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Jacopo Iacoboni - L'esecuzione. 5 Stelle da movimento a governo collana


I segreti del movimento al governo del Paese.

L'esecuzione

I legami e le collaborazioni con personaggi e movimenti dell’ultra destra internazionale. L’intreccio con la Lega, cominciato molto tempo prima delle elezioni del 4 marzo 2018. I ritratti di uomini chiave nell’esecuzione di quello che era il disegno originario concepito dagli ispiratori del movimento. Dopo "L’esperimento", Jacopo Iacoboni prosegue il suo viaggio-inchiesta nel mondo dei 5 Stelle mettendo a nudo tutti gli aspetti della loro transizione da movimento a partito al potere.


L’esperimento prevedeva, fin dall’inizio, un’esecuzione: la presa del potere. Andare al governo, a tutti i costi. Che avvenga con la Lega non è assolutamente frutto del caso. Esecuzione perché, diceva Gianroberto Casaleggio, «parlamentari o ministri dovranno essere dei portavoce esecutori del nostro programma, revocabili con il recall. La delega parlamentare è morta, il compito dei nostri eletti è solo un’esecuzione delle nostre idee». Ma esecuzione anche per tanti altri motivi che capiremo via via, forse. Il figlio Davide, tanti anni dopo, si spingerà a spiegarne uno: «Tra qualche lustro è possibile che il Parlamento non sarà più necessario». Altri motivi giacciono nel sottosuolo.
L’esperimento in cui consiste il Movimento cinque stelle aveva dunque bisogno di un premier esecutore di un contratto, prevedeva non lontana l’esecuzione capitale del Parlamento, infine la convergenza in qualche forma di due movimenti paralleli, sia pure diversi: il Movimento cinque stelle e la Lega. Convergenza che non è affatto dettata dalle contingenze politiche successive al voto del 4 marzo 2018, e che porta anzi con sé una sorta di necessità immaginata da molto lontano, sulla base di tre presupposti: rivoluzione nordista contro fisco e tasse, chiusura ai migranti e – negli anni successivi – piano B per un’eventuale uscita dall’euro. In un video pubblicato dal «Corriere» il 19 maggio 2018, nei giorni convulsi della formazione del governo, si vede Matteo Salvini: «Il premier? Né io né Luigi Di Maio, ma ministri esecutori del programma». Le medesime parole dell’esperimento.

«C’era un grandissimo interesse da parte di Gianroberto per l’esperimento della Lega», ricorda Roberto Giacomelli, psicologo e naturopata, amico di vecchia data di Casaleggio e oggi socio dell’Associazione Gianroberto Casaleggio assieme a Davide Casaleggio e alla seconda moglie di Gianroberto, Sabina; solo loro tre, il che dice quanto sia intimo di quella famiglia. Anche la Lega, dunque, definita come un esperimento. «All’inizio Gianroberto vedeva la Lega come una forza rivoluzionaria nel panorama politico italiano», è la testimonianza di Giacomelli alla «Stampa», «ci consultavamo a lungo parlando delle spinte leghiste delle origini. C’era una fascinazione, da parte sua, non tanto per il disegno politico leghista, ma per il suo substrato culturale. Il mondo nel quale la Lega era cresciuta lo attraeva e incuriosiva. Dai riferimenti alla religiosità dei popoli nord europei alla secessione della Padania, dal linguaggio nuovo ai raduni di Pontida, fino ai riti dell’ampolla del Po».
L’appassionato di letteratura fantasy e fantascienza, il lettore onnivoro di Isaac Asimov e Ray Bradbury, di Tolkien e dello hobbit, l’oratore incerto che – dal palco di piazza San Giovanni a Roma – concluderà il suo intervento nel 2013 citando ObiWan Kenobi di Guerre stellari, «che la forza sia con voi», aveva un’inclinazione naturale verso i riti con i quali Bossi aveva inteso nobilitare l’epopea secessionista della prima Lega. Casaleggio semplicemente viveva quei riti e quel bizzarro esoterismo in modo più noir e cupo, più cerebrale e intellettuale, più Gurdjieff e meno Mel Gibson di Braveheart, privilegiando un lato dark che ha sempre fatto da sottofondo a questa storia.
Giacomelli, la persona scelta dalla famiglia per aprire la prima convention di Ivrea in ricordo di Casaleggio, citò in quell’occasione «una visione che gli sarebbe piaciuta profondamente», una frase della Bhagavadg?t?, il poema sacro agli induisti: «Coloro che saranno ancora desti nel buio della notte, saranno i primi ad essere svegli nella luce dell’alba». Casaleggio, pur essendo nato a Milano, aveva le sue radici in un’altra provincia settentrionale, l’Astigiano. Era nato in una famiglia particolare (ci torneremo), e ha passato tutta la vita al Nord: dal Nord paterno nell’Astigiano fino a Milano, scegliendo infine come luogo d’elezione il misterico Canavese sopra Ivrea.
Sostiene Giacomelli che i due mondi, Lega e Cinque stelle, non sono affatto così distanti, come tende a spacciare il modesto dibattito pubblico italiano: «La base del Movimento sembra favorevole all’idea di un governo con la Lega, perché viene riconosciuta una comune visione su molti dei loro punti programmatici». Il governo guidato dal presidente del Consiglio Giuseppe Conte era assai difficilmente evitabile perché le sue premesse vengono da molto lontano nel tempo e, a guardarle dall’alto, appaiono spinte da una potente necessità. Lo fa capire una persona, come Giacomelli, che ha avuto accesso ai pensieri più riservati dell’inventore del Movimento cinque stelle. L’esecuzione è come contenuta, e prefigurata, nell’esperimento.
«Se il M5s facesse un governo con il Pd, io uscirei dal Movimento», risponde Gianroberto Casaleggio a Gianluigi Nuzzi il 21 luglio 2013, in un’intervista che nessuno nel Movimento avrebbe mai potuto ignorare; se e quando il Movimento fosse andato al governo, l’indicazione tassativa dell’uomo che ha inventato questa macchina è molto chiara: non andarci mai col Pd. Attorno, gli ospiti salottieri del festival Ponza D’Autore animato da Nuzzi e Paolo Mieli – festival per il quale l’intervista viene realizzata, e che quell’anno avrà come ospiti illustri altri personaggi interessanti, l’ex direttore del Sismi Nicolò Pollari, e il giorno dopo Luigi Bisignani – non fanno particolarmente caso a questa profezia. Ma la profezia c’è, anzi è un ordine: sono le colonne d’Ercole del Movimento, mai pronunciate in pubblico con tanta chiarezza. Mai col Pd.

Non si capisce in base a quale spinta, allora, cinque anni più tardi Davide Casaleggio dovrebbe, nel momento cruciale della trattativa per formare il governo nei quasi tre mesi dopo il voto del 4 marzo 2018, andare con il Pd anziché con la Lega, seguire cioè le pressioni di pezzi anche assai in alto nel sistema istituzionale italiano, o le vaghe sirene di Roberto Fico, o le campagne del «Fatto Quotidiano» di Marco Travaglio, o i talk show di La7 di Urbano Cairo, o le manovre di eterni ex ministri democristiani ansiosi di ritornare in sella, anziché il lascito consegnatogli espressamente, testualmente, dal padre.
La Lega appare invece una strada aurea, illuminata, predestinata, ai due Casaleggio, in questo in totale sintonia. Casaleggio senior era filoleghista essenzialmente nella rivolta fiscale e nella protesta contro i partiti. Marco Canestrari, suo ex dipendente in Casaleggio Associati, racconta qualcosa che pochi sanno con tale chiarezza: «Casaleggio era un vecchio leghista. Tentò di convertire perfino Di Pietro al federalismo fiscale: i più attenti ricorderanno il programma dell’Italia dei Valori del 2008: 75 per cento delle tasse alle regioni... Roberto commentò, ridendo: “Questi impazziranno, ho convinto Di Pietro a un programma più leghista di quello di Bossi”». Rideva, Gianroberto.
Le poche volte in cui parla in pubblico, anche suo figlio Davide espone concetti graditi alla Lega. Naturalmente una Lega diversa, non più quella di Bossi, ma sovranista, salviniana: per esempio quando, a fine marzo 2018, davanti a una platea di economisti, propone in Italia, sul modello francese, la creazione di una banca pubblica di investimento che faccia ordine tra tutte le finanziarie statali locali: «Il nostro Paese possiede già tutte le soluzioni al problema del finanziamento dell’innovazione. Ma il coinvolgimento di attori esteri come advisor, il finanziamento statale di soggetti esteri e gli investimenti all’estero e non in Italia da parte dei fondi istituzionali italiani sono sicuramente parte di questo problema». Musica per i leghisti Matteo Salvini e in particolare Giancarlo Giorgetti, poi potente sottosegretario a Palazzo Chigi. Nel mese di ottobre il settimanale «Panorama» domanderà a Davide Casaleggio: suo padre avrebbe gradito questa alleanza con la Lega? Risposta inequivocabile del figlio: «Sarebbe stato felice di vedere il Movimento al governo, che quel processo iniziato nel 2013 si sia completato».


Jacopo Iacoboni - L'esecuzione. 5 Stelle da movimento a governo



Jacopo Iacoboni, giornalista, dal 2000 è a “La Stampa”, dove tiene anche la rubrica di politica Arcitaliana.

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