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#ioleggoperché: solo narrativa? #2 Intervento di Francesco Antinucci

#IOLEGGOPERCHÉ: SOLO NARRATIVA?
#2
FRANCESCO ANTINUCCI

«Perché tra i 24 titoli selezionati ci sono solo opere di narrativa e nessun saggio?» si chiedeva Giuseppe Laterza a proposito della campagna #ioleggoperché lanciata dall'Associazione Italiana Editori (AIE). Ora, a cercare di smontare stereotipi molto comuni sulla lettura, interviene anche Francesco Antinucci, Direttore di ricerca all'Istituto di Scienze e Tecnologie della Cognizione del CNR.

#ioleggoperché: solo narrativa? Intervento di Giuseppe Laterza

Se la scelta di utilizzare solo romanzi per accostare alla lettura chi non legge è stata fatta in base a un supposto criterio di facilità - è più facile leggere un romanzo che un saggio - si è commesso un grosso errore.
E questo per un duplice ordine di motivi.

  • Il primo perché non è vero che i saggi sono più difficili da leggere dei romanzi: dipende dall'argomento dell'uno e dell'altro e dipende dal modo in cui tale argomento è espresso linguisticamente (e non si può neanche applicare una nozione di "medietà" a questo caso, vista la enorme variabilità esistente: è difficile giudicare la relativa difficoltà di comprensione di un articolo tecnico sul bosone di Higgs rispetto ad un passo di Finnegans Wake).
  • Il secondo - ancora più importante - è perché non è vero che l'ostacolo principale alla lettura sia la facilità/difficoltà del compito cognitivo implicato.

La lettura è in generale un'attività cognitiva difficile. Comprendere, acquisire conoscenze, attraverso questo canale implica svolgere un lavoro simbolico-ricostruttivo: significa cioè decodificare simboli e assemblare ("ricostruire") nella mente ciò cui essi si riferiscono. Molto più facile è invece l'attività cognitiva che ci permette di acquisire conoscenze attraverso le immagini percettive e le azioni motorie che possiamo compiere (lavoro "senso-motorio").

Il primo tipo di lavoro è cosciente, lento, richiede attenzione e concentrazione e genera un certo sforzo che tende a stancarci e  perciò a "distrarci". Il secondo è largamente inconscio, veloce e automatico, non richiede grande concentrazione e non ci stanca

E per questo che noi - tutti noi esseri umani - a parità di condizioni preferiamo guardare la televisione piuttosto che leggere. Siccome televisione. filmati, internet hanno fatto negli ultimi venticinque anni moltissimo per avvicinarsi a questa parità di condizioni, rendendo il canale sensomotorio ben più ricco di potenziali conoscenze di quanto non lo fosse in passato (basta guardare, ad esempio, la straordinaria "manualistica" filmica sulle riparazioni che si trova su YouTube), ne consegue che un certo arretramento del canale simbolico sia fisiologico. Il punto è che oggi, se non si legge, non si è particolarmente ignoranti e primitivi come potevano esserlo gli abitanti delle campagne di cinquant'anni fa, quando solo il canale della lettura permetteva di accedere a informazioni e conoscenze. Non leggere non è più penalizzante e dunque per farlo bisogna avere una buona motivazione.

E così arriviamo al vero fattore importante, la motivazione, appunto. Un programma che aspira a far leggere chi non legge deve innanzitutto essere capace di suscitare una motivazione alla lettura. E la motivazione, come si sa, non ha nulla a che fare con facilità o difficoltà: ha a che fare con ciò che interessa/incuriosisce/attira/serve. Se si è motivati si fanno anche cose difficili e faticose, se non lo si è sono inutili anche le cose facili.
Irrilevante sembra dunque, a questo proposito, la distinzione tra fiction e saggistica, a meno di non presupporre che esista una motivazione generale all'invenzione fantastica piuttosto che alla realtà: una presupposizione chiaramente assurda (anzi, sarebbe forse un po' meno assurdo presupporre esattamente l'inverso).

Come fare a suscitare tale motivazione è tutt'altro argomento, che andrebbe messo al centro della discussione (anche perché non riguarda solo la lettura, ma, per esempio, la scuola).


Francesco Antinucci è Direttore di ricerca all'Istituto di Scienze e Tecnologie della Cognizione del CNR. Si occupa di linguaggio, apprendimento, percezione e comunicazione, soprattutto in relazione alle nuove tecnologie digitali. Ha svolto parte della sua attività di ricerca negli Stati Uniti, al Dipartimento di Psicologia dell'Università di California a Berkeley, alla School of Information della stessa università e al Palo Alto Research Center (PARC) della Xerox. Ha lavorato con le nuove tecnologie fin dal loro inizio sviluppando numerose applicazioni multimediali e di realtà virtuale.

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