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Giovanni Kezich - Carnevale. La festa del mondo


Nuovo studio su una delle tradizioni italiane più antiche, ancora oggi vitali.

Carnevale

Un racconto divertente e pieno di curiosità, capace di trascinare il lettore in una cavalcata attraverso i secoli.


Carnevale festa del mondo, perché il mondo degli uomini vi celebra fasti tutti propri, senza alcun dichiarato riferimento ultraterreno: «non è una festa che si offre al popolo, ma è una festa che il popolo offre a se stesso», scrisse Goethe da par suo1. È la festa di un al di qua senza aldilà, ovvero di un al di qua fattosi immune a qualsiasi suggestione d’aldilà, sotto il cielo diafano e muto di febbraio, senza angeli, senza stelle comete e senza dei. È la festa del secolo laicale, del mondo «mondano», del mondo come è, con tutti i suoi difetti, i suoi vizi, i suoi peccati e le sue brutture, che vi risultano in effetti esagerate, senza imbarazzi. E poi, carnevale è festa del mondo anche per la sua intrinseca qualità virale che, sull’onda potente del desiderio elementare del travestirsi, del mascherarsi, del giocare a divenire altro da sé, e del mettere in scena un mondo soltanto immaginato e desiderato come se fosse vero, lo ha reso noto, un passo dopo l’altro, a tutto il pianeta: dall’Europa cattolica del medioevo, dove è nato, alle Americhe, dove è arrivato prima con il veliero e poi nell’Ottocento con il piroscafo, fino alla sua nuova dimensione globale, dove ormai lo si ritrova dappertutto: senza più una quaresima imminente, senza il nesso con un’idea di redenzione, e pure senza più inverno, perché ormai, da Rio de Janeiro a Rotterdam, carnevale prima per obbligo – in febbraio ai tropici fa caldo – e poi per scelta lo si fa anche d’estate.
Eppure, con tutta la sua notorietà planetaria, sospeso come un acrobata tra Natale e Pasqua, cioè tra i due fari principali del calendario cristiano, carnevale comunica da sempre una sua qualità funambolica, arrischiata, ambigua. Tutti, infatti, saprebbero raccontare con qualche presunzione di certezza che cos’è il Natale, o che cos’è la Pasqua; quando si parla di carnevale, invece, gli stessi racconti si fanno esitanti e imprecisi, e si tingono presto dei colori ineffabili della leggenda: di una leggenda, però, che non viene narrata mai, e che risulta sempre, nelle versioni smozzicate che si possono carpire qua e là, reticente e incerta. Tuttavia, anche se da passeggero clandestino, carnevale dovrebbe far parte integrante del calendario usitato del mondo popolare cristiano, e attenere almeno di lontano alla medesima tradizione... Questo imbarazzo, questa difficoltà a spiegare, a narrare, incomincia dalla ragion d’essere sempre piuttosto indefinita della festa e addirittura dal suo nome: «carnevale». Questa parola, divenuta nei secoli sempre meno comprensibile, nell’interpretazione tardomedievale si è voluta far alludere a un rito di addio solenne alle carni e al mangiare di grasso, di cui nessuno però sa niente di preciso e che anzi nessuno ha mai visto, forse per il semplice fatto che non c’è mai stato.


Giovanni Kezich - Carnevale. La festa del mondo




Giovanni Kezich, antropologo, dirige il Museo degli Usi e Costumi della Gente Trentina di San Michele all’Adige.


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