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Mariana Mazzucato – Il valore di tutto

Cos’è il valore? Chi lo produce? Chi lo stabilisce?
Un contributo essenziale per rendere più equo il nostro sistema capitalistico.

Il valore di tutto


“Un libro che ci obbliga a mettere in discussione convinzioni date ormai per scontate sul funzionamento dell’economia e su coloro che ne traggono profitto.” Martin Wolf, Financial Times


In primo luogo, la scomparsa del valore dal dibattito economico nasconde quello che dovrebbe essere vivo, pubblico e attivamente discusso. Se l’ipotesi secondo cui “il valore è nell’occhio di chi guarda” non viene contestata, alcune attività saranno ritenute creatrici di valore e altre no, semplicemente perché qualcuno – di solito per un interesse personale – lo afferma, magari in modo più convincente di altri. Le attività possono saltare da un lato del con?ne della produzione all’altro con un click del mouse senza che nessuno se ne accorga. Se banchieri, agenti immobiliari e allibratori affermano di creare valore piuttosto che estrarlo, la scienza economica moderna non offre basi su cui contestarli, anche se il pubblico potrebbe guardare le loro affermazioni con scetticismo. Chi può contraddire Lloyd Blankfein quando dichiara che i dipendenti di Goldman Sachs sono fra i più produttivi al mondo? O quando le case farmaceutiche sostengono che il prezzo esorbitante di uno dei loro farmaci è giusti?cato dal valore che esso produce? I funzionari di governo possono essere convinti (o “catturati”) da storie sulla produzione di ricchezza, come è stato recentemente evidenziato dall’approvazione da parte del governo degli Stati Uniti di un trattamento farmacologico per la leucemia del costo di mezzo milione di dollari, usando esattamente il modello di “prezzo basato sul valore” promosso dall’industria, anche se i contribuenti hanno pagato 200 milioni di dollari per favorirne la scoperta.
In secondo luogo, la mancanza di un’analisi del valore ha implicazioni enormi per un’area in particolare: la distribuzione del reddito fra i diversi membri della società. Quando il valore è determinato dal prezzo (e non viceversa), il livello e la distribuzione del reddito sembrano giusti?cati ?nché c’è un mercato per i beni e i servizi dalla cui compravendita si genera quel reddito. Tutto il reddito, secondo tale logica, è reddito guadagnato: ogni questione in merito alla produttività è irrilevante.
Tuttavia si tratta di un ragionamento circolare, di un circuito chiuso. I redditi sono giusti?cati dalla produzione di qualcosa che è di valore. Ma come misuriamo il valore? In base al fatto che produce reddito. Guadagni un reddito perché sei produttivo e sei produttivo perché guadagni un reddito. Quindi, con un tocco di bacchetta magica, il concetto di reddito non guadagnato scompare. Se il reddito è indice di produttività, e se il reddito è meritato quando si è produttivi, come può il reddito non essere meritato? Come vedremo nel capitolo 3, tale ragionamento circolare si ri?ette nel modo in cui viene redatta la contabilità nazionale – che registra e misura la produzione e la ricchezza dell’economia. In teoria nessun reddito può essere ritenuto troppo elevato, perché in un’economia di mercato la concorrenza impedisce a chiunque di guadagnare più di quanto merita. In pratica, i mercati sono, come dicono gli economisti, “imperfetti”, quindi prezzi e salari sono spesso stabiliti dai potenti e pagati dai deboli.
Nell’opinione prevalente i prezzi sono determinati dalla domanda e dall’offerta, e qualunque deviazione rispetto a quello che è considerato il prezzo competitivo (basato su rendimenti marginali) deve essere dovuta a qualche imperfezione che, se rimossa, consentirà una corretta distribuzione del reddito fra gli operatori. Non è nemmeno contemplata la possibilità che alcune attività continuino a guadagnare una rendita perché sono ritenute di valore, mentre in realtà bloccano la creazione di valore e/o distruggono il valore esistente.



Mariana Mazzucato – Il valore di tutto. Chi lo produce e chi lo sottrae nell’economia globale




Mariana Mazzucato insegna Economia dell’innovazione e del valore pubblico presso l’University College London, dove ha fondato e dirige l’Institute for Innovation and Public Purpose.

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