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La mutazione individualista. Gli italiani e la televisione 1954-2011

Una puntata di Samarcanda, condotta da Santoro

Non è poi così lontana Samarcanda
Mutazione individualista e neotelevisione
di Giovanni Gozzini

La mutazione individualista

La televisione cambia la testa degli italiani. Cancella la politica come progetto condiviso di futuro e la sostituisce con un'arena di gladiatori. Cancella la storia e la sostituisce con un presente senza passato. Cancella la realtà e la sostituisce con uno spettacolo continuo che divizza le persone comuni. Cancella la fatica e la sostituisce con il sogno del successo. Ma la televisione non è onnipotente. Se provoca tali effetti è perché – a differenza di chiese, partiti, sindacati – ha saputo raccogliere una mutazione individualista che si sviluppa in modo molecolare e sotterraneo nella società italiana, a partire dagli anni Settanta. Da Dallas al Grande Fratello, molte produzioni televisive hanno contribuito a cancellare l'orizzonte collettivo della storia e della politica e la realtà si è ridotta a un microcosmo di individui.


L'Italia degli individui (1981-1993). Mutazione individualista e neotelevisione

[...] Spesso l'infotainment contiene una rinuncia implicita ma determinante all'approfondimento, alla fatica della ricerca di fonti e della divulgazione del sapere scientifico, a tutto vantaggio di una spettacolarità emotiva e superficiale. Gli ascolti premiano la tendenza. Tra 1987 e 1992 Rai3 triplica i propri spettatori e raddoppia lo share medio annuo dal 4 al 9%: un incremento che avviene quasi tutto a scapito della prima rete, in calo dal 25 al 19% (Anania 1997, 149-150). L'invenzione della piazza televisiva con Samarcanda (1987) conferma la vocazione populista della rete. Nelle parole del conduttore Michele Santoro e esplicito il venir meno della stessa funzione giornalistica (in termini di controllo e verifica delle fonti), a tutto vantaggio della denuncia scomposta dei cittadini, della contrapposizione accesa tra gli ospiti:

Trattiamo i fatti della cronaca scegliendoli in base a criteri di evidenza giornalistica, e siamo disposti a modificare l'intera impaginazione del programma anche all'ultimo momento, anche poco prima di andare in onda. Questo vuol dire che non usiamo particolari cautele, ma il valore della diretta sta proprio nell'evitare le misure preventive. Quando scegliamo di far raccontare a qualcuno una storia, ci preoccupiamo soprattutto di verificarne la validità, non andiamo a fare ogni volta le indagini per stabilire se chi la racconta e o meno un delinquente. I filtri sono ridotti al minimo necessario, la nostra e la strada della manipolazione debole.
(cit. da Aldo Grasso, Storia della televisione italiana, Garzanti 2004, p. 471).

Piuttosto che confronto democratico regolato dalle leggi per la comune ricerca di soluzioni condivise ai problemi, la politica in Tv diventa cosi teatro e colosseo: clamore, urla, lacrime, chiacchiere, applausi e fischi a scena aperta. Quella che sembra una riscoperta della politica corrisponde in realta a una spoliticizzazione spettacolare, dove lo schieramento prevale sulla discussione, la semplificazione sulla complessità, l'umore sul ragionamento, il sentimentalismo sulla logica, la voce sull'ascolto, l'esperienza diretta del profano sul sapere competente dell'esperto (S. Balassone, Piaceri e poteri della TV, Meltemi 2004, p. 92). Proprio nel tempo della fine delle grandi ideologie del Novecento, paradossalmente in Samarcanda e nelle sue molte riedizioni e imitazioni la politica si trasforma in narrazione con buoni e cattivi, vincitori e vinti: ci si contenta di parteggiare, non di cambiare davvero le cose. Samarcanda sta all'informazione politica come il wrestling sta alla boxe: si perdono il senso delle regole, il fair play, il confine tra vero e verosimile, la differenza tra sport (nel senso di confronto leale) e spettacolo (nel senso di trama e regia). Lo spettatore si limita a fare il tifo e a seguire passivamente un copione scritto da altri. Sono modificazioni sotterranee e molecolari della forma mentale con cui gli italiani guardano alla politica, che sono destinate a mostrare appieno i loro effetti solo nel decennio successivo.


Giovanni Gozzini, La mutazione individualista. Gli italiani e la televisione 1954-2011, pp. 140-141



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