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Storia linguistica dell'Italia unita

Italia unita anche nella lingua
In occasione dei 150 anni dell'Unità
Tullio De Mauro presenta una nuova edizione della sua Storia

«L'unità d'Italia - racconta De Mauro nel video - ha spinto con una serie di processi paralleli e convergenti a usare la lingua italiana, ma ancora nel 1951/1955, all'inizio della vicenda repubblicana, l'italiano era patrimonio abituale di una percentuale minoritaria della popolazione. L'enorme maggioranza di questa - secondo una stima il 64% -  parlava e capiva bene solo uno dei dialetti».
De Mauro sottolinea in particolare il ruolo della scuola nel progressivo e lento processo di padronanza della lingua da parte della popolazione. E afferma, tra l'altro: «La scuola pubblica ha risposto abbastanza bene a quello che le si chiedeva, nonostante le lamentele, le querimonie e anche gli attacchi che le vengono da più parti, addirittura dal Governo stesso del paese».
«Nel consentire alla popolazione di imparare l'italiano - conclude - la scuola è stata certamente aiutata da altri fattori. Sono state fondamentali le grandi migrazioni interne che hanno portato le grandi masse dal sud al nord, dalle campagne, dalle montagne nelle grandi città. Altro riferimento fondamentale è stata la televisione, l'ascolto televisivo, in un paese che leggeva pochi giornali e che parlava poco la lingua nazionale, la televisione ha portato modelli di italiano parlato - buoni o cattivi che siano per i contenuti - le case degli italiani.


Storia linguistica dell'Italia unita

Pubblicata nel 1963, questa Storia linguistica dell'Italia unita presentava l'uso della lingua nella poesia e nella prosa letteraria e i singoli fenomeni linguistici come parti dell'evoluzione complessiva del linguaggio dell'intera popolazione: la persistenza e dominanza dei molti dialetti, la lenta conquista collettiva della conoscenza e dell'uso parlato della lingua, il declino dell'aulicità.

E quest'evoluzione a sua volta era studiata in rapporto con le grandi tendenze della società italiana postunitaria: il decrescente, ma sempre persistente analfabetismo, la faticosa e lenta scolarizzazione, l'emigrazione, la prima industrializzazione, le migrazioni interne e l'urbanizzazione, la diffusione della stampa, le scarse letture, la nascita e l'incidenza di cinema, radio, televisione. Le tecniche dell'analisi linguistica strutturale e le statistiche erano messe a servizio della storia.

Era un «guardare in faccia» (Gramsci) la realtà italiana, linguistica e non solo. Non tutti gradirono, allora. Ma è stata ritenuta uno strumento di qualche utilità se poi è stata riedita e ristampata ogni due, tre anni, attraversando le nostre collane fino a quest'edizione per i 150 anni dell'Unità.



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