cesare Mori, pubblicato in "Canicattì nuova", Canicattì, 2002.



* Francesco Gaudioso, Brigantaggio, repressione e pentitismo nel Mezzogiorno preunitario, Galatina, Congedo, 2002.



* Mario Iaquinta, Mezzogiorno, emigrazione di massa e sottosviluppo, Luigi Pellegrini Editore, 2002.



* Francesco Mario Agnoli, Dossier Brigantaggio. Viaggio tra i ribelli al borghesismo e alla modernità, Napoli, Controcorrente, 2003.



* Josè Borjes, Valentino Romano (a cura di) Don Josè Borges, generale catalano e guerrigliero borbonico, Diario di guerra, Bari, Adda, 2003.



* Josè Borjes, Tommaso Pedio (a cura di) La mia vita tra i Briganti, Manduria, Lacaita,



* Carlo Coppola, Controstoria dell'Unità d'Italia, ribellione popolare e repressione militare 1860-1865, Lecce, MCE Editore, 2003.



* Carmine Donatelli Crocco, Valentino Romano (a cura di) La mia vita da brigante, Bari, Adda, 2005.



* Carlo Coppola, Il Brigantaggio nel Salento, Matino, Tipografie S. Giorgio, 2005.



* Josè Borjes, Con Dio e per il Re. Diario di guerra del generale legittimista in missione impossibile per salvare il Regno delle Due Sicilie, Napoli, Controcorrente, 2005.



* Luigi Capuana, Carlo Ruta (a cura di) La Sicilia e il brigantaggio, Messina, Edi.bi.si., 2005.



* Salvatore Scarpino, La guerra cafona: Il brigantaggio meridionale contro la Stato unitario, Milano, Boroli Editore, 2005.



* Francesco Gaudioso, Il potere di punire e perdonare. Banditismo e politiche criminali nel Regno di Napoli in età moderna, Galatina, Congedo, 2006.
 
 
-7 # 21-10-2012 01:30
* Mario Iaquinta, Mezzogiorno, emigrazione di massa e sottosviluppo, Luigi Pellegrini Editore, 2002.



* Francesco Mario Agnoli, Dossier Brigantaggio. Viaggio tra i ribelli al borghesismo e alla modernità, Napoli, Controcorrente, 2003.



* Josè Borjes, Valentino Romano (a cura di) Don Josè Borges, generale catalano e guerrigliero borbonico, Diario di guerra, Bari, Adda, 2003.



* Josè Borjes, Tommaso Pedio (a cura di) La mia vita tra i Briganti, Manduria, Lacaita,



* Carlo Coppola, Controstoria dell'Unità d'Italia, ribellione popolare e repressione militare 1860-1865, Lecce, MCE Editore, 2003.



* Carmine Donatelli Crocco, Valentino Romano (a cura di) La mia vita da brigante, Bari, Adda, 2005.



* Carlo Coppola, Il Brigantaggio nel Salento, Matino, Tipografie S. Giorgio, 2005.



* Josè Borjes, Con Dio e per il Re. Diario di guerra del generale legittimista in missione impossibile per salvare il Regno delle Due Sicilie, Napoli, Controcorrente, 2005.



* Luigi Capuana, Carlo Ruta (a cura di) La Sicilia e il brigantaggio, Messina, Edi.bi.si., 2005.



* Salvatore Scarpino, La guerra cafona: Il brigantaggio meridionale contro la Stato unitario, Milano, Boroli Editore, 2005.



* Francesco Gaudioso, Il potere di punire e perdonare. Banditismo e politiche criminali nel Regno di Napoli in età moderna, Galatina, Congedo, 2006.



* Raffaele Nigro, Giustiziateli sul campo. Letteratura e banditismo da Robin Hood ai giorni nostri, Milano, Rizzoli Editore, 2006.



* Maria Procino, Donne contro: le brigantesse streghe dell’Appennino, in «SLM- Sopra il livello del mare» Rivista dell’Istituto Nazionale della montagna, n. 28, 2006.



* Valentino Romano, Brigantesse. Donne guerrigliere contro la conquista del Sud, Napoli, Crontrocorrente , 2007.



* APRILE Pino - Terroni. Tutto quello che è stato fatto perché gli italiani del Sud diventassero «meridionali»



* DI FIORE Gigi - I vinti del Risorgimento. Storia e storie di chi combatté per i Borbone di Napoli



* DI FIORE Gigi - Gli ultimi giorni di Gaeta. L'assedio che condannò l'Italia all'Unità



* GUERRI Giordano Bruno - Il sangue del Sud. Antistoria del Risorgimento e del brigantaggio



* LENTINI Gerlando - La bugia risorgimentale. Il Risorgimento italiano dalla parte degli sconfitti



* PAGANO Antonio – Due Sicilie, 1830 – 1880 – Capone, 2002



* DI FIORE Gigi – 1861 Pontelandolfo e Casalduni. Un massacro dimenticato – Grimaldi & C. ed. 1998

* Rinaldi Gustavo "Regno delle Due Sicilie- tutta la verita"

* RinaldiRinaldi Gustavo - Garibaldi,l'avventuriero, il massone, l'opportunista - Controcorrente
 
 
+5 # 21-10-2012 22:50
I Borbone, dinastia tenuta in piedi dagli interessi inglesi e austriaci, che poi l'hanno mollata ed è andata a picco, perché inconsistente !
 
 
-6 # 21-10-2012 01:36
L’imbroglio del plebiscito nelle Provincie Napolitane.

Già prima che in altre parti, in Sicilia il 12 ottobre 1860 si svolge il plebiscito per l’annessione al Piemonte con la partecipazione al voto anche dei garibaldesi e dei soldati piemontesi. I voti sono 432.053 per il Sì e 667 per il No. A Palermo, che ha circa 220.000 abitanti, si hanno 36.252 voti favorevoli all’annessione, contro appena 20 contrari. Numerosi tumulti di protesta sono soffocati. Lo stesso ministro Elliot, ambasciatore inglese a Napoli, nel rapporto al suo Governo scrive testualmente: «moltissimi vogliono l’autonomia, nessuno l’annessione; ma i pochi che votano sono costretti a votare per questa». A Londra il ministro degli esteri inglese, Lord John Russel, comunica al Governo della Regina che: «I voti del suffragio in questo regno non hanno il minimo valore».

Qualche giorno dopo viene emanato un decreto che abolisce le frontiere con il resto d’Italia, perché le Due Sicilie fanno parte integrante dell’Italia. L’ambasciatore inglese Elliot è allibito da questa decisione presa ancor prima del plebiscito e la comunica a Lord Russell.

Il 21, a Napoli e in quasi tutte le province continentali del Regno, viene tenuto il plebiscito. La votazione dà 1.032.064 Sí e 10.313 No. In sostanza è interessato al voto poco più del 12% di circa sette milioni di abitanti. La formula sulla quale gli elettori sono chiamati ad esprimersi è : Il popolo vuole l’Italia una e indivisibile con Vittorio Emanuele come re costituzionale per sé e i suoi legittimi successori?”

Nel frattempo Napoli viene occupata da 50.000 garibaldesi e piemontesi, che presidiano i punti strategici della città, in ciò coadiuvati dalla camorra. Davanti al porticato della Chiesa di S. Francesco di Paola, di fronte al Palazzo Reale (Largo di Palazzo), sono poste, su di un palco alla vista di tutti, tre urne: una, con le schede del sì, un’altra con quelle del no, una terza al centro, dove sono depositate le schede prelevate dalle prime due. Si vota davanti ad una minacciosa schiera di filibustieri garibaldesi, guardie nazionali, soldati e camorristi. (Il votante, quindi, compiva il suo dovere senza alcuna garanzia di libertà di espressione). Il giorno prima sono stati affissi sui muri cartelli sui quali era dichiarato “Nemico della Patria chi si astenesse o votasse per il no”.

Votano per primi i camorristi, poi i garibaldesi, in maggior parte stranieri, e i soldati piemontesi. Chi tenta di votare per il no è bastonato, qualche altro, come nel quartiere Montecalvario, è assassinato. Poiché i votanti non sono registrati, la maggior parte dei camorristi e dei piemontesi va a votare in tutti e dodici i seggi elettorali costituiti a Napoli. Alla fine della giornata, piemontesi e camorristi, impazienti, riempiono l’urna del sì a piene mani.
Il costo del plebiscito che grava sull’erario della città è enorme: circa 300 milioni di franchi.

Allo stesso modo si procede in tutto il Regno. Si vota solo nei centri presidiati dai militari piemontesi e non mancano le solite violenze.

Il Duca di Gramont, ambasciatore francese a Roma, così scrive al Ministro degli esteri francese Thouvenel: «Tutte le notizie che giungono da Napoli concordano nel rappresentare il paese come decisamente ribelle all’annessione piemontese, e assai poco curante dell’unità italiana. Cacciano le autorità nuove, rialzano le armi di Francesco II. I Piemontesi, avvertiti dalle autorità cacciate via, mandano colonne abbastanza forti, che, dopo un po’ di fucilate, disperdono gli abitanti, e portano prigionieri, per giudicarli e fucilarli, i così detti capi del movimento che vengono loro denunziati. Appena partiti i Piemontesi gli abitanti rivengono; prendono quelli che hanno chiamato gl’invasori e li mettono a morte. Ma quel che è più curioso si è, che tuttociò accade in località che si suppone aver votato unanimemente per Vittorio Emmanuele”!».
 
 
-5 # 21-10-2012 01:38
A Caramanico, un paese di seimila abitanti nel Chietino, un popolano chiede che sia sistemata anche una urna per Francesco II, ma è schiaffeggiato da un liberale, tale de Dominicis. A questo gesto la popolazione corre immediatamente ad armarsi con scuri e pietre e assale il drappello di piemontesi che protegge le urne. Accorrono anche gli abitanti del vicino paese di S. Eufemia. Nello scontro il de Dominicis rimane ucciso, i piemontesi sono messi in fuga e le urne distrutte. Il giorno dopo piombano sui paesi truppe piemontesi, i filibustieri garibaldesi e guardie nazionali che uccidono chiunque venga loro incontro. Le case degli abitanti di Caramanico e S. Eufemia sono saccheggiate e il bottino è portato a Chieti.

Insorgono anche gli abitanti di Salle e Musellaro. Anche qui sono di nuovo innalzate le insegne napolitane. La repressione da parte delle guardie nazionali e dei piemontesi vince però l’accanita resistenza degli insorgenti, i quali, guidati da un muratore, Angelo Camillo Colafella, sono costretti a rifugiarsi sui vicini monti.

Ad Isernia un forte gruppo di contadini e popolani tenta di assalire i garibaldesi e i loro fiancheggiatori , ma non avendo armi sono costretti a desistere.

A Cansano e ad Elice gli insorti sono soffocati nel sangue dalle collaborazionis te guardie nazionali che arrestano e fucilano i capi.

Vi sono altre insurrezioni a Controguerra, Bellante, Corropoli, Torano e Cermigliano.

In Arzano di Napoli un popolano che grida “viva ‘o rre” è arrestato dai criminali garibaldesi e in seguito, per ammonimento, con le forbici gli vien tagliato il labbro inferiore.

Alle prime luci dell’alba del 21, anche a Carbonara, nell’alta Irpinia, si verifica una rivolta. Già la sera precedente i messi comunali, che stanno distribuendo le tessere per il plebiscito, sono presi a sassate e le tessere strappate. Fino a notte fonda, gruppi di giovani corrono per le strade del paese gridando il nome del Re Francesco. I contadini innalzano la bandiera delle Due Sicilie e strappano gli stemmi savojardi, portando in processione per le vie del paese i ritratti del loro Sovrano e della Regina Maria Sofia. La massa dei popolani si reca in chiesa, dove è tenuta una funzione solenne col canto del Te Deum. I galantuomini sono assaliti, nove rimangono uccisi. Tra i morti vi sono il capitano della locale Guardia Nazionale, Gaetano Maglione, la guardia Angelo D’Annunzio, i ricchi liberali Nicola Tartaglia, Gabriele Stentalis, suo nipote Isidoro Stentalis col figlioletto Michelino, un bambino di appena nove anni, Michele Cappa, il cancelliere comunale Francesco Areneo Rossi, il decurione Donato Tartaglia. Un altro, Giovambattista Coscia, è gravemente ferito. Alcuni, tra cui il sindaco Giacomo Giurazzi, si salvano con una rocambolesca fuga per le campagne circostanti. I cadaveri di alcuni uccisi sono mutilati, oltraggiati e precipitati per la ripa sottostante al paese. Altri rimangono insepolti per le strade deserte tutto il giorno e la notte successiva. Poi, per tutta la giornata, la folla degli insorti legittimisti saccheggia le case di alcuni uccisi, distrugge i documenti della cancelleria comunale e gli atti notarili.
 
 
-5 # 21-10-2012 01:39
Nello stesso giorno del 21, nel Gargano, l’insurrezione inizia a S. Giovanni Rotondo e si estende a S. Marco in Lamis e a Cagnano, dove le votazioni sono impedite. A Lesina e a Poggio Imperiale, sono invece fatte ugualmente le votazioni, ma con una totale maggioranza contraria all’annessione. A S. Giovanni Rotondo ventidue tra guardie nazionali e galantuomini sono massacrati nelle carceri da parte degli insorti napolitani. Il governatore di Foggia, Del Giudice, accorre con numerosi filibustieri garibaldeschi, ma, benché respinto all’inizio da una furiosa reazione popolare, nei giorni successivi con migliaia di uomini riesce a sedare le insorgenze. Decine di popolani, anche se solo sospetti, sono fucilati dopo la cattura. I paesi di Roseto Valforte, Accadia, Ascoli e Bovino sono circondati.

In provincia di Catanzaro, a Cinquefronde, Coridà, Giffone, Dosà, Acquaro, Dinami e Maropati, le popolazioni insorgono contemporanea­m ente. Nella zona si concentrano circa 700 armati, tra i quali numerosi soldati sbandati e la stessa guardia nazionale che fa causa comune con gli insorti. Violente sommosse si hanno anche a Cosenza. Vi è anche un tentativo di sbarco presso Reggio da parte di truppe napolitane provenienti da Messina. Le sommosse sono soffocate con particolare violenza dall’intervento della banda garibaldesca Cacciatori d’Aspromonte, che solo a Cinquefronde uccide 16 persone.

In Basilicata le sommosse contadine impediscono del tutto le votazioni. Governi napolitani sono proclamati ad Acerenza, Carbone, Castelsaraceno, Calvera, Cancellara, Episcopia, Latronico, Laurenzana, Favale, Tursi, Castronuovo, Sanseverino e Castelluccio. La repressione, però, ha ancora il sopravvento e centinaia di contadini disarmati sono arrestati dalle guardie nazionali accorse dai paesi limitrofi e trascinati incatenati a Potenza, mentre i loro miseri averi sono confiscati e le case distrutte.

Altre violente insurrezioni si hanno ad Avigliano, Muro Lucano, Picerno e Pietrapertosa. A Cancellara i seggi elettorali sono assaliti dalla popolazione che costringe le autorità e le guardie nazionali a rinchiudersi nel castello e nel convento dei Padri Riformati. A Marano, Casaprobe, Campotosto ed in altri vicini paesi i cittadini si avventano contro gli annessionisti, li mettono in fuga e si pongono sul cappello una scritta con un No molto evidente.

In tutte le Provincie Napolitane numerosi e spontanei sono gli episodi di resistenza, non solo contro le violenze delle bande garibaldesche, ma anche contro i piemontesi, considerati invasori stranieri. Le varie autorità locali tuttavia nascondono la gravità degli avvenimenti per ingraziarsi gli occupanti.

Alle notizie dell’avanzata piemontese su Isernia e Venafro, il Generale Ritucci, per non subire un attacco alle spalle e trovarsi a combattere tra due fronti, dà ordine di riunire tutti i reparti e di concentrarli a Teano. (Questo fa capire come il plebiscito è stata una farsa, in quanto molti territori, ancora sotto il controllo dell’esercito napolitano, non erano in grado di esprimersi e se l’avessero fatto sarebbe stato certamente un NO!)

(Finita la farsa, non vi fu alcun modo per confrontare gli iscritti nelle liste elettorali e i votanti, senza contare che lo scrutinio, dovunque fu reso possibile, fu sfacciatamente falsato.)

Il 23 ottobre, il generale Fanti emette il primo atto ufficiale contro la resistenza napolitana i cui guerriglieri sono definiti “briganti”. Proclama leggi di guerra, corti marziali e pena di morte per chi resista con le armi.
 
 
-2 # 21-10-2012 01:40
Davanti alla Reggia di Napoli, il 3 novembre è proclamato il risultato del falso plebiscito. Sono schierate 24 compagnie di guardie nazionali e la suprema corte di giustizia. Salve di cannoni sono sparate dalle fortezze e dalle navi.

Il giorno dopo, il generale Pinelli dichiara lo stato d’assedio in tutto l’Abruzzo con un proclama mostruoso:

1. Chiunque sarà colto con arme di qualunque specie, sarà fucilato immediatamente.

2. Uguale pena a chiunque spingesse anche con parole i villani a sollevarsi.

3. Uguale pena a chi insultasse il ritratto del re o lo stemma di Savoja o la bandiera nazionale.

Intanto l’economia delle Due Sicilie ha un tracollo vertiginoso. I movimenti nei porti e gli scambi commerciali con l’estero sono letteralmente azzerati. Si ha una fuga di capitali dal commercio verso le rendite, che tuttavia incominciano a perdere il loro valore. Tutte le attività produttive si arrestano, la disoccupazione cresce in ogni settore. I generi di prima necessità incominciano a scarseggiare e il carovita aumenta.



(Con il plebiscito, dunque, ci fu una legittimazione formale per i Savoia ad occupare Napoli e la Sicilia; ma fu eseguita in modo criminale e antidemocratico . In poche parole fu un volgare imbroglio. La maggior parte del popolo napolitano, che non votava perché non aveva niente, abituato a rompersi la schiena per zappare la terra, quegli stranieri piemontesi non li volevano per niente. Per questo molti si rifugiarono in montagna, armandosi e diventando briganti. E dopo che i Savoia che con i loro bersaglieri e carabinieri spezzarono l’orgoglio e la dignità di una nazione senza futuro, i napolitani, soli contro tutti, posero le armi per imbracciare una valigia di cartone, preferendo diventare emigranti piuttosto che diventare sudditi di un re straniero che parlava francese.)

Avvenimenti tratti da: NAPOLITANIA – Storia affascinante, ricca e crudele del Sud, di Antonio Pagano, pag. 377-381
 
 
+2 # 21-10-2012 22:30
La Guardia nazionale era composta interamente di meridionali .....

Il re di Napoli si faceva scortare sempre dalle guardie svizzere, perché non si fidava del suo popolo.
 
 
+2 # 21-10-2012 22:46
Uno stato anti-democratico come quello borbonico, che si permette di parlare di democrazia .... ma suvvia !
 
 
+4 # 21-10-2012 12:02
I neoborbonici hanno già detto un mare di castronerie su Garibaldi (stupratore a cui mozzarono un orecchio ad es., cosa smentita da anni) e sul regno borbonico ultraricchissim o: certo non era alla deriva e aveva anche molti primati tecnologici ma barlumi di progresso c'erano solo a Napoli e in Calabria dove c'erano grandi opifici ma tutte le altre zone (Basilicata, Molise, entroterra siciliano in particolare), erano arretratissime, isolate dal mondo e campavano con un'economia di sussistenza. Ora non voglio difendere i Savoia e i primi governi unitari che hanno fatto gravissimi danni al sud, ma in 151 anni il meridione (escluse nobili eccezioni come Fortunato, Nitti, Salvemini, Romeo, Sturzo) non ha mai formato una buona classe dirigente, solo mangioni clientelisti come De Mita, Lombardo, Bassolino, Miccichè, Fitto; tutta gente che i vari Pino Aprile non criticano mai perchè "la colpa è sempre del Nord".
 
 
+1 # 21-10-2012 12:34
Egregio prof. Barbero, La invito nuovamente a uscire dalla mischia e a non accettare tragicomiche sfide, che si risolverebbero in confusionarie e, magari, urlacchianti sedute; segua, invece,come già l'invitai a fare, il "metodo Onfray", sicuramente civile, esauriente e "scientifico", Perdoni l'insistenza, ma sono depresso da questo blog!
 
 
+7 # 21-10-2012 12:58
Caro Sessi, anch'io sono depresso, ma proprio per questo comincio ad aver bisogno di vedere le persone in faccia e discutere con loro intorno a un tavolo. Se poi finirà a schifio, pazienza!
 
 
+4 # 21-10-2012 12:34
caro professor Barbero, da torinese doc ormai stufo di sentire le solite lagne dei meridionali, in particolare napoletani, che dicono di aver portato tanto benessere al nord, che noi siamo polentoni, poi se li dai dei terroni si offendono, le dico di passar oltre gli insulti e continuare nel suo lavoro. Non si stupisca poi della lapide che si è permesso di mettere a Fenestrelle, che tanto ormai sono abituati a comandare loro. Fortuna che gli invasori eravamo noi... Auguri e buon lavoro!
 
 
-1 # 31-10-2012 15:28
alberto , ti prego di non confondere i meridionali con quella gente . Come vedi fanno il giochino , molto stupido , di confondere i leghisti con il nord . Non cadere nella loro trappola . Sono ( te lo assicuro ) quattro gatti con alle spalle entita' molto ambigue .....
 
 
+4 # 21-10-2012 13:49
Alcuni commenti sono assolutamente sopra le righe. Reazioni così scomposte ad un libro (che devo ancora leggere) ma che mi pare affronti la questione in modo rigoroso, segnalano un eccessivo "vittimismo" che non fa bene al meridione.
Il risorgimento e l'unità italiana vanno studiati e approfonditi e certamente ci furono pagine ben poco "gloriose". Lascerei fuori dall'indagine però il risentimento e il desiderio di "rivincita" che a 150 anni di distanza a nulla serve.
 
 
-2 # 21-10-2012 14:18
Citazione alessandro barbero:
Caro Roberto, di insulti ne ho ricevuti valanghe ormai, ma fratello padano non me l'aveva mai detto nessuno. Siccome tutti a quanto pare si sentono in diritto di lanciarmi guanti di sfida, mi verrebbe voglia di sfidare lei a trovare in me o in quello che scrivo qualcosa di padano, nel senso sciagurato che questo termine ha assunto oggi...


Ma quale insulto scusi??

Fratello è un insulto??

Padano è un insulto???

Il Regno dei miei avi è stato invaso senza neanche una dichiarazione di guerra ed è stato annesso con un pebliscito dove ha partecipato meno del 10% della popolazione attiva e questo secondo le convenzioni internazionali ci riconosce lo status di stato sovrano invaso.....

Nessuno mai aveva chiesto aiuto ai Piemontesi....nessuno....

siamo stati invasi e razziati

Quindi sono libero di non sentirmi della sua stessa nazionalità.....

Posso farlo o lo disturba???

Perchè non scrive un bel libro su tutti i rifiuti sversati in campania dalle imprese del Nord in associazione con la camorra esortando i beneficiari di bonificare il territorio e non far morire altra gente????

Credo che lo scopo sia più nobile
 
 
+3 # 21-10-2012 14:50
Solo una domanda: ma i tuoi avi prima del regno di Napoli dov'erano? Sono comparsi dal nulla? Non ce la prendiamo anche un po' con i Romani e coi Greci? Ma perchè non parliamo di storia senza metter in mezzo gli avi? E se poi saltasse fuori che prima ancora erano di Vienna che fai?
Te la prendi coi Francesi del Settecento?
 
 
+5 # 21-10-2012 16:03
Il regno dei tuoi avi, come hanno scritto gli Austriaci era ' UN CADEVERE IN DECOMPOSIZIONE " Se Garibaldi invece di arrivare con i Mille fosse arrivato con una bocciofila il risultato non cambiava . Il regno dei tuoi era sfatto . E non c'era bisogno di una dichiarazione di guerra visto che a dargli il colpo finale sono stati i sudditi di sua maesta che non lo volevano da decenni . Siete stati invasi dai vostri bisnonni . Dovreste essere loro grati e rispettare i loro sacrifici per liberarsi dal gtiranno . Il tuo sovrano per non perdere il regno ( studia un po' anche tu ... ) ricorreva alle baionette dei mercenari svizzeri e all'ercito austriacoi .Che sivertivano a fare fuori I TUOI AVI . Se la pensi diversamente sei in mala fede o male informato .Leggi cosa scrivevano I TUOI AVI nel 1848 . A proposito , mi sento onorato del fatto che tu non ti senti Italiano. Sul fatto che nessuno aveva chiesto ai piemontesi aiuto forse ti sara utile ( tanto per sapere di cosa parli ) leggere la provenienza dei Mille . E Comunque a Napoli ci sono arrivati ( mentre il tuo sovrano scappava per la 3/4 volta, sicilani calabresi , lucani , campani . Che non avevano bisogno di dichiare guerra a un sovrano imposto dagli stranieri
 
 
+4 # 21-10-2012 20:21
alcune persone pensano che a Nord del Tronto siano tutti padani ... ad esempio un maceratese o un grossetano sono padani, magari basso-padani, ma per loro è così, inoltre pensano che i padani (a Nord del Tronto) perseguitino tutti quelli a Sud del Tronto, è un aspecie di deformazione del pensiero, ma non è colpa loro, sono stati ridotti così dalla pessima amministrazione ispanico-borbonica, che loro troppo male ha fatto !
 
 
+1 # 31-10-2012 15:31
il tuo " regno " ha fucilato , decapitato , impiccato , violentato per decenni . vogliamo parlarne ?
 
 
-3 # 21-10-2012 15:14
Scritta da uno stedente al III anno di liceo......

Tutti noi abbiamo studiato nelle scuole la storia del risorgimento italiano, conosciamo gli avvenimenti di quei giorni, da Garibaldi a Cavour, dai mille ai Savoia. Ci hanno dato la memoria di quei giorni dove si è fatta l'Italia e gli italiani, io sono un calabrese, sono italiano e fino a ieri non conoscevo la storia della mia terra. Dai racconti di mio nonno, della Lucania, ho rivisto nei suoi occhi la sua personale storia della seconda guerra mondiale, combattuta tra le fila del regio esercito italiano, ma anche i tanti racconti su dei patrioti chiamati "Briganti". Quei racconti di eroi "Briganti", erano per me vere e proprie leggende popolari, paragonabili alle gesta di Robin Hood e come tali negli anni ho creduto che tutto ciò fosse solo frutto delle credenze di un anziano, troppo amante della sua terra per credere alla cruda realtà raccontata nelle scuole. Mi sbagliavo! Quei contadini divenuti Briganti no
n erano delinquenti, barbari, africani, ma uomini dall'animo libero unitisi contro un tiranno arrivato da terre lontane, conosciuto con il nome di piemontese. Quegli stessi piemontesi che hanno scritto la storia e ancora oggi gli italiani come tale riconoscono. A 150 anni dall' unità d'Italia credo sia arrivato il momento di dire a tutti come veramente si è giunti a questa unione. Questo messaggio deve partire dal potere centrale, dallo Stato. La storia deve essere raccontata da nord a sud in tutte le scuole d'Italia, perchè è l'ignoranza che divide i popoli e non si può aspettare di vincere un mondiale, per sentirsi tutti italiani. Non può essere questo il nostro concetto di nazionalità!.

Non sono qui per dire ciò che è giusto o sbagliato, sono qui per stimolare delle riflessione e discussioni sulle cause che hanno portato alla questione meridionale.
 
 
+5 # 21-10-2012 15:45
Guarda così non si stimola la discussione. Mi ricordo quando ai tempi del liceo di parlò di foibe. O meglio, si provò. Perchè chi buttò l'argomento lo fece perchè odiava lo schieramento di chi non ne aveva parlato prima.
Schifato, me ne andai, perchè sembrava uno "stadio", e m''infilai in biblioteca dove trovai molti documenti (che non sono nè di qua nè di là) e potei facilmente documentarmi.
Allora io non sono di qua o di là, ma sono curioso e voglio capire. Questo è l'atteggiamento per imparare.
 
 
+7 # 21-10-2012 19:23
Caro Roberto, vorrei ringraziarla, perchè condivido quasi tutto quello che scrive. Tranne una cosa, che le è sfuggita dalla penna per la foga, e che, mi perdoni, è oggettivamente sbagliata. Non sono i "piemontesi che hanno scritto la storia". La riflessione storiografica più profonda sul Risorgimento e sulle origini della questione meridionale l'hanno fatta e in qualche caso la stanno tuttora facendo Benedetto Croce, Antonio Gramsci, Rosario Romeo, Giuseppe Galasso, Lucio Villari, Salvatore Lupo, Paolo Macry: e potrei continuare. Se poi lei voleva dire che nei libri di scuola non sempre arriva la riflessione storiografica più complessa, be', in parte è vero, ma non sempre, mi creda: ci sono tanti manuali con un taglio critico e problematico. E in ogni caso avrei un po' paura che fosse lo Stato a ordinare come bisogna raccontare la storia!
 
 
+4 # 21-10-2012 20:08
Sulla questione meridionale sono convinto di quanto scrivo e che forse la riassume:
....Quello che si può dedurre è che il Sud borbonico non era pronto per fare parte di uno stato costituzionale liberale con il Piemonte ... come invece erano pronti tutti gli altri stati preunitari, " ... al di sopra del Tronto non servivano i battaglioni per controllare il territorio, a Sud del Tronto invece servivano i battaglioni (in buona parte meridionali con divisa piemontese) .... credo che questo dica tutto, compreso il danno che al Sud fece la pessima amministrazione ispamico-borbonica.
 
 
+5 # 21-10-2012 20:06
Quello che si può dedurre è che il Sud borbonico non era pronto per fare parte di uno stato costituzionale liberale con il Piemonte ... come invece erano pronti tutti gli altri stati preunitari, " ... al di sopra del Tronto non servivano i battaglioni per controllare il territorio, a Sud del Tronto invece servivano i battaglioni (in buona parte meridionali con divisa piemontese) .... credo che questo dica tutto, compreso il danno che al Sud fece la pessima amministrazione ispamico-borbonica.
 
 
+5 # 21-10-2012 22:42
Dittatore era il re borbonico, che non applicava la costituzione concessa e poi non applicata, il re del Piemonte invece regnava ma non governava, lasciando al Parlamento di fare le leggi e nel Parlamento italiano di allora il 40% erano parlamentari del Sud !
 
 
0 # 31-10-2012 15:41
erano briganti usati dai preti e dal borbone cacciato per fare guerriglia E chi fa guerriglia si prende i rischi che questo comporta . Certo non si poteva fare quello che fece il re borbone con i briganti calabresi nel 1845 . Visto che non riusciva a sconfiggerli li copri d'oro e li trasferi ad ischia
 
 
+6 # 21-10-2012 15:49
IL QUOTIDIANO AUSTRIACO “ L’ APE DEL NORD “ NELL’AGOSTO 1860 ESPRIME TUTTO IL DISAPPUNTO DEGLI AUSTRIACI VERSO FRANCESCO ll

PARLANDO DELLE DIFFIDENZE INGENERATE DALLE TENDENZE LIBERALI DEL GOVERNO NAPOLETANO ( A CAUSA DELLA CADUTA DELLA SICILIA ) ESCE CON QUESTO COMMENTO “

“” Le concessioni fatte dalla dinastia ispirano diffidenza dagli stessi legittimisti , che guardano con occhi sdegnati la Lega con il Piemonte , l’alleanza contro lAustria , che Francesco ll seembra oggi cercare .Gli e’ soltanto da lamentarsi che i legittimisti non vogliono convenire la conseguenza de’ propri consigli loro . Non ebbero essi del pari spinto lavolo dell’attuare re di Napoli a mancare ai suoi impegni e alla sua paroola d’onore di reggente ? Non aveva dato all’Austria , nel 1815 ,L’ASSICURAZION E DI NON ELARGIRE MAI COSTITUZIONE , COSTITUZIONE CHE GLI FU STRAPPATA QULCHE ANNO PIU’ TARDI ? Dopo essere andato al congresso della Santa Alleanza se ne torno’ , ED EBBE VOLONTARIAMENTE GIURATO DI MANTENERE LA COSTITUZIONE INVOCANDO SOPRA SE’ STESSO , SE VIOLASSE LA SUA PAROLA TUTTE LE MALEDIZIONI DEL CIELO , A MEMORIA D’UOMO NESSUNA SOCIRTA’ SECRETA ERA RESASI MAI PRESTATO UN GIURAMENTO COSI’ TERRIBILE . . Se un simile precedente e’ capace di consolare i legittimisti , e possono essere convinti che oggi ancora , e dopo conclusione di una alleanza con il Piemonte , gli intrighi contro questo stato non cesseranno punto . Il governo napoletano non ha gia’ una volta inviato truppe contro gli Austriaci e cio’ non gli ha impedito di protestare la sua devozione per l’Austria ? Sono appunto i principi legittimisti che hanno ridotto il suo regno alla presente condizione , UN CADAVERE IN DECOMPOSIZIONE COMPLETA “
Unquote
L’accusa che gli Austriaci fanno alla dinastia e’ di essere inaffidabile fino allo spergiuro .. La stessa , guarda caso , che fanno i rivoluzionari siciliani e calabresi dal 1848 in poi . Nel sud italia un “ uomo vale quanto la sua parola “ . I re Borboni erano abituati a giocare su piu tavoli forse perche’ erano a loro volta sudditi di piu potenze contemporaneame nte . . Ma certi errori prima o poi finiscono con screditare non solo il re davanti ai suoi sudditi , ma la Nazione davanti alla comunita’ internazionale . E le conseguenze , ben prima del 1860 sono state quelle di avviare la decomposizione del cadavere
 
 
+4 # 21-10-2012 16:37
In questo blog rispondo solo a Barbero....
Che aspetto con cordialità a Napoli

Quello che dovevo scrivere lo ho fatto, poi chi legge può trarre le conclusioni che vuole

Grazie lo stesso per le risposte
 
 
-10 # 21-10-2012 17:24
Il Regno delle Due Sicilie (1816-1860) prima dell' invasione Piemontese del 1860, era il più ricco degli stati preunitari, e di gran lunga il più esteso ed industrializzat o d'Europa.
Nel 1856 a Parigi ricevette il premio internazionale come terzo Paese più industrializzat o del mondo.
Con l' unità d'Italia, trattati da colonia deteniamo primati poco felici, come quello di aver un tasso di disoccupazione, criminalità e povertà, più alti d'Europa.
Di seguito l' elenco dei primati del Regno delle Due Sicilie.

1735. Prima Cattedra di Astronomia in Italia
1737. Primo Teatro al mondo(S.Carlo di Napoli)
1754. Prima Cattedra di Economia al mondo
1763. Primo Cimitero Italiano per poveri(Cimitero delle 366 fosse)
1781. Primo Codice Marittimo del mondo
1782. Primo intervento in Italia di Profilassi Antitubercolare
1783. Primo Cimitero in Europa ad uso di tutte le classi sociali (Palermo)
1792. Primo Atlante Marittimo nel mondo(Atlante Marittimo Due Sicilie)
1801. Primo Museo Mineralogico del mondo
1807. Primo Orto Botanico in Italia a Napoli
1813. Primo Ospedale Psichiatrico in Italia(Reale Morotrofio di Aversa)
1818. Prima nave a vapore nel mediterraneo "Ferdinando I"
1819. Primo Osservatorio Astronomico in Italia a Capodimonte
1832. Primo Ponte sospeso, in ferro, in Europa sul fiume Garigliano
1833. Prima Nave da crociera in Europa "Francesco I"
1835. Primo istituto Italiano per sordomuti
1836. Prima Compagnia di Navigazione a vapore nel mediterraneo
1839. Prima Ferrovia Italiana, tratto Napoli-Portici
1840. Prima fabbrica metalmeccanica d' Italia per numero di operai
1841. Primo Centro Sismologico in Italia(Ercolano )
1841. Primo sistema a fari lenticolari a luce costante in Italia
1843. Prima Nave da guerra a vapore d' Italia "Ercole"
1845. Primo Osservatorio meteorologico d'Italia
1845. Prima Locomotiva a vapore costruita in Italia a Pietrarsa
1852. Primo Bacino di Carenaggio in muratura in Italia(porto di Napoli)
1852. Primo Telegrafo Elettrico in Italia
1856. Esposizione Internazionale di Parigi, premio per il terzo paese al mondo come sviluppo industriale
1856. Primo Premio Internazionale per la produzione di Pasta
1856. Primo Premio Internazionale per la lavorazione di coralli
1860. Prima Flotta Mercantile e Militare d'Italia
1860. Prima Nave ad elica in Italia "Monarca"
1860. Prima città d'Italia per numero di Teatri(Napoli)
1860. Prima città d'Italia per numero di Tipografie(Napo li)
1860. Prima città d'Italia per numero di Pubblicazioni di Giornali(Napoli )
1860. Primo Corpo dei Pompieri d'Italia
1860. Prima città d'Italia per numero di Conservatori Musicali(Napoli )
1860. Primo Stato Italiano per ricchezza di Lire-oro(443 milioni)
1860. La più alta quotazione di rendita dei Titoli di Stato
1860. La più bassa percentuale di mortalità infantile d'Italia
1860. La più alta percentuale di medici per abitanti in Italia
1860. Il minore carico Tributario Erariale in Europa
 
 
+8 # 21-10-2012 19:52
Il Regno del Sud era ricco, infatti erano ricchi i Barini e il Re, che non spendeva per il popolo, infatti le nuove tassse italiane, che andavano bene per il Nord, erano invece pesanti al Centro e pesantissime al Sud, ....
Il più piccolo stato pontificio aveva benn 6 università ben distribuite, contro le sole 4 del Regno di Napoli, con intere aree sguarnite di università, come Abruzzo, Molise, Puglia, Lucania, Calabria, perché per i borbonici quelle regioni erano dimenticate e già da loro considerate "colonie".
Il più piccolo Stato Pontificio aveva 100 km di ferrovie, quanto il più grande Regno Borbonico, con la differenza che il più piccolo Stato Pontificio aveva anche altri 300 km di ferrovie in costruzione e il Regno Borbonico molti meno.
Il più piccolo Stato Pontificio, in parte arretrato, era pronto per far parte di uno stato costituzionale liberale, il più grande Regno Borbonico non era pronto, a causa dell'arretratezza del suo apparato feudale, danneggiato dalla pessima amministrazione ispanico-borbonica.
I danni prodotti al Sud dalla pessima amministrazione ispanico-borbonica sono immensi e il Sud e l'Italia ne pagano ancora le conseguenze, questo gli abruzzesi, molisani, pugliesi, lucani e calabresi lo sanno benissimo per come erano dimenticati dai borbonici, che si preoccupavano essenzialmente di Napoli e dintorni, ma anche parte della Campania e Sicilia erano dimenticate, tranne per le miniere e le solfatare.
 
 
+4 # 21-10-2012 20:54
Anche piu alta percentuale di analfabetismo e di impiccaggioni . Piu alta percentuledi detenuti politici . Battute a parte , anche le balle , per essere credibili , non debbono suoerare un certo livello . Altrimenti si fa la fine di Federico ll , giudicato inaffidabile dagli austriaci, primi sponsor del regno di cartapesra
 
 
+1 # 22-10-2012 00:41
E nel gioco degli scacchi ?
 
 
+3 # 21-10-2012 18:57
"Ma Fenestrelle non fu come Auschwitz" di Alessandro Barbero, quotidiano La Stampa, domenica 21.10.2012.
 
 
+4 # 21-10-2012 20:14
Il Sud non fu mai invaso perchè la quasi totalità dei suoi cittadini aiutò Garibaldi.Altrimenti come avrebbe potuto prendere la Sicilia con soli mille uomini?.Inoltre,come avrebbe potuto galoppare indenne da Reggio Calabria a Napoli accompagnato solo da dodici uomini?L'oro dei Borbone fu utilizzatp per fare strade che non c'erano,strade ferrate che non c'erano,scuole,ca se e fognature.
 
 
+4 # 21-10-2012 20:17
[quote name="isabella fieschi"]Il Sud non fu mai invaso perchè la quasi totalità dei suoi cittadini aiutò Garibaldi.Altrimenti come avrebbe potuto prendere la Sicilia con soli mille uomini?.Inoltre,come avrebbe potuto galoppare indenne da Reggio Calabria a Napoli accompagnato solo da dodici uomini?L'oro dei Borbone fu utilizzatp per fare strade che non c'erano,strade ferrate che non c'erano,scuole,ca se e fognature.6]
 
 
+4 # 21-10-2012 20:15
La questione meridionale si può credo riassumere come segue:

Quello che si può dedurre è che il Sud borbonico non era pronto per fare parte di uno stato costituzionale liberale con il Piemonte ... come invece erano pronti tutti gli altri stati preunitari, " ... al di sopra del Tronto non servivano i battaglioni per controllare il territorio, a Sud del Tronto invece servivano i battaglioni (in buona parte meridionali con divisa piemontese) .... credo che questo dica tutto, compreso il danno che al Sud fece la pessima amministrazione ispanico-borbonica.
 
 
+2 # 21-10-2012 20:17
[quote name="isabella fieschi"]Il Sud non fu mai invaso perchè la quasi totalità dei suoi cittadini aiutò Garibaldi.Altrimenti come avrebbe potuto prendere la Sicilia con soli mille uomini?.Inoltre,come avrebbe potuto galoppare indenne da Reggio Calabria a Napoli accompagnato solo da dodici uomini?L'oro dei Borbone fu utilizzatp per fare strade che non c'erano,strade ferrate che non c'erano,scuole,ca se e fognature.6]
 
 
-6 # 26-10-2012 10:04
Citazione isabella fieschi:
[quote name="isabella fieschi"]Il Sud non fu mai invaso perchè la quasi totalità dei suoi cittadini aiutò Garibaldi.Altrimenti come avrebbe potuto prendere la Sicilia con soli mille uomini?.Inoltre,come avrebbe potuto galoppare indenne da Reggio Calabria a Napoli accompagnato solo da dodici uomini?L'oro dei Borbone fu utilizzatp per fare strade che non c'erano,strade ferrate che non c'erano,scuole,ca se e fognature.6]


Isabella la non preparazione in materia...credo che dovrebbe abilitarti alla curiosità e al desiderio di leggere, non di scrivere baggianate .....Vada a studiare
 
 
+3 # 31-10-2012 15:46
Certamente non nei testi di Aprile . La baggiaanata di fenestrelle e' una sua creatura , una delle preferite .
 
 
+2 # 26-10-2012 12:54
Hai fatto una domanda troppo complicata per loro . Li costringi a pensare
 
 
+5 # 21-10-2012 20:56
BORBONI , PROTETTORI E PROTETTI DA LAZZARI E MAFIOSI

I cosiddetti “lazzari”, la piccola criminalità partenopea dell’epoca borbonica, era notoriamente sostenitori della monarchia dei Borboni e diversi sovrani si accompagnavano a loro e li imitavano nel comportamento, tanto da essere soprannominati pubblicamente “re lazzaroni”: Ferdinando I e Ferdinando II.
Si possono fare i nomi di alcuni famig
erati camorristi napoletani che erano in stretti ed amichevoli rapporti con le autorità di polizia borboniche: Michele Aitollo, detto "Michele 'a nubiltà" (attivo negli anni ’30 dell’Ottocento) ; Aniello Ausiello, capo della “paranza” di Porta Capuana (attivo negli anni ’40 dell’Ottocento) ; Francesco Scorticelli; Salvatore Criscienzo, soprannominato “il secondo re di Napoli”, che dovette la sua ascesa nella camorra all’appoggio di politici borbonici, che si servivano della sua “paranza” per attività controrivoluzio narie. È in questo modo che Criscienzo entrò in rapporti con Liborio Romano, che era stato nominato ministro della Polizia da Francesco II. Ma Criscienzo era stato legato ai ministri della polizia borbonici che avevano preceduto lo stesso Liborio Romano, sin dal 1849.
In altri termini, in Sicilia, praticamente per tutto il periodo borbonico, sia la "polizia" pubblica, sia i reparti di "polizia privata" (campieri ecc.) erano forniti dalla mafia, la quale però aveva una sua autonomia nei confronti dello stato (molto debole) e dei latifondisti (con cui veniva a patti, ma a cui non era sottoposta gerarchicamente ). Questi reparti erano reclutati fra i briganti stessi e l'attività di brigantaggio rappresentava per così dire la terza manifestazione della violenza mafiosa, di cui le varie fazioni si servivano per colpire gli avversari nella competizione per il controllo del territorio. La "Compagnia d'arme" era al servizio del potere politico, i gruppi di "campieri" proteggevano i latifondisti, i gruppi di "briganti" eseguivano omicidi, rapine, sequestri a danno dei nemici della propria fazione: tutti e tre, però, erano largamente controllati dalla mafia.-
 
 
+6 # 21-10-2012 21:01
le casse del regno borbonico erano ben fornite, ma a scapito del popolo: storici meridionalisti affidabili hanno da tempo ammesso le condizioni di vita miserrime della maggior parte dei sudditi borbonici, l’analfabetizza zione imperante e ben al di sopra della media europea d’allora (basti pensare, ad esempio, che numerosi consiglieri comunali della provincia di Napoli firmavano i verbali di consiglio aiutandosi con una stampiglia di legno), l’assenza quasi totale di vie di comunicazione…
− mancava un’istruzione pubblica propriamente detta. Il Prof. Carmine Cimmino, docente napoletano, sintetizza così l’argomento: “I Borbone persero il Regno per necessità storica: Francesco I e Ferdinando II cercarono, con una perseveranza maniacale, di chiudere le genti del Sud in una specie di bolla gigantesca che li isolasse da un mondo che cambiava senza sosta. Accadde così che piccoli gruppi di eccellenza, ingegneri, architetti, medici, raggiungessero posizioni d’avanguardia: ma l’analfabetismo di massa toccava percentuali altissime, e il programma delle scuole pubbliche di primo grado era roba da ridere. Nell’ultima battaglia, sul Volturno, i soldati napoletani si coprirono di gloria, ma pochi di essi sapevano leggere e scrivere; tutti i sodati piemontesi, invece, leggevano e scrivevano con una certa facilità. Questo dato sarebbe sufficiente, da solo, a spiegare il crollo del Regno. La logica della storia è spesso più lineare di quanto si pensi”.
− Angelo D’Orsi, professore di Storia del pensiero politico, ricorda che “il Regno del Sud era un territorio profondamente depresso ed era almeno un secolo e mezzo indietro rispetto allo sviluppo del resto d’Europa”; gli fa eco il prof. Giuseppe Cacciatore, filosofo salernitano e membro dell’Accademia dei Lincei: “nessuno può negare che quella dei Borbone sia stata una tra le peggiori dinastie europee e contemporanee. E’ quella che ha mandato in carcere e al patibolo i patrioti napoletani, che impose il giuramento davanti ai vescovi delle diocesi dei professori universitari per avere il permesso ad insegnare”. Metternich previde che la dinastia sarebbe morta di una “infezione” contratta durante i moti del 1820 – 1821: la paura.
D’altra parte, è un fatto storicamente accertato che le sorti del Regno borbonico erano affidate ad una classe “dirigente” composta in massima parte da corrotti e da traditori, pur con alcune lodevoli eccezioni. Lo dimostra anche la repentina decomposizione del Regno dopo lo sbarco dei Mille a Marsala. Come ogni esperienza umana, anche il nostro Risorgimento ha avuto le sue ombre, ma non v’è dubbio che abbia costituito, per il Sud, un’occasione vera di sviluppo. Se ne ricordarono bene, solo 86 anni dopo, le genti del Sud, quando votarono a grande maggioranza a favore della Monarchia sabauda nel referendum istituzionale.
E’ dunque sempre più squallido e meno credibile lo scenario rivendicativo “meridionalista ” odierno, che Ernesto Galli della Loggia ben sintetizza dalle pagine del Corriere della Sera del 29 agosto 2010: “Almeno nella sua vulgata di massa, quella del Sud si presenta come una protesta che non tiene assolutamente conto, non fa menzione neppure, di quello che pure tutti gli osservatori imparziali hanno indicato da decenni come tra i principali, o forse il principale ostacolo di qualunque possibile sviluppo del Mezzogiorno. Vale a dire la paurosa, talvolta miserabile pochezza delle classi dirigenti politiche meridionali, specie locali, protagoniste di malgoverno e di sperperi inauditi, ma che continuano a stare al loro posto perché votate dai propri elettori
 
 
+3 # 21-10-2012 21:04
le casse del regno borbonico erano ben fornite, ma a scapito del popolo: storici meridionalisti affidabili hanno da tempo ammesso le condizioni di vita miserrime della maggior parte dei sudditi borbonici, l’analfabetizza zione imperante e ben al di sopra della media europea d’allora (basti pensare, ad esempio, che numerosi consiglieri comunali della provincia di Napoli firmavano i verbali di consiglio aiutandosi con una stampiglia di legno), l’assenza quasi totale di vie di comunicazione…
− mancava un’istruzione pubblica propriamente detta. Il Prof. Carmine Cimmino, docente napoletano, sintetizza così l’argomento: “I Borbone persero il Regno per necessità storica: Francesco I e Ferdinando II cercarono, con una perseveranza maniacale, di chiudere le genti del Sud in una specie di bolla gigantesca che li isolasse da un mondo che cambiava senza sosta. Accadde così che piccoli gruppi di eccellenza, ingegneri, architetti, medici, raggiungessero posizioni d’avanguardia: ma l’analfabetismo di massa toccava percentuali altissime, e il programma delle scuole pubbliche di primo grado era roba da ridere. Nell’ultima battaglia, sul Volturno, i soldati napoletani si coprirono di gloria, ma pochi di essi sapevano leggere e scrivere; tutti i sodati piemontesi, invece, leggevano e scrivevano con una certa facilità. Questo dato sarebbe sufficiente, da solo, a spiegare il crollo del Regno. La logica della storia è spesso più lineare di quanto si pensi”.
− Angelo D’Orsi, professore di Storia del pensiero politico all’Università di Torino, ricorda che “il Regno del Sud era un territorio profondamente depresso ed era almeno un secolo e mezzo indietro rispetto allo sviluppo del resto d’Europa”; gli fa eco il prof. Giuseppe Cacciatore, filosofo salernitano e membro dell’Accademia dei Lincei: “nessuno può negare che quella dei Borbone sia stata una tra le peggiori dinastie europee e contemporanee. E’ quella che ha mandato in carcere e al patibolo i patrioti napoletani, che impose il giuramento davanti ai vescovi delle diocesi dei professori universitari per avere il permesso ad insegnare”. Metternich previde che la dinastia sarebbe morta di una “infezione” contratta durante i moti del 1820 – 1821: la paura.
D’altra parte, è un fatto storicamente accertato che le sorti del Regno borbonico erano affidate ad una classe “dirigente” composta in massima parte da corrotti e da traditori, pur con alcune lodevoli eccezioni. Lo dimostra anche la repentina decomposizione del Regno dopo lo sbarco dei Mille a Marsala. Come ogni esperienza umana, anche il nostro Risorgimento ha avuto le sue ombre, ma non v’è dubbio che abbia costituito, per il Sud, un’occasione vera di sviluppo. Se ne ricordarono bene, solo 86 anni dopo, le genti del Sud, quando votarono a grande maggioranza a favore della Monarchia sabauda nel referendum istituzionale.
E’ dunque sempre più squallido e meno credibile lo scenario rivendicativo “meridionalista ” odierno, che Ernesto Galli della Loggia ben sintetizza dalle pagine del Corriere della Sera del 29 agosto 2010: “Almeno nella sua vulgata di massa, quella del Sud si presenta come una protesta che non tiene assolutamente conto, non fa menzione neppure, di quello che pure tutti gli osservatori imparziali hanno indicato da decenni come tra i principali, o forse il principale ostacolo di qualunque possibile sviluppo del Mezzogiorno. Vale a dire la paurosa, talvolta miserabile pochezza delle classi dirigenti politiche meridionali, specie locali, protagoniste di malgoverno e di sperperi inauditi, ma che continuano a stare al loro posto perché votate dai propri elettori
 
 
+5 # 21-10-2012 22:25
Parole pesantissime, ma vere, purtroppo.
 
 
+1 # 21-10-2012 21:29
VIENNA 26 LUGLIO 1860 “LA GAZZETTA DI COLONIA

“ Si conferma la notizia che il Re di Napoli abbia scritto una lettera di proprio pugno all’Imperatore Francesco Giuseppe , nella quale si domanda che le potenze garantiscono alla dinastia dei Borboni di Napoli i suoi attuali possedimenti ,dando la promessa di governare in avvenire in conformita’ alla costituzione “ Gli venne risposto che per ora non era possibile soddisfare alal sua domanda . Si sa , con sicurezza , che il re di Napoli ha rivolto la stessa domanda ad altre corti , e non ricevette risposta soddisfacente da nessuna di queste , nemmeno dalla Russia

E cosi franceschiello venne scaricato come un ingomrante dittatorello africano
 
 
+7 # 21-10-2012 21:56
All'inizio di questa discussione viene esibito un primato del Regno delle Due Sicilie: "1735. Prima Cattedra di Astronomia in Italia".

Deriva da una puntuale citazione, più volte ripresa sul web.
"Le industrie del Regno di Napoli: in appendice 50 primati del regno", di Gennaro De Crescenzo (Grimaldi, 2002), p. 165:
"1735. Prima Cattedra di Astronomia in Italia affidata a Napoli a Pietro De Martino".

All'INAF-Osservatorio Astronomico di Capodimonte ci sono, come noto, fior di storici, che scrivono:
"Il 1735 è una data fondamentale per gli sviluppi della scienza astronomica nel Meridione d'Italia. Il giovane sovrano Carlo di Borbone, da un anno alla guida di un popolo e di una terra tornati ad essere finalmente regno autonomo dopo più di due secoli di vicereame, approvò il piano di riforma dello Studio napoletano proposto da Celestino Galiani. Nell'ambito di tale riforma, che comprendeva la riorganizzazion e e la ridistribuzione delle cattedre tra i docenti, e che sanciva nuovi doveri e diritti di studenti e professori, era prevista l'istituzione della cattedra di Astronomia e Nautica in sostituzione di quella di Etica e Politica. Per il Mezzogiorno d'Italia era la prima volta che la scienza astronomica veniva inserita nel programma di studi superiori".
http://www.oacn.inaf.it/oacweb/oacweb_info_oac/presentazione_oac.php?v=2&tit=2&link=2

Dalla biografia di De Martino nel "Dizionario Biografico degli Italiani" (1990): "In vista dell'istituzione di una cattedra di astronomia e nautica, il De Martino veniva inviato a Bologna per perfezionarsi, soprattutto nella pratica strumentale, con Eustachio Manfredi. Il De Martino giunse a Bologna alla fine d'aprile del 1732".
http://www.treccani.it/enciclopedia/pietro-de-martino_(Dizionario-Biografico)/

Dal che si evince che De Gennaro non conosce né la storia dell'astronomia in Italia, né la biografia di De Martino. E un primato nel Mezzogiorno è diventato un primato in Italia!

In questa sede ho voluto solo accennare a come è nata e si è diffusa una mistificazione.
Sempre ricordando la straordinaria bellezza della specola di Capodimonte, questa sì forse senza pari nel mondo.
Ma che non è stata, come asserito, di nuovo da De Crescenzo (pag. 166) e citato in questa discussione, il "Primo Osservatorio Astronomico in Italia".
Bologna (1726), Pisa (1734), Parma (1757), Firenze e Torino (1759), Milano (1760), Padova (1779), Roma (1787), Palermo (1790).
Per non parlare della miriade di specole, anche al Sud, che hanno preceduto quelle istituzionali!
 
 
-1 # 22-10-2012 00:38
e quindi ?
 
 
+1 # 21-10-2012 22:38
Per capire quanto fu negativa la dominazione spagnola in Italia, basta osservare la differenza tra l'America del Nord, colonizzata dagli inglesi e l'America del Sud, colonizzata dagli spagnoli, entrambe le Americhe del Nord e Sud hanno le stesse ricchezze, ma è l'America del Nord che è molto più avanzata dell'America del Sud, che come il Sud Italia ha avuto la pessima amministrazione spagnola (di allora).
 
 
-6 # 26-10-2012 10:00
Citazione raffaele:
Per capire quanto fu negativa la dominazione spagnola in Italia, basta osservare la differenza tra l'America del Nord, colonizzata dagli inglesi e l'America del Sud, colonizzata dagli spagnoli, entrambe le Americhe del Nord e Sud hanno le stesse ricchezze, ma è l'America del Nord che è molto più avanzata dell'America del Sud, che come il Sud Italia ha avuto la pessima amministrazione spagnola (di allora).


Un esempio brillante di non pensiero... complimenti.... certo che ti sforzi di pensare....
 
 
-1 # 22-10-2012 00:19
Il Risorgimento continua....

"I napoletani puzzano"
Bufera sul Tgr Piemonte
Un servizio trasmesso dal telegiornale regionale Rai con insulti razzisti ai tifosi napoletani apre la polemica e scatena la rabbia dei social network: "Devono chiedere scusa"

"I napoletani puzzano" Bufera sul Tgr Piemonte

Il giornalista si avvicina ai tifosi nell'intervallo della partita tra Juventus e Napoli allo Juventus Stadium. Il suo vorrebbe essere un servizio "di colore", con i pareri dei tifosi juventini e napoletani. Solo che il giornalista infila una serie di clamorosi scivoloni. "I napoletani sono come i cinesi, li trovi dovunque", dicono due tifosi. E l'intervistatore, blandendoli: "E voi li distinguete dalla puzza, con grande signorilità",

Il filmato su Youtube sta facendo il giro del web e ha scatenato la rabbia dei social network. Accuse di razzismo piovono sul Tgr Piemonte e i colleghi della Rai di Napoli hanno inviato una lettera di chiarimenti. Il caso sarà oggi all'esame di viale Mazzini. Il giornalista rischia sanzioni disciplinari, fino al licenziamento.

Passo e chiudo.

Saluto solo il Professore Barbero che spero che verrà a fare il confronto richiesto.....
 
 
0 # 22-10-2012 00:37
Se e; vero ( se ) per quanto mi riguarda potete andare a prenderlo a calci . Ma non fate il giochino di generalizzare altrimenti siete al suolivello
 
 
+4 # 22-10-2012 17:41
Caro Roberto, verrò certamente, non dubiti; e comunque vi terrò informati della trattativa che l'editore Laterza sta conducendo con il movimento neoborbonico per organizzare l'incontro. Quanto ai tifosi idioti della Juventus che hanno insultato beceramente i napoletani, e al giornalista del TG che ha aggravato la cosa, posso dire una cosa sola, sempre che su questo blog si possa ogni tanto anche scherzare: di idioti ce n'è dappertutto, è chiaro, anche in Piemonte come ovunque, ma io tifo per il Toro!
 
 
+2 # 22-10-2012 22:08
Citazione Alessandro Barbero:
Caro Roberto, verrò certamente, non dubiti; e comunque vi terrò informati della trattativa che l'editore Laterza sta conducendo con il movimento neoborbonico per organizzare l'incontro. Quanto ai tifosi idioti della Juventus che hanno insultato beceramente i napoletani, e al giornalista del TG che ha aggravato la cosa, posso dire una cosa sola, sempre che su questo blog si possa ogni tanto anche scherzare: di idioti ce n'è dappertutto, è chiaro, anche in Piemonte come ovunque, ma io tifo per il Toro!


Ok spero tanto di stringerVi la mano e discuterne davanti ad una bella pizza....
Anche se ultimamente il Gambero Rosso la ha declassata a favore della Pizza Veneta....

Cmq questa discussione è degenerata.......troppo odio...
 
 
-4 # 22-10-2012 00:27
Tutto quadra, dai massacri di Pontelandolfo, all'oro razziato, sino ad usare in associazione con la camorra il meridione come discarica per i veleni delle industrie del nord.
Tutto per poi disprezzare la nostra terra quando era uno stato sovrano, per giustificare la loro invasione, la loro viiolenza illoro disprezzo....

Cosi come gli Ebrei sono sopravvissuti ad Hitler cosi noi non ci faremo cancellare.....Potranno passare anni decenni secoli ma ci libereremo della vostra dominazione.....


TGR Piemonte, servizio razzista durante Juventus-Napoli
Pubblicato il 21 ottobre 2012

Non si trovano definizioni per il servizio andato in onda durante la partita Juventus – Napoli nel TG regionale del Piemonte. L’unica che viene in mente è “razzista”.
L’edizione delle 19:30 inizia poco prima che la squadra juventina segni i due goal che stendono il Napoli. Gian Franco Bianco aggiorna sul risultato di 0-0 e introduce un servizio firmato da Giampiero Amandola, giornalista della testata regionale piemontese della RAI, che si era recato ai cancelli dello Juventus Stadium per ascoltare le due tifoserie. Tra i tanti interventi, vengono fuori due clamorose perle. Prima due giovani che urlano ai microfoni la frase razzista “o Vesuvio lavali tu” che viene serenamente inserito nel montaggio come se fosse un normale e innocuo sfottò. Poi lo scivolone ancora peggiore di Amandola cui uno juventino spiega che i napoletani sono ovunque perchè sono «un po’ come i cinesi»; seguono eloquenti risatine sarcastiche e, cosa ben più grave, la gravissima osservazione del giornalista che afferma «li distinguete dalla puzza, con grande signorilità». E il tifoso, compiaciuto dell’assist insperato: «molto elegantemente, certo». Stavolta la risatina è del giornalista.
Un servizio del genere, sia pur rivestito di una comoda ironia, diffonde pessimi ideali nei telespettatori, soprattutto tra i più giovani. Ed è inconcepibile che un giornalista spalleggi l’ignoranza dei tifosi, ma ancor più inconcepibile che il direttore di redazione possa accettare la messa in onda di un siffatto montaggio.
In attesa di punizioni sia al Napoli per gli ingiustificabil i danni da reazione procurati dai suoi tifosi (se confermati e reali) che alla Juventus per gli incessanti cori razzisti provocatori, ci attiveremo per denunciare il fatto agli organi competenti e segnalare la nostra indignazione alla stessa redazione del TGR Piemonte () che deve ritenersi responsabile di cattiva informazione e diffusione di ideali antisemiti, cosa deontologicamen te scorretta. Giornalisti e redazioni avrebbero il compito di denunciare, non di fomentare.
 
 
+4 # 22-10-2012 00:34
Gli imbeccilli esistono dapertutto . Fare passare questo episodio non per quello che e' ( teppismo e stupidita' ) ma per una contapposizione nord . sud serve solo a fare vittimismo . Anche sui rifiuti sembra che ci sono cattivi del nord che inquinano il sud . E dove sono qualli che devono controllare a fare il bagno o al bar ?
 
 
0 # 31-10-2012 15:54
A " usare una associazione come la caamorra per .... " ma mi stai dicendo che se io voglio scaricare 100 camion di rifiuti tossici e' sufficente che mi metto d'accordo con la camorra ? E i terreni chi me li da? e le autorita' locali dove sono ? e sopratutto voi , con i vostri " vantati " 2 milioni di simpatizzanti dove siete ? Avete mai fatto una denuncia ? avete mai denunciato un sindaco per collusione con i mafiosi / inquinatori ?
 
 
+7 # 22-10-2012 00:55
Giustino Fortunato pubblicò nel 1904 "La questione meridionale e la riforma tributaria", poi raccolto nel libro "Il Mezzogiorno e lo Stato italiano".
Fortunato era meridionale; amico sia di Benedetto Croce, sia di Gaetano Salvemini; da entrambi ricambiato con sentimenti di sincera amicizia e stima. Giustino Fortunato fu anzi uno dei principali studiosi meridionalisti, suo zio era stato un primo ministro borbonico.
Che cosa scriveva il grande Giustino Fortunato nel suo saggio sopra citato? Egli conduceva anche un’analisi delle condizioni dell’Italia meridionale al momento dell’Unità, osservando quanto segue riguardo alla politica borbonica: "Eran poche, sì, le imposte, ma malamente ripartite, e tali, nell'insieme da rappresentare una quota di lire 21 per abitante, che nel Piemonte, la cui privata ricchezza molto avanzava la nostra, era di lire 25,60. Non il terzo, dunque, ma solo un quinto il Piemonte pagava più di noi. E, del resto, se le imposte erano quaggiù più lievi — non tanto lievi da non indurre il Settembrini, nella famosa 'Protesta' del 1847, a farne uno dei principali capi di accusa contro il Governo borbonico, assai meno vi si spendeva per tutti i pubblici servizi: noi, con sette milioni di abitanti, davamo via trentaquattro milioni di lire, il Piemonte, con cinque [milioni di abitanti], quarantadue [milioni di lire]. L'esercito, e quell'esercito!, che era come il fulcro dello Stato, assorbiva presso che tutto; le città mancavano di scuole, le campagne di strade, le spiagge di approdi; e i traffici andavano ancora a schiena di giumenti, come per le plaghe d'Oriente.”
Infatti, il Fortunato osservava ciò che è chiaramente provato sui bilanci dello stato borbonico: le spese erano rivolte in stragrande maggioranza alla corte od alle forze armate, mentre soltanto le briciole spettavano a tutto il resto. Istruzione, sanità, infrastrutture ecc. ricevevano pochissimo. Lucy Riall in “La Sicilia e l’unificazione italiana” Torino 2004 (ed. originale Oxford 1998) scrive: “La repressione della rivoluzione del 1848 era stata estremamente costosa, ma ciò nonostante negli anni Cinquanta Ferdinando aveva continuato a spendere per l’esercito e la marina al di là di quelle che erano le sue possibilità. Per pagare gli interessi sul debito pubblico occorrevano somme crescenti; diversamente, le spese governative per l’istruzione, l’assistenza e i lavori pubblici erano a livelli minimi”. (Ibidem, p. 77). Si possono portare alcuni esempi di questo.
Nel 1854 la spesa governativa borbonica contava 31,4 milioni di ducati. Fra questi, 1,2 milioni (1.200.000) erano quelli per istruzione, sanità, lavori pubblici. Ciò avveniva a petto di 14 milioni di ducati spesi per le forze armate, di 6,5 milioni per gli interessi sul debito pubblico e di diversi milioni spesi per la corte regale. (A. Scirocco, “L’Italia del Risorgimento”, Bologna 1990, p. 416).
 
 
+7 # 22-10-2012 00:56
Nel 1858 il bilancio dello stato borbonico comprendeva 32.800.000 ducati, di cui 11.911.000 andarono al solo esercito (senza tener conto della marina, della polizia, della giustizia, della corte ecc.), mentre invece furono destinate alle opere pubbliche appena 2.216.000 ducati.
Si potrebbe aggiungere ancora una breve menzione del bilancio separato della Sicilia considerata in quanto tale, sempre per il 1858, l’ultimo anno in cui esso fu disponibile. Esso era espresso in lire e non in ducati e fu nell’anno suddetto di 41.618.200 £. Fra le varie voci, il totale delle spese per lavori pubblici, istruzione, finanziamenti ai comuni per l’annona, contributi per commercio ed industria, giungeva a soli 6.096.018 di lire: poco più del 14% del totale. La prima voce del bilancio era il prelievo compiuto dallo stato centrale, seguito dal pagamento degli interessi sul debito pubblico, dalle “Spese di Governo centrale, di consulta, di Corte dei conti, di tesoreria, di direzioni d'imposte, lotto, banco, zecca” (5.506.564 di lire: i costi per questi soli enti amministrativi superavano quelli per i lavori pubblici), poi da quelli per le attività di polizia e similari (4.520.725 lire) ecc. La voce meno importante del bilancio erano le spese per l’istruzione ed il finanziamento del commercio e dell’industria erano pari a 22.512 lire, ovvero lo 0,05% del totale.
Il bilancio dello stato borbonico previsto per il 1860, prima ancora che Garibaldi sbarcasse a Marsala, quindi in stato di pace e non di guerra, ribadiva anch’esso tale sproporzione fra le spese militari e di repressione e quelle per la popolazione.
Il bilancio dello stato centrale ammontava a 16.250.812 di ducati. Le spese previste erano così ripartite:
Esercito 11.307.220
Marina 3.000.000
Esteri 298.800
Proprietà della corona 1.644.792

Le spese militari assorbivano quindi l’88% del bilancio, quasi il 2% quelle del ministero degli Esteri, mentre quelle per il governo e la corte superavano di poco il 10% del totale.
Esisteva poi il bilancio riguardanti gli enti locali, le cui spese si possono così ripartire, su di un totale di 19.200.000 ducati:
-la voce di gran lunga più importante era il pagamento del debito pregresso, che comprendeva ben 13.000.000, quindi il 67,7% del totale.
-I lavori pubblici avevano una spesa totale di 3.400.000, il 17,7% del totale.
-Le spese militari, di polizia, per la magistratura ecc. erano pari a 2.440.000 ducati, quindi il 12,7% del totale.
-La voce “Affari ecclesiastici e istruzione” riguardava i contributi al clero ed assieme quelli per l’istruzione e si riduceva a 360.000 ducati: meno del 2%.

Sommando il bilancio direttamente speso dallo stato centrale e quello ripartito fra gli enti locali, si ottengono le seguenti cifre. Il totale, astraendo dalla Sicilia, era di 35.450.812 ducati. La voce di gran lunga più importante era quella comprendente esercito, marina, polizia, magistratura ecc., che assommava 17.046.020 ducati: il 48% del totale. La seconda voce era il pagamento del debito, per il quale era previsto nel 1860 una somma di 13 milioni di ducati: il 36,6% del totale.
Tutte le altri voci riunivano soltanto 5 milioni e 400 mila ducati circa: 1/7 del totale del bilancio, circa il 15%. Fra queste, 1.644.792 ducati di spesa riguardavano proprietà della corona.

Questi esempi paiono confermare appieno ciò che hanno sostenuto molti studiosi, da Giustino Fortunato sino a Lucy Riall. Lo stato borbonico spendeva soprattutto per le forze armate, incaricate di proteggere la ristrettissima casta dominante del regno, lasciando pochissimo agli investimenti per opere pubbliche, sanità ed istruzione. La natura veramente classista della politica economica borbonica risalta da queste cifre.-
 
 
+5 # 22-10-2012 01:26
L barbara usanza di tagliere le teste agli avversari non era ( come raccontano i falsi dei neobarboni ) dei piemontesi . Ma e documentato che era una pratica frequente e in quantita' molto importanti dai borboni . Questa e' la documentazione che volentieri offro alla attenzione del Prof, De Crescenzo .

Quote


"Dai Fasci di Atti Criminali, affari di Polizia Generale Interna, Ministero degli Affari Interni di Napoli, Palazzo San Giacomo, 1815-1860, per l'anno 1828, Atti Ufficiali di Polizia Generale. Ministro degli Interni Intonti, con corrispondenza con il direttore di polizia marchese Del Carretto per la rivolta del Cilento nel 1828. Registri Regno delle Due Sicilie, Atti della Polizia partenopea conservati presso la Biblioteca di Storia Patria di Napoli a Castel Nuovo Maschio Angioino:

[...segue cronistoria della rivolta cilentana del 1828 guidata dal parroco di Bosco nel Cilento, don Antonio De Luca]

S'arriva sul posto presso Bosco Cilentano il pomeriggio del 6 luglio 1828. I paesi cilentani s'arrendono senza opporre resistenza e i rivoltosi si sono dati alla macchia per le vicine montagne. L'alba del 7 luglio 1828 io marchese Francesco Saverio Del Carretto, do ordine alle truppe regie di punire i felloni e di radere al suolo il villaggio di Bosco Cilentano per esempio duro: l'artiglieria di linea e i guastatori e i pionieri del Genio danno fuoco alle case, facendo saltare in aria parecchie abitazioni, circondate dalle truppe e si spara sui fuggitivi da Bosco con scariche di fucileria e di artiglieria e di granate incendiarie. Dopo un'ora si dà il segnale con tromba di carica alla baionetta generale e le truppe snidano gli abitanti di Bosco ancora vivi dalle case distrutte o in fiamme e si rade al suolo la chiesa parrocchiale locale e si cattura il prete vecchio don Antonio De Luca a cui i soldati strappano il vestito talare da dosso subito. 200 superstiti di Bosco o di paesi vicini rifugiati lì per la rivolta sono catturati; tra migliaia di morti di Bosco incenerita ormai e sulle cui rovine i soldati passano il sale della distruzione su mio ordine! [...] Sono fucilati alla schiena anche il vecchio parroco don Antonio De Luca di Bosco; si passa alla fucilazione di altri 4 braccianti cilentani e infine è fucilato anche l'avvocato Teodosio De Dominicis e Arcangelo Doguino, impiegato palermitano d'origine al Bollo e Ufficio del Registro Civile in Bosco Cilentano. I 27 fucilati sono decapitati sull'istante per mio ordine e le 27 teste dei rei sono chiuse subito in gabbie di ferro ed esposte nei paesi d'origine dei condannati. [...]"

Unquote

Le stragi del Cilento sono ancora ricordate dai cantastorie del posto. Il re era un sangunario satrapo che non esitava a fare strage del suo popolo .Un vero Hitler
 
 
+4 # 22-10-2012 08:18
Ancora sull'elenco dei primati (citato due volte in questa discussione) in:
"Le industrie del Regno di Napoli: in appendice 50 primati del regno", di Gennaro De Crescenzo (Grimaldi, 2002), p. 168:
"1845. Primo Osservatorio meteorologico italiano (alle falde del Vesuvio)".

Cito da Ignazio Dagnino, "L'Osservatorio meteorologico della Università di Genova dal 1833 al 1900", "Atti dell'Accademia Ligure di Scienze e Lettere", vol. 34 (1977), p. 150:
"Tra le serie climatiche italiane sono degne di particolare menzione quelle di Padova (1725), Roma (1782), Milano (1805), Torino (1806), Palermo (1806), Bologna (1813), Napoli (1821), Modena (1830), Parma (1832), Genova (1833). L'anno di inizio è indicato tra parentesi".

Quindi De Crescenzo non conosce la storia della meteorologia in Italia e non sa nemmeno quando è iniziata la raccolta sistematica di dati meteorologici a Napoli: 1821, non 1845.

De Crescenzo, inoltre, ignora anche che Palermo ha preceduto Napoli nell'inizio della serie meteorologica: 1806 contro il 1821.
E lo stesso è accaduto quando ha definito Capodimonte "Primo Osservatorio Astronomico in Italia" (1819). Quello di Palermo è del 1790.

Anche gli storici, ovviamente, possono sbagliare, ma sembra proprio che De Crescenzo non si documenti, che agisca per spirito di parte.
 
 
0 # 22-10-2012 19:47
balle smentite dallo stesso prof De Crescenzo . Mettetevi almeno dpaccordo tra di voi quando dite scempiaggini
 
 
0 # 31-10-2012 15:58
Dubito che de crescenzo abbia mai detto qualcosa di documentato e attendibile . Non ne ha bisogno . Lui si rivolge a una platea che non ha la capacita' di mettere al confronto dati
 
 
+1 # 22-10-2012 09:40
Anche sul premio come terza potenza industriale d'Europa nel 1856 si può fare una bella correzione con questo link http://www.duesicilie.org/spip.php?article131... vedere anche l'arrampicata sugli specchi nei commenti del prof. De Crescenzo. Certo che faceva venire qualche dubbio che da un premio sulla pasta e sui coralli venisse fuori una potenza industriale!
 
 
+1 # 22-10-2012 17:55
Primo premio ( nobel direi) in balle . Un altro premio ( oscar ) in ipocrisia e malafede .
 
 
0 # 22-10-2012 11:14
Il bidet nasce in Francia ma in Italia lo porta la regina di Napoli. Quando i piemontesi invadono il meridione, trovandone esemplari alla reggia di Caserta, lo descivono come strano oggetto a forma di chitarra...
 
 
+1 # 22-10-2012 18:00
Questoe' un primato che nessuno puo' negarvi . Avere una regina che viene dalla Francia qualche vantaggio lo deve oure portare . Immagino che nel Regno in ogni famiglia non ne mancavano almeno due . Io , vado a memoria , pur essendo molto piu giovane della Regina e di questa epoca posso assicurarti che fino a qualche decennio fa era un lusso .
 
 
+2 # 22-10-2012 11:44
Il tragico assedio di Gaeta mai raccontato nei testi scolastici

di Angelo Forgione
leggi su napoli.com

7 Settembre 1860: Garibaldi arriva a Napoli lasciando dietro di se le “conquiste” siciliane e il re Francesco II di Borbone, per risparmiare disordini e distruzioni alla capitale, lascia Napoli stabilendo la base operativa militare per l’ultima difesa del regno nella Piazzaforte di Gaeta.

Ormai l’esercito borbonico, indebolito dai tradimenti al soldo dei corruttori, può ben poco contro il fuoco delle truppe di Vittorio Emanuele II di Savoia capeggiate dal furioso generale Cialdini che si appresta a scippare il posto dei garibaldini e a raccogliere i frutti della strumentale spedizione al sud con l’ultima battaglia, la più sanguinosa: quello di Gaeta.

Si tratterà, come per la spedizione dei mille, di un attacco che violerà tutte le regole militari e diplomatiche internazionali, senza dichiarazione di guerra o un motivo che giustificasse l’intervento straniero in territorio autodeterminato . Un assedio estenuante che inizia sul fronte di terra il 5 novembre 1860 e durerà tre lunghissimi mesi durante i quali le truppe piemontesi mettono in campo i moderni cannoni rigati “Cavalli” a lunga gittata contro le ormai inadeguate bocche da fuoco dei napoletani. Vengono sparate contro la piazzaforte circa 500 colpi di cannone al giorno per tutto il tempo del conflitto, durante il quale il Re e la Regina Maria Sofia di Wittelsbach, sorella della principessa “Sissi” Elisabetta di Baviera, restano valorosamente sempre al fianco dei fedeli soldati, persino sul campo di battaglia tra le esplosioni dei colpi di cannone che piovono dal fronte piemontese. È proprio la regina ad avere un ruolo di grande spessore umano, ormai innamorata del suo popolo e del suo regno che non intende cedere all’invasore.

Inizialmente la presenza della flotta francese nel golfo impedisce a quella piemontese, rafforzata da unità napoletane i cui ufficiali sono passate al nemico, di cannoneggiare la costa. Ma, a Gennaio, Cavour da Torino convince Napoleone III a desistere dal “proteggere” i napoletani e da quel momento i bombardamenti si fanno insistenti.

Per l’esercito borbonico la battaglia é impari anche se non mancano valorosi scontri che alzano illusoriamente il morale; come quello del 22 gennaio 1861 allorchè i napoletani conseguono una parziale rivincita dopo aver subito l’8 Gennaio un cannoneggiament o di dieci ore con cui vengono distrutti anche i quartieri civili. La flotta piemontese deve ritirarsi per i danni causati dagli colpi sparati dalla piazzaforte a ognuno dei quali corrisponde il grido “Viva o‘ Rre”. Alla sospensione dei bombardamenti la banda militare suona l’inno di Paisiello.

I reali napoletani sperano nell’intervento diplomatico di altre nazioni europee, magari quelle più amiche, che però non si concretizza lasciando lo schieramento napoletano sempre più in balia dello sconforto. La cancellazione delle Due Sicilie è in realtà già stata stabilita a tavolino dalle più potenti nazioni d’Europa che intendono spazzare via il più grande pericolo del mediterraneo: il connubio amichevole tra lo stato ricco e cattolico del sud e il potere temporale del Papa.
 
 
+1 # 22-10-2012 11:46
Giunge quindi il tempo delle trattative per risparmiare vite umane ma il generale Cialdini, uomo spietato e vanaglorioso, non solo non blandisce i bombardamenti ma li intensifica con maggior vigore, dirigendo le operazioni dalla sua comoda postazione nel borgo di Castellone a Mola di Gaeta, l’attuale Formia.

La capitolazione dei napoletani è inevitabile e l’11 febbraio Francesco II decide di interrompere la carneficina. La capitolazione viene sancita con una firma il 13 Febbraio che però non basta ad arrestare la sete di trionfo di Cialdini. Mentre i borbonici si apprestano a firmare la fine della resistenza e a deporre le armi, salta in aria la polveriera della Batteria “Transilvania” dove cade l’ultimo difensore di Gaeta, Carlo Giordano, un giovane di sedici anni fuggito dalla Scuola Militare della Nunziatella per difendere la sua Patria. È l’ultima vittima in ordine di tempo dei circa 2700 fedeli caduti a Gaeta che non avranno mai degna sepoltura. E poi 4000 feriti e 1500 dispersi.

Campani, siciliani, calabresi, lucani, pugliesi e abruzzesi falcidiati dai bombardamenti e dal tifo, in condizioni di vita rese impossibili anche da un inverno che è tra i più freddi di quel secolo. Eppure resistono fino allo spietato colpo di grazia di un generale considerato oggi uno dei padri della patria e che avrà dal Nuovo Re d’Italia Vittorio Emanuele II la nomina a Duca di Gaeta, città da lui rasa al suolo, e la medaglia al valore militare per i successivi eccidi di interi paesi del meridione.

Il Re Francesco II di Borbone e la regina Maria Sofia lasciano Gaeta il 14 febbraio imbarcandosi sulla corvetta francese “Mouette” che li porta a Civitavecchia in territorio pontificio laddove inizia il loro triste esilio. Vengono salutati con 21 colpi di salva reale della Batteria “Santa Maria” e con il triplice ammainarsi della bandiera borbonica dalla Torre d’Orlando, tra la commozione di quanti capiscono che la fine del Regno delle Due Sicilie é giunto. Al posto della bandiera bianca coi gigli viene issato il tricolore con lo stemma della dinastia Savoia a sancire la scrittura finale di una pagina cruenta cancellata dai testi scolastici ma sempre viva nella memoria del popolo napoletano che non dimentica una fine gloriosa e dignitosa di esempio ai posteri.

Nonostante gli accordi stipulati nell’armistizio , migliaia di fedeli soldati borbonici che non vogliono tradire il proprio giuramento al Re per sposare la causa militare piemontese vengono deportati al forte di Fenestrelle nella freddissima Val Chisone dove sono avviati a morte per stenti e sciolti nella calce viva in quello che viene definito il “lager dei Savoia”. Campi di concentramento anche a S. Maurizio Canavese, Alessandria, Genova, Savona, Bergamo, Milano, Parma, Modena, Bologna e in altre località settentrionali. A queste vittime si aggiungeranno nel decennio successivo quelle della repressione del brigantaggio, per un totale di circa un milione di morti su una popolazione delle Due Sicilie di circa nove milioni. Un vero e proprio genocidio che non trova alcun ricordo o commemorazione.

Qualche anno fa, a seguito di scavi per interventi urbanistici a Gaeta, sono state rinvenute testimonianze di quei giorni di terrore e sangue: scheletri, frammenti ossei, stracci di divise militari, bottoni e monete. Testimonianze del colpo di grazia dato al Regno napoletano mettendo in ginocchio la “fedelissima” Gaeta, detta anche “secondo Stato pontificio”, che pagò perché colpevole di aver ospitato undici anni prima Papa Pio IX in fuga dalla Repubblica Romana. La cittadina fu retrocessa da vicecapoluogo provinciale a cittadina di provincia per poi essere separata dalla sua storia e dalla provincia di Terra di Lavoro, regione storica del Regno delle Due Sicilie, assegnandola al Lazio nel 1927 nella nuova provincia di Latina.
 
 
+1 # 22-10-2012 18:01
spazzatura
 
 
+1 # 22-10-2012 19:44
Pochi decenni dopo i napoletani ( e tutto il sud ) vota in massa pro /savoia . Si vede che i borboni facevano talmente schifo che al loro contronto i savoia erano sovrani da amare
 
 
+3 # 31-10-2012 16:02
Stai narrando una storia molto simile ai fatti di messina . Solo che a messina a essere cannoneggiata era la popolazione civile . E i cannoni erano borboni , le baionette svizzere
 
 
-1 # 22-10-2012 11:48
1° Maggio. Napoletane le prime vittime operaie
Pubblicato il 1 maggio 2011
1° Maggio. Napoletane le prime vittime operaie
Pietrarsa 1863: Bersaglieri e Carabinieri sparano sui lavoratori

di Angelo Forgione per napoli.com

1° Maggio, festa dei diritti dei lavoratori conquistati dopo sacrosante battaglie operaie. Una ricorrenza nata negli Stati Uniti nel 1886 dopo i gravi incidenti accaduti nei primi giorni di quel Maggio a Chicago, quando la polizia locale sparò su degli operai manifestanti facendo numerose vittime.
Ma le prime vittime della storia operaia per mano governativa in realtà furono napoletane. Se scaviamo nella storia, già qualche anno prima, nell’estate del 1863, si era registrato il triste episodio di Portici, nel cortile delle officine di Pietrarsa. Una vicenda storica poco conosciuta data la copertura poliziesca della monarchia sabauda, subentrante a quella borbonica, che da poco aveva invaso il Regno delle Due Sicilie dando vita all’Italia piemontese. I documenti del “Fondo Questura” dell’Archivio di Stato di Napoli riportano ciò che accadde quel giorno. Fascio 16, inventario 78: è tutto scritto lì.
Il “Real Opificio Borbonico di Pietrarsa”, prima dell’invasione piemontese, era il più grande polo siderurgico della penisola italiana, il più prestigioso coi suoi circa 1000 operai. Voluto da Ferdinando II di Borbone per affrancare il Regno di Napoli dalle dipendenze industriali straniere, contava circa 700 operai già mezzo secolo prima della nascita della Fiat e della Breda. Un gioiello ricalcato in Russia nelle officine di Kronštadt, nei pressi di San Pietroburgo, senza dubbio un vanto tra i tanti primati dello stato napoletano. Gli operai vi lavoravano otto ore al giorno guadagnando abbastanza per sostentare le loro famiglie e, primi in Italia, godevano di una pensione statale con una minima ritenuta sugli stipendi. Con l’annessione al Piemonte, anche la florida realtà industriale napoletana subì le strategie di strozzamento a favore dell’economia settentrionale portate avanti da quel Carlo Bombrini, uomo vicino al Conte di Cavour e Governatore della Banca Nazionale, che presentando a Torino il suo piano economico-finanziario teso ad alienare tutti i beni dalle Due Sicilie, riferendosi ai meridionali, si sarebbe lasciato sfuggire la frase «Non dovranno mai essere più in grado di intraprendere».
Bombrini era uno dei fondatori dell’Ansaldo di Genova, società alla quale furono indirizzate tutte le commesse fino a quel momento appannaggio di Pietrarsa. Prima del 1860, nata per volontà di Cavour di dar vita ad un’industria siderurgica piemontese che ammortizzasse le spese per le importazioni dalle Due Sicilie e dall’Inghilterr a, l’Ansaldo contava la metà degli operai di Pietrarsa che raddoppiarono già nel 1862.
Dopo l’Unità d’Italia l’opificio partenopeo passò alla proprietà di Jacopo Bozza, un uomo con la fama dello sfruttatore. Costui, artificiosament e, prima dilatò l’orario di lavoro abbassando nello stesso tempo gli stipendi, poi tagliò in maniera progressiva il personale mettendo in ginocchio la produzione. Il 23 Giugno 1863, a seguito delle proteste del personale, promise di reimpiegare centinai di operai licenziati tra i 1050 impiegati al 1860. La tensione era palpabile come testimonia il fitto scambio di corrispondenza tra la direzione di Pietrarsa e la Questura. Sui muri dello stabilimento comparve questa scritta: “muovetevi artefici, che questa società di ingannatori e di ladri con la sua astuzia vi porterà alla miseria”. Sulle pareti prossime ai bagni furono segnate col carbone queste parole: “Morte a Vittorio Emanuele, il suo Regno è infame, la dinastia Savoja muoja per ora e per sempre”. Gli operai avevano ormai capito da quali cattive mani erano manovrati i loro fili.
 
 
-1 # 22-10-2012 19:43
Pochi decenni dopo i napoletani ( e tutto il sud ) vota in massa pro /savoia . Si vede che i borboni facevano talmente schifo che al loro contronto i savoia erano sovrani da amare
 
 
+4 # 22-10-2012 11:50
La promessa di Bozza fu uno dei tanti bluff che l’impresario nascondeva continuando a rassicurare i lavoratori e rallentando la loro ira elargendo metà della paga concessa dal nuovo Governo, una prima forma di cassa-integrazione sulla quale si è retta la distruzione dell’economia meridionale nel corso degli anni a venire, sino a qui.
Il 31 Luglio 1863 gli operai scendono ad appena 458 mentre a salire è la tensione. Bozza da una parte promette pagamenti che non rispetterà, dall’altra minaccia nuovi licenziamenti che decreterà.
La provocazione supera il limite della pazienza e al primo pomeriggio del 6 Agosto 1863, il Capo Contabile dell’opificio di Pietrarsa, Sig. Zimmermann, chiede alla pubblica sicurezza sei uomini con immediatezza perché gli operai che avevano chiesto un aumento di stipendio incassano invece il licenziamento di altri 60 unità. Poi implora addirittura l’intervento di un Battaglione di truppa regolare dopo che gli operai si sono portati compatti nello spiazzo dell’opificio in atteggiamento minaccioso.
Convergono la Guardia Nazionale, i Bersaglieri e i Carabinieri, forze armate italiane da poco ma piemontesi da sempre, che circondano il nucleo industriale. Al cancello d’ingresso trovano l’opposizione dei lavoratori e calano le baionette. Al segnale di trombe al fuoco, sparano sulla folla, sui tanti feriti e sulle vittime. La copertura del regime poliziesco dell’epoca parlò di sole due vittime, tali Fabbricini e Marino, e sei feriti trasportati all’Ospedale dei Pellegrini. Ma sul foglio 24 del fascio citato è trascritto l’elenco completo dei morti e dei feriti: oltre a Luigi Fabbricini e Aniello Marino, decedono successivamente anche Domenico Del Grosso e Aniello Olivieri. Sono questi i nomi accertati dei primi martiri della storia operaia italiana.
I giornali ufficiali ignorano o minimizzano vergognosamente il fatto a differenza di quelli minori. Su “Il Pensiero” si racconta tutto con dovizia di particolari, rivelando che in realtà le vittime sarebbero nove. “La Campana del Popolo” rivela quanto visto ai “Pelligrini” e parla di palle di fucile, di strage definita inumana. Tra i feriti ne decrive 7 in pericolo di vita e anche un ragazzino di 14 anni colpito, come molti altri, alle spalle, probabilmente in fuga dal fuoco delle baionette.
Nelle carte, dai fogli 31 a 37, si legge anche di un personaggio oggi onorato nella toponomastica di una piazza napoletana, quel Nicola Amore, Questore durante i fatti descritti, solerte nell’inviare il drappello di forze armate, che definisce “fatali e irresistibili circostanze” quegli accadimenti. Lo fa in una relazione al Prefetto mentre cerca di corrompere inutilmente il funzionario Antonino Campanile, testimone loquace e scomodo, sottoposto a procedimento disciplinare e poi destituito dopo le sue dichiarazioni ai giornali. Nicola Amore, dopo i misfatti di Pietrarsa, fece carriera diventando Sindaco di Napoli.
Il 13 ottobre vengono licenziati altri 262 operai. Il personale viene ridotto lentamente a circa 100 elementi finché, dopo finti interventi, il governo riduce al lumicino le commesse di Pietrarsa, decretando la fine di un gioiello produttivo d’eccellenza mondiale. Pietrarsa viene declassata prima ad officina di riparazione per poi essere chiusa definitivamente nel 1975. Dal 1989, quella che era stata la più grande fabbrica metalmeccanica italiana, simbolo di produttività fino al 1860, è diventata un museo ferroviario che è straordinario luogo di riflessione sull’Unità d’Italia e sulla cosiddetta “questione meridionale”.
Alla memoria di Luigi Fabbricini, Aniello Marino, Aniello Olivieri e Domenico Del Grosso, napoletani, morti per difendere il proprio lavoro, ogni napoletano dedichi un pensiero oggi e in ogni festa dei lavoratori che verrà.
 
 
0 # 22-10-2012 19:42
Pochi decenni dopo i napoletani ( e tutto il sud ) vota in massa pro /savoia . Si vede che i borboni facevano talmente schifo che al loro contronto i savoia erano sovrani da amare
 
 
0 # 22-10-2012 11:51
14 Agosto 1861, l’eccidio di Pontelandolfo e Casalduni
Pubblicato il 14 agosto 2012

all’alba i bersaglieri appiccano il fuoco tra stupri e massacri

di Angelo Forgione per napoli.com

Il 14 agosto 1861, meno di un anno dopo l’ingresso di Garibaldi a Napoli, per vendicare una quarantina di soldati uccisi dai “briganti” e dal popolo che non accettavano l’invasione piemontese e che si erano ribellati ai soprusi, l’esercito di Vittorio Emanuele II massacrò migliaia di inermi e rase al suolo due paesi del Beneventano: Pontelandolfo e Casalduni.
«Di Pontelandolfo e Casalduni non rimanga pietra su pietra». Così il vile generale Cialdini, Luogotenente del re, diede ordine ai suoi subalterni. Il colonnello Pier Eleonoro Negri e il maggiore Melegari, che comandavano due reparti diretti forti di 900 uomini rispettivamente a Pontelandolfo e a Casalduni, eseguirono l’ordine con grande diligenza e soddisfazione. «Ieri all’alba giustizia fu fatta contro Pontelandolfo e Casalduni. Essi bruciano ancora». Così Cialdini telegrafò il giorno dopo l’eccidio al ministro della guerra piemontese, orgoglioso del massacro avvenuto.
Questo fu il racconto scritto dal bersagliere Carlo Margolfo che partecipò all’eccidio di Pontelandolfo: «Al mattino del giorno 14 riceviamo l’ordine superiore di entrare a Pontelandolfo, fucilare gli abitanti, meno le donne e gli infermi (ma molte donne perirono) ed incendiarlo. Entrammo nel paese, subito abbiamo incominciato a fucilare i preti e gli uomini, quanti capitava; indi il soldato saccheggiava, ed infine ne abbiamo dato l’incendio al paese. Non si poteva stare d’intorno per il gran calore, e quale rumore facevano quei poveri diavoli cui la sorte era di morire abbrustoliti o sotto le rovine delle case. Noi invece durante l’incendio avevamo di tutto: pollastri, pane, vino e capponi, niente mancava… Casalduni fu l’obiettivo del maggiore Melegari. I pochi che erano rimasti si chiusero in casa, ed i bersaglieri corsero per vie e vicoli, sfondarono le porte. Chi usciva di casa veniva colpito con le baionette, chi scappava veniva preso a fucilate. Furono tre ore di fuoco, dalle case venivano portate fuori le cose migliori, i bersaglieri ne riempivano gli zaini, il fuoco crepitava».
Migliaia di morti civili per vendicare quaranta invasori militari armati, in spregio alle norme internazionali, metodi da SS naziste. Quei protagonisti armati oggi sarebbero processati dai tribunali internazionali per crimini di guerra e invasione di uno Stato legittimo senza dichiarazione di guerra e invece godono di ogni onore nella toponomastica e nei monumenti d’Italia. A Pontelandolfo c’è invece un monumento in bronzo in memoria delle vittime dell’eccidio del 14 Agosto e una piazza dedicata a Concetta Biondi, una ragazzina sedicenne brutalmente violentata dalla soldataglia piemontese davanti agli occhi del padre, tra vili risate che anticiparono il colpo letale di bajonetta. Nicola Biondi, contadino di sessant’anni, era legato ad un palo della stalla mentre dieci bersaglieri denudano la figlia violentandola a turno. Dopo un’ora la ragazza, sanguinante, svenne per la vergogna e per il dolore; fu freddata dal bersagliere che la stava violentando in quel momento, indispettito nel vedere quel corpo esanime proprio quando toccava a lui. Il padre della ragazza fu ucciso mentre, in preda all’ira, cercava di liberarsi dalla fune. Nella casa accanto, un tale Santopietro con il figlio in braccio scappava, fu bloccato, gli fu strappato il bambino dalle mani e fu ucciso. Anche la moglie fu violentata davanti agli occhi del piccolo e poi freddata. Quel bambino, sopravvissuto, non dimenticò mai e si arruolò volontariamente nell’esercito austriaco contro i piemontesi.
 
 
+1 # 22-10-2012 19:40
Pochi decenni dopo i napoletani ( e tutto il sud ) vota in massa pro /savoia . Si vede che i borboni facevano talmente schifo che al loro contronto i savoia erano sovrani da amare
 
 
0 # 22-10-2012 11:53
Era l’alba e la gente dormiva quando ai due paesi fu dato fuoco, tra urla, lamenti strazianti e pianti di donne e bambini. I bersaglieri avevano posto delle fascine di paglia agli ingressi delle stalle già piene di fieno e così ci volle poco perchè l’inferno divenisse realtà. Il colonnello Negri gridò: “Li voglio tutti morti! Sono tutti contadini, briganti e nemici dei Savoia, nemici del Piemonte, dei bersaglieri e del mondo. Morte ai cafoni, morte a questi terroni figli di puttana, non voglio testimoni, diremo che sono stati i briganti”. Si trattava di pulizia etnica.
Qualche mese prima era stata rasa al suolo la “fedelissima” Gaeta tanto cara ai Borbone e al Papa e altri furono i paesi del Sud che furono piegati con la forza. Fu così che il Piemonte portò il tricolore e le sue esigenze di cassa nel territorio meridionale. Fosse Ardeatine e Foibe meritano commemorazioni e pagine di libri di storia scolastici, il massacro di Pontelandolfo e Casalduni no. Il presidente del comitato per le celebrazioni di “Italia 150″ Giuliano Amato si è recato il 14 Agosto del 2011 a Pontelandolfo per porgere le scuse dell’Italia ai cittadini della “città martire”. Troppo poco, troppo silenzioso; le scuse andavano chieste dal Presidente della Repubblica sulla ribalta nazionale e con una solenne commemorazione resa annuale come quella per gli eccidi nazisti e slavi che avrebbe dovuto rendere noti a tutti gli italiani tutti gli scheletri nell’armadio che si continuano a nascondere. Compito che tocca a chi sa, dal basso.
 
 
0 # 22-10-2012 19:38
Pochi decenni dopo i napoletani ( e tutto il sud ) vota in massa pro /savoia . Si vede che i borboni facevano talmente schifo che al loro contronto i savoia erano sovrani da amare
 
 
-2 # 22-10-2012 11:56
È il problema italiano per antonomasia, si chiama “questione meridionale”, quel complesso di criticità che investono il Sud del paese così staccato non solo dal resto della nazione ma dall’intera Europa. Eppure la parte bassa dello “stivale” gode di una posizione privilegiata nel mediterraneo ed è un delitto che proprio questo settore d’Europa porti con sé delle problematiche così gravi da non consentirgli di spiccare il volo.

La “questione meridionale” è una frase fatta, un luogo comune della politica che non si preoccupa di trovargli soluzione e, per ovvi motivi, determinarne le cause. Il fenomeno non nasce dal nulla ma ha una sua origine che fino ad oggi nessuno si è preoccupato di determinare con certezza. Come se il Meridione fosse atavicamente malmesso, dimenticato da Dio per destino. La realtà è ben diversa e se c’è qualcuno che ha dimenticato il Sud semmai sono gli uomini, quelli che hanno fatto la Nazione e che da esso hanno attinto risorse riscrivendo in positivo la propria storia e in negativo quella altrui, non certo la storia di un unico popolo italico mai veramente esistito. In questi anni che ci hanno portato alle imminenti e poco sentite celebrazioni del centocinquanten nale dell’Unità d’Italia, si è levata sempre più alta la voce dei “meridionalisti ” consapevoli, quelli che tentano di far riconoscere le verità storiche di un Risorgimento indicato come spartiacque per i destini di un Sud prospero e per questo invaso e depredato dal Nord. Un coro sempre più ampio, ormai arginabile a fatica, che trova sempre più vigore abbracciando i più giovani delle nostre latitudini che avvertono l’esigenza antropologica di capire cosa è accaduto realmente un secolo e mezzo fa nelle proprie terre, al proprio popolo progenitore e a quelle circa 5.000 fabbriche meridionali in cui si realizzavano tra le tante cose navi, ferrovie, motori a vapore, guanti, tute per palombari, pianoforti, lavatrici, profumi e persino quel sapone che invece qualcuno ha inteso propagandare come prodotto portato dal Nord ai meridionali che invece di usarlo per igiene lo avrebbero mangiato, loro che invece già conoscevano il bidet e i servizi igienici ai settentrionali sconosciuti.

Ma se la contrapposizion e tra “meridionalisti ” e “risorgimentali sti” è risultato sin qui un confronto anche aspro tra due scuole di pensiero, non può invece essere confutato il dato storico-economico-sociologico offerto dal pisano Paolo Malanima, direttore dell’Istituto di Studi sulle Società del Mediterraneo del CNR e dal Prof. Vittorio Daniele dell’Università “Magna Græcia” di Catanzaro. Malanima e Daniele, con uno studio approfondito sul Prodotto del Nord e del Sud d’Italia a partire dal 1861, anno dell’Unità d’Italia, fino ad oggi, danno ragione ai “meridionalisti ” smentendo l’idea di un Regno delle Due Sicilie feudale e povero e dimostrano inconfutabilmen te che l’atavica “questione meridionale” ha un inizio ben preciso datato 1861, stabilendo che il divario attuale parte dopo il 1940.
Il saggio dal titolo “Il prodotto delle regioni e il divario Nord-Sud in Italia (1861-2004)” evidenzia che nel 1861 il Prodotto interno lordo pro-capite del Sud era pari a quello del Nord per poi assottigliarsi sino a ridursi alla metà.

Analizzando i dati del valore del Pil pro-capite nei diversi decenni, gli autori del saggio traggono delle precise conclusioni. La prima è che in Italia la crescita ineguale si è presentata da subito, cioè dal momento stesso dell’unità politica del paese.
 
 
-3 # 22-10-2012 11:58
Altresì i rilevanti divari fra le regioni, in termini di prodotto pro-capite, non sussistevano prima dell’Unità, periodo in cui il Meridione era persino in vantaggio in alcuni settori sociali ed economici, e questo squilibrio si sia manifestato sin dall’avvio della modernizzazione economica, fra il 1880 e la “Grande Guerra”, accentuandosi gravemente nel “ventennio” fascista. Nonostante poi il divario si sia ridotto sensibilmente fra il 1951 e il 1973, si è poi aggravato di nuovo in seguito alla riduzione dei tassi di sviluppo dell’economia dai primi anni ’70 in poi.

Tutto ciò fu avviato dal nuovo Governo Italiano, ovvero il Governo Piemontese “in carriera” che con la sua politica di asfissia economica del Sud a favore della crescita del Nord stabilì a tavolino le future gerarchie della nascente nazione.
Il Sud era terra di primati anche internazionali e nel corso di dieci anni la situazione fu rovesciata con una strategia studiata a tavolino. Dei 668 milioni di lire totali di tutti i banchi italiani, ben 443 erano del Meridione che li vide sfumare lentamente a favore del Piemonte indebitato dalle sue guerre perse e, in generale, di tutto il Nord.

Il Sud, inteso come nazione duosiciliana, era una concreta potenza d’Europa e lo dimostra il premio come terzo paese al mondo per sviluppo industriale (primo in Italia) ottenuto nel 1856 all’Esposizione Internazionale di Parigi. Ed era pronto a spiccare il volo con l’apertura del del Canale di Suez, i cui lavori di scavo partirono nel 1859, che avrebbe consentito di creare un produttivo sistema di commercio integrato con le nascenti ferrovie che non erano un lusso dei Borbone ma un complesso progetto di rete di trasporto stroncato e cancellato dai piemontesi sotto una regia internazionale, Inghilterra su tutte, preoccupata dell’espansione di uno stato meridionale che faceva clamorosi passi da gigante. Che l’Unità d’Italia sia avvenuta subito dopo non fu un caso.

La definizione “questione meridionale” fu partorita nel 1873 durante una seduta del Parlamento italiano quando la si usò per la prima volta per descrivere le critiche condizioni economiche in cui il Mezzogiorno d’Italia era piombato in conseguenza all’unificazion e del paese. Da allora quella definizione non è mai cambiata ed è divenuta sempre più inflazionata, talmente cronicizzata e sclerotizzata da non destare più turbamento alcuno. È anzi diventato, dal dopoguerra in poi, il cavallo di battaglia delle cicliche e ripetitive campagne elettorali delle classi politiche abituate al gioco delle promesse da non mantenere al fine di poterle riformulare sempre uguali, identiche, alla successiva tornata elettorale.

La verità è che la “questione meridionale” è l’Italia stessa, è nata con l’Italia e ha la sua stessa età: 150 anni.
È frutto marcio di una repressione della popolazione meridionale battezzata “brigante” solo perchè difendeva patriotticament e la propria terra da un’invasione che lo stesso Gramsci definì nel 1920 «una dittatura feroce che ha messo a ferro e fuoco l’Italia Meridionale e le isole, squartando, fucilando, seppellendo vivi i contadini poveri che scrittori salariati tentarono di infamare col marchio di briganti».
È frutto marcio della radicalizzazion e delle mafie che hanno preso il posto dello Stato nelle regioni Meridionali già dal giorno in cui Garibaldi se ne servì per imporre il “suo” ordine pubblico al suo arrivo a Napoli.
È frutto marcio di un’emigrazione che il Sud non aveva mai conosciuto prima del 1860 e che è costata la perdita di risorse umane a vantaggio di altri territori.
 
 
-2 # 22-10-2012 12:01
È frutto marcio di un progressivo degrado paesaggistico e architettonico che ha trasformato la splendida “Magna Grecia” in un territorio violentato da abusi e speculazioni.
È frutto marcio del drenaggio delle risorse economiche delle banche del Sud a quelle del Nord attuato con l’apertura al Sud di filiali della Banca Nazionale mentre al Banco di Napoli era vietata l’apertura al Nord, la prima vera truffa finanziaria della storia d’Italia alla quale seguì quella ancor più grande chiamata “Legge sul corso forzoso” che stabilì l’inconvertibil ità della moneta della Banca Nazionale e la convertibilità di quella del Banco di Napoli al fine di trasferire l’oro del Sud al Nord che non ne aveva affatto.

È frutto marcio dello smantellamento delle industrie nostrane, prime fra tutte le celebri officine di Pietrarsa, architettato dal banchiere e imprenditore genovese Carlo Bombrini, prima sostenitore delle aspirazioni di Cavour e poi, per questo, Governatore della Banca Nazionale, che presentando il piano economico-finanziario che avrebbe alienato tutti i beni del Regno delle Due Sicilie, così disse: «Non dovranno mai essere più in grado di intraprendere». Lui intraprese e fu tra i fondatori dell’Ansaldo che beneficiò della neutralizzazion e di Pietrarsa.

È frutto marcio della denigrazione sistematica e immotivata del “Sudico” che è divenuto “Sudicio”, una forma di razzismo che arriva ai giorni nostri in cui molti degli stessi Meridionali sono convinti di essere veramente sudici per stirpe.

Tutti problemi che ancora oggi persistono senza soluzione di continuità e che non trovano misure di contrasto reali, al di là di quelle propagandate con scarsa sostanzialità.
L’italia non fu fatta con la volontà popolare ma prima con una guerra militare senza dichiarazione da parte di un Nord che ha invaso il Sud, e poi con una guerra militare-civile che ha mietuto vittime tra le donne, gli anziani e i bambini. L’Italia fu fatta con il saccheggio e la distruzione di interi paesi del Sud, con lo sterminio di migliaia di Meridionali deportati al Forte di Fenestrelle, il primo vero campo di concentramento della storia dove i corpi venivano fatti morire di freddo e fame per poi essere gettati nella calce viva, privi di sepoltura. L’Italia fu fatta con la “Legge Pica - Peruzzi”, prima vera legge razziale della Destra storica nazionale che consentì la persecuzione dei Meridionali perché tali. Altro che nazismo hitleriano che da tutto ciò attinse, altro che prosopopea risorgimentale!

La “questione meridionale” è una vasta voglia cutanea, una cicatrice presente da sempre sul corpo d’Italia; si manifesta sulla sua parte inferiore quando nasce la nazione italica e getta la parte più assolata del paese nell’arretratez za. Diciamolo senza timore di smentita dal momento che anche gli studi lo dimostrano, affermiamolo con certezza ora che le celebrazioni del centocinquanten nale dell’Unità d’Italia si avvicinano. Si abbia dunque il coraggio di svuotare la ricorrenza di retorica e di rivestirla di verità, affrontando quel “mostro” nascosto che è nel passato di tutti gli italiani. Si ha forse timore di acclarare la vera storia per timore che gli “invasi” scoprano di aver avuto un passato migliore e comincino a pretenderne la restituzione?
La politica si assuma le sue reali responsabilità di fronte ad un paese spaccato in due che è chiamato ad amministrare e che tale resterà se non si farà luce sui misfatti dei padri della nazione che invadono con nomi e monumenti le piazze e le strade più importanti delle nostre città. E se le assumano anche i due popoli d’Italia; quello settentrionale smettendo di denigrare il Sud considerandolo una palla al piede e quello meridionale uscendo dallo scoramento indotto e riappropriandos i della propria dignità sottratta.
 
 
-3 # 22-10-2012 12:08
Uno straniero......non un Neoborbonic


Michael Ledeen: «tragicamente innamorato di Napoli»
Pubblicato il 28 ottobre 2011

Michael Ledeen: «tragicamente innamorato di Napoli»
«i piemontesi fecero i lager, l’unificazione un male per la città»

Angelo Forgione - Michael Ledeen è un giornalista e storico americano, grande appassionato di storia e cultura italiana. Ha scritto “Virgil’s Golden Egg and other Neapolitan Miracles” (vai a Google books), un libro che parla della leggenda di “Virgilio Mago”, andando alle fonti della creatività Napoletana di cui si dice profondamente innamorato con una decisa impronta revisionista riguardo le vicende unitarie. Ledeen, come Schifano e Gilmoure, arricchisce quella schiera di intellettuali, non a caso stranieri, che rinforzano senza veli e retorica la verità storica.
Lo scorso 29 Maggio ha rilasciato un’intervista per la testata “L’Occidentale” che propongo a seguito dell’attacco al poeta latino da parte dell’assessore al turismo del Comune di Mantova.
Di seguito i passaggi più importanti che riguardano la Napoli di oggi e il trattamento ad essa riservato nel processo risorgimentale.

“Virgilio Mago” veniva considerato il protettore della città. Secondo lei quant’è importante preservare miti e simboli della tradizione antica?
Quella classica e medievale è stata una cultura fondamentale. Lo è ancora, se c’interessa risalire alle origini della civiltà occidentale. A Napoli questa cultura si respira ovunque, nelle strade, nel tufo delle case, nei sotterranei della città. Sono affascinato da questi luoghi che ci riportano alla Magna Grecia, per non parlare del Golfo e delle isole, meta di tanti patrizi e imperatori romani.

Cosa vuol dimostrare con questo libro?
(…) Napoli è una città vivissima, stravivace, ferve di opere 24 ore su 24. Sembra di stare a New York, ha lo stesso ritmo. Goethe, Hans Christian Andersen, Mark Twain, sono solo alcuni dei grandi scrittori rimasti fulminati dalla sua musica, dal suo clamore e dai suoi rumori. Ne sono tragicamente innamorato.

E la Camorra? Secondo lei è un problema che si può risolvere?
Forse è impossibile. La creatività di cui parlo agisce nel bene e nel male. Napoli è tutto quello che ho appena descritto ma è anche la capitale di una delle mafie più terribili al mondo. Roberto Saviano ha scritto tanto, e tanto bene, su questo. Apprezzo il suo libro, Gomorra. Forse la Camorra potrebbe essere sconfitta solo ricorrendo all’uso della forza. Mussolini ci ha provato, ma oggi quei mezzi sarebbero inaccettabili. Gli italiani non sono disposti a disciplinare la città con l’esercito.

Ci provarono anche i Piemontesi centocinquant’a nni fa. Esportavano la democrazia?
Non credo che si tratti di una mancanza di democrazia e poi, guardi, i Piemontesi a Napoli hanno governato male. Crearono dei campi di concentramento come abbiamo fatto noi americani in Germania e Giappone. Il vero problema è il malgoverno, sia della destra che della sinistra.

Cosa l’ha colpita di più dei napoletani?
Che a Napoli i morti sono iperattivi. Gli spettri frequentano le case dei vivi, aleggiano nei sogni e sulle scommesse del lotto. Sono partito da qui per studiare il ruolo della morte nella cultura occidentale: un secolo fa il sesso era un tabù e la morte qualcosa di normale. Ora le cose si sono rovesciate. La morte è diventata un tabù, il sesso sembra normale. Credo che andrebbe scritta una storia della morte nel mondo moderno. Fino a un secolo e mezzo fa i morti venivano esclusi dall’umano consesso, poi siamo riusciti lentamente ad assimilarli e includerli nei nostri riti sociali e nazionali. Su questi morti, le guerre, i sacrifici, anche in Italia si è creata un’identità comune. Ma i napoletani mi sembrano restii a concedere i loro morti all’Italia. L’unificazione non è stata un fatto positivo per Napoli.
 
 
0 # 22-10-2012 12:15
Un altro Storico Inglese


David Gilmour: «L’Italia unita? Meglio con i Borbone»
Pubblicato il 6 settembre 2011
David Gilmour: «L’Italia unita? Meglio con i Borbone»
«Ci sarebbero meno problemi. Al Sud Diritto superiore al Piemonte»

ANGELO FORGIONE - Gli storici inglesi, si sa, sono profondi conoscitori della storia dell’unificazio ne italiana, di cui sono stati peraltro ispiratori, e osservano sempre con molto interesse ciò che accade nel nostro paese. Sanno probabilmente meglio degli italiani in genere quale sia la deriva dell’ideale unitario naufragato nei presupposti piemontesi, e la denunciano senza alcuna preclusione o timore che può invece avere un italiano quando si trova a dover rivedere la storia di sistema.
Dopo la cruda sentenza della rivista “The Economist” che lo scorso Luglio ha dedicato uno speciale al fallimento italiano sottolineando che alla grande monarchia borbonica è seguita poi una cricca politica inetta, una nuova voce revisionista arriva dalle librerie d’oltremanica, precisamente dal saggio di David Gilmour dal titolo “The Persuit of Italy” (La ricerca dell’Italia) in cui l’autore teorizza che con una nazione unita fondata su basi diverse, ossia su uno Stato federale basato sul sistema di regole borbonico, superiore a quello piemontese, ci sarebbero oggi meno problemi. Gilmour esprime la convinzione del fatto che i napoletani si sarebbero mostrati più leali nei confronti dell’Italia dopo il 1861.
Gli inglesi stanno dunque raccontando verità durante le nostre celebrazioni. I francesi pure (vedi Jean-Noël Schifano). L’unico italiano a farlo è Philippe Daverio che ha lanciato anche l’allarme “Save Italy“. Pardon, anche lui nato in Francia e naturalizzato italiano. Ci sarà un perchè!

Di seguito, l’articolo dedicato da “Il Venerdì” di Repubblica curato da Roberto Bertinetti.

La provocazione nell’ultimo saggio dello storico inglese David Gilmour: “Il Diritto al Sud era superiore a quello piemontese. Peccato non sia nato uno Stato Federale. Forse ora ci sarebbero meno problemi”.

Da tempo l’Italia è oggetto delle indagini di David Gilmour, tra i migliori storici britannici che nel 1988 dedicò una biografia a Giuseppe Tomasi di Lampedusa. Il passato e il presente della penisola sono al centro di “The Pursuit of Italy” (La ricerca dell’Italia), saggio uscito a Londra per Allen Lane in cui si esaltano le differenze tra le diverse regioni.

“La cultura italiana è cresciuta nel corso dei secoli grazie alla rivalità tra comuni vicini” afferma deciso. E a sostegno della sua tesi cita il caso di Siena, “dove i governanti decisero di oscurare la gloria di Firenze costruendo la più grande cattedrale della cristianità e in virtù dell’obiettivo che si erano dati crearono le condizioni per uno sviluppo altrimenti impensabile”.

Quindi a suo avviso non è corretto parlare di comune identità italiana, almeno sotto il profilo culturale?

“Per fortuna non esiste niente del genere. Credo che la pluralità costituisca il punto di forza della cultura italiana. E’ evidente a tutti la distanza che separa sotto il profilo architettonico le chiese e i palazzi in stile romanico di Pisa o di Lucca dalle cattedrali di Bari e di Trani. E non si tratta certo dell’unico esempio. Nel Regno Unito ha purtroppo messo le radici la tendenza opposta: una cattedrale gotica nel Nord è identica a una del Sud. È un limite che non siamo riusciti a superare”.
 
 
-2 # 22-10-2012 22:13
conta molto anche il PIL, le parole sono di contorno, importante, ma di contorno, basarsi solo sulle parole è deleterio.
 
 
+1 # 22-10-2012 12:17
L’assenza di un’unità culturale ha pesato in maniera negativa sulla nascita dello Stato Italiano?

“Sono certo che gli italiani dell’Ottocento volevano un paese unito ma su basi diverse. Il miglior modello di riferimento, secondo me, era quello federale messo a punto da Carlo Cattaneo, ovvero uno Stato capace di rispettare e di esaltare l’oggetività diversa delle popolazioni e la loro storia. Penso che i napoletani si sarebbero mostrati più leali nei confronti dell’Italia dopo il 1861, se fosse stato consentito loro di mantenere il sistema di regole messo a punto dai Borbone, decisamente superiore a quello dei piemontesi”.

Come giudica l’Italia di oggi?

“E’ senza dubbio un paese alle prese con grossi problemi. Tuttavia non vedo rischi d’una crisi irreversibile sotto il profilo della dinamicità culturale. Mi sembra piuttosto che la classe dirigente non sia all’altezza delle sfide da affrontare, delle emergenze che frenano il vostro sviluppo: un’eccessiva corruzione, il dilagare della criminalità e il dissesto del territorio causato da una colpevole assenza d’interventi a tutela dell’ambiente. Mi domando se uno Stato su base federale sarebbe migliore. Forse, ma non è assolutamente detto”.
 
 
0 # 22-10-2012 13:07
Ecco a cosa serve il Meridione

Caserta, sequestrate oltre 200 tonnellate di rifiuti speciali provenienti da imprese del nord PDF Stampa E-mail

Scritto da salvarci
Sabato 20 Ottobre 2012 10:30
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CASERTA – La “Terra dei fuochi” diventa una discarica ad uso e consumo delle imprese del nord, ecco da dove provengono molti rifiuti. Questo ha rilevato il Nucleo di Polizia Tributaria della Guardia di Finanza di Caserta che ha sottoposto a sequestro una vasta area nella zona industriale di Gricignano di Aversa (CE), costituita da due capannoni industriali per una superficie complessiva di 3.200 mq. e da tre aree scoperte di circa 800 mq., utilizzata come discarica abusiva. All’interno del sito, gestito da due diverse società, sono stati rinvenuti oltre 200 tonnellate di rifiuti speciali anche pericolosi, dei quali più di 26 quintali di oli esausti, in massima parte costituiti da scarti di lavorazione industriale provenienti da imprese del nord Italia.



Quattro soggetti , R.R. di anni 57, V.M. di anni 50, Z.M. di anni 32 e D.H. di anni 21, sono stati denunciati alla locale Autorità Giudiziaria e dovranno rispondere del reato di “attività di gestione di rifiuti non autorizzata”. Tutta la zona è stata preventivamente cautelata e ai responsabili è stato intimato l’obbligo della bonifica e della riqualificazion e delle aree, anche al fine di impedire gravi danni ecologici. Sono in corso indagini mirate ad individuare l’esatta provenienza dei rifiuti.

L’attività si inquadra nella costante opera di tutela del territorio da parte del Comando Provinciale della Guardia di Finanza, in linea con le iniziative assunte nell’ambito del “Protocollo organizzativo di salvaguardia ambientale della provincia di Caserta”, sottoscritto nel mese di gennaio 2011 alla presenza dei Ministri dell’Interno, della Giustizia e dell’Ambiente. Dall’inizio dell’anno, le Fiamme Gialle casertane hanno complessivament e sottoposto a sequestro cinque discariche per una superficie totale di oltre 8.200 mq. e denunciato 32 soggetti alla competente Autorità Giudiziaria. Adesso la popolazione è stanca e dice basta con questi rifiuti, il nord se li smaltisca nei loro luoghi.
 
 
+2 # 22-10-2012 18:04
E gli amministratori di caserta mentre arrivavano i camion erano a capri?
 
 
+6 # 22-10-2012 13:48
Quello che i neoborbonici non vi racconteranno mai - 2


Proseguiamo con Castronovo, L'industria italiana dall'Ottocento a oggi, Mondadori

I neoborbonici spiegano che il tonnellaggio totale delle navi ai tempi dei Borboni era molto elevato, ma non raccontano che "nonostante il sensibile aumento del naviglio, la maggior parte delle imbarcazioni era dedita alla pesca e al piccolo commercio costiero...si spiega pertanto come il tonnellaggio medio della flotta mercantile napoletana fosse soltanto un terzo di quello del Regno di Sardegna".

Ricordano che la prima ferrovia italiana è nata nel napoletano, ma non ricordano che mentre le ferrovie inondavano il resto d'Europa, "a Napoli c'erano più chiacchiere che fatti" e che, come ricordava il ministro delle finanze De Ruggiero nel 1849 "non vi era quasi viaggio nel quale non si aveva a soffrire un sensibile ritardo, dovendosi di necessità chiamar quasi sempre i soccorso di un'altra macchina.. [a causa dello] stato deplorevole delle locomotive...quasi tutte inutili al servizio".

E cosa pensare dei vari record del Regno delle Due Sicilie citati dai neoborbonici? Castronovo non li nega: "Napoli [aveva] la corte più fastosa, l'aristocrazia più agiata e sfavillante, l'esercito più numeroso, la marineria più consistente" ma contestualizza il tutto. "Tutt'intorno [c'erano] il deserto desolante dei latifondi, le campagne più povere e depredate, le strade meno praticabili, i contadini più sfruttati, la popolazione più analfabeta."

Il confronto con l'Italia centro-settentrionale non lascia dubbi: altrove c'erano "maggiori potenzialità di sviluppo, in primo luogo per gli effetti positivi indotti dal rinnovamento sia pur parziale dell'agricoltura e dal rifiori del movimento commerciale, per l'esistena di numerosi corsi d'acqua in grado di azionare le prime macchine... inoltre le filande e gli opifici [della] fascia prealpina..potevano disporre di ampi circuiti commerciali lungo le vie di comunicazione"
"In secondo luogo l'industria del nord poteva contare su un più alto indice di consumi interni: più articolato, meno ristretto era infatti lo scenario delle classi sociali e dei redditi famigliari. Infine la struttura urbana era più densa che nel mezzogiorno, più ricca di piccoli e medi centri".

In concluisione : non prere mai sul serio i neoborboni , come i loro sovrani sono inaffidabili e abituati alla menxzogna
 
 
+1 # 22-10-2012 14:15
Ottimo lavoro.....se vuoi cerco qualcosa anche io
 
 
-6 # 22-10-2012 14:05
Bravo Beenfazio bravo Balestrieri.....

Ottimo continuate a distruggere le false tesi di questo popolo inferiore. Ho letto dei libri di Lombroso, e lui era un grande precuesore, aveva compreso che non c'era niente da fare con quei selvaggi....

Abbiamo dato loro la possibilità di crescere di essere una grande nazione. Invece non hanno saputo fare niente. Solo Camorra e Mafia. Questa è la verità.
Sono geneticamente inferiori analfabeti ignoranti. Adesso vogliono cambiare tutto e tutti...

Ma anche se ci sono stati dei morti, in fondo niente è cambiato, si è fatta solo un pò di pulizia, abbiamo sicuramente dei criminali in meno.

Solo chiacchiere, sono buoni solo a succhiare il denaro dello stato e basta....

Piangono e fottono

Aveva ragione Lombroso.....
 
 
+3 # 22-10-2012 18:09
Non sono d'accordo , non puoi pensare che questi siano i " meridionali : . Questi sono i leghisti del sud ovvero la oarte peggiore della societa . Non a caso frequentano borghezio , fanno le messe con i preti tradizionaisti e in certi settori ricevono l'assegno di Bossi . Niente a che vedere con la gente del sud . Dietro di loro ( come al tempon dei briganti ) ci sono i signorotti che sperano di trarre vantaggio dalla loro ignoranza
 
 
0 # 22-10-2012 22:11
non ci sono popoli inferiori, ma culture deteriori, come quella ispanico-borbonica, di cui il Sud è stato vittima e in parte lo è ancora ad opera degli pseudo neo-borbonici, che forse sono manovrati da altri, ai quali rendono consapevolmente o inconsapevolmen t eun favore.
 
 
+2 # 31-10-2012 16:06
Posso consigliarti un ottimo centro di igene mentale . Fanno miracoli
 
 
0 # 22-10-2012 14:23
Da Facebook

Roberto Saviano

Molti miei conterranei mi hanno scritto risentiti per il servizio sportivo al TGR Piemonte che con cattivo gusto mandava in onda l'intervista a un tifoso (dall'accento chiaramente meridionale) che diceva: "I napoletani sono ovunque come i cinesi". Il giornalista risponde ironico: "Li distinguete dalla puzza". Confido che è stata solo ironia cialtrona e non premeditazione, magari un tentativo di battuta mal riuscito, ma non posso fare a meno di ricordare un aneddoto che sempre si racconta in questi casi, quando si fa riferimento, anche per scherzo, alla sporcizia napoletana. Quando i piemontesi fecero l'inventario di tutto quanto fosse presente nella Reggia di Caserta e nel bagno videro un bidet, non capendo cosa fosse scrissero: "Oggetto sconosciuto a forma di chitarra". Pensare a questa storiella mi riconcilia.
 
 
-3 # 22-10-2012 14:46
Non è una penna meridionale, che strano è straniero

Camorra e patti con i Piemontesi

Di Peter Dneper

7 Settembre 1860: la “ Piedigrotta”, anche festa nazionale delle Due Sicilie, è in pieno svolgimento quando, al culmine della risalita della penisola da parte dei “mille garibaldini”, Re Francesco II di Borbone lascia Napoli per evitare sofferenze al suo popolo. Nello stesso giorno, mentre il Re delle Due Sicilie è in navigazione verso Gaeta, laddove organizzerà l’ultima difesa del Regno, entra a Napoli Garibaldi che si reca a portare omaggio alla Madonna per simpatizzare coi napoletani. Quella data è da considerarsi a tutti gli effetti come l’inizio del potere camorristico in città.

Le sommosse in Sicilia e le pressioni di Inghilterra e Francia sotto la spinta delle massonerie avevano convinto Francesco II a ripristinare la costituzione del 1848. La camorra di allora non era quella di oggi, potente e ramificata, ma un’attività dedita ad affari di quartiere.

Francesco II nominò Ministro di Polizia Liborio Romano, un liberale pugliese, che subito dopo l’incarico contattò in segreto l’amnistiato capintesta della camorra Salvatore De Crescenzo, detto “Tore ‘e Criscienzo”, chiedendogli di radunare tutti i capi-quartiere della città affinchè gli facessero visita. Si trattò di un’assemblea in cui si sancì il primo caso di connivenza tra Stato e malavita organizzata proprio sul nascere della nazione unita. Liborio Romano, corrispondente di Cavour, avrebbe favorito l’ingresso di Garibaldi per poi diventare Prefetto mentre il camorrista "Tore'e Criscienzo" sarebbe divenuto Questore a capo della guardia cittadina costituita per intero da malavitosi col compito di garantire l’ordine pubblico in una città in fermento.

I camorristi assoldati dalla nascente nazione si distinguevano da una coccarda tricolore appuntata sul cappello. Seguirono giorni di tumulti e assalti ai commissariati napoletani per distruggere gli archivi; coloro che si opponevano venivano considerati nemici della patria e ricevevano bastonate.

Il 7 Settembre 1860, dunque, Garibaldi entrò in Napoli a bordo del treno borbonico, sotto l’occhio attento delle guardie camorristiche. In testa al corteo che seguiva la carrozza del “dittatore delle Due Sicilie” figurava proprio il questore capintesta "Tore 'e Criscienzo". Via Marina, Maschio Angioino, Largo di Palazzo (Plebiscito) e breve discorso. Poi su per Via Toledo fino a Palazzo Doria D’Angri dal quale si affacciò e ne prese possesso come dimora. Il giorno seguente il Generale si recò a far visita alla Madonna di Piedigrotta attraversando in parata la Riviera di Chiaia. Per volontà divina, Garibaldi, il ministro “doppia faccia” Liborio Romano e tutti i camorristi di guardia furono accolti da un tremendo temporale che inzuppò il corteo alla volta del santuario.

Quella dell’anno seguente fu l’ultima Piedigrotta, organizzata dal luogotenente Generale Enrico Cialdini, uomo impegnato in quel periodo a massacrare migliaia di meridionali patrioti tacciati per questo col marchio di briganti. I Savoia, tra i tanti demeriti, ebbero anche quello di sospendere la festa nel 1862 dopo aver decretato nel Febbraio di quell’anno la soppressione di tutti i conventi e la confisca dei beni mobili e immobili della chiesa. Fu coinvolto ovviamente anche il santuario di Piedigrotta i cui canonici furono liquidati con un piccolo vitalizio.
 
 
+5 # 22-10-2012 14:52
Brodaglia trita e ritrita . Un po' di fantasia per fovore perche ci annoiamo . Le guardie camorristiche cosa facevano prima dell'arrivo di garibaldi ? giocavano a scacchi con sua maesta ?Ma come mai tanti camorristi vivi e tanti liberali morti impiccati in quel regno " IN DECOMPOSIZIONE " come scrisse la stampa estera ?
 
 
+4 # 22-10-2012 19:34
non siete attendibili . Avete perfino usato i deportati ebrei per " documentare " fenestrelle / Atto spregevole compiuto da gente spregevole
 
 
+3 # 22-10-2012 14:54
Hol'impressione che molti dei commenti che arrivano dai fanatici e antiliberali pro/borboni sono dei pizzini prestampati
 
 
-5 # 22-10-2012 15:00
Si Beenfazio hai compreso molto bene.....

Sono d'accordo con te un popolo geneticamente ignorante non può produrre cultura.

Gli stiamo dando una bella lezione di storia, ma ahimè tutto si perderà nel vuoto......

Non potranno mai imparare niente.

Qualcosa forse si.......la spazzatura....
 
 
+1 # 22-10-2012 15:24
Che pena........queste persone....
 
 
0 # 22-10-2012 15:27
I commenti di Luca Padovan sono incommentabili: qualcuno comunque lo informi che "sì" si scrive con l'accento, cosa che ignora pur essendo geneticamente colto. Quanto ai neoborbonici, e a tuti coloro che rivendicano il merito di aver fatto conoscere dopo 150 anni i fatti tragici di Pontelandolfo, Casalduni e così via, bisogna ricordare loro che sull'argomento esiste una vasta bibliografia da decenni. Un esempio per tutti: Aldo De Jaco, Il brigantaggio meridionale, 1976, per tacere delle "Lettere meridionali" di Pasquale Villari. Purtroppo c'è chi scambia una discussione su un libro scientifico per uno sfogatoio su "Radio Padania" o omologhi meridionali.
 
 
+2 # 22-10-2012 18:16
Come siciliano mi piacerebbe che fate conoscere anche i tragici fatti di Messina , Catania , Palermo , Castelvetrano . E perche no ? quelli del Cilento Oppure i morti Siciliani non meritano rispetto perche ammazzati dai cannoni del tuo re e dalle baionette svizzere ? Ti informo che su questo esiste una vestissima bibliografia . Vuoi un aiuto ?
 
 
+3 # 22-10-2012 19:29
Si da il caso che i miei avi hanno patito la forca per mano dei borboni ( senza nessesuna colpa ) Cosenza 1848 ..
Ma per me era una cosa tanto lontana nel tempo e seppellitada dalla storia che non ci ho mai pensato molto . Grazie alle vostre squallide argomentazioni ci sto ripensando .A chi debbo chiedere conto alla associazione neo borbonica ? Chi verra' a mettere una lapide a Cosenzasuelle tombre ( se ci sono ) della povera gente che avete ammazzato ?
 
 
+5 # 22-10-2012 16:18
Che allo stadio ci si insulti non mi sorprende (ma cinquant'anni fa ce la prendevamo con l'arbitro, gridandogli al massimo "cornuto").
Che si tragga pretesto da una discussione tra storici o pseudo-tali per altri insulti (persino razzisti) dimostra che stanno maturando problemi che potremmo non riuscire a risolvere. Perché non ricominciamo, almeno qui, a utilizzare la ragione e a parlare solo di storia, di fonti primarie, di letteratura critica?
 
 
+1 # 22-10-2012 19:20
siamo allo squallore al massimo livello . Il teppismo degli stadi diventato metodo di discussione . Nemme il grande De Filippo avrebbe potuto immaginare una cosa del genere . E di fantasia ne aveva
 
 
+2 # 22-10-2012 18:24
Grazie riccardo , mia possibile .quando il sole e' basso all'orizzonte anche i fili d'erba fanno ombre lunghe
 
 
0 # 22-10-2012 18:27
Detto da un FRANCESE .... ( quelli che hanno inventato il bidet che la regina ha portatato a Napoli

Avvi un eroe in Europa; uno solo.
Non ne conosco due.
Tutta la vita sua è una leggenda.
Siccome ha le maggiori ragioni d'essere
malcontento della Francia
e siccome gli fu rubata Nizza,
e siccome si tirò contro di lui in Aspromonte e a Mentana,
voi indovinate che quest'uomo vola a immolarsi per la Francia.
E quanto modestamente!
Poco monta se lo si mette al posto più oscuro e men degno di lui....
Grand'uomo! sempre più alto della fortuna.
Come la sua sublime piramide,
sale continuamente e s'ingigantisce verso l'avvenire "
MICHELET.
 
 
+7 # 22-10-2012 19:17
Quanta ignoranza!! Quanto becerume !! quanta mala fede !!mai e poi mai avrei potuto immaginare che a Napoli ci fosse gente capace di scendere cosi' in basso da inneggiare a chi dal 1799 in poi con il boia al suo fianco destro e il prete al suo fianco sinistro ha massacrato e fatto massacrare il suo popolo , Ma non si vergognano ? come fanno a guardarsi allo specchio senza arrossire? . Ma ha ragione chi dici che dietro tutto questo agitarsi c'e qualcosa di losco ? Io non lo so ... ma certe strane alleanze Aprile /lombardo / borghezio / sono innaturali .. Per ora mi consolo con una poesia di un grande napoletano ( i neoborboni non possono conoscerlo ... )


Galeazzo di Tarsia (Napoli 1520 - 1553) intorno al 1540 scrisse questo sonetto:



“Già corsi l'Alpi” o “All'Italia”.



Già corsi l'Alpi gelide e canute,

Mal fida siepe a le tue rive amate;

Or sento, Italia mia, l'aure odorate,

E l'aer pien di vita e di salute.

Quante m'ha dato Amor, lasso!, ferute,

Membrando la fatal vostra beltate,

Chiuse valli, alti poggi ed ombre grate,

Da' ciechi figli tuoi mal conosciute!

Oh felice colui che un breve e colto

Terren tra voi possiede, e gode un rivo,

Un pomo, un antro e di fortuna un volto! [...


che 5 secoli fa cantava l'Italia , si sta girando nella sua tomba , come Tommaso Campanella ? Credo di si ... mai terra ha generato tante grandi menti nel passato e tanto squallore nel presente
 
 
+5 # 22-10-2012 21:33
LA STRORIA DEI MACELLAI CHE TANTO PIACCIONO AI NEO BORBONI


Soffocati nel sangue i moti del '47, Messina tornò a sollevarsi contro i Borboni nei primi giorni del '48, anche se difficilmente si poteva sperare in uno scontro vittorioso contro i 4000 soldati ed i trecento cannoni che Ferdinando II aveva dislocato nei vari forti della città. Il 29 gennaio le squadre armate dei rivoltosi si radunarono in tre diversi punti della città. Immediatamente il generale Cardemona ordinò ai forti di sparare sulla città. Per primo sparò il forte Real Basso e le prime vittime furono un bambino in braccio alla madre ed un'anziana donna. Successivamente i borbonici si chiusero nei forti e Messina restò nelle mani ai rivoltosi. La città esultò, ma per poco. I borbonici, infatti, cominciarono un indiscriminato bombardamento della città. Il primo febbraio si arrese Forte Gonzaga e, poco dopo, le rimanenti guarnigioni cittadine si ritiravano nella Cittadella. In mano a loro restavano ancora i forti di Porta Real Basso, del SS. Salvatore e di Don Blasco.
All'alba del 22 febbraio formazioni di rivoltosi irruppero da una breccia nel forte di Real Basso inalberando sulla torretta più alta il tricolore siciliano. Nei mesi successivi furono occupate le altre fortificazioni della città ad eccezione della Cittadella dove, in posizione di assoluta sicurezza, si erano andate a chiudere le truppe borboniche presenti in città. E poiché questo forte poteva ricevere rifornimenti di uomini e di mez-zi direttamente dal mare, riusciva praticamente impossibile espugnarlo con le sole forze dei rivoltosi. La Cittadella continuò quasi giornalmente a lanciare bombe alla cieca sulla città, e la devastazione di Messina fu inesorabile. Il contrattacco borbonico si ebbe i primi di settembre e fu di una violenza senza precedenti. Sbarcate sulla costa a sud di Messina, le truppe borboniche, ben inquadrate dal generale Filangeri, composte da napoletani, svizzeri e avventurieri assetati di sangue e di rapine, devastarono e saccheggiarono la città e i suoi dintorni senza ritegno e senza umanità. Dopo diversi giorni di bombardamenti, Messina fu attaccata il 6 settembre e fu semi distrutta e massacrata.

La violenza non ebbe freno e chi non fuggì fu ucciso. Il 7 settembre i borbonici erano padroni della città; l'8 continuò il saccheggio; solo il 9 fu ristabilito un poco di ordine. Dell'eccidio di Messina corse voce per tutto il mondo.
Vennero a visitarla stranieri che furono talmente scossi dai fatti osservati che nelle loro relazioni ai propri governi ed ai giornali di Londra e di Parigi descrissero orrori per la loro immanità quasi incredibili. Ferdinando II festeggiò la caduta di Messina.
 
 
-4 # 22-10-2012 21:45
Bravo Marco Bravo Benfazio Bravo Marinelli

Dobbiamo essere tutti uniti contro questi cani straccioni....Piangono e fottono....

Erano straccioni sotto i Borboni restano pezzenti.

Colerosi pidocchiosi ignoranti, degni dei borboni...

Sono rimasti uguali...

Difatti di nuovo il colera di nuovo nla camorra....

Bravo Marco pubblica altri documenti

Difendiamo Barbero, uno con le palle, uno che non si arrende alle sporche mistificazioni
 
 
+2 # 24-10-2012 16:59
Padovan...se non ti piace l'Italia, puoi sempre espatriare...e prima di giudicare, devi comprendere e capire.
Io sono torinese e di gente ottusa ne ho vista parecchia...pertanto prima di commentare in modo così sgradevole impara l'educazione e la civiltà. Non ti puoi permettere di criticare se già a te mancano quelle qualità. VERGOGNA
 
 
+2 # 31-10-2012 16:08
Fabio , mi puzzi di neoborbonico mascherato da settentrionale , In ogni caso sei ignorante come loro
 
 
+7 # 22-10-2012 22:04
si però credo che dobbiamo usare sempre un linguaggio corretto, altrimenti facciamo il loro gioco, lasciamo a loro di dire sciocchezze e insultare a vuoto.
 
 
-7 # 22-10-2012 22:17
Bellissima.......

Caro Padovan e compari...

Sto per fare la seconda doccia oggi... e ringrazio Napoli, 'o Vesuvio, o' Maschio Angiuino, o' san Carlo, Palazzo Reale, Napoli sotterranea, 'e libr' 'e storia òvera, San Gennaro, Totò, Peppino, Eduardo, Viviani, Di Giacomo, Bovio, Carosone, Tina Pica, Vittorio De Sica, Troisi, De Crescenzo, le BRIGANTESSE morte pe' nuje, tutti i BRIGANTI della storia che i piemontesi nascondono, il nostro immenso
tesoro del Regno che ci avete saccheggiato, derubato, massacrando donne e bambini, tutto il popolo SOVRANO del REGNO DI NAPOLI, i medici, gli artigiani, i poeti, scrittori, musici, donne, uomini, crìature, gli scugnizzi, i partigiani, le mamme coraggio del passato, del presente e del futuro, che non mi faranno mai e poi mai passare la MARAVIGLIOSA puzza di Napoli dai miei panni e dalla mia pelle...
Jè Song' Napulitano, Jè fet' 'e Napule, Fet' 'e mare...fet' 'e sole...fet' d'aria nòsta, d'alleria e d'appocundria, 'e cozzeche e taratuf', e pummarola e vino buono, fet' 'e puòrt', fet' 'e tufo, fet' e' storia! Si...nuje fetimmo 'e storia
E si mettessemo 'a puzza nosta dinto 'e buttiglielle... facessemo fallì a Chanel N°5!!
Vuje fetit' 'e niente...pecchè nient' eravate e niente site senza 'e nuje
Jàtevenne 'a ffà 'nculo vuje, Garibaldi, a Tim e tutto 'o sang' 'e chi v'è stramuort!!!!!! !! [CIT. ]
 
 
+4 # 23-10-2012 14:15
Filippo Rossi
il livello dei tuoi compagni di viaggio e uguale e a volte peggio del tuo . Rappresentate tutto quallo che fa male al sud e che da decenni cerchiamo di scrollarci di dosso can tanta fatica , Non ho sentito UNO ,SOLO UNO dei tuoi compagni di viaggio dire una paarolaa di biasimo per Bassolino , per gli amministratori corrotti e incapaci , per la camorra . Come mai ? Eppure hanno massacrato Napoli e il sud ,,, o non sei d'accordo ? Perire il vero , qualche sospetto comincio ad averlo . Tantaa gente che si occuopa di garibaldi non lo fa per distrarre l'aattenzione dai casalesi ?
 
 
+2 # 23-10-2012 14:58
Citazione marco:
Filippo Rossi
il livello dei tuoi compagni di viaggio e uguale e a volte peggio del tuo . Rappresentate tutto quallo che fa male al sud e che da decenni cerchiamo di scrollarci di dosso can tanta fatica , Non ho sentito UNO ,SOLO UNO dei tuoi compagni di viaggio dire una paarolaa di biasimo per Bassolino , per gli amministratori corrotti e incapaci , per la camorra . Come mai ? Eppure hanno massacrato Napoli e il sud ,,, o non sei d'accordo ? Perire il vero , qualche sospetto comincio ad averlo . Tantaa gente che si occuopa di garibaldi non lo fa per distrarre l'aattenzione dai casalesi ?


Lei purtroppo fa bruttissime insinuanzioni che sono vomitevoli.
I movimenti che vogliono riportare a galla la verità storica sono presenti a casal di Principe con una loro sede, e sono stati minacciati e malmenati, e lo stato non gli ha dato neanche una scorta.
Si informi prima di insinuare cose schifose.
I movimenti la camorra la combattono...

Chi ha fatto patti con la Camorra sono stati Cavour e Garibaldi per impossessarsi di Napoli facendo entrare i camorristi che stavano nelle dure galere Borboniche in polizia.
E lo stato italiano dopo le morti di Falcone e Borsellino ci ha fatto un nuovo patto che il nostro presidente della Repubblica cerca di nascondere la verità

Questi movimenti non assolvono di certo Bassolino che quando era in regione ha permesso alle industrie del Nord di sversare i loro veleni nella nostra terra in associazione con la Camorra. Stessa cosa accaduta con la Nordista Impregilo che per costruire 4 incenerito ha complottato con la Camorra per creare il caos rifiuti....
Ebbene guardi nel sito Briganti tutte le denunce fatte al riguardo...

Qui volete assolvere Fenestelle, ma come fate ad assolvere i Genocidi di Pontelandolfo Casalduni serito e di tutti quei paesi messi a ferro e fuoco dai bersaglieri??
Guardi che a Pontelandolfo c'è una targa della Repubblica a ricordare il Genocidio...non è la solita invenzione dei Neorborbonici, dei quali non faccio parte ma dove conosco solo persone per bene.
Perchè invece di negare con tanta foga Fenestelle, non parliamo della strage di Pietrarsa dove i bersaglieri uccisero gli operai che manifestavano perchè la loro fabbrica veniva smantellata e spostata al Nord????

Vede io assolvo i vari nordisti che disprezzano il nostro passato, però veramente mi fanno impressione i meridionali che attaccano chei veramente vuole dare una giustizia ad una crudelle guerra di conquista che ci ha ridotto in miseria e che adesso usano le nostre terre come sversatoio e darci un lavoro che ci avvelenano...

Continui a difendere le loro tesi, se Lei abita al nord la posso comprendere....spero invece che non abiti in campania, dove grazie ai veleni del nord abbiamo la possibilità di ammalarci di tumore molto + facilmente
 
 
+2 # 23-10-2012 21:05
Ma bassolino non lo ho mica eletto ( e confermato _) il padre eterno . E le discariche le vedevano anche i vigili e i consiglieri comunali e immagino anche almeno uno dei due milioni ( altra balla ) di iscritti al vostro movimento . Oppure voi vivete in una serra ? E lasci perdere quelle solite balle , girate e rigirate su cavur , mazzini ecc ecc . Non impressionano piu nessuno . Non avete credibilita' Avete dovuto fare una messa in scena vergognosa sul sito " briganti " con denuncia . pare , della comunita ebraica , pubblicando foto di deportati ebrei nei campi nazisti e facendole passare come " detenuti dei cattivi piemontesi a fenestrelle " Ma non vi vergognate ? esiste un limite a tutto .E non si stupisca se tanti meridionali onesti e ragionevoli diffidano di voi . Si rende cosa dice ? che si ammala di tumore per colpa del nord . Se lo pensa davveroprenda la pistola e vada dal suo sindao . O quando arrivavano i camion lui era al mare ? e lei dove era ?
 
 
-1 # 23-10-2012 15:44
Citazione marco:
Filippo Rossi
il livello dei tuoi compagni di viaggio e uguale e a volte peggio del tuo . Rappresentate tutto quallo che fa male al sud e che da decenni cerchiamo di scrollarci di dosso can tanta fatica , Non ho sentito UNO ,SOLO UNO dei tuoi compagni di viaggio dire una paarolaa di biasimo per Bassolino , per gli amministratori corrotti e incapaci , per la camorra . Come mai ? Eppure hanno massacrato Napoli e il sud ,,, o non sei d'accordo ? Perire il vero , qualche sospetto comincio ad averlo . Tantaa gente che si occuopa di garibaldi non lo fa per distrarre l'aattenzione dai casalesi ?


Innanzi tutto farebbe bene alla sua dignità esprimersi palesando nome e cognome, altrimenti le sue idee e la sua persona perdono notevolmente di spessore.

Il movimento Neoborbonico, e tantissimi movimenti merdionalisti, che complessivament e (tutti insieme) contano un numero di simpatizzanti e aderenti tra il 1.500.000 e i 2 milioni in tutto il meridione ossia circa il 10%, combatto da sempre le associazioni criminali, in particolar modo denunciano e combatto le società segrete siano esse di carattere massonico-deviato, mafioso, camorristico o 'ndranghetista. Siamo tra i pochi in Italia a denunciare l'esistenza di un "super mafia" detta SANTA e che attraverso l'ausilio di cosche 'ndranghediste e società massinoco-deviate ( e sottolineo solo il deviato) controllano ampi settori dello stato in tutta italia, e ci tengo a precisare che il loro giuramento trova luogo nella memoria storica di Giuseppe Mazzini, Giuseppe Garibaldi e Giuseppe la Marmora, ai quali affidano il loro giuramento criminale. Al di la degli aspetti, surreali che il loro giuramento comporta, di fatto rappresentano il cuore della più forte organizzazione criminale.
Denunciamo apertamente anche i vari crimini compiuti ampiamente da logge massoniche-deviate come P2, P3, P4 e ci teniamo affinché nessuno dimentichi che se mai esiste una seria P2,P3,P4 è giusto ricordare che trovano fondamento a partire della P1 ossia la prima loggia PROPAGANDA che aggi in tutto il territorio italiano a partire dal giorno dopo all'unità d'italia e che ebbe come compito principale l'inserimento negli affari e nelle istituzioni che avrebbero potuto favori, con qualunque mezzo e metodo gli interessi di taluni personaggi dell'epoca, quasi tutti ascrivibili geograficamente al nord italia.
A questi stessi fenomeni di massoneria-deviato sono riconducibili la formazione delle forma mafiose nel sud italia, e il rafforzamento della camorra che inizialmente erano poche decine di persone che esercitavano in modo illegale il solo gioco d'azzardo in un quartiere di Napoli, ed appariva ben lontana dall'essere quello che con gli anni diventò.

P.S. chiedo scusa per eventuali errori di battitura
 
 
+3 # 23-10-2012 20:52
Io parlo per quello che vedo e giudico da quello che vedo . E non vedo quella poderosa attivita' antimafia di cui parla n'e' nel sito di Aprile , n'e su " Briganti " n'e su altri . Ma se ha precise indicazioni da darmi le leggo volentieri . Non ho visto nessun video o discussione di Aprile dove si facesse il ben che minimo accenno allo sperpero di risorse ( e a quelle nemmeno spese e restituite a Bruxelles ) del suo amico Lombardo e nessun accenno al problema mafia nel ritardato sviluppo del meridione , Pare che tutti i problemi nascono e muoiono nel 1860 . Ma il 1860 vcaro il mio sig. Marco c'e stato anche in Molise , c'e stato anche negli Abruzzi , nella Puglia , nel Lazio , nelle Romagne . E allora ? Le Logge ? I Calabresi hanno istituito le logge massoniniche almeno 50 anni prima della P1 torinese e c'erano personaggi che hanno fatto la storia della calabria ( si informi ... ) Quanto alla camorra cercate di mettervi d'accordo tra di voi . Cosi le balle le dite tutti insieme e uguali . Secondo una delle tante stupidate che dite il ministro liborio romano ( nominato dal re ) si e' servito della camorra per controllare l'ordine pubblico nel periodo di transizione tra la fuga del re ( ma quante fughe questi borboni del re e l'aarrivo di garibaldi , Poche decine di persone hnno controllato una metropoli? Sig. Marco lei lo sa come dicono a NAPOLI ? Ca' nesciuno e fiesso
A proposito lasciate perdere le super mafie , datevi da fare con quelle" normali "
 
 
-1 # 23-10-2012 22:08
Citazione marco:
Io parlo per quello che vedo e giudico da quello che vedo . E non vedo quella poderosa attivita' antimafia di cui parla n'e' nel sito di Aprile , n'e su " Briganti " n'e su altri . Ma se ha precise indicazioni da darmi le leggo volentieri . Non ho visto nessun video o discussione di Aprile dove si facesse il ben che minimo accenno allo sperpero di risorse ( e a quelle nemmeno spese e restituite a Bruxelles ) del suo amico Lombardo e nessun accenno al problema mafia nel ritardato sviluppo del meridione , Pare che tutti i problemi nascono e muoiono nel 1860 . Ma il 1860 vcaro il mio sig. Marco c'e stato anche in Molise , c'e stato anche negli Abruzzi , nella Puglia , nel Lazio , nelle Romagne . E allora ? Le Logge ? I Calabresi hanno istituito le logge massoniniche almeno 50 anni prima della P1 torinese e c'erano personaggi che hanno fatto la storia della calabria ( si informi ... ) Quanto alla camorra cercate di mettervi d'accordo tra di voi . Cosi le balle le dite tutti insieme e uguali . Secondo una delle tante stupidate che dite il ministro liborio romano ( nominato dal re ) si e' servito della camorra per controllare l'ordine pubblico nel periodo di transizione tra la fuga del re ( ma quante fughe questi borboni del re e l'aarrivo di garibaldi , Poche decine di persone hnno controllato una metropoli? Sig. Marco lei lo sa come dicono a NAPOLI ? Ca' nesciuno e fiesso
A proposito lasciate perdere le super mafie , datevi da fare con quelle" normali "


Se Lei nega addirittura quello che ha fatto Liborio Romano su ordine di garibaldi e cavour.....

La camorra fu arruolata nella Guardia Civile con circa 400 delinquenti che i camorristi comandato da Tore e Criescienz presero tra i delinquenti...fu un fenomeno che duro decenni.....e fece entrare la camorra nel tessuto culturale della città e gli dette una potenza terribile....

Sinceramente non comprendo il perchè Lei non vuole accettare queste bruttissime verità....

Guardi questo documentario della Rai....poi tra i commenti sopra c'è la storia del falso Pebliscito dove la Camorra falsò il voto.....Poi se vogliamo credere alle favole risorgimentali....

http://www.youtube.com/watch?v=hv-NpHIfvJ0

http://www.youtube.com/watch?v=L1hKigKF5WU

Faccia copia e incolla...sulla barra del Browser
 
 
0 # 23-10-2012 22:45
Se Lei nega addirittura quello che ha fatto Liborio Romano su ordine di garibaldi e cavour.....

La camorra fu arruolata nella Guardia Civile con circa 400 delinquenti che i camorristi comandato da Tore e Criescienz presero tra i delinquenti...fu un fenomeno che duro decenni.....e fece entrare la camorra nel tessuto culturale della città e gli dette una potenza terribile....

Sinceramente non comprendo il perchè Lei non vuole accettare queste bruttissime verità....

Guardi questo documentario della Rai....poi tra i commenti sopra c'è la storia del falso Pebliscito dove la Camorra falsò il voto.....Poi se vogliamo credere alle favole risorgimentali....

http://www.youtube.com/watch?v=hv-NpHIfvJ0

http://www.youtube.com/watch?v=L1hKigKF5WU

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Ma la camorra ndragheta e mafia che interesse avrebbero a difendere i borbone??

Ma questi convivono cosi bene con lo stato italiano e il nord italia.
Sversano impunemente i veleni delle fabbriche del nord nelle nostre terre.

L'Impregilo prende gli appalti della Sa Rc da all'ndragheta i sub appalti e fanno durare in eterno i lavori

Controllano il voto di scambio per un terzo del parlamento italiano.

Controllano i fondi Fas

Sono ramificati con la Lega in Lombardia

Hanno onorevoli in parlamento

Fanno patti con lo stato che dopo aver massacrato due magistrati gli abbuona il carcere duro

Forse è meglio fermarsi....Perchè il meridione è dominato dalla malavita che convive con lo stato italiano da 151 anni....

Il problema è che a tanti fa paura che si riscriva la storia perchè i meridionali onesti di sicuro non accettano le convivenze di uno stato che per dominare il territorio si è fuso con la criminalità....
 
 
0 # 24-10-2012 00:07
Forse non ci siamo capiti e forse non ci vogliamo capire . Di solito nei regimi totalitari le organizzazioni mafiose non hanno spazio . Per loro e' impossibile operare almeno quanto e' impossibile operare per chi non e' simpatico al regime . Come mai allora tanti camorristi a disposizione di Liborio ? L DOMANDA : Come mai la giustizia borbonica che era tanto efficace con i liberali ha acconsentito che si sviluppasse il fenomeno camorristico ? . La risposta che danno alcuni s. Che cavur abbia dato ordini del genere lo dicono i filmini prefabbricati in teva prina del 1860 ( altrimenti Liborio non avrebbe potutoontatarli ) Per cui ne viene fuori he mentre i liberali nel regno di borbonia erano fucilati con processi farsa i camorristi poteva campare tranquillamente . O sbaglio ? Allora ha ragione chi dice che la camorra era ORGANICA al regime ..
 
 
-1 # 24-10-2012 10:04
Citazione marco:
Forse non ci siamo capiti e forse non ci vogliamo capire . Di solito nei regimi totalitari le organizzazioni mafiose non hanno spazio . Per loro e' impossibile operare almeno quanto e' impossibile operare per chi non e' simpatico al regime . Come mai allora tanti camorristi a disposizione di Liborio ? L DOMANDA : Come mai la giustizia borbonica che era tanto efficace con i liberali ha acconsentito che si sviluppasse il fenomeno camorristico ? . La risposta che danno alcuni s. Che cavur abbia dato ordini del genere lo dicono i filmini prefabbricati in teva prina del 1860 ( altrimenti Liborio non avrebbe potutoontatarli ) Per cui ne viene fuori he mentre i liberali nel regno di borbonia erano fucilati con processi farsa i camorristi poteva campare tranquillamente . O sbaglio ? Allora ha ragione chi dice che la camorra era ORGANICA al regime ..


Ricapitoliamo.

La Camorra fino al 1860 controllava il gioco clandestino della Morra, da qui il nome ca Morra....si prendeva tangenti sulle merci dal porto e altre piccole cose erano pochi e disorganizzati. Ma erano fortemente combattuti dal Regno. Difatti al 1860 i capi erano rinchiusi in carcere duro a Ventotene....cioè isolati da tutto e tutti.

Poi con la venuta di Garibaldi sono stati liberati e hanno formato un corpo di polizia ad hoc. Hanno arruolato delinquenti comuni, sbandati e mercenari ex Garibaldini....Da li è nata la Camorra moderna, dato che sono rimasti con parenti e affini in polizia fino agli anni 30. e questo ha fatto entrare la cultura Cammoristica nella società.

Queste verità storiche ben documentate, tanto che la Rai ha girato ottimi filmati sono ben documentate al Real archivio di stato a Napoli

I famosi liberali purtroppo per loro tramavano contro uno stato sovrano, come hanno fatto le Brigate Rosse......
Perchè i Borbone dovevano farsi spodestare????

Purtroppo tanti non vogliono accettare le vere verità storiche questo è il problema di base. e quello che ha fatto ai meridionali il Regno Piemontese a livello di morte ingiustizie e razzie non è assolutamente paragonabile a quello dei Borboni.

Perchè le fa tanto effetto la casusa di un Liberale, e non dice niente dei massacri di Pontelandolfo Casalduni Serino e tanti altri paesi rasi al suolo.
Perchè non dice niente di tutti gli innocenti fucilati grazie alla legge Pica???

O vogliamo ragionare come gli Americani che per impossessarsi del petrolio Iracheno hanno usato la scusa di esportare la democrazia con bombe morte e torture....??

Per piacere.....

Il Regno delle due sicilie era uno stato sovrano, aggredito senza neanche una dichiarazione di guerra.....non era un eden, ma aveva i suoi primati la sua cultura. Aveva un oro circolante che con l'inizio della rivoluzione industriale gli avrebbe permesso di avere uno sviluppo senza limiti. Il regno come accaduto in tutto il mondo, con l'avvento del nuovo secolo si sarebbe sicuramente trasformato in una democrazia parlamentare....
il problema era che il Regno Piemontese era sull'orlo della bancarotta.....e per sopravvivere aveva bisogno di razziare l'oro e le industrie meridionali....cosi fecero....
E hanno scritto e mistificato la storia per far credere che invece ci venivano a salvare
 
 
+3 # 24-10-2012 15:42
Ricapitoliamo . Gia' ammettere che la camorra esisteva prima del 1860 e' un passo avanti . In molti interventi dei neo borboni si dice che " non esisteva "i
Se come tu sostieni erano piccoli criminali dediti al gioco clandestino e tangenti nel porto allora fanno parte di quei detenuti che hanno usufruito dell " grazia " che il Sovrano concesse a tutti tanne quelli che avevano commessi omicidi . Saro' felice di mandarti il testo del decreto . ( luglio1860 ) Il sovrano diventa anche improvvisamente liberale e adotta il Tricolore ( ricordatene ) la Costituzione del 1848 , libera i detenuti politici , e apre una sottoscrizione a loro favore con duemila ducati . Vogliamo mettere dei punti fermi? a) I camorristi erano piccoli criminali comuni l'amnistia concessa dal Re . a ) Liborio li usa per mantenere l'ordine pubblico . E dove e' lo scandalo se erano giocatori di morra che il re aveva perdonato ? b ) I Liberali non erano " pericolosi sovversivi " ( anch loro amnistiati ) chiedevano solo liberta' di stampa e una costituzione . E se nel 1860 il Re si decide di concederla evidentemente non chiedevano cose fuori dalla normalita'Allora perche tanti anni di persecuzione ?c) Il Regno e' stato aggredito senza una dichiarazione di guerra ? Questa e' una barzelletta ... Chi avrebbe dovuto farla ? I Garibaldini non avrebbero potuto passare nemmeno la battigia senza che i siciliani prima e gli altri suddidi del regno dopo non li avessero massicciamente aiutati . La guerra e' stata tutta all'interno ( tranne la fase finale ) a l regno tra i sudditi pro e quelli contro la monarchia . Non a caso il generale Paolo Ruffo ha scritto direttamente al Re prima dello sbarco di Garibaldi " Gli uomini della plebe i quali inferociscono nella rivolta del 1848 sono in commozione e gia' aspirano il sangue e la vendetta , designandi casa per casa le vittimi sulle quali debbono mettere le mani " Come vedi la storia non e' difficile e nessuna balla riesce a cambiarla . I borboni hanno raccolto quello che hanno seminato nel 1848 e prima del 1848 . Concedere l'amnistia quando la barca sta affondare adottare il Tricolore e' tardivo . Lo aveva gia fatto il popolo .
 
 
-2 # 24-10-2012 15:55
Citazione marco:
Ricapitoliamo . Gia' ammettere che la camorra esisteva prima del 1860 e' un passo avanti . In molti interventi dei neo borboni si dice che " non esisteva "i
Se come tu sostieni erano piccoli criminali dediti al gioco clandestino e tangenti nel porto allora fanno parte di quei detenuti che hanno usufruito dell " grazia " che il Sovrano concesse a tutti tanne quelli che avevano commessi omicidi . Saro' felice di mandarti il testo del decreto . ( luglio1860 ) Il sovrano diventa anche improvvisamente liberale e adotta il Tricolore ( ricordatene ) la Costituzione del 1848 , libera i detenuti politici , e apre una sottoscrizione a loro favore con duemila ducati . concederla evidentemente non chiedevano cose fuori dalla normalita'Allora perche tanti anni di persecuzione ?c) Il Regno e' stato aggredito senza una dichiarazione di guerra ? Questa e' una barzelletta ... Chi avrebbe dovuto farla ? I Garibaldini non avrebbero potuto passare nemmeno la battigia senza che i siciliani prima e gli altri suddidi del regno dopo non li avessero massicciamente aiutati . La guerra e' stata tutta all'interno ( tranne la fase finale ) a l regno tra i sudditi pro e quelli contro la monarchia . Non a caso il generale Paolo Ruffo ha scritto direttamente al Re prima dello sbarco di Garibaldi " Gli uomini della plebe i quali inferociscono nella rivolta del 1848 sono in commozione e gia' aspirano il sangue e la vendetta , designandi casa per casa le vittimi sulle quali debbono mettere le mani " Come vedi la storia non e' difficile e nessuna balla riesce a cambiarla . I borboni hanno raccolto quello che hanno seminato nel 1848 e prima del 1848 . Concedere l'amnistia quando la barca sta affondare adottare il Tricolore e' tardivo . Lo aveva gia fatto il popolo .



La mia discussione con lei è finita.....
Ieri Gramellini direttore della stampa ci ha chiesto scusa perchè aveva offeso i Borbone.Questo sulla sua pagina Facebook.....

Siamo in tanti, il web ci sta facendo moltiplicare, alcuni sono arrabbiati altri pacati, ma siamo tutti gente oneste con la faccia pulita, non gli erdedi dei Piemontesi che usavano metodi Nazisti.....vedi Pontelandolfo Serino o la Legge Pica

Ecco la sua risposta

Amaro Gram
pubblicata da Massimo Gramellini il giorno Martedì 23 ottobre 2012 alle ore 21.32 ·

Coi Borbone ho toccato un nervo scoperto. Chiedo scusa.

Leggerò altri libri sull’argomento. La curiosità non mi manca, per fortuna, e credetemi, non ho pregiudizi a farmi da velo. Ho scritto un libro di storia con Fruttero in cui definivo la guerra al brigantaggio “il nostro Afghanistan”.

Mi rimane l’amarezza nel vedere che del mio intervento televisivo contro un prefetto - evento non proprio così diffuso in Italia - l’unico aspetto commentato sia stato l’uso di un aggettivo. Mi sento un po’ come quel prete che parlava di roghi tossici della camorra ed è stato attaccato dal prefetto per una parola.

Anche l’articolo di stamattina era anzitutto un attacco al servizio razzista del Tg3 ed è avvilente doverlo ripetere, doverlo addirittura spiegare.

La responsabilità è mia, sia chiaro.

Mi spiace che in giro ci sia così tanta rabbia, così tanto rancore pronto a esplodere alla prima incomprensione.


Sono le 21 e 20 di martedì, vi saluto e vado a scrivere il Buongiorno di domani con un filo di tristezza addosso.

-----------------------------------

Questi sono Veri Uomini che mettono in discussione le tesi di uno stato bugiardo.....

Sinvceramente utilizzerò il mio tempo a discutere con un Direttore di un quotidiano nazionale, per giunta Torinese



MG
 
 
+3 # 31-10-2012 16:13
Io mi stupisco che mentre ai liberali si tagliava la testa o si mandavano in esilio , i camorristi erano centinaia. Qualcosa non quadra , non credi ? Puo' darsi che nel tuo felice regno i camorristi avessero vita piu facile rispetto ai liberali . O no ?
 
 
-6 # 24-10-2012 11:06
Citazione marco:
Io parlo per quello che vedo e giudico da quello che vedo . E non vedo quella poderosa attivita' antimafia di cui parla n'e' nel sito di Aprile , n'e su " Briganti " n'e su altri . Ma se ha precise indicazioni da darmi le leggo volentieri . Non ho visto nessun video o discussione di Aprile dove si facesse il ben che minimo accenno allo sperpero di risorse ( e a quelle nemmeno spese e restituite a Bruxelles ) del suo amico Lombardo e nessun accenno al problema mafia nel ritardato sviluppo del meridione , Pare che tutti i problemi nascono e muoiono nel 1860 . Ma il 1860 vcaro il mio sig. Marco c'e stato anche in Molise , c'e stato anche negli Abruzzi , nella Puglia , nel Lazio , nelle Romagne . E allora ? Le Logge ? I Calabresi hanno istituito le logge massoniniche almeno 50 anni prima della P1 torinese e c'erano personaggi che hanno fatto la storia della calabria ( si informi ... ) Quanto alla camorra cercate di mettervi d'accordo tra di voi . Cosi le balle le dite tutti insieme e uguali . Secondo una delle tante stupidate che dite il ministro liborio romano ( nominato dal re ) si e' servito della camorra per controllare l'ordine pubblico nel periodo di transizione tra la fuga del re ( ma quante fughe questi borboni del re e l'aarrivo di garibaldi , Poche decine di persone hnno controllato una metropoli? Sig. Marco lei lo sa come dicono a NAPOLI ? Ca' nesciuno e fiesso
A proposito lasciate perdere le super mafie , datevi da fare con quelle" normali "



Sig Marco io mio chiamo Marco Bramato e non solo Marco, lo dico perchè rendere esplicita la mia persona appartiene ad un mio stile di chiarezza e trasparenza oltre che di convinzione e preparazione di ciò che affermo.
Sui siti di Pino Aprile o sul sito dei Bringati, non trova interventi numerosi in tema di mafie perchè non è il loro argomento sui focalizzano il loro impegno, troverà invece sul altri forum o siti o associazione meridionaliste, delle specifiche denunce o studi in merito. Un esempio ammazzateci tutti, di ragazzi calabresi, e Insorgenza Civile. Tuttavia se lei avesse letto Pino Aprile, o altri autori meridionalisti o ancora il sito dei neoborbonici, o del Parlamento delle Due Sicilie (www.parlamentoduesicilie.it) avrebbe ben chiaro lo sforzo e l'impegno che mettiamo nel denunciare la cattiva classe dirigente, distante dalla popolazione, ma vicina agli interessi delle lobby e delle mafie. Non ho mai affermato che i nostri iscritti siano 2 milioni, ma che le stime parlano di 2 milioni di interessati alle nostre argomentazioni; aggiungo anche che non siamo comparsi improvvisamente e che ogni giorno aumentiamo di numero, pertanto sappia che mentre gli scempi lobbistici del nord trovavano compari camorristi del sud, non era detto che chi a noi vicino oggi in quel momento lo fosse stato (anni fa) a tal punto da dichiarare e denunciare le male fatte. Attualmente venga suo nostri siti a visionare la nostre posizioni non solo circa la storia, ma anche in relazione all'attualità ad esempio consulti il www.ilnuovosud.it, anche il movimento 5 stelle ha dimostrato simpatia per molti dei nostri temi.

Il sig. Liborio romano, ideologicamente vicino al mondo liberale dell'epoca accetto di tramare contro il re, salvo pentirsi a pochi mesi della caduta del regno (studi le memoria del Romano Liborio) fu lui che assoldo, dando responsabilità di rilievo all'interno delle forze pubbliche di polizia, i pochi e disorganizzati camorristi. Con questo sodalizio essi poterono aumentare esponenzialment e il loro potere criminale e raggio di azione.
Noti anche che la dove le logge massoniche ebbero forte influenza erano esattamente le tre regioni piu ricche dell'epoca, ossia Campania,Calabr ia,Sicilia oggi esse sono invece le più povere e le più devastate socialmente dal crimine, la correlazione non è un caso, ma una conseguenza della influenza massonica
 
 
+9 # 24-10-2012 14:50
E io mi chiamo MARCO MANCUSO Sui siti che hai citati ( pino apriele e briganti ) " focalizzano " il loro impegno in una sola direzione : La diffusione di odio attraverso la menzogna . Se provi a dire il tuo pensiero ( civilmente , educataente ) ti cancellano . Per cui credo non sono adatti a svolgere alcun " impegno " vero la lotta alla mafia , ma nemmeno alla ricerca della verita' . Quanto ad Aprile , non io , e non un torinese ,ma un siciliano suito " il portale del sud " lo ha definito ( e non solo luo ) pseudo storico e ha cancellato ( scusandosi con i lettori) un suo intervento che definire diffamatorio e' un eufemismo . Delresto anche la Comunita' Ebraica ha presentato un esposto per la nota vicenda della foto taroccata dei detenuti ebrei genialmentee presentati come " martiri di fenestrelle" Ammazzateci tutti " e altreda te citate non hanno niente a che fare con voi . Sono assocazioni di sinistra . Ilfatto che te ne assumi la paternita' dimomostra che VOI in materia di antimafia avete ben poco da vantarvi . Aggiungo che l'" amicizia " tra Lombardo ( non esattamente uno che e' al di sopra di sospetti ) e Aprile e' nota . Debbo continuare ? Quanto ai 2 milioni di iscritti o simpatizzanti mi ricorda molto un tale che vantava 4 milioni di baionette . Ma visto che dare i numeri non costa niebte ti posso assicurare che le persone che cercano la verita' , ( senza mistificarla , senza usarla per vendere magliette o diffondere odio ) in una parola le persone per bene , sono molte di piu'
 
 
-3 # 24-10-2012 15:06
Citazione marco:
E io mi chiamo MARCO MANCUSO Sui siti che hai citati ( pino apriele e briganti ) " focalizzano " il loro impegno in una sola direzione : La diffusione di odio attraverso la menzogna . Se provi a dire il tuo pensiero ( civilmente , educataente ) ti cancellano . Per cui credo non sono adatti a svolgere alcun " impegno " vero la lotta alla mafia , ma nemmeno alla ricerca della verita' . Quanto ad Aprile , non io , e non un torinese ,ma un siciliano suito " il portale del sud " lo ha definito ( e non solo luo ) pseudo storico e ha cancellato ( scusandosi con i lettori) un suo intervento che definire diffamatorio e' un eufemismo . Delresto anche la Comunita' Ebraica ha presentato un esposto per la nota vicenda della foto taroccata dei detenuti ebrei genialmentee presentati come " martiri di fenestrelle" Ammazzateci tutti " e altreda te citate non hanno niente a che fare con voi . Sono assocazioni di sinistra . Ilfatto che te ne assumi la paternita' dimomostra che VOI in materia di antimafia avete ben poco da vantarvi . Aggiungo che l'" amicizia " tra Lombardo ( non esattamente uno che e' al di sopra di sospetti ) e Aprile e' nota . Debbo continuare ? Quanto ai 2 milioni di iscritti o simpatizzanti mi ricorda molto un tale che vantava 4 milioni di baionette . Ma visto che dare i numeri non costa niebte ti posso assicurare che le persone che cercano la verita' , ( senza mistificarla , senza usarla per vendere magliette o diffondere odio ) in una parola le persone per bene , sono molte di piu'


Di certo la lotta alla mafia e alla camorra non la fa lo stato Italiano che dopo il 1992 dove sono stati uccisi Falcone e Borsellino ha fatto un patto allentando il carcere duro

La lotta alla mafia e Camorra non la fanno le aziende del Nord che invece ci fanno affari per smaltire illegalmente i loro rifiuti velenosi

La lotta alla Mafia e Camorra non la fa il parlamento visto che nega l'autorizzazione a procedere contro i suoi membri

La lotta a Mafia e Camorra non la fa di certo la nordista Impregilo visto che distribuisce a imprese malavitose i suoi appalti infiniti sulla Sa RC.

Lo stato Italiano è mafioso corrotto ladro disonesto.....un qualcosa unico al mondo trovate solo una ragione per smentire.....
E per piacere non vi permettete di offendere e insinuare movimenti chje vogliono la verità storica su massacri di gente indifesa e prima di parlare di Fenestelle....Parlate dei genocidi di Pontelandolfo Casalduni serino Solofra Vallo del Diano.....queste sono vergogne Naziste perchè sono state usate le loro tecniche, anzi peggio perchè i Nazisti risparmiavano donne e bambini....Vergognatevi voi che difendete questa storia bugiarda e mistificatrice.....Nascondete i genocidi e diffamate le persone oneste che vivono con la paura di Maf8ia e Camorra che sono tollerate da questo stato....
Mafia e camorra sono del nord, lo descriveva benissimo il Manzoni nei promessi sposi con Don Rodrigo.....
Difatti sono state scoperte le connessioni Ndrangheta Lega nord alla regione lombardia.....Fa comodo fa troppo comodo......
Chi non vuole far uscire la vera verità è perchè vuole lasciare questa nazione sempre in balia di un patto Mafia stato, cosi come accaduto nel 1861, e continua dato che il presidente Napolitano, solo di cognome, osteggia le indagini sui legami stato mafia del 1993....
Vergogna Vergogna Vergogna....

La vera mafia è lo stato italiano che non fa niente di niente per combatterla e ha lasciato noi meridionali sotto il loro gioco

Vergogna
 
 
-1 # 24-10-2012 15:30
 
 
-6 # 24-10-2012 15:40
Citazione marco:
E io mi chiamo MARCO MANCUSO Sui siti che hai citati ( pino apriele e briganti ) " focalizzano " il loro impegno in una sola direzione : La diffusione di odio attraverso la menzogna . Se provi a dire il tuo pensiero ( civilmente , educataente ) ti cancellano . Per cui credo non sono adatti a svolgere alcun " impegno " vero la lotta alla mafia , ma nemmeno alla ricerca della verita' . Quanto ad Aprile , non io , e non un torinese ,ma un siciliano suito " il portale del sud " lo ha definito ( e non solo luo ) pseudo storico e ha cancellato ( scusandosi con i lettori) un suo intervento che definire diffamatorio e' un eufemismo . Delresto anche la Comunita' Ebraica ha presentato un esposto per la nota vicenda della foto taroccata dei detenuti ebrei genialmentee presentati come " martiri di fenestrelle" Ammazzateci tutti " e altreda te citate non hanno niente a che fare con voi . Sono assocazioni di sinistra . Ilfatto che te ne assumi la paternita' dimomostra che VOI in materia di antimafia avete ben poco da vantarvi . Aggiungo che l'" amicizia " tra Lombardo ( non esattamente uno che e' al di sopra di sospetti ) e Aprile e' nota . Debbo continuare ? Quanto ai 2 milioni di iscritti o simpatizzanti mi ricorda molto un tale che vantava 4 milioni di baionette . Ma visto che dare i numeri non costa niebte ti posso assicurare che le persone che cercano la verita' , ( senza mistificarla , senza usarla per vendere magliette o diffondere odio ) in una parola le persone per bene , sono molte di piu'


Riguardo all'azione di spargimento di odio che attribuisce ad Aprile, mi permetto di dirle che sta interpretando molto male il suo pensiero... rispondere a qualcuno del nord che chiama i meridionali ratti da non è odio se lo si manda a fanculo... ecc ecc.. significa non essere cretini ed accettare offese gratuite e ingiustificate.

Riguardo alle mafie noi nel salento abbiamo avuto una aggressione mafiosa negli anni 80, ma l'abbiamo respinta con profondo amore verso la nostra terra, la stessa cosa non è avvenuta nel nord, a tal proposito le ricordo che mani pulite non è scoppiata a reggio calabria o a palermo o a lecce ma a milano...... lo stesso con il caso p4 e lo stesso con il caso p2.



Sono pienamente convinto che anche lei presto troverà il suo filone meridionalista a cui dare la propria fiducia e ammirazione
 
 
+5 # 24-10-2012 19:01
Se qualcuno chiama i meridionali ratti non e' ujno del nord e' un cretino . Mi meraviglio che il Sig. Aprile avendo lavorato tanto al nord faccia generalizzi in questo modo . Inice che i questo modo legittima chi generalizza alcune problematiche estreme del sud . Quindi mi permetto di continuare a pensare , con piu convinzione , che il sig. Aprile sparge odio e lo fa in maniera molto poco intelligente . Credo con questo di averle risposto anche alla seconda parte del suo messaggio , Non ho detto che il sud e' fatto di mafiosi ho detto , e lo ridico , che tanti problemi vengono dalla presenza della mafia e non ho mai visto ( lo ridico ) il sig, Aprile farne cenno . Come ( lo ripeto ) non lo vedo fare nei siti neo borboni /Vedo con piacere che non e' piu tornato sul teme " fenestrelle " vada avnti cosi' ... sono certo che il suo filone meriodinali sta depurato dalle incrostazioni neo borboniche potra risultare positivo e attuale
 
 
-3 # 24-10-2012 19:20
Citazione marco:
Se qualcuno chiama i meridionali ratti non e' ujno del nord e' un cretino . Mi meraviglio che il Sig. Aprile avendo lavorato tanto al nord faccia generalizzi in questo modo . Inice che i questo modo legittima chi generalizza alcune problematiche estreme del sud . Quindi mi permetto di continuare a pensare , con piu convinzione , che il sig. Aprile sparge odio e lo fa in maniera molto poco intelligente . Credo con questo di averle risposto anche alla seconda parte del suo messaggio , Non ho detto che il sud e' fatto di mafiosi ho detto , e lo ridico , che tanti problemi vengono dalla presenza della mafia e non ho mai visto ( lo ridico ) il sig, Aprile farne cenno . Come ( lo ripeto ) non lo vedo fare nei siti neo borboni /Vedo con piacere che non e' piu tornato sul teme " fenestrelle " vada avnti cosi' ... sono certo che il suo filone meriodinali sta depurato dalle incrostazioni neo borboniche potra risultare positivo e attuale

Nei libri e nei siti non si deve vedere ma leggere, io non mi permetto di generalizzare in un battuta tutto il pensiero di Aprile... rilegga bene i libri di aprile... oltre a fenestrelle esistono molti luoghi in cui si consumarono eccidi...

Tornando solo un attimo ai libri del signor Aprile, vedo che lei inveisce in modo particolare contro di lui... mi puo fare delle citazioni dei libri su cui non è d'accordo ?
Qualora le possa interessare un libro recente di Giordano Bruno Guerri.... se lo vada a leggere "Il sangue del SUD" troverà le stesse istanze dei neo borbonici e non si può certo dire che lui sia un neo borbonico.

Altro modo... mi saprebbe dire perchè i neo borbonici hanno scelto tale nome...

Un saluto
Buona serata
 
 
+4 # 24-10-2012 20:36
Io ammiro moltissimol'impegno di Aprile ( e non solo il suo, a denunciare gli eccidi veri o presunti degli altri . Ma se lui altri volessero seriamente riscrivere la storia dovrebbero forse ricordarsi di quanto le allego :

" L'episodio della rivolta del Cilento del 1828 fu senza dubbio fra i più cruenti del Risorgimento italiano, ma è anche tra i meno conosciuti. Eppure a seguito del moto rivoluzionario un intero paese, il comune di Bosco, fu completamente raso al suolo e soppresso per volontà regia. (dove per "regia" si intendono qui i Borbone e non certo i Savoia, NdP)
L'insurrezione ebbe origine dal malcontento che da anni serpeggiava negli animi degli abitanti della zona cilentina: dopo il moto del 1820, con il ritorno dei Borbone si era realizzata anche un'occupazione militare austriaca che aveva portato a sette anni di costi e vessazioni economici. Tutta la zona del Cilento fu subissata di tasse e balzelli, e il malgoverno non faceva altro che acutizzare sentimenti di riprovazione nei confronti delle autorità.
[...]
Francesco I, venuto a sapere dell'insurrezione, conferì i pieni poteri al colonnello siciliano Francesco Saverio del Carretto, il quale sedò la rivolta in pochissimo tempo, costringendo molti insorti alla fuga e punendo i villaggi che avevano aderito al moto con saccheggi e distruzioni. Il paese di Bosco, dal quale si era propagata l'insurrezione, fu punito nel peggiore dei modi: interamente saccheggiato, tutte le case furono date alle fiamme e completamente distrutte. Il villaggio in poco tempo sparì."

Non ne vedo traccia ne' dai libri di Aprile ne' negli informatissimi siti che lei gentilmente mi ha proposto . Come non vedo traccia delle stragi in Sicilia nel 1848 . Mi piacerebbe che fossero studiate a scuola . Sara' difficiole spiegare come mai nel 1860 e' stato concesso quello per cui solo dodici anni prima si sono rase al suolo citta ' ritenute " ribelli " perche chiedevano una costituzione . Difficile spiegare come due volte una monarchia concede la costituzione e due volte la ritira obbedendo a potenze straniere . Lei puo' aiutarmi a capire ? Grazie e cordialita
 
 
0 # 24-10-2012 21:09
" L'episodio della rivolta del Cilento del 1828 fu senza dubbio fra i più cruenti del Risorgimento italiano, ma è anche tra i meno conosciuti. Eppure a seguito del moto rivoluzionario un intero paese, il comune di Bosco, fu completamente raso al suolo e soppresso per volontà regia. (dove per "regia" si intendono qui i Borbone e non certo i Savoia, NdP)
Tutta la zona del Cilento fu subissata di tasse e balzelli, e il malgoverno non faceva altro che acutizzare sentimenti di riprovazione nei confronti delle autorità.
[...]
Francesco I, venuto a sapere dell'insurrezione, conferì i pieni poteri al colonnello siciliano Francesco Saverio del Carretto, il quale sedò la rivolta in pochissimo tempo, costringendo molti insorti alla fuga e punendo i villaggi che avevano aderito al moto con saccheggi e distruzioni. Il paese di Bosco, dal quale si era propagata l'insurrezione, fu punito nel peggiore dei modi: interamente saccheggiato, tutte le case furono date alle fiamme e completamente distrutte. Il villaggio in poco tempo sparì."

Non ne vedo traccia ne' dai libri di Aprile ne' negli informatissimi siti che lei gentilmente mi ha proposto . Come non vedo traccia delle stragi in Sicilia nel 1848 . Mi piacerebbe che fossero studiate a scuola . Sara' difficiole spiegare come mai nel 1860 e' stato concesso quello per cui solo dodici anni prima si sono rase al suolo citta ' ritenute " ribelli " perche chiedevano una costituzione . Difficile spiegare come due volte una monarchia concede la costituzione e due volte la ritira obbedendo a potenze straniere . Lei puo' aiutarmi a capire ? Grazie e cordialita
Citazione marco:
Io ammiro moltissimol'impegno di Aprile ( e non solo il suo, a denunciare gli eccidi veri o presunti degli altri . Ma se lui altri volessero seriamente riscrivere la storia dovrebbero forse ricordarsi di quanto le allego :

" L'episodio della rivolta del Cilento del 1828 fu senza dubbio fra i più cruenti del Risorgimento italiano, ma è anche tra i meno conosciuti. Eppure a seguito del moto rivoluzionario un intero paese, il comune di Bosco, fu completamente raso al suolo e soppresso per volontà regia. (dove per "regia" si intendono qui i Borbone e non certo i Savoia, NdP)
L'insurrezione ebbe origine dal malcontento che da anni serpeggiava negli animi degli abitanti della zona cilentina: dopo il moto del 1820, con il ritorno dei Borbone si era realizzata anche un'occupazione militare austriaca che aveva portato a sette anni di costi e vessazioni economici. Tutta la zona del Cilento fu subissata di tasse e balzelli, e il malgoverno non faceva altro che acutizzare sentimenti di riprovazione nei confronti delle autorità.
[...]
Francesco I, venuto a sapere dell'insurrezione, conferì i pieni poteri al colonnello siciliano Francesco Saverio del Carretto, il quale sedò la rivolta in pochissimo tempo, costringendo molti insorti alla fuga e punendo i villaggi che avevano aderito al moto con saccheggi e distruzioni. Il paese di Bosco, dal quale si era propagata l'insurrezione, fu punito nel peggiore dei modi: interamente saccheggiato, tutte le case furono date alle fiamme e completamente distrutte. Il villaggio in poco tempo sparì."

Non ne vedo traccia ne' dai libri di Aprile ne' negli informatissimi siti che lei gentilmente mi ha proposto . Come non vedo traccia delle stragi in Sicilia nel 1848 . Mi piacerebbe che fossero studiate a scuola . Sara' difficiole spiegare come mai nel 1860 e' stato concesso quello per cui solo dodici anni prima si sono rase al suolo citta ' ritenute " ribelli " perche chiedevano una costituzione . Difficile spiegare come due volte una monarchia concede la costituzione e due volte la ritira obbedendo a potenze straniere . Lei puo' aiutarmi a capire ? Grazie e cordialita


Fonti per favore e bibliografia
 
 
-7 # 24-10-2012 21:20
Difatti come al solito si cercano di intorbidire le verità storiche. Il paese non fu bruciato con gli abitanti, come facevano i Piemontesi, furono giustiziato solo i capi degli insorti......mentre la maggioranza dei ribelli addirittura ebbero pene lievi.....

Pratiche molto normali nel periodo visto che le condanne a morte per tentativi di colpo di stato erano internazionalme nte riconosciute......

I Piemontesi invece sterminavano gli innocenti, bambini vecchi e donne, c'è una bella differenza.

Quello che non si vuole ammettere che il Regno delle Due Sicile era uno stato sovrano e aveva il diritto di difendersi se dal suo interno c'era un tentativo di sovvertimento...I Piemontesi erano venuti in nome della libertà e ridussero in miseria una nazione, ecco perchè nacque il valoroso Brigantaggio....
 
 
+6 # 25-10-2012 13:28
Ti sbagli di grosso e spero che sei in buona fede . Quello che ho scitto e' una verita' storica che trovi negli archivi dell Regno delel due sicilie ..


"Dai Fasci di Atti Criminali, affari di Polizia Generale Interna, Ministero degli Affari Interni di Napoli, Palazzo San Giacomo, 1815-1860, per l'anno 1828, Atti Ufficiali di Polizia Generale. Ministro degli Interni Intonti, con corrispondenza con il direttore di polizia marchese Del Carretto per la rivolta del Cilento nel 1828. Registri Regno delle Due Sicilie, Atti della Polizia partenopea conservati presso la Biblioteca di Storia Patria di Napoli a Castel Nuovo Maschio Angioino:

Nonche in innumerevoli pubblicazioni ..come

. Maria Pia Vozzi, «La comitiva armata dei fratelli Capozzoli e la rivoluzione cilentana del 1828. Lotta politica e brigantaggio», in Il Mezzogiorno preunitario: economia, società e istituzioni, a cura di Angelo Massafra, Bari, Edizioni Dedalo, 1988, p. 1143

(FR) Charles Didier, Les Capozzoli et la police napolitaine, in Revue des Deux Mondes, Tome II, 1831, pp. 58-69 (in traduzione italiana nel libro: I Capozzoli e la Rivolta del Cilento del 1828, Charles Didier e Giuseppe Galzerano, Galzerano editore, Casalvelino scalo, 2003)

Aggiornati ( ne hai bisogno ) e ci risentiamo .Vedrai che a sterminare donne e bambini non erano piemontesi ( stranieri ) ma il loro stesso sovrano . Vedo che non citi le stragi fatte in Sicilia da Filangeri e i suoi 20 mila soldati napoletani e svizzeri . I siciliani non meritano la tua considerazione ? Il Regno delle due sicilie era uno stato sovrano che come scrissero gli Austriaci " ERA UN CADAVERE IN DECOMPOSIZIONE " se cosi' non fosse non sarebbe cettimane crollato in poche srttimane . I piemontesi ridussero in miseria una nazione ? Tolti i nobili non mi pare che il popolino vivesse nella floridezza . Aggiungo che essendo io siciliano preferisco la poverta' al tallone straniero . Tu decidi per te . Ma piantala di pensare che le tue balle non vengano valutate per quello che sono
 
 
-6 # 25-10-2012 13:57
Citazione marco:
Ti sbagli di grosso e spero che sei in buona fede . Quello che ho scitto e' una verita' storica che trovi negli archivi dell Regno delel due sicilie ..


"Dai Fasci di Atti Criminali, affari di Polizia Generale Interna, Ministero degli Affari Interni di Napoli, Palazzo San Giacomo, 1815-1860, per l'anno 1828, Atti Ufficiali di Polizia Generale. Ministro degli Interni Intonti, con corrispondenza con il direttore di polizia marchese Del Carretto per la rivolta del Cilento nel 1828. Registri Regno delle Due Sicilie, Atti della Polizia partenopea conservati presso la Biblioteca di Storia Patria di Napoli a Castel Nuovo Maschio Angioino:

Nonche in innumerevoli pubblicazioni ..come

. Maria Pia Vozzi, «La comitiva armata dei fratelli Capozzoli e la rivoluzione cilentana del 1828. Lotta politica e brigantaggio», in Il Mezzogiorno preunitario: economia, società e istituzioni, a cura di Angelo Massafra, Bari, Edizioni Dedalo, 1988, p. 1143

(FR) Charles Didier, Les Capozzoli et la police napolitaine, in Revue des Deux Mondes, Tome II, 1831, pp. 58-69 (in traduzione italiana nel libro: I Capozzoli e la Rivolta del Cilento del 1828, Charles Didier e Giuseppe Galzerano, Galzerano editore, Casalvelino scalo, 2003)

Aggiornati ( ne hai bisogno ) e ci risentiamo .Vedrai che a sterminare donne e bambini non erano piemontesi ( stranieri ) ma il loro stesso sovrano . Vedo che non citi le stragi fatte in Sicilia da Filangeri e i suoi 20 mila soldati napoletani e svizzeri . I siciliani non meritano la tua considerazione ? Il Regno delle due sicilie era uno stato sovrano che come scrissero gli Austriaci " ERA UN CADAVERE IN DECOMPOSIZIONE " se cosi' non fosse non sarebbe cettimane crollato in poche srttimane . I piemontesi ridussero in miseria una nazione ? Tolti i nobili non mi pare che il popolino vivesse nella floridezza . Aggiungo che essendo io siciliano preferisco la poverta' al tallone straniero . Tu decidi per te . Ma piantala di pensare che le tue balle non vengano valutate per quello che sono


Quali sono le balle?????

I massacri di Casalduni Pontelandolfo serino, la Legge Pica l'oro razziato, le industrie smantellate, i patti con la Camorra le scuole chiuse l'immigrazione????

Proprio perchè sei Siciliano ti dovresti vergognare non una ma mille volte.....

VERGOGNA

E' per questi meridionali che si sono venduti il sangue ai conquistatori che stiamo in questa merda, sotto mafia e camorra, a farci avvelenare dalle loro scorie e dalle loro ruberie.

Voi che vi emozionate quando gioca la nazionale e non fate niente per cambiare....
 
 
+5 # 25-10-2012 14:51
Come siciliano sono ( rtipeto ) orgoglioso di avere contribuito a mandare a casa i sanguinari borboni . Se poi a te interessa solo Casalduni , Pontegandolfo e non te ne frega di Catania , Messina , Palermo questo mi conferma quello che penso di voi. Se giustifichi e minimizzi gli eccidi del Cilento vuol dire che la tua e' solo propaganda di parte . Quanto alla mafia e alla camorra visto che siete 2 milioni datevi da fare . E quanto alle scorie visto che siete due milioni dove eravate mentre arrivavano migliaia di camion ? a giocare alla morra ? Come siciliano per me i " conquistatori " erano i borboni , che abbiamo ospitato per anni e ci hanno imbrogliato con false promesse , E poi sparato addosso .
 
 
0 # 25-10-2012 14:52
Come siciliano sono ( rtipeto ) orgoglioso di avere contribuito a mandare a casa i sanguinari borboni . Se poi a te interessa solo Casalduni , Pontegandolfo e non te ne frega di Catania , Messina , Palermo questo mi conferma quello che penso di voi. Se giustifichi e minimizzi gli eccidi del Cilento vuol dire che la tua e' solo propaganda di parte . Quanto alla mafia e alla camorra visto che siete 2 milioni datevi da fare . E quanto alle scorie visto che siete due milioni dove eravate mentre arrivavano migliaia di camion ? a giocare alla morra ? Come siciliano per me i " conquistatori " erano i borboni , che abbiamo ospitato per anni e ci hanno imbrogliato con false promesse , E poi sparato addosso .
 
 
+3 # 25-10-2012 15:37
Citazione marco:
Come siciliano sono ( rtipeto ) orgoglioso di avere contribuito a mandare a casa i sanguinari borboni . Se poi a te interessa solo Casalduni , Pontegandolfo e non te ne frega di Catania , Messina , Palermo questo mi conferma quello che penso di voi. Se giustifichi e minimizzi gli eccidi del Cilento vuol dire che la tua e' solo propaganda di parte . Quanto alla mafia e alla camorra visto che siete 2 milioni datevi da fare . E quanto alle scorie visto che siete due milioni dove eravate mentre arrivavano migliaia di camion ? a giocare alla morra ? Come siciliano per me i " conquistatori " erano i borboni , che abbiamo ospitato per anni e ci hanno imbrogliato con false promesse , E poi sparato addosso .



Lo stato italiano ha stretto un patto con la mafia il 1993 dopo il massacro di Falcone e Borsellino.

Adesso capisco tutto
 
 
-1 # 25-10-2012 17:32
E quindi ?
 
 
0 # 25-10-2012 17:40
stai parlando del bergamasco nicola mancino ? : )
 
 
+12 # 23-10-2012 07:49
Tutto questo è grottesco.
Proviamo a metterla in musica...

Io sono genovese. Con tutto quello che i Savoia hanno fatto a Genova devo rinunciare al piemontese Paolo Conte?
Nel nome di Balilla (come scordare gli Austro-Ungarici?), devo rinunciare a Gino Paoli perché è nato a Monfalcone?

E, dato che Genova non gliele mandava a dire ai Savoia, i piemontesi dovrebbero rinunciare a Fabrizio De André?

Oppure, perché sono nato a Nord, dovrei rinunciare a Pino Daniele, i fratelli Bennato, Toni Esposito, la Nuova Compagnia di Canto Popolare?
E loro hanno rinunciato all'Africa o alla scuola musicale genovese?

Persino Salvini (Lega Nord) non rinuncia a Roberto Vecchioni, pur sapendo che è di origini napoletane!

Il movimento neo-borbonico commette, a Napoli, gli stessi errori (in malafede) che commette nel Cuneese (in malafede) il movimento occitano. Altro che riscoperta delle radici! Una cultura d'invenzione, sull'arco alpino, contribuisce a uccidere l'arcobaleno provenzale. Una cultura d'invenzione, a Napoli, rivendica persino il primato della capitale partenopea sulla Sicilia!

Per chiudere con un Esempio musicale... Fabrizio De André ha collaborato, tra l'altro, con i provenzali Li Troubaires de Coumboscuro (=I Trovatori di Vallescura), i sardi Tazenda e la napoletana Teresa De Sio.
 
 
+8 # 23-10-2012 14:06
Hai centrato la parola " malafede " e sopratutto tante , tante , tante balle e sceneggiate . Non credo che un vero meridionale possa essere orgoglioso di quasta gente . Credo ( ti assicuro ) che e' il contrario . Pensa alla vergognosa messa in scena con le foto dei deportati ebrei ,Soltanto questo basta a darti la misura del loro ( non nostro di gente del sud ) livello
 
 
+15 # 23-10-2012 14:35
Ho fatto un rapido giro negli interventi fin qui postati e vincendo un certo fastidio ( direi disgusto ) per il tono
di molti interventi che sono poco interessati a stabilire la verita’ ma interessati a fomentare odio con argomentazioni di bassissimo livello . Io provo a riportare la discussione in quello che , se non sbaglio , e’ il suo alveo naturale : Fenestrelle E non lo faccio da storico ( non lo sono ) ma da uno che conosce le tabelline e ha visitato il sito . E certo che chiunque guarda la fortezza anche in maniera superficiale si accorge che puo’ contenere un numero assai limitato di detenuti . Anche a volerli mettere uno sull’altro il numero “ denunciato “ in alcuni siti , come “ Briganti “ risulta moltiplicato almeno per dieci . Ma aggiungo che e’ noto quali sono i reparti in cui vennero accorpati i soldati delle’ex Regno delle due Sicilie .
Ed e’ noto che quelli che erano ammalati di colera o altre malattie vennero trasferiti a Ischia e Procida . , schifati dalle popolazioni locali per timori di contagio .Usando il pallottoliere ( ci riesce anche uno storico ) e un po’ di buon senso ne viene fuori , come dicevo all’inizio , il numero di 40 mila deve essere frutto di uno di spinello da poche lire o di deliberata volonta’ di turluipinare allocchi e deliberata volonta’ di seminare zizzania .Chiunque fa una visita a Fenestrelle pio’ andare a controllare i registri parrocchiali del periodo (dice il ci sono tutti , e chi dice il contrario mente e dimostri che manca qualcosa ) e i cognomi di meridionali ( da me contati ) sono 5 A questo punto mi sento di affermare , in piena coscienza e prendendomi la responsabilita’ , che chi afferma il contrario o e’ ignorante ( sia o non sia un prof .. ) o e’ in malafede
E mi sento di sfidarlo in qualsiasi pubblica discussione armato solo del pallottoliere . Al Prof De Crescenzo che non conosco vorrei indirizzare un personale messaggio : Non mi sono mai vergognato di sentirmi meridionale .Mi e’ successo solo leggendo quello ha scritto lui al Sig, Barbato e quello che hanno scritto i suoi fans . Pregherei il Sig, Barbato di non assimilarci a quella gente , De Crescenzo e i suoi fans non hanno nessun titolo per parlare per conto di Napoli o del Sud . Abbiamo gia avuto chi parlava per il nord come del suo orto personale e abbiamo visto come e’ finita
Cordialmente
 
 
-10 # 24-10-2012 16:50
Sig. Barbero,
sono torinese di nascita, ma vedo da anni le continue discriminazioni che si fanno nei confronti dei meridionali(è più facile giudicare che capire o conoscere, e lo so bene, avendo girato l'Italia in lungo e largo per lavoro). A parte questo, poiché ammetto la mia ignoranza ho chiesto ad un mio ex professore di storia se la "leggenda" di Fenestrelle fosse vera. Mi ha confermato (testuali parole) che la storia andrebbe riscritta...molto diversa da quella che insegnano a scuola. Ora non aggiungo altro, mi fido di un insegnante bravo, corretto e informato. Da profana, poi aggiungerei: non era il caso di scrivere un libro del genere...sembra una gara per vedere chi ha fatto meglio e chi peggio.
 
 
-6 # 24-10-2012 16:53
Vittoria cara... grazie delle belle parole... lasciano un brivido....
Il nostro sud ti aspetta.... a braccia aperte...
Un cordiale saluto dal Salento
 
 
+1 # 24-10-2012 18:48
Vittoria questi trucchetti li facevano 20 anni fa i leghisti ( li fanno ancora ) la storia onandrebbe riscritta ? certo , perche no ? mica possiaamo mandare gli storici in cassa integrazione . Ma non certo i metodi della deliberata bugia dell'insulto , della diffamazione . La storia racconta fatti , non e' una clava che si adopera contro " nemici " sU Fenestelle ti do un consiglio fraterno . Se vuoi sapere la verita ' vai a fenestrelle . Ci vogliono dieci minuti per capire che la " leggenda " e' una bufala
 
 
+5 # 27-10-2012 14:28
Ma cara Vittoria, io non ho dubbi che il suo insegnante sia bravo, corretto e informato, e tuttavia dato che ho scritto un libro di quasi quattrocento pagine sull'argomento di Fenestrelle, non potrebbe concedermi il beneficio del dubbio, e immaginare che magari qualcosa ne sappia anch'io, e addirittura andare a leggerlo, il libro? Invece no: le "testuali parole" bastano a chiudere il caso, e il libro, lei dice, "non era il caso" di scriverlo. Provi a chiedere al suo insegnante, che giustamente chiede di "riscrivere" la storia (il che vuol dire studiarla, sia chiaro: non reinventarla come ci piace) se è d'accordo con lei nel pensare che io ho fatto malissimo a riscriverla!
 
 
+1 # 27-10-2012 16:44
Sbagliero ma Vittoria ha la duplice veste di allunna e insegnante . A volere essere buoni buoni mi pare che ci sia una certa dose di dottrina nazifascista nel " non era il caso " a quando i roghi ?
 
 
-9 # 24-10-2012 20:34
Vittoria non si fermi a fenestelli, ci sono i genocidi di Pontelandolfo, Casalduni, Serino e altri. Dove i Piemontesi bruciarono paesi interi uccidendo anche vecchi donne e bambini, dopo averli violentati. Pratiche più cruente di quelle usate dai Nazisti. Poi la legge Pica dove si giustiziava senza processo.....
Addirittura ci sta anche una lapide dello stato Italiano che chiede scusa.....

Che merdaio....esseri non degni di appartenere all'umanità....uccidere le donne dopo averle violentate
 
 
+5 # 25-10-2012 13:31
Hai saltato i massacri dei borboni in sicilia e nel cilento . Dove le donne venivano uccise e vilentate dai mercenari svizzeri mandati dal Re ,
 
 
+4 # 29-10-2012 10:27
I neoborbonici sono una delle tante incarnazioni di un certo vittimismo meridionalista che, per spiegare l'endemica arretratezza del mezzogiorno, anzichè riflettere sulla predace attitudine delle classi dirigenti nazionali di base ed estrazione emridionale, volta a mantenere quelle terre in condizioni di bisogno per trarne vantaggio diretto politico ma anche economico.
A questi benintenzionati esegeti del mito borbonico si sono appoggiati proprio coloro che traggono vantaggio dallo stato dei fatti, per mistificare ragioni e cause, allontanando o annaquando il quadro delle responsabilità.
 
 
-5 # 29-10-2012 21:32
Citazione Adriano:
I neoborbonici sono una delle tante incarnazioni di un certo vittimismo meridionalista che, per spiegare l'endemica arretratezza del mezzogiorno, anzichè riflettere sulla predace attitudine delle classi dirigenti nazionali di base ed estrazione emridionale, volta a mantenere quelle terre in condizioni di bisogno per trarne vantaggio diretto politico ma anche economico.
A questi benintenzionati esegeti del mito borbonico si sono appoggiati proprio coloro che traggono vantaggio dallo stato dei fatti, per mistificare ragioni e cause, allontanando o annaquando il quadro delle responsabilità.



Dal Sole 24 ore.....altro che inferiorità

Gli eurobond che fecero l'Unità d'Italia quando il Regno di Napoli era come la Germania
Il vertice europeo di fine giugno ha cancellato gli eurobond dall'agenda. Almeno per ora. Angela Merkel è stata drastica: «Mai finchè sarò viva» aveva detto in pubblico qualche giorno prima. Chissà se la cancelliera tedesca aveva avuto il tempo di leggere lo studio di Stéphanie Collet, storica della finanza della Université Libre de Bruxelles che è andata a spulciare negli archivi delle Borse di Parigi e Anversa per studiare l'unico precedente assimilabile agli Eurobond: l'unificazione del debito sovrano dei sette stati che 150 anni orsono, su iniziativa del Piemonte e sotto tutela di Francia e Inghilterra, costituirono il Regno d'Italia.

Nella storia dello stato moderno è l'esperienza storicamente più vicina al faticosissimo tentativo di dare maggiore consistenza politica all'Unione europea, anche attraverso l'integrazione delle politiche economiche e fiscali, compresi debiti sovrani dei 17 paesi dell'euro. Un precedente prezioso, secondo la Collet, per cercare di capire – mutatis mutandis - come potrebbero comportarsi i mercati finanziari di fronte all'unificazione del debito pubblico dei paesi della zona euro. «Come l'Italia di allora, l'Europa oggi è fatta da stati eterogenei, con economie di dimensioni e condizioni diverse, che parlano lingue diverse e hanno sistemi di imposizione fiscale separati» ricorda la studiosa.
Grazie al fatto che anche dopo l'unificazione i titoli del Regno d'Italia conservarono fino al 1876 l'indicazione della loro origine (per esempio, ad Anversa le emissioni del Regno delle Due Sicilie erano indicate come "Italy-Neapolitean") la Collet è riuscita a ricostruire le serie storiche dei prezzi settimanali tra il 1847 e il 1873.
Un lavoro certosino di raccolta manuale dei dati dagli archivi e dai database originali per capire come si sono mosse le quotazioni, prima e dopo l'unità, politica ed economica. 25 emissioni suddivise in quattro gruppi: Regno di Piemonte e Sardegna, Lombardo-Veneto, Due Sicilie e Stato Pontificio.
La prima cosa che balza agli occhi è lo spread (anche allora!) tra i rendimenti dei diversi gruppi di bond prima e dopo l'Unità. Quelli del Regno delle Due Sicilie (che erano un quarto del totale) prima del 1861 pagavano i tassi più bassi: 4,3%, 140 punti base in meno delle emissioni papali e di quelle piemontesi (che rappresentavano rispettivamente il 29% e il 44% del debito unitario dopo la conversione) e 160 in meno rispetto a quelle Lombardo-Venete (che però erano solo il 2%).
Insomma, a voler utilizzare le categorie di oggi, il Regno di Napoli economicamente era per l'Italia quello che oggi la Germania è per l'Eurozona. «Come il Regno di Napoli prima dell'integrazione del debito sovrano, la Germania di oggi è l'economia più forte dell'eurozona e beneficia del costo del debito più basso in assoluto» scrive Collet. Considerazioni, queste, che faranno storcere il naso a molti, ma sicuramente non di parte. Del resto, come ricorda Collet, Napoli era di gran lunga la città più importante del neonato Regno d'Italia. E le regioni del Sud avevano una discreta struttura industriale, un'agricoltura fiorente sia pure basata sul latifondismo, e importanti porti commerciali.
 
 
-2 # 30-10-2012 05:39
Gentile professor Barbero,
Mi permetto di scrivere per esprimere solidarietà ed alcune osservazioni nel merito del suo pregevole libro. Da molti post precedenti noto come siano state mosse delle critiche che esulino da una previa lettura, dimostrando di aver fortemente malinteso quanto scritto. La cosa mi risulta ancora più penosa se penso alle posizioni da Lei espresse sul caso Ariel Toaff, negli atti a margine del convegno La storia imbavagliata, laddove, pur prendendo dichiaratamente le distanze dagli evidenti eccessi di una parte del pubblico con la quale dissente (e aggiungerei a ragione), pure si esprimeva contro le gogne mediatiche e per la libertà di espressione, e sopratutto di ricerca. Cosa che, in questo contesto, a Lei non è stato concesso. Trovo vergognoso che si scatenino a ruota libera insulti razzisti, allusioni gratuite e veri e propri insulti nei riguardi di uno dei pochi storici italiani di cui, peraltro, vengono tradotti i lavori anche all'estero, distinguendosi in ciò da molti suoi colleghi: cosa di cui al Nord come al Sud dovremmo andare invece fieri. Come risposta ai post allusivi od offensivi di cui sopra rispondo citando p. 190 del libro: «Un grande merito della recente storiografia di orientamento revisionista è di aver cominciato a portare alla luce le vicende individuali di quei sottufficiali e soldati che rifiutarono il più a lungo possibile di tradire il loro giuramento e di prendere servizio nell'esercito italiano. Si potrà obiettare che questi studi tendono a presentare simili vicende come tipiche ed esemplari di un destino di massa, mentre invece i numeri, come abbiamo visto, dimostrano che il destino di massa, per i prigionieri di guerra e per gli sbandati arrestati, fu l'arruolamento, più o meno coatto e controvoglia: i casi di chi continuò a resistere a costo di affrontare le punizioni disciplinari e persino il carcere sono da considerare isolati. E tuttavia le loro vicende appaiono significative d'uno stato d'animo che dev'essere stato assai più diffuso di quanto non lascino pensare le statistiche». Si commenta da sé. Sia per il possibilismo, che esprime con la problematizzazi one la ricerca seria (come ogni storico sa), sia nell'acribia di accogliere le posizioni revisioniste quando meritevoli. Perché se è vero che la storia è una continua revisione, non tutte le revisioni devono essere necessariamente sensate.
Dal momento che Lei, professor Barbero, si mostra disponibile alla discussione sul libro e sui problemi specifici che solleva, avrei varie domande da porre a seguito della lettura. Sono un dottorando presso la Scuola Superiore di Studi Storici di San Marino, e - benché mi occupi di temi medievistici e pertanto non posso vantare sul risorgimento un'erudizione pari a quella dimostrata in alcuni dei post precedenti - proverò a sollevare delle questioni nella speranza di avanzare qualche critica costruttiva. Quel che qui mi interessa è un discorso di metodologia storica senz'altro utile alla mia formazione. Ordinerò pertanto gli argomenti numerandoli in post successivi, in maniera tale che, chi altri se la sente ed abbia competenze, possa partecipare alla discussione. Con poche piccole eccezioni avrei molte alte cose positive da dire riguardo al libro, che ha il merito di aprire nuove piste di ricerca. Le faccio una proposta, dal momento che il Suo lavoro è già passato dagli scaffali delle librerie al dibattito civile; mi pare di capire che come un ministro e scrittore suo corregionale avrà a breve anche Lei a che fare con le sfide, magari proprio a Barletta. La invito calorosamente a venire a presentare appena ne ha la possibilità e la voglia il libro a Pescara, se rientra nei suoi spostamenti. In caso positivo ci risentiremo privatamente per mail. E adesso, sperando di non essere impreciso né di aver interpretato male il suo lavoro, le domande
 
 
0 # 30-10-2012 05:42
1) Riguardo alla valutazione di intelligenza dei soldati da inserire nel ruolino, p. 43: «Ne emerge un atteggiamento classificatorio positivistico che può certo spiacere alla sensibilità odierna, ma che appare teso in uno sforzo di valutazione equa e oggettiva, senza pregiudizi». Lei riporta anche le problematiche relative ad una stesura veloce nei ruolini che semplifica al massimo questa procedura. Inoltre non nasconde in tutto il libro, quando è il caso di rilevarlo, la presenza di atteggiamenti razzisti più o meno diffusi nella popolazione sabauda. Mi chiedo se in quel tempo fosse già operativo il giovane Lombroso come medico, e se e quanto abbia influito appunto questa tensione positivistica alla sua formazione. Alcuni amici che sono riusciti a vedere il film di Squittieri Li chiamarono...briganti mi riferiscono che una scena del film ritrae i medici che prendono le misure ai briganti secondo le teorizzazioni fisiognomiche di Cesare Lombroso, e non so dire se filologicamente l'episodio sia corretto per verosimiglianza . Apprendiamo dalla lezione di Gibelli sulla prima guerra mondiale, e più in generale dal recente Guerra e Medicina di Cosmacini per i tipi di Laterza (pp. 139-150) come la medicina faccia progressi proprio a seguito dell'esperienza militare, e come, nonostante ciò, questo sia comunque un processo non sempre lineare. Riguardo all'assegnazione nel corpo dei bersaglieri dei soldati provenienti dai cacciatori, p. 121, citando dagli archivi AUSSME, Divisione Bassa forza, pratiche, mazzo 8; «Quanto alla intelligenza poi è cosa assai difficile constatarla in pochi minuti e la commissione si astiene dal destinare a quell'arma quelli che visibilmente dimostrano stupidità e di natura torpida». Spero di non stressare le fonti nel leggere come in queste parole si evinca appunto come lo stato dell'arte al riguardo per i medici non fosse ancora molto chiara. Quasi che la classificazione fosse in fase di sperimentazione . Volevo sapere se può dare delucidazioni a proposito. Inoltre, Lei cita il caso specifico riferendosi ai prigionieri tenuti a Milano, che non erano tutti meridionali. L'ulteriore domanda che faccio è stupida e probabilmente l'ha scritto e mi è sfuggito, ma magari potrebbe servire a qualche lettore per evitare di ingenerare accuse di razzismo laddove non vi sia traccia: la stessa procedura standard era valida anche per le truppe di leva piemontesi?
 
 
-2 # 30-10-2012 05:45
2) Parlando con persone che sono state a Fenestrelle, e che appartengono alla categoria di coloro che Lei definisce gente in buona fede, mi hanno riferito di essere rimaste colpite da una cosa. Lei non ha riferito questo dettaglio nel libro, che è senz'altro minuto Costoro mi hanno detto di aver letto una scritta a caratteri neri, dipinta su una parete interna della stanza adibita agli ufficiali, se ben ricordo, in cui vi era scritto: «ognuno vale non per ciò che è ma per ciò che produce». Sicché queste persone hanno visto in questa scritta un chiaro segnale del ruolo di lager cui avrebbe dovuto servire la fortezza, rafforzando quel mito contemporaneo che lei accuratamente smentisce. La mia obiezione, che si è rafforzata con la lettura del Suo libro, è che essendo la fortezza stata utilizzata per un lungo periodo precedente e successivo ai fatti esposti, la scritta potrebbe essere stata apposta anche prima o dopo, ad esempio in epoca fascista. La risposta a questa mia obiezione è stata spesso da questi miei amici risolta in maniera tautologica; dal momento che la mentalità dei Savoia è stata concentrazionar ia, allora la frase può benissimo essere stata riferita a quel periodo. Non sono convinto, e tuttavia il dubbio rimane, e tale rimarrà se non si consulteranno altre fonti, ad esempio quelle degli archivi catastali, se ve ne siano, che possano fugare il dubbio oppure attestare lavori di ampliamento o restauro successivi (nel caso specifico basterebbe un rilievo paleografico o lo studio dei caratteri). Cosa ne pensa? Mi permetto inoltre di suggerire, qualora ve ne fosse occasione con una riedizione o con qualche altro lavoro, che qualche apparato iconografico, tipo foto o piantine, certo comunque reperibili su internet, darebbero un valore aggiunto al libro per chi, come me, non ha ancora visitato il luogo. Forse l'attenzione alla prossemica potrebbe aiutare inoltre a far capire, come in un altro post è stato già avanzato, che la capacità dei luoghi non avrebbe potuto consentire lo sterminio di così tante persone, come erroneamente qualcuno continua ad attribuire.
 
 
-1 # 30-10-2012 05:47
3) Lei ha spiegato egregiamente la differenza tra luogo di detenzione e caserma, o come si sia passati dallo stato di prigionieri a quelle di reclute, come appunto nel caso di Fenestrelle si debba parlare di luoghi di correzione e non di sterminio o come San Maurizio fosse un campo di addestramento. Un riferimento che io ritengo imprescindibile per una contestualizzaz ione generale dell'argomento, e che però stranamente non trovo citato in bibliografia, è il classico Sorvegliare e punire di Foucault, che ha anche il pregio di essere una delle opere più scorrevoli e godibili dell'autore. Mi rendo conto che questo riferimento sia molto generale, mentre Lei giustamente si è concentrato sul caso di studio, e sicuramente vi saranno opere più aggiornate sull'argomento. Ma il punto è questo: sia nel caso di incarcerazione che nel caso di addestramento il Suo lavoro tocca un tema di ricerca molto importante, nonostante alcune critiche sull'effettività di questo modello, e cioè quello del disciplinamento e del Sozialdisziplin ierung per come proposta da Oestreich tra gli anni quaranta e la fine dei sessanta, oppure per come vengono riadattate in Italia dallo Schiera le tesi di Hintze e Brunner, ma meglio ancora alla luce della prospettiva più ampia che ne dà il grande Paolo Prodi. Il contrasto tra scelta individuale e condizionamento del potere dall'alto ottimamente esemplificata dal regime di vita militare mi sembra una caratterizzazio ne appropriata per interpretare il lavoro che Lei ha svolto, e quindi strictu sensu le vicende dei soldati ex-borbonici (per quanto le teorie sul disciplinamento risentano di una prospettiva che è più sociologizzante che non basata sul dettaglio fresco e pieno di vita degli archivi). Credo che la comprensione di questo fenomeno vada vista al di sotto della lente delle teorizzazioni del disciplinamento o della sua parziale attuazione nello Stato postunitario per decifrare meglio il fenomeno del passaggio da esercito borbonico ad esercito unitario. Comunque il sasso è stato lanciato e credo che le Sue ricerche possano seguire agevolmente questa strada, utile ad una comprensione più approfondita. Il che però porterebbe alla possibilità di dover abbandonare le differenziazion i che Lei individua con molta professionalità sulla base delle fonti giuridiche ed archivistiche, e che forse risentono indirettamente dell'impianto retorico da Lei assunto al fine di sfatare al meglio le mistificazioni neoborboniche. Vero che nella teoria prigione e caserme sono due cose diverse. Ma in fondo non sono forse, sulla scorta di Foucault e del disciplinamento , entrambi dispositivi dello Stato atti a creare il controllo sociale ed entrambe figlie di una stessa ratio del potere? Il punto è quindi stabilire se, tolte le eccezioni dei reticenti, la gran parte dei nuovi soldati venne disciplinata oppure se fosse volontaristicam ente entusiasta. Domanda che ritengo centrale, dal momento che Lei stesso afferma in più luoghi l'autoritarismo del governo sabaudo. Guardi, reputo molto interessante ed esemplificativo il discorso sul regio decreto del 20 dicembre 1860 e la discussione sulla proposta Fanti, pp. 93-97, che secondo me si potrebbe leggere anche in altro modo. Sarà un caso che si preferisca arruolare i napoletani con due anni di servizio, secondo Cavour, ma poi la proposta si rileva inattuabile perché Fanti fa notare che vi sarebbero troppi pochi soldati solo di 20 anni, quando la leva in Piemonte è di 21 (p. 93)? Non è forse più facile inquadrare nelle nuove file i giovani, più malleabili alla luce di una certa pedagogia, piuttosto che i soldati che hanno passato anni nelle nuove file? percepisco quindi che andrebbero assecondati eventuali stimoli volti ad una ricerca in questa direzione.
 
 
-1 # 30-10-2012 05:51
4) Credo che Lei abbia individuato un punto nodale per capire le vicende dell'unificazione, dal momento che l'importanza che ha assunto proprio l'esercito italiano mi pare assolutamente centrale. Lei mi insegna quanto la storia militare debba scontare un inutile quanto stupido pregiudizio in Italia (come ha rilevato di recente Settia nell'introduzione a De Re Militari), e per fortuna pare che Lei stia prendendo oggi il posto del Pieri. Grazie quindi perché mi ha fatto riflettere indirettamente su come i motivi dell'identità incompiuta dell'Italia passino anche per la rimozione del fattore militare come elemento unificante, e che quindi il pregiudizio nei confronti di questo tema di ricerca sia da sfatare, tanto più oggi. Da un lato ci si è dimenticati di come molti soldati borbonici furono entusiasti di servire per il nuovo esercito italiano e ce lo ricorda. Dall'altro dimostra pure come alcune frange furono reticenti ad una assimilazione. Mi chiedo, non sarà forse perché gli italiani si identificano solo con il calcio se uno dei motivi per cui l'Unità Nazionale è così debole ed è difficile trattare i temi che lei studia?
5) Nel caso degli ufficiali borbonici che si rifiutarono di servire sotto il nuovo esercito puntando sul fattore onore vedo che lei declina in maniera molto fine un tema che altrimenti si sarebbe potuto declinare in maniera molto più cinica, e cioè il tema che sembra onnipresente del tradimento delle élite in Italia. Lei rileva come lo stato maggiore dell'esercito borbonico abbia per la gran parte tradito il proprio re. Ci credo dunque che i più fedeli finirono prigionieri, dopo essere stati traditi dai superiori nella catena di comando! Coloro che avrebbero dovuto essere più fedeli alla personificazion e della monarchia tradirono, non fu così invece per la gran parte di ufficiali medi ed inferiori che erano stati traditi, ritrovatisi poi per senso dell'onore a rimanere felici ad una monarchia finita. Se non fosse profondamente tragico il complesso presenterebbe una certa dote di comicità involontaria. Tuttavia mi pare interessante riflettere anche oggi su questo punto, con tutti i parallelismi che aleggiano. Un esercito come quello borbonico venne tradito e si sfaldò un regno. La morte della patria, per come la chiama Galli della Loggia, avvenne dopo l'8 settembre del 43, con un esercito tradito ed un incerto destino che gravava sui soldati (finalmente anche Avagliano e Palmieri stanno rendendo giustizia della “bassa forza” degli IMI finora poco praticata dalla storiografia). I rigurgiti separatisti leghisti si affermano dopo la fine della I repubblica. Stiamo parlando oggi di certe estremizzazioni neoborboniche, proprio quando cioè i cittadini vedono un calo preoccupante di affluenza alle urne in Sicilia e si afferma il movimento di Grillo. Non sarà che nella penisola cade il senso di appartenenza quando viene meno l'élite? Strano Paese comunque quello che annovera membri come Mosca, per lingua Pareto e per naturalizzazion e Michels, e poi vede una classe dirigente così fiacca (per cui in generale suggerisco la lettura del recente Galli I riluttanti sempre per Laterza).
 
 
0 # 30-10-2012 05:53
6) Ha esposto in un post precedente in maniera saggia che prima si sceglie un tema specifico poi si allargano le prospettive. Innegabile che nel libro vi sia un uso estremamente competente del materiale archivistico, e non ne avrei dubitato visto il suo contributo in Prima lezione di metodo storico curata da Luzzatto. Aleggia però una domanda che meriterebbe ulteriori approfondimenti in senso più esteso. Ho trovato affermato in varie parti, spesso neoborboniche ma non solo, che il Piemonte avrebbe portato guerra perché oberata dai debiti e con prospettive di facili arricchimenti. Ora, che non si volesse portare in campi di sterminio i soldati borbonici mi pare evidente, altrimenti perché spendere soldi per far fuori gente che poteva essere eliminata sul posto? Epperò c'è da dire che le operazioni di prigionia devono essere costate qualcosa in più della normale spesa pubblica del regno di Piemonte. Non ho ancora letto a questo proposito certi saggi di Romeo. Vedo che lei tratta il fattore economico sopratutto ai CAPP. V e VI, ma sul lato microeconomico, accennando inoltre al problema dell'affidabilità degli appaltatori di guerra. Vi sono dei vincoli archivistici tra le serie che ci consentano di stabilire quanto le spese di detenzione e addestramento abbiano gravato sul bilancio complessivo? C'è stata un deficit nei conti oppure l'acquisizione delle competenze fiscali degli altri Stati ha compensato la spesa? Ma a prescindere da questo, si può risalire ad una stima generale dei costi riguardanti i prigionieri e valutare quanto effettivamente il governo piemontese si fosse prodigato in cure verso di loro, ad esempio nei mezzi di trasporto via mare fino a Genova? Possiamo ancora capire dallo sforzo economico profuso se questi panni di cui si parla nelle fonti dovessero essere davvero buoni, almeno nelle intenzioni dell'amministratore? E da ciò si potrebbe desumere, in base alle uscite di spesa corrente, quanto lo Stato Italiano si fosse impegnato e quanto seriamente nei confronti di coloro che da altre parti avrebbero dovuto far parte dell'esercito? Non so se la storia del Piemonte oberato da debiti sia sostenibile o meno. Ma comunque una seria ricerca di storia economica, forse non per forza di tipo quantitativo, potrebbe aiutare e porre sotto giusta luce determinati argomenti, smentendo o confermando ciò che attualmente, per le mie conoscenze, suonano come dicerie oppure dati storici suscettibili di ulteriori indagini.
 
 
-1 # 30-10-2012 05:55
7) In n. 39 CAP IX apre un tema su cui occorre riflettere. Non mi riferisco solo e tanto alle strumentalizzaz ioni così abiette che lei condanna, e che destano molta perplessità provenendo da siti che si dichiarano di fede cattolica, ma meglio dire solo cristiana. Bisognerebbe riflettere anche sul problema di come porre in apparato critico informazioni da supporto telematico a supporto cartaceo salvaguardando la verificabilità del dato. In questo caso Lei ha potuto rilevare il cambiamento tramite segnalazione. Ma è un problema che capita anche a me quando scrivo i miei lavoretti o per la tesi. Mi è successo ad esempio un caso di un sito che dovevo segnalare in nota ma che poi è scaduto. In genere lo statuto per la citazione è ancora incerto, trattandosi di un fenomeno recente (che io sappia almeno). Utilizzo il metodo che ho imparato leggendo il Nicolotti nella collana che Lei dirige, autore che quanto a senso critico e ricorso ad apparati credo possa dire molto, e mi permetto di suggerire anche a Lei per le prossime volte di ricorrervi; accludere la data di ultimo accesso dopo il link del sito. Questo non garantisce comunque una affidabilità certa, però il lettore si può fare un'idea più precisa se non trova più il dato su internet che viene citato, rispetto ad un computo approssimativo basato sulla data di stampa del libro. Il tutto risulta poi anche eccessivo, perché in fondo la cosa essenziale è che uno cerca una informazione ed alla fine non la trova, e serve poco sapere fino a quando fosse disponibile. Di certo il problema dell'evanescenza delle notizie sulla rete, con le possibilità di manipolazione del dato, è preoccupante in generale, ancora di più quando non è assimilabile ad un reato vero e proprio. Ad ogni modo qualora vi fossero altre soluzioni più sensate per le norme di citazione di internet su cartaceo si accettano suggerimenti.
8) Approfitto della citazione de Gli Aculei per chiederLe quando e se uscirà Borbonia Felix.
9) Domanda di argomento più localistico. Vi sono studi sulla controffensiva contro il Carignano in Abruzzo?
10) Ultima domanda, c'entra poco con il tema ma riguarda i miei studi, e visto che ci siamo ne approfitto. Nonostante la data, sa se è ancora disponibile il suo Il mito angioino nella cultura italiana e provenzale tra Due e Trecento? Nella speranza di averla come ospite in libreria per una presentazione cordiali saluti, AA
 
 
-4 # 30-10-2012 11:12
Che strane dinamiche in questo blog, dove è facilissimo cambiare identità e dove c'è sempre qualcuno a dare l'ultima parola all'autore del libro......molto strano. Si nega tutto......e si contrappone il possibile.....
Si vuole per forza rafforzare l'impianto risorgimentale.....
Ma noi fieri esponenti di una nazione razziata violentata e conquistata da un popolo crudele e razzista, dove per assurdo in questo blog danno a noi questa bruttisssima etichetta, quando poi siamo offesi dai giornalisti piemontesi in diretta televisiva, diventa surreale.

Cari abitanti che credete nella vera verità storica, non perdete tempo a discutere con questi esponenti.....solo tempo sprecato, tanto non cambia niente, peggiora solo il rapporto.

Pensate invece a svegliare i tanti fratelli che non conoscono la vera storia.
Lasciate perdere anche tutti quei meridionali che si emozionano davanti ad una bandiera dove c'è il rosso del nostro sangue....lasciateli nelle loro illusioni.....

Non ci terrete schiavi in eterno. Nessun popolo può avere catene indissolubili.

Il domani appartiene a NOI......
 
 
-3 # 30-10-2012 11:42
Citazione Filippo Rossi:
Che strane dinamiche in questo blog, dove è facilissimo cambiare identità e dove c'è sempre qualcuno a dare l'ultima parola all'autore del libro......molto strano. Si nega tutto......e si contrappone il possibile.....
Si vuole per forza rafforzare l'impianto risorgimentale.....
Ma noi fieri esponenti di una nazione razziata violentata e conquistata da un popolo crudele e razzista, dove per assurdo in questo blog danno a noi questa bruttisssima etichetta, quando poi siamo offesi dai giornalisti piemontesi in diretta televisiva, diventa surreale.

Cari abitanti che credete nella vera verità storica, non perdete tempo a discutere con questi esponenti.....solo tempo sprecato, tanto non cambia niente, peggiora solo il rapporto.

Pensate invece a svegliare i tanti fratelli che non conoscono la vera storia.
Lasciate perdere anche tutti quei meridionali che si emozionano davanti ad una bandiera dove c'è il rosso del nostro sangue....lasciateli nelle loro illusioni.....

Non ci terrete schiavi in eterno. Nessun popolo può avere catene indissolubili.

Il domani appartiene a NOI......



Caro Filippo Rossi, condivido pienamente la tua posizione e osservazione. In ogni caso in questo blog ci sono dei dati preoccupanti. Partendo da una argomentazione di carattere puramente culturale, individui che si fanno esponenti della cultura padana, o meglio dire della pseudo-cultura padana, si sono sentiti offesi solo al fatto di essere invitati a leggere ed ad informarsi, e al nostro invito hanno risposto con offese, razzismo e dichiarazioni pericolose e offensive al punto che ci sarebbero tutti gli elementi per la segnalazione di tali interventi alle forze dell'ordine, per eventuali indagini per reati di diffamazioni, razzismo, istigazioni alla violenza, ecc ecc.
In ogni caso lasciando stare le querele e/o il ricorso alla segnalazione alle forze dell'ordine, dobbiamo riflettere perchè queste persone si operano tenacemente nel promuovere odio e razzismo nei nostri confronti e dimostrano avvezzi ad un confronto basato sul Dia-logo (due parole).

Se mai questi padani vogliono fare la secessione, perché non la propongono?! E invece continuano a proporre una politica di razzismo, di insulti, e una proposta di federalismo predone. Propongano la SECESSIONE netta e reale, e non una forma di federalismo atto al depredamento del resto d'italia.
Noi meridionali dobbiamo continuare a svegliare i nostri cari fratelli non a litigare con chi invece di pensare abbaia e ulula.
Dobbiamo continuare a proporre il continuo boicottamento dei prodotti e servizi del nord italia, e per chi è merdionale ed è costretto a lavorare al nord, dico di scegliere la forma a partita iva, mantenendo la residenza della partita nel luogo di origine nel merdione.
SUD LIBERO SUBITO
 
 
+5 # 30-10-2012 13:18
Se la " vera " storia la fate mistificandola e non accettando quella che scrivono altri perche' " piemontesi " allora non e' " vera storia " ma la " vostra storia " Che scrivete mistificando perfino le foto dei deportati ebrei nei campi di nazismo tedeschi presentando quei poveretti come "deportati a fenestrelle " episodio vergognoso . Oppure usando le foto di teste mozzate di cinesi giustiziati nel 1901 presentandole come " teste di briganti mozzate dai piemontesi " E' questa la vostra " vera " storia ? Coro filippo la storia " vera " quella di cui non parlate mai e' quella degli eccidi di messina , delle stragi del cilento . Vogliamo parlarne ? Vogliamo parlare della rivolta dei calabresi ? Nessuno vi tiene e vi ha mai tenuto schiavi .E nessuno vi ha razziato e violentato . Quella di cui parlate ( esaltandola ) era una nazione IN AVANZATO STATO DI DECOMPOSIZIONE ( cosi' la defini ' un giornale di Vienna ) che e' crollata quando i siciliani prima , e gli altri popoli del sud poi , hanno concentrato i loro sforzi unendosi a quattro gatti guidati da garibaldi . Una " nazione " non crolla cosi' ..ci vuole ben altro . A dirtelo non e un piemontese " razzista " ma un siciliano che puo' sfidare te e mille altri dimostrando incontestabilme nte che i borboni erano satrapi sanguinari . Non mi meraviglio pero' che abbiano sostenitori . Li ha anche il nazismo
 
 
-2 # 30-10-2012 18:02
Citazione marco:
Se la " vera " storia la fate mistificandola e non accettando quella che scrivono altri perche' " piemontesi " allora non e' " vera storia " ma la " vostra storia " Che scrivete mistificando perfino le foto dei deportati ebrei nei campi di nazismo tedeschi presentando quei poveretti come "deportati a fenestrelle " episodio vergognoso . Oppure usando le foto di teste mozzate di cinesi giustiziati nel 1901 presentandole come " teste di briganti mozzate dai piemontesi " E' questa la vostra " vera " storia ? Coro filippo la storia " vera " quella di cui non parlate mai e' quella degli eccidi di messina , delle stragi del cilento . Vogliamo parlarne ? Vogliamo parlare della rivolta dei calabresi ? Nessuno vi tiene e vi ha mai tenuto schiavi .E nessuno vi ha razziato e violentato . Quella di cui parlate ( esaltandola ) era una nazione IN AVANZATO STATO DI DECOMPOSIZIONE ( cosi' la defini ' un giornale di Vienna ) che e' crollata quando i siciliani prima , e gli altri popoli del sud poi , hanno concentrato i loro sforzi unendosi a quattro gatti guidati da garibaldi . Una " nazione " non crolla cosi' ..ci vuole ben altro . A dirtelo non e un piemontese " razzista " ma un siciliano che puo' sfidare te e mille altri dimostrando incontestabilme nte che i borboni erano satrapi sanguinari . Non mi meraviglio pero' che abbiano sostenitori . Li ha anche il nazismo


Buongiorno, Marco. La storia noi non la inventiamo, se ha la fortuna di parlare e comprendere più lingue cerchi nei documenti in ceco, tedesco, russo, o francese, ma anche inglese, la storia delle Due Sicilie. Pare strano come succede spesso di parlare tra persone di paesi diversi, e sentirsi raccontare da un ucraino, o uno slovacco o un ceco, della storia delle Due Sicilie cosi come la revisione storica sta portando alla luce in Italia. La cosa strana è che negli altri paesi ciò si studia nelle scuole come la versione ufficiale, in italia viene taciuta e diffusa solo attraverso l'opera di divulgazione di chi ha a cuore la verità storica.
Sottolineo che la questione siciliana, era una questione esistente e che nessuno vuole negare. Essa trova origine a partire dal congresso di Vienna, in cui si decise sciogliere il governo siciliano accorpandolo al governo napoletano.
Il mal contento siciliano, porto si ad alimentare le false speranze di una sicilia libera sotto corona savoiarda, salvo poi scoprire la bufala e insorgere nel 1866. Gli aristocratici siciliani fu coinvolta nella tradimento alla corona napoletana, perché non riconoscevano la dipendenza governativa di Napoli.
La corruzione degli ufficiali, si verifico in modo maggiore in Sicilia, dove oltre a cospicue somme britanniche fu promessa l'indipendenza della Sicilia.
 

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