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Mario Liverani – Paradiso e dintorni

Viaggio nella terra in cui è germinata alcuni millenni fa la nostra civiltà

Paradiso e dintorni

Grazie alle nuove scoperte storiche ed archeologiche, è oggi possibile conoscere come era fatto il paesaggio dell’antico Vicino Oriente.


La collocazione temporale dei miti “di fondazione” all’alba dell’umanità implica qualche accenno al paesaggio, che appare o già formato sin dall’inizio nelle sue linee storicamente note, ovvero (ma la contraddizione è solo apparente) non ancora esistente prima dell’evento fondante.
Ad esempio, all’inizio del poema babilonese di Atra?asis troviamo i canali d’irrigazione già esistenti prima della creazione dell’uomo, dunque come elemento di un paesaggio immutabile nel tempo, paesaggio inimmaginabile senza di essi. L’uomo viene creato proprio per sollevare gli dèi minori dal gravoso compito di scavare canali, e questa motivazione è già elaborata nel mito sumerico “Enlil e Ninma?”. In altro testo si dice che gli uomini, creati appunto per sostituire gli dèi nel lavoro, dovranno usare zappa e zanbil e “delimiteranno i campi, metteranno in funzione il sistema d’irrigazione, per irrigare dovunque e per far germogliare ogni specie di pianta”.
Le concezioni mesopotamiche, quando non ovvie, trovano fondamento ed espressione in alcune “tenzoni”, nelle quali le ragioni pro e contro vengono dettagliatamente espresse e infine si dà la vittoria ad una delle due, con un verdetto di Enki. Molte delle tenzoni manifestano interesse paesaggistico: Estate/Inverno, Uccello/Pesce, Albero/Canna, Bestiame/Cereale, Zappa/ Aratro, Bue/Cavallo, Palma/Tamerice. Nella tenzone tra Estate e Inverno, Enlil decide di creare il Giorno e la Notte, coppia giornaliera in qualche modo analoga a quella stagionale, “per far nascere fitto il lino e diffondere ovunque l’orzo, garantire la piena dei fiumi, sviluppare la fertilità, in modo che l’estate interrompa le piogge e l’inverno assicuri ai pascoli acqua feconda”. E nella tenzone tra Uccello e Pesce si dice che dopo la creazione del mondo ad opera di Anu ed Enlil intervenne Enki a completarla: organizzò le acque per far germogliare le sementi, ripulì i canali (che dunque già c’erano), preparò i canaletti d’irrigazione, diffuse ovili e stalle, costruì città e villaggi, riempì canneti e paludi di pesci e uccelli. Anche la tenzone tra Airone e Tartaruga ha evidenti implicazioni paesaggistiche. Al termine della disputa tra Grano e Pecora, ecco il verdetto di Enki:

“Oh padre Enlil, Pecora e Grano entrambi dovrebbero marciare insieme!
Però fra questi due il Grano è il maggiore, l’altro si inginocchi davanti al
Grano... Chiunque possieda oro o argento, bovini e ovini, deve attendere
alla porta di chi possiede grano!”. (ll. 180-184, 189-190)

È interessante notare che nella tenzone tra Zappa e Aratro il verdetto finale favorisce la semplice e popolare zappa sul tecnologico e palatino aratro, sovvertendo – per così dire – produttività ed efficienza a vantaggio del radicamento diffuso. Abbondano testi che cercano di immaginare il paesaggio originario. In origine, secondo la tenzone tra Grano e Pecora, non esistevano né cereali né caprovini (i due elementi fondamentali dell’economia mesopotamica), “gli uomini non sapevano né mangiar pane né coprirsi di vesti, andavano in giro nudi, mangiavano erba come le pecore, bevevano l’acqua dei pantani”. Analogo è il quadro fornito da un testo celebrativo della città di Lagaš: dopo il diluvio

“nessuno scavava canali, né puliva i canaletti d’irrigazione, non si irrigavano con lo shaduf le vaste campagne, non si utilizzava l’acqua, peraltro abbondante, per irrigare prati e campi: gli uomini non facevano affidamento che sull’acqua piovana. Il dio Ašnan non produceva l’orzo dorato, nessun solco veniva scavato, che desse i suoi frutti, nessun campo veniva lavorato, che desse i suoi frutti”. (22-32)

Poi gli dèi metteranno a disposizione degli uomini Vanga, Zappa, Cesta, Aratro, e così essi potranno cominciare a produrre orzo.


Mario Liverani – Paradiso e dintorni. Il paesaggio rurale dell’antico Oriente





Mario Liverani è professore emerito di Storia del Vicino Oriente all’Università di Roma La Sapienza.


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