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Jacopo Iacoboni - L'esperimento

Iacoboni
UN'INCHIESTA SUL MOVIMENTO 5 STELLE
"La mappa del potere della Casaleggio Associati"

L'esperimento


Durante la fase pionieristica dell’esperimento – quella che i partecipanti, anche quelli diventati più critici, ricordano non senza qualche nostalgia, come i cercatori d’oro nel Klondike – Gianroberto Casaleggio aveva inventato un gioco, che però considerava seriamente, in azienda: «la mappa del potere». Si trattava di costruire un social network attraverso un piccolo software realizzato in house che consentiva, una volta incrociati i nomi di due o più aziende prestabilite, di individuare tutti gli incroci possibili nei consigli di amministrazione. Sovrapposizioni nei cda, reti di relazioni, provenienza e uomini di collegamento. Se tra A e B e Z c’era in comune il manager o il consigliere Y, probabilmente era a quel consigliere che bisognava guardare per decifrare interessi comuni tra quelle imprese, magari non percepibili a prima vista. L’informazione è conoscenza, e la conoscenza è potere, spiegava Casaleggio ai suoi soci e dipendenti, quasi sempre dei ragazzi più giovani, a volte dei giovanissimi. Ci ho ripensato quando, nel maggio del 2017, ho letto una ricerca predisposta da Share Lab, un think tank che studia ciò che avviene in Rete. La ricerca partiva esattamente dallo stesso presupposto, e aveva costruito un grafo di relazioni riguardanti Facebook, con al centro Mark Zuckerberg. Secondo questo studio – The Human Fabrique of the Facebook Pyramid – attraverso i sei gradi di separazione, potremmo dire così, tra il ceo del social network più potente del mondo, e il suo board, allargato ai dirigenti alti in grado, era possibile costruire una cartografia, una rete di influenze fisiche (nel mondo) tra persone, che significano relazioni politico-economiche, gruppi d’interessi, percorsi da seguire per comprenderli. Era, di fatto, l’idea del gioco di Gianroberto Casaleggio: la teoria delle reti applicata ora alla politica e alla società, ora all’economia italiana.

(…)

Attraverso sei gradi di separazione possiamo, potenzialmente, contattare tutti gli abitanti del pianeta: entrarci in relazione, scambiarci idee, costruire gruppi politici, farci soldi e affari. Non è un contenuto, non importa l’oggetto: è un metodo. Questa ricerca, nella srl milanese, è stata aggiornata fino al 2015, non tantissimo tempo fa – parentesi, è interessante che sia stata dismessa nella stagione in cui l’inventore dell’esperimento è morto. Gianroberto, nonostante tutte le critiche che gli rivolgeva, aveva conosciuto fisicamente (nel mondo fuori dalle reti virtuali) il capitalismo di relazione all’italiana, l’economia delle famiglie: era pur sempre stato in Olivetti e Telecom, fino a diventare amministratore delegato di un’azienda con mille dipendenti, nel suo momento di sviluppo massimo, e a scontrarsi con un manager come Marco Tronchetti Provera. Se nell’esperimento il Movimento nascerà segnato da una lotta contro la casta, non è allora tanto singolare che la casta siano sostanzialmente i politici e i giornalisti, e molto meno autentici detentori di potere come le aziende importanti, i manager milionari, le banche, o al limite gli alti burocrati dell’amministrazione. O meglio: Casaleggio criticava il mondo delle aziende come l’amante che in qualche modo ne era stato deluso. La «mappa del potere» su cui faceva esercitare in azienda i suoi ragazzi era qualcosa a metà strada tra una forma di fascinazione per quei poteri, peraltro via via più deboli, e una propensione a cogliervi il luogo di possibili trame che influenzavano o potevano influenzare la crescita della società italiana. Sul web chiunque può ancora farsi un’idea di tutto questo, basta solo che qualcuno che ha partecipato a quei piccoli test sull’economia relazionale gli consegni il link giusto. Benché morto, quel link è ancora leggibile: mappadelpotere.casaleggio.it.

È così che la logica dell’esperimento, inizialmente concepito sul corpo sociale dell’Italia, è stata trasposta sul corpo economico – per poi diventare via via l’esperimento politico che abbiamo sotto gli occhi, evidente. Senza questa premessa poco si capirebbe della dinamica sottostante a quello che viene in questi anni definito, sbrigativamente, il processo di «accreditamento» del Movimento 5 Stelle con i poteri, o la rete di relazioni della Casaleggio. Quella rete viene da lontano, di sicuro concettualmente, e a volte nelle relazioni stesse. Provare a esplorarla non è sempre semplice, perché la «mappa del potere della Casaleggio» odierna non è spesso autoevidente. Quando la neonata Associazione Gianroberto Casaleggio organizzò la convention a Ivrea, nella primavera del 2017, inserì per esempio tra i nomi di spicco – forse il nome più importante – quello del procuratore capo di Milano, Francesco Greco. Figura importantissima nella lotta alla corruzione, ai reati finanziari e all’evasione fiscale in Italia. Greco, che contattammo, ci fece sapere che era stato invitato da Gianluigi Nuzzi, ma non sarebbe andato per questioni di opportunità. Altri magistrati ci hanno raccontato di un concreto avvicinamento a Piercamillo Davigo: anche lui preferì non andare, ma resta forse il sogno della Casaleggio. Dal palco parlò invece il procuratore di Messina, Sebastiano Ardita, grande amico di Davigo e coautore del suo ultimo libro. Anche Raffaele Cantone, il capo dell’Autorità anticorruzione voluta da Matteo Renzi, era stato invitato, come ha confidato proprio lui: «Indirettamente sì, per riservatezza non posso dire come. Ho declinato per ragioni personali». Era stato un altro magistrato, di cui Cantone preferì non fare il nome, il tramite dell’invito. Se a Ivrea anche Cantone scelse di non andare, ha invece aderito all’invito a partecipare a un convegno del Movimento 5 Stelle sulla giustizia, tenuto alla Camera il 30 maggio del 2017. Tra i presenti c’era naturalmente Nino Di Matteo, l’ex pm di Caltanissetta, che in tanti considerano un possibile ministro dell’Interno di un governo grillino.

La mappa del potere di questa piccola srl non è confinata certo a un ottimo rapporto con i giudici (uno dei parlamentari che lo intrattiene è Nicola Morra, che organizzò nella sua Calabria anche la presentazione del libro di Davigo, invitando questa volta anche Gherardo Colombo): naturalmente non significa affatto arruolamenti, ci dà però tracce per capire con quali parti di Italia il Movimento abbia costruito con più cura un dialogo. È innegabile che la srl di Milano intrattiene da anni ottimi rapporti con le major di Internet: alla convention di Ivrea c’era il country manager di Google Italia, Fabio Vaccarono. A Rapallo, invitato a parlare al meeting dei giovani di Confindustria nel giugno 2017 c’è stato Davide Casaleggio (in anni passati venivano omaggiati Matteo Renzi e Maria Elena Boschi), il quale poi nel salottino ha scambiato alcune idee con Luca Colombo, country manager di Facebook Italia, la vera palestra dove si muovono tutte le grandi costruzioni di consenso pro Movimento, comprese le operazioni di demonizzazione virale del nemico politico. Ottimi rapporti con Twitter in Italia son tenuti, per il Movimento, da un trentenne di nome Gioele Brandi, uno dei tre soci fondatori di Web Side Story, un’azienda di comunicazione romana arruolata dalla Casaleggio e pagata dal gruppo parlamentare alla Camera per seguire i social dei parlamentari.

Nella stagione più recente alcuni hanno colto, nella neutralità tradizionale del «Corriere», una forma di malcelata simpatia verso i Cinque stelle. L’editore del «Corriere» Urbano Cairo ha risposto così, sul «Giornale», a questa osservazione: «Dar voce ai Cinque stelle non significa aver simpatia per loro, ma dare spazio anche a un Movimento che ha un consenso importante nel panorama politico italiano. Diciamo che ho ascoltato e letto con attenzione anche quello che veniva trasmesso su La7 e scritto sul ‘Corriere’. Non sono certo le nostre testate che hanno creato il successo dei Cinque stelle. Noi vogliamo dare voce a tutti». È anche interessante che abbia confidato in quell’intervista di esser stato invitato alla convention della Casaleggio: «Sono stato invitato, ho ringraziato, ma non sono andato, ho preferito così». L’azienda lo ha ritenuto un interlocutore con un dialogo in corso, mentre invece Grillo considera un altro importante editore italiano, Carlo De Benedetti, l’autore di pericolosi complotti, a volte in tandem con Giorgio Napolitano, per esempio per affossare la legge elettorale «tedesca», come teorizzò il comico nel giugno 2017. Cairo naturalmente ha evocato anche la sua La7: e a Ivrea tutta la kermesse per ricordare Gianroberto Casaleggio sembrava congegnata e impacchettata come una trasmissione di La7, anche dal punto di vista delle luci e della scenografia, o dei due conduttori ufficiali, Gianluigi Nuzzi e Franco Bechis, il quale raccontò dal palco di aver fatto il viaggio dall’aeroporto di Torino verso Ivrea con Rocco Casalino, l’uomo che collega la Casaleggio al gruppo parlamentare a Roma. Enrico Mentana nel programma iniziale avrebbe dovuto intervistare Francesco Greco. C’era naturalmente Marco Travaglio. Il format non differiva, anche come volti, da una serata media su La7.

Non si tratta ovviamente di persone che per forza voteranno tutte M5S, semmai ci consentono – rovesciando il gioco che faceva Casaleggio sulla «mappa del potere» usando la teoria delle reti – di provare a capire quali potrebbero essere i pezzi di società piazzati in pole position in un’Italia governata dai Cinque stelle.

In Supernova, il libro dei due ex collaboratori di Casaleggio Biondo e Canestrari pubblicato online nel settembre 2017, si legge che, nonostante tutte le critiche, «Casaleggio Associati più pragmaticamente con le banche collabora, colossi del calibro di CartaSì e Banca Intesa, per conto delle quali l’azienda produce analisi di mercato e campagne d’informazione online» fino a sponsor come Barclaycard, Banca Sella, HiPay e (nel 2016) Poste Italiane. È nota la storica collaborazione con Chiarelettere («l’accordo», scrive quel libro, «prevede che il Blog intervisti e pubblicizzi alcuni titoli dell’editrice e li venda attraverso il proprio negozio online Grillorama, trattenendo una commissione»), come sono noti i rapporti con «Il Fatto Quotidiano», di cui la srl curò per tutta una fase il sito; il contratto con Chiarelettere, «nel frattempo divenuto editore di Grillo e Casaleggio per alcuni libri», prevede la gestione di alcuni portali del gruppo e, in particolare, del blog collettivo voglioscendere.it, con le firme di Marco Travaglio, Peter Gomez e Pino Corrias, poi trasformato in cadoinpiedi.it. Una catena di relazioni mai definitivamente interrotte, anche se con vicende altalenanti, che qui non ripercorreremo.

Davide Casaleggio nella primavera del 2017 ha avuto un lungo e felice incontro con gli ambasciatori dell’Eni, raccontato dall’«Espresso». Una figura chiave, proveniente dal mondo del colosso petrolifero italiano, e dalla Farnesina, è Pasquale Salzano – di recente nominato ambasciatore a Doha, in Qatar. Salzano, originario di Pomigliano d’Arco, ha un ottimo rapporto con il compaesano Di Maio. Il Movimento dialoga con Enel: una delegazione capitanata da Di Maio è stata in Danimarca a visitare l’hub dei veicoli elettrici con tecnologia V2G dell’Enel, e per tutto il viaggio in aereo parlamentari Cinque stelle hanno potuto conversare con dirigenti dell’Enel. Al Centro studi americani sono stati ospiti in questi mesi sia Riccardo Fraccaro, uno dei deputati più vicini a Di Maio, chiamato a discutere lì dall’Enel, sia Di Maio stesso, andato a presentare il libro di Vito Cozzoli, oggi figura cruciale a Montecitorio, capo della sicurezza nel palazzo della Camera. Il Centro studi americani, parentesi, è oggi presieduto da Gianni De Gennaro, ex capo della polizia oggi presidente di Leonardo Finmeccanica, l’antico intervistato illustre di Di Maio quando era solo uno studente al secondo anno di Legge. Del resto il vicepresidente della Camera ha confessato che il suo sogno era fare il poliziotto: mitologia forse respirata in famiglia.

Il Movimento di certo è assai amato, e spesso ben introdotto, tra apparati e divise. Come andava dicendo ai tempi dello Tsunami Tour Beppe Grillo, quando incontrava dei poliziotti o dei carabinieri o dei finanzieri (e bisognava rifletterci di più): «sono tutti con noi». Sembrava una battuta, forse non lo era. Sarebbe impossibile elencare tutti i militari, di ruolo o in pensione, anche di grado rilevante, che simpatizzano col mondo Cinque stelle. Il settimanale «L’Espresso» ne ha citato uno di un certo peso: «Umberto Saccone, ex Sismi, per otto anni direttore della Security Eni, negli anni in cui nell’ente nazionale idrocarburi dominava Paolo Scaroni (con il faccendiere Luigi Bisignani) e un mese fa è stato nominato amministratore unico della Port Authority Security che gestisce la sicurezza nel porto di Civitavecchia».

Al momento di trovare un assetto per Acea, la potente multiutility dell’acqua (e in prospettiva, del business dei rifiuti a Roma), i francesi di Suez, proprietari del nuovo colosso dentro cui Acea s’è incorporata, hanno avuto un’interlocuzione con i vertici della srl milanese. Alla fine sono stati scelti Luca Lanzalone, già tra gli avvocati di Grillo, alla presidenza, e Stefano Donnarumma amministratore delegato. Due membri del cda a testa furono riservati per i francesi di Suez e per il gruppo Caltagirone: i primi hanno visto eleggere Fabrice Rossignol e Giovanni Giani; il secondo Alessandro Caltagirone e Massimiliano Capece.

L’elenco dei professori, o dei giuristi, sensibili alle iniziative organizzate dal Movimento è impressionante. L’Università italiana, complice un’ostilità diffusa al renzismo, e la somma di tante passate insoddisfazioni professionali, è piena di docenti e ricercatori assai possibilisti verso il Movimento. Università e centri di ricerca riforniscono i convegni di Di Maio in Parlamento con tanto personale, da Minenna e Rainer Masera, per la finanza, ai fisici Luciano Pietronero e Francesco Sylos Labini a Daniela Palma dell’Enea. Personaggi amati in passato da altri mondi politici, per esempio l’economista Mariana Mazzucato (University College London, neokeynesiana, che piaceva tanto a D’Alema), o Giovanni Dosi, del Sant’Anna di Pisa, che ha suggerito il reddito di cittadinanza e l’ipotesi di una tassa progressiva per i redditi sopra i centomila euro, vengono avvicinati, come raccontano esponenti del Movimento ai giornali.
Dosi partecipa a un’iniziativa grillina. Un eletto dei Cinque stelle racconta alla «Stampa» che il Movimento punta proprio su Dosi e Mazzucato nei ministeri economici. Ferdinando Imposimato, che fu il candidato del Movimento 5 Stelle al Quirinale, mi ha detto di aver rifiutato l’invito alla convention della Casaleggio anche perché «ormai invitano a parlare la Trilateral». Si riferiva alla partecipazione, che molto ha fatto discutere nel Movimento, di Paolo Magri, direttore dell’Ispi a Milano. Nulla di male, ovviamente: ma mitologie complottiste su queste organizzazioni sono ancora forti nel mondo del Movimento. A Magri furono chiesti a Ivrea molti consigli su quale sarebbe un’ipotesi di classe dirigente in caso di arrivo dei Cinque stelle a Palazzo Chigi.


Jacopo Iacoboni, L'esperimento. Inchiesta sul Movimento 5 Stelle


Jacopo Iacoboni, giornalista, dal 2000 è a “La Stampa”, dove tiene anche la rubrica di politica Arcitaliana.


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