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Costantino D'Orazio - L'arte in sei emozioni


Un viaggio tra capolavori dell’arte universale e dentro noi stessi.

L'arte in sei emozioni


Desiderio, delirio, tormento, stupore, dubbio, allegria: emozioni antiche quanto l’umanità, che nei secoli gli artisti hanno raccontato in modi sempre diversi.

Dal triste destino di Saffo al desiderio indecente di Achille fino allo strazio di Fedra, il dio dell’amore non perde mai occasione per confermare la sua perfida natura. Cosa ci si può aspettare in fondo dalla creatura che secondo Platone è nata dall’unione tra Poro (Espediente) e Penìa (Povertà) in occasione di un banchetto degli dèi, nel quale è lei ad aver sedotto lui, ubriaco di nettare?
Amore è sempre povero ed è molto lontano dall’essere delicato e bello, come pensano in molti. È duro, squallido, scalzo, peregrino, uso a dormire nudo e frusto per terra, sulle soglie delle case e per le strade, le notti all’addiaccio. Conforme alla natura della madre, ha sempre la miseria in casa. Ma da parte del padre insidia i belli e i nobili, coraggioso, audace e risoluto, cacciatore tremendo, sempre a escogitar trucchi d’ogni tipo, inventore di trappole, intento tutta la vita a filosofare. È un terribile oratore, stregone e sofista.
C’è una sola vicenda che lo redime: la sua storia d’amore con Psiche.
A Ostia antica e ai Musei Capitolini di Roma sono conservate due delle raffigurazioni antiche più commoventi dell’attrazione tra Eros e Psiche, tra le prime espressioni limpide e seducenti del desiderio nella storia dell’arte. In entrambe le sculture lui è nudo, lei coperta da un velo leggero che le nasconde i fianchi. I loro corpi si toccano e, sinuosi, disegnano nello spazio un’unica figura. Eros cinge il volto della ragazza in un tenero abbraccio, le sfiora il collo e dolcemente cerca la sua bocca. Psiche non è da meno e serra la nuca del dio tirandola a sé. La postura leggermente inclinata dei loro visi svela la naturalezza del loro gesto: non stanno recitando la scena di un bacio. Si baciano davvero. Di fronte ai nostri occhi, senza alcuna reticenza, si consuma un desiderio reciproco, che giunge al termine di una lunga serie di peripezie, narrate da Apuleio nell’Asino d’oro.

Psiche andò sposa a Cupido, secondo giuste nozze e, al tempo esatto, nacque una figlia, che noi chiamiamo Voluttà. (Apuleio, La favola di Amore e Psiche, in L’Asino d’oro, libro VI)

Psiche è una giovane che sconta l’unica colpa di essere più bella di Afrodite. La dea, infastidita dai sacrifici che gli uomini le offrono sottraendoli al suo tempio, incarica Eros di farla innamorare di una creatura mostruosa. Ma il dio dell’Amore, stranamente distratto e imprudente, si ferisce con la freccia destinata alla ragazza e se ne innamora. Trasgredisce così all’ordine di Afrodite e rinchiude Psiche in un castello per unirsi a lei ogni notte. Ma giammai l’amante dovrà scoprire la sua identità.
Nel più classico cliché dell’invidia tra donne, le sorelle di Psiche convincono la ragazza che a giacere con lei sia un mostro. L’innamorata, rosa dalla curiosità, decide di scoprire chi sia l’uomo, avvicinando una lampada sul suo volto. Ma una goccia d’olio caldo sveglia Eros, che, disperato, si vede costretto a sacrificare il suo amore. Deve ucciderla.

Psiche non la smetteva più di guardare le armi dello sposo: con insaziabile curiosità le toccava, le ammirava, tolse perfino una freccia dalla faretra per provarne sul pollice l’acutezza, ma per la pressione un po’ troppo brusca della mano tremante la punta penetrò in profondità e piccole gocce di roseo sangue apparvero a fior di pelle. Fu così che l’innocente Psiche, senza accorgersene, s’innamorò di Amore. E subito arse di desiderio per lui e gli si abbandonò sopra e con le labbra schiuse per il piacere, di furia, temendo che si destasse, cominciò a baciarlo tutto con baci lunghi e lascivi.
Ma mentre l’anima sua innamorata s’abbandonava a quel piacere, la lucerna maligna e invidiosa, quasi volesse toccare e baciare anch’essa quel corpo così bello, lasciò cadere dall’orlo del lucignolo sulla spalla destra del dio una goccia d’olio ardente. Ohimè, audace e temeraria lucerna, indegna intermediaria d’amore, proprio il dio d’ogni fuoco tu osasti bruciare quando fu certo un amante ad inventarti per godersi più a lungo, anche di notte, il suo desiderio! Balzò su il dio sentendosi scottare e vedendo oltraggiata e tradita la sua fiducia, senza dire parola, d’un volo si sottrasse ai baci e alle carezze dell’infelicissima sposa. (Ivi, libro V)

Solo l’intervento pietoso di Giove riesce a sistemare ciò che sembra irreparabile: Zeus trasforma Psiche in dea, seda le ire di Afrodite e perpetua in eterno la relazione tra i due amanti. Uno dei rari gesti di generosa saggezza del signore degli dèi.

Così Psiche andò sposa a Cupido, secondo giuste nozze e, al tempo esatto, nacque una figlia, che noi chiamiamo Voluttà. (Ivi, libro VI)

La coppia scolpita ai Capitolini coglie la distensione del sentimento dei due protagonisti, che sciolgono le loro ansie in un abbraccio liberatorio. È un gesto di tenera complicità tra due amanti, forse la scena d’amore più pura e nobile che compare nell’arte antica.






Costantino D’Orazio, L’arte in sei emozioni



Costantino D’Orazio è storico dell’arte presso la Sovrintendenza Capitolina ai Beni Culturali.

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