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Maria Pia Donato - L’archivio del mondo

Il racconto di un’impresa titanica, forse la più folle tentata da Napoleone: quella della costruzione di un Archivio del Mondo.

L'archivio del mondo


Un grande sogno che nasceva dalla consapevolezza che chi possiede gli archivi, possiede la Storia. E chi possiede la Storia, controlla la visione del futuro.


Il 10 gennaio, perciò, Napoleone ordinò di «passare ordine al generale Miollis di far imballare tutti gli archivi della Santa Sede e farli spedire in Francia sotto buona scorta».
Tra il 23 e il 24 gennaio, quindi, secondo «l’ordine, venuto da Parigi, che tutte le carte e documenti delle congregazioni e tribunali ecclesiastici inclusive gli particolari loro archivi esistenti al Vaticano, oltre l’Archivio Segreto della Santa Sede, tutto si debba trasportare nelle casse a Rheims», l’operazione fu ripetuta, molto più in grande: ormai si mirava a tutta la documentazione storica della Chiesa sin la più remota, non solo le scritture recenti.
Come doveva sembrare lontana, in quei giorni freddi e concitati, la festa di soli quattro anni prima nella cattedrale di Notre Dame, quando Pio VII aveva porto la corona forgiata a imitazione di quella di Carlomagno a Napoleone, l’uomo del ritorno all’ordine, del rientro della Francia nel seno della Chiesa, colui il quale da Primo Console aveva reso possibile il concordato e prometteva di riportare la religione cattolica al centro della vita civile.
Già allora, in realtà, i fraintendimenti non erano mancati e proprio il sacre, con il cerimoniale rimaneggiato per non alludere alla sottomissione del potere politico a quello religioso, li aveva manifestati. Il concordato e le leggi organiche del 1802, in fondo, riconoscendo la pluralità religiosa e sottoponendo la vita ecclesiale al controllo dello Stato, non avevano rinnegato l’eredità rivoluzionaria. È vero che Napoleone aveva sanato lo scisma di fatto, ricomposto l’episcopato, riorganizzato il culto, ma nonostante ciò i rapporti tra il novello Carlomagno e il successore di Pietro non avevano tardato a deteriorarsi. Era, questa, un’evoluzione in parte insita nella dimensione imperiale assunta dalla Francia e nei mutamenti incessanti sullo scacchiere internazionale, in parte legata alla politica ecclesiastica dopo le speranze e gli equivoci di inizio secolo. Tre campagne militari, cambi dinastici, rivolte popolari in nome della fede, il blocco del commercio navale e l’irriducibile guerra contro l’Inghilterra avevano portato a quella notte romana di timore e di violenza.


Maria Pia Donato - L’archivio del mondo





Maria Pia Donato insegna Storia moderna all’Università degli Studi di Cagliari.


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