Password dimenticata?

Registrazione

Home > Notizie

Brunetto Salvarani - Teologia per tempi incerti

Salvarani, copertina
I personaggi biblici e l’esperienza della fragilità umana

Teologia per tempi incerti

«La fragilità può diventare una dote preziosa. Rileggendo le straordinarie figure della Bibbia, questo libro ce lo ricorda e ci appassiona.» Vito Mancuso


In effetti, l’esperienza – così drammaticamente attuale - della fragilità umana e delle sue istituzioni la sperimentarono già, in diversa misura, gli uomini e le donne della Bibbia: talvolta cercando di rintracciarvi un rimedio nel riporre una fiducia sconfinata nel Dio di Abramo, Isacco e Giacobbe; talaltra non trovando risposte convincenti alla propria ricerca di senso, spingendosi a urlare contro il cielo, bestemmiando senza ritegno di fronte al male pervasivo e persino morendo nel dubbio di avere sprecato clamorosamente i pochi giorni trascorsi in vita. Del resto, lo stesso Gesù muore solo, abbandonato dagli amici e appeso su una croce, il supplizio peggiore che si potesse immaginare a quel tempo, gridando a gran voce il proprio sconcerto: “Mio Dio, mio Dio, perché mi hai abbandonato?” (Mc 15, 34). Aprendo dunque all’ipotesi che persino una vita bella, buona e piena come la sua sia stata irrimediabilmente segnata dalla sconfitta, dalla tragedia irrisolta, dalle mancate risposte alle promesse divine (è ciò che rilevava Quinzio ne La sconfitta di Dio). Si noti: la rilevanza della Bibbia non riguarda soltanto aspetti legati alla fede. Seguendo una suggestione del cardinal Martini, in una società di laicità matura potremmo evidenziarne anche il carattere di libro che educa: non solo come libro letterario ma anche come testo sapienziale, “che esprime la verità della condizione umana, di qualunque continente e cultura, può sentirsi specchiata almeno in qualche parte di esso”, e come libro narrativo. In tale direzione, lo è “perché descrive le vicende di un popolo nell’ambito di altri popoli attraverso un cammino progressivo di liberazione, di presa di coscienza, di crescita di responsabilità del soggetto individuale, fornendo un paradigma storico valido per l’intera storia dell’umanità”.

D’altra parte, bisogna fare attenzione a un equivoco, certo possibile, che rischia di nascere da un simile richiamo alla Bibbia, qualora – malauguratamente - lo si leggesse come un invito a un serrare le fila dell’Occidente nel momento in cui è aperto un delicato e complicato confronto con il mondo islamico. Non va dimenticato, infatti, che nel Corano è frequente il richiamo a testi, personaggi e motivi biblici, per cui interpretare l’invito a leggere la Bibbia come un’iniziativa contro l’islam sarebbe non solo un errore strategico, ma un’indebita forzatura. Certo, il progressivo diffondersi nelle nostre società europee di presenze religiose distanti da quelle tradizionali sfida apertamente la scuola e le altre agenzie educative, spingendoci a una doverosa riflessione sulla valenza culturale del fattore religioso, da farsi in forme adeguate alla nuova realtà. Quella che registra il riemergere, in coincidenza dell’inizio del nuovo millennio, di un’importanza del fattore religioso (il fattore R) che sembrava destinata ad affievolirsi progressivamente. Il fattore R – coniugato sempre più al plurale - è tornato in scena alla grande non solo nell’ambito suo proprio, ma anche nel teatro della politica, e non senza una profonda ambiguità: lo sappiamo bene, può essere tanto collettore di azioni di pace quanto ricettacolo di semi di guerra. Ebbene, l’incontrarsi, il conoscersi, il dialogare è la prima condizione per rispettarsi a vicenda, per vivere insieme, per collaborare. Ecco perché ritengo che qualsiasi appello a una maggiore attenzione alla Bibbia dovrebbe inquadrarsi in una più ampia sensibilità al fenomeno religioso in tutte le sue espressioni. Conoscere e capire è, insieme, la condizione di una fruttuosa convivenza e di una matura consapevolezza della propria identità. Della quale la Scrittura sacra, piaccia o no, fa parte da tempo immemorabile. “Non c’è un aspetto della nostra cultura, compreso il marxismo, che non sia stato influenzato dalla cultura espressa dalla Bibbia… Perché i ragazzi debbono sapere tutto degli dei di Omero e pochissimo di Mosè? Perché debbono conoscere la Divina Commedia e non il Cantico dei Cantici (anche perché senza Salomone non si capisce Dante)?”, si chiedeva anni fa Umberto Eco.

La Bibbia è un libro con il quale siamo chiamati a confrontarci, credenti o non credenti, laici o religiosi che siamo. I suoi personaggi si affannano e comunicano, s’innamorano e lavorano, combattono e piangono, mentono e tradiscono, uccidono e vengono uccisi, desiderano e sognano, mangiano e si divertono: sono, dunque, come gli uomini (e le donne) di ogni tempo e di ogni luogo, di ieri e di oggi, chiamati, se ci riescono, a umanizzarsi e a fare i conti con la nostra fragilità così come lo siamo noi. La Bibbia, con Dio a scuola di umanità. Anzi, a scuola di fragilità. 


Brunetto Salvarani, Teologia per tempi incerti


Brunetto salvarani è teologo, giornalista, scrittore e conduttore radiofonico.


{disqus}

Seguici in rete

facebook twitter youtube   
newsletter laterza

Ricerca

Ricerca avanzata

App Lezioni di Storia

Lea libri e altro: la piattaforma di lettura in streaming di Laterza. Prova 1 mese gratis!

Notizie

Edizione:
Collana:
ISBN:
Argomenti:

copia il codice seguente e incollalo nel tuo blog o sito web:

torna su