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Marco Onado - Prendi i soldi e scappa. La finanza spiegata con il cinema

Una poltrona per due
UNA POLTRONA PER DUE: IL DOMINIO DELLA SPECULAZIONE
La finanza spiegata con il cinema

Prendi i soldi e scappa

La finanza tocca la vita di ognuno di noi, per questo è fondamentale capirne di più. Marco Onado ci offre una guida preziosa per orientarci in un mondo ad alto tasso di complessità tecnica. E lo fa attraverso grandi film di tutti i tempi, da Gangster Story a La grande scommessa, da Apocalypse Now a Prova a prendermi e tanti altri. Qui, la 'speculazione finanziaria' spiegata attraverso Una poltrona per due


Fino agli anni Settanta il sistema finanziario non era nella sostanza molto diverso da quello dell’Ottocento o della prima metà del Novecento. Come sempre, i George Bailey si scontravano con i Potter, come in ogni altra attività economica e sociale: buoni contro cattivi. E i primi non vincevano sempre né erano sempre protetti da difensori della legge invincibili, come invece accadeva nei western classici. Negli anni Settanta avviene però una cesura profonda nel mondo finanziario a partire dalla caduta (agosto 1971) dell’ordine finanziario internazionale costituito dopo la seconda guerra mondiale. La fine della convertibilità del dollaro in oro diede nuovo impulso all’inflazione che aveva già rialzato la testa, fece schizzare a livelli sconosciuti la variabilità dei cambi, mentre la guerra del Kippur segnava il primo shock petrolifero. In una parola aumentò l’incertezza su tutti i mercati, compresi quelli finanziari, e questo diede l’opportunità per estendere al mondo della finanza l’esperienza dei mercati a termine, già sperimentata con successo da tempo, soprattutto negli Stati Uniti, dove funzionavano mercati per tutte le merci standardizzabili: dal cotone al grano, al petrolio.

John Landis capì subito questi cambiamenti e nel 1983 diresse il film che secondo alcuni è addirittura il migliore in assoluto sulla finanza: Una poltrona per due. Ma è il titolo originale Trading Places che è tutto un programma: significa sia «scambio di ruoli» (che è la chiave della vicenda), ma anche «luoghi dello scambio», cioè mercati. Anche la musica dei titoli di testa è un manifesto: l’ouverture delle Nozze di Figaro di Mozart, che Beaumarchais – autore della commedia a cui il libretto di Da Ponte è ispirato – aveva anche chiamato La folle journée, la folle giornata. E in effetti è una storia folle quella che il regista ci racconta, con un ritmo degno di The Blues Brothers.

Le prime due scene ci portano nel mezzo della vicenda. Nella prima assistiamo alla vestizione del rampollo che prenderà a breve il comando della società di brokeraggio della famiglia Duke: Louis Winthorpe III (a sottolineare che si tratta di una dinastia), interpretato da Dan Aykroyd. Sono ben evidenti tutti gli ingredienti dell’alta società: maggiordomo inglese, palazzina di lusso nel cuore di Manhattan, vestiti di alta sartoria, Mercedes speciale, più tardi un club che trasuda esclusività da ogni bottone. Tutto ci fa vedere che siamo di fronte a un esponente di una classe non solo ricca ma anche privilegiata, che si atteggia ad aristocrazia. Nella seconda scena gli anziani fratelli Duke che ancora reggono l’azienda contrattano dall’auto (una Rolls Royce, ovviamente) per telefono: capiamo che si tratta di derivati su merci, cioè contratti che danno diritto a vendere o comprare a una data futura e a un prezzo prefissato. I beni oggetto del contratto possono essere i più disparati: dal petrolio al grano; dalla pancetta di maiale al succo d’arancia congelato. Il film insiste su questi ultimi due per farci capire meglio la natura immateriale e speculativa di questa attività, perché è chiarissimo che sul tavolo della colazione della famiglia Duke ci sono cibi ben più raffinati.

Il contratto di cui si parla nel film è nato perché produttori di arance o imbottigliatori di aranciate possono avere interesse a fissare il prezzo di vendita o di acquisto in anticipo: in questo modo si garantiscono da future variazioni. Il future è un contratto «a termine», in cui la consegna del bene e il relativo pagamento avverranno a una data futura prefissata. Il guadagno o la perdita si determineranno alla scadenza, in base alla differenza fra il prezzo fissato a suo tempo e il prezzo di mercato di quel  giorno. Il che significa che si può guadagnare sia comprando a termine se il prezzo sale, sia vendendo a termine se il prezzo scende. Ma allora è possibile usare questi contratti per pura speculazione, cioè per «scommettere» sull’andamento dei mercati. È quello che fanno i fratelli Duke, che basano l’attività della loro azienda di brokeraggio e dei loro clienti «scommettendo» sulle tendenze del mercato. I derivati sembrano fatti proprio per questo: si compra petrolio, pancetta di maiale o succo d’arancia a seconda di quale sia il bene per cui si è in grado di azzeccare una previsione.

Ma c’è un altro aspetto importante da mettere in evidenza. Nei contratti derivati si prendono impegni per migliaia di dollari, ma compratore e venditore devono sborsare solo il margine iniziale fissato da chi organizza il mercato, ad esempio il dieci per cento del valore del contratto. In questo caso si può fare una scommessa da un milione di dollari, impegnando solo 100.000 dollari. Ciò amplifica il guadagno (e, simmetricamente, le perdite): se il prezzo alla scadenza è aumentato del 5 per cento (portando il valore del contratto a 1,05 milioni) il guadagno sarà del 50 per cento (50.000 dollari contro 100.000 di investimento iniziale). Ma se il prezzo diminuisce, si sarà perso metà del capitale.

I fratelli Duke amano anche scommettere fra loro come i gentiluomini di Mark Twain, e quando Winthorpe si imbatte in un mendicante di colore che viene scambiato per un rapinatore (Valentine, interpretato da Eddie Murphy) si chiedono cosa succederebbe se Winthorpe e Valentine si scambiassero i ruoli. Uno crede che l’abito faccia il monaco e dunque che i ruoli siano perfettamente interscambiabili: Valentine diventerà un abile manager e Winthorpe un barbone, con tanti saluti alla sua laurea a Harvard. L’altro ritiene invece che la natura non possa essere modificata: «Certo che ha qualcosa che non va. È un negro!», dice di Valentine, con la nonchalance che possono avere solo i razzisti veri.

Con la complicità del maggiordomo, lo scambio viene effettuato e fin da subito la vicenda volge nel primo dei due sensi ipotizzati: Valentine si rivela un abile uomo d’affari, mentre Winthorpe si trascina nei bassifondi, fino a quando incontra Ophelia, una prostituta di buon cuore (un’intrigante Jamie Lee Curtis). Nel frattempo scopriamo che l’abilità di Valentine come manager si basa su ragionamenti di puro buon senso, da uomo della strada. In una scena importante fa guadagnare molte migliaia di dollari alla società e ai suoi clienti perché ha capito che per la pancetta di maiale sotto Natale la domanda è scarsa e quindi i prezzi non possono che scendere ancora. Troveremo questo spunto in un altro grande film di quegli anni, Oltre il giardino, in cui uno straordinario Peter Sellers incarna un giardiniere povero di spirito (nel senso evangelico) che diventa consulente economico del presidente degli Stati Uniti sulla base di frasi fatte che sembrano prese dal calendario di Frate Indovino. Un modo molto efficace per ironizzare sulla finanza e l’economia in generale: non solo chi si ispira al puro buon senso viene capito e apprezzato, ma ci azzecca pure.

I fratelli Duke hanno in mente una speculazione sul prezzo del succo d’arancia e non esitano a truccare le carte. Poiché la procedura prevede che nei giorni di Natale il Ministero dell’Agricoltura comunichi le previsioni ufficiali sul raccolto, corrompono un investigatore privato perché metta le mani sul documento prima che venga pubblicato. Ovviamente questo equivale a insider trading aggravato dalla corruzione necessaria per procurarsi l’informazione. Ma i due fratelli non sono sfiorati dal minimo scrupolo: la loro preoccupazione è quella di non farsi beccare, non certo quella di ledere un principio etico fondamentale.

A un certo punto, Valentine scopre la scommessa fatta su lui e Winthorpe (e scopre anche che la posta era un dollaro!) e si allea con l’ex rivale per rovinare i due fratelli («Il modo migliore per far soffrire una persona ricca è trasformarla in una persona povera»). Con un trucco, riescono a impossessarsi del rapporto riservato (che prevede una produzione abbondante e quindi prezzi al ribasso) e consegnano ai Duke uno con l’informazione opposta. Anche loro quindi non fanno una piega (neanche un plissé, direbbe Jannacci) di fronte all’insider trading.

La scena clou del film vede Valentine e Winthorpe arrivare al mercato delle merci di New York (ubicato nelle Twin Towers) il giorno della diffusione del comunicato ufficiale. È bene subito dire che non si tratta di una ricostruzione in studio: l’ambiente è proprio quello e alcune scene sono prese dal vivo, durante vere contrattazioni. Il mercato allora si svolgeva «alle grida», cioè per il tramite di operatori che, sulla base degli ordini dei clienti, formulavano proposte di acquisto e di vendita, urlando (donde il nome) come pazzi e sudando come gnu nella stagione degli amori. Oggi tutto avviene sugli schermi, in forme meno folcloristiche, ma la sostanza è la stessa: un operatore formula delle proposte di acquisto o di vendita e un altro le accetta. Ma è un mondo spietato. Dice Winthorpe: «Mira sempre dritto alla gola. In questo mondo o si uccide o si è uccisi. Non si prendono prigionieri». E infatti nella toilette prima delle contrattazione gran parte dei trader si imbottisce di pillole e droghe varie.

Partono le contrattazioni e l’agente dei Duke ha il mandato di continuare a comprare sulla base dell’idea che il prezzo iniziale di 107 schizzerà verso l’alto quando sarà reso noto il rapporto. Vedendo due giganti del mercato adottare una strategia cosi? aggressiva, anche gli altri operatori cominciano a comprare, convinti che i Duke sappiano qualcosa in anteprima. Ancora una volta, c’è un «pifferaio magico» e tutti sono pronti a seguirlo: infatti il prezzo arriva in breve a 142 dollari.

A questo punto entra in scena Winthorpe, che fino ad allora si era limitato a guardare sornione, e comincia a vendere. La frase nel codice del mercato è «Vendo 200 aprile a 142», cioè 200 contratti in cui si promette di vendere per aprile a 1,42 dollari. Ovviamente tutti gli operatori assalgono letteralmente Winthorpe e Valentine e fanno scendere il prezzo a 102, cioè grosso modo al punto di partenza. In pochi minuti quindi il prezzo è aumentato del 33 e poi sceso del 38 per cento. Questi sono i mercati speculativi, bellezza.

Sospensione per l’annuncio ufficiale: quando si sa che il raccolto sarà abbondante, i Duke non credono alle loro orecchie e subito dopo è il caos totale. I prezzi crollano perché tutti quelli che avevano comprato fino ad allora sono costretti a vendere per cercare di minimizzare la perdita poiché sanno che il prezzo finale sarà ben inferiore a 102. E infatti alla chiusura il prezzo tocca il minimo di 29. E chi compra? Ma Valentine e Winthorpe naturalmente. Che si trovano così ad avere venduto al massimo (in pratica una media fra 142 e 102) e comprato al minimo (una media fra 102 e 29). Il sogno di ogni trader. E ovviamente i Duke sono rovinati. A uno dei due viene anche il coccolone. Secondo le severe norme dei mercati regolamentati devono per di più saldare in contanti: hanno perso la bellezza di 394 milioni di dollari.

Sorte non migliore tocca all’agente federale che si è fatto corrompere. In un gioco di travestimenti, finisce dentro una pelle di gorilla chiuso in gabbia con un gorilla maschio vero e arrapato. Il finale è degno della famosa canzone Le gorille di Georges Brassens, di cui esiste una bellissima traduzione di Fabrizio De André.

Ovviamente per Winthorpe e Valentine c’è l’happy end: con il maggiordomo Coleman e la redenta Ophelia si ritirano in un’isola dei Caraibi fra aragoste e champagne. Ed è questa l’ultima lezione del film: l’attività di carattere speculativo non aggiunge un centesimo di risorse alla collettività, i guadagni di alcuni sono speculari alle perdite di altri. È un gioco a somma zero. E adesso è chiaro perché con questo film John Landis ha prodotto un capolavoro assoluto, all’altezza di The Blues Brothers.

Una poltrona per due ci fa anche riflettere su altre caratteristiche importanti della finanza. La seduta alla borsa di New York è ovviamente un evento eccezionale, perché tutti aspettano l’annuncio ufficiale, ma ciò non toglie che in quel giorno vengano scambiati contratti per miliardi di dollari e che lo stesso contratto passi di mano in mano varie volte nel corso della giornata. È ovvio che in questo modo le quantità complessivamente scambiate siano enormi: nella realtà di oggi molti trilioni di dollari al giorno per ciascuno strumento (solo sulle valute, 5 trilioni). Il che significa innanzitutto che l’attività di pura scommessa o speculativa è in maggioranza schiacciante rispetto a quella di «assicurazione», cioè di copertura di posizioni finanziarie: l’azzardo vince a mani basse sulla prudenza. La speculazione non è di per sé negativa; anzi, può contribuire a muovere i prezzi verso i valori di equilibrio. John Maynard Keynes, che non ha fatto in tempo a vedere i derivati ma era uno studioso acuto dei mercati a termine, diceva che un po’ di speculazione non fa danno e anzi e? benefica se e? come la spuma sulle onde del mare. Ma quando e? cosi? forte da determinare la direzione e la forza dell’onda, allora siamo nei pasticci. In altre parole, e? un guaio se la speculazione diviene l’essenza stessa del mercato. E vi sono molti motivi perche? cio? succeda. Inoltre, sui mercati derivati si finiscono per scambiare in un giorno volumi enormemente superiori alle attività sottostanti.
Nel caso dei derivati su merci, spesso ogni giorno cambia di mano un valore maggiore della produzione mondiale annua. In questo modo è forte il rischio che sia la speculazione sui derivati a determinare le oscillazioni del prezzo del bene sottostante. 


Marco Onado, Prendi i soldi e scappa. La finanza spiegata con il cinema


Marco Onado è docente senior presso il Dipartimento di Finanza dell’Università Bocconi di Milano.


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