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Prontuario di grammatica: una app grammaticale su carta disponibile anche in ebook

Prontuario di grammatica: una app grammaticale su carta

La prima app grammaticale su carta disponibile anche in ebook

il Prontuario di Giuseppe Patota

Prontuario di grammatica

Zàffiro o zaffìro?Province oprovincie? Cancellare o scancellare? Ossequente o ossequiente?La sindaca ola sindaco?

Non sempre è così facile scegliere la pronuncia, la grafia, la forma giusta. Le cose si complicano ancora di più quando si entra nel campo dei verbi e della sintassi.

Il Prontuario di grammatica di Giuseppe Patota, professore ordinario di Linguistica italiana presso l’Università di Siena-Arezzo, presenta in ordine alfabetico circa 1000 argomenti e dubbi relativi a tutti gli aspetti e i livelli della lingua italiana, fornendo risposte che riguardano la grammatica, l’analisi logica e del periodo, la formazione delle parole e il loro corretto uso.

È una app grammaticale su carta che informa sull’italiano in modo rapido, completo e scientificamente fondato.

Eccone alcune voci:

ACCENTO In ogni parola italiana di due o più sillabe ce n’è una che si pronuncia con più forza delle altre: è la sillaba su cui cade l’a. tonico. Si chiama così l’a. che si fa sentire nella pronuncia; esso è diverso dall’a. grafico, che è quello che si indica nella scrittura. In una parola come Natale (che non ha a. grafico), l’a. tonico cade sulla sillaba centrale, detta, per questo, sillaba tònica; le altre due sillabe si chiamano invece àtone, cioè ‘prive di accento’. ? Le parole italiane si distinguono in: 1) tronche, se l’a. cade sull’ultima sillaba: andòparleràvirtù; 2) piane, che sono la maggioranza, se l’a. cade sulla penultima sillaba: pànnacuscìnopartiréte; 3) sdrucciole, se l’a. cade sulla terzultima sillaba: càttedra,raccóntamiasciùgano; 4) bisdrucciole, se l’a. cade sulla quartultima sillaba: càpitanoqualìficanoquantìficano. ? Le parole che suscitano più spesso dubbi riguardo alla posizione dell’a. sono:

Abbàino o abbaìno? ? abbaìno
Àbrogo o abrògo? ? àbrogo
Acrìbia o acribìa? ? acribìa
Àdulo o adùlo? ? adùlo
Àmaca o amàca? ? amàca
Appèndice o appendìce? ? appendìce
Arteriosclèrosi o arterioscleròsi? ? tutt’e due
Autòdromo o autodròmo? ? tutt’e due
Bàule o baùle? ? baùle
Bòcciolo o bocciòlo? ? bocciòlo
Càduco o cadùco? ? cadùco
Càrisma o carìsma? ? carìsma
Centèllino o centellìno? ? centellìno
Codàrdia o codardìa? ? codardìa
Cùculo o cucùlo? ? cucùlo
Dissuàdere o dissuadére? ? dissuadére
Èdile o edìle? ? edìle
Èlevo o elèvo? ? elèvo
Guàina o guaìna? ? guaìna
Ìlare o ilàre? ? ìlare
Ìnfido o infìdo? ? infìdo
Leccòrnia o leccornìa? ? leccornìa
Lùbrico o lubrìco? ? lùbrico
Medìceo o medicèo? ? medìceo
Mìmesi o mimèsi? ? tutt’e due
Mòllica o mollìca? ? mollìca
Mùliebre, mulièbre o mulìebre? ? mulìebre
Nècrosi o necròsi? ? tutt’e due
Persuàdere o persuadére? ? persuadére
Pùdico o pudìco? ? pudìco
Rùbrica o rubrìca? ? rubrìca
Sàlubre o salùbre? ? salùbre
Tèrmite o termìte? ? tèrmite
Ùpupa o upùpa? ? ùpupa
Zàffiro o zaffìro? ? zaffìro

? Nella scrittura si hanno due tipi di a.: l’a. acuto (´), che va dal basso verso l’alto, e l’a. grave (`), che va dall’alto verso il basso. ? Hanno l’a. grave le vocali aiu e la o aperta: caritàcolibrìservitù, e canteròperòportò. Sulla o chiusa (quella che si fa sentire nella parola pollo) l’a. grafico (che sarebbe acuto) non si indica. ? L’a. acuto e l’a. grave, infine, indicano due suoni distinti della vocale e: l’a. acuto indica la e chiusa (= perché) mentre l’a. grave indica la e aperta (caffè). ? Le parole più comuni che richiedono l’a. acuto sulla e finale sono: affinchébenchécosicchéfinchégiacchénonchéperchépoichépurché (quando è pronome: “Giulia pensa solo a ”), sicchéventitré e tutti i composti di tre (trentatréquarantatrécentotré ecc.); infine, le terze persone singolari del passato remoto di alcuni verbi in -ere come batterepotereripetere ecc.: battépotéripeté ecc. In tutti gli altri casi, l’a. sulla e finale è grave. È importante, in particolare, segnarlo sulla terza persona singolare del presente indicativo del verbo essereè. ? Nella scrittura è obbligatorio indicare l’a. in due casi: 1) su tutte le parole tronche di almeno due sillabe: daròservitùfatalità,specificità; 2) su alcune parole di una sola sillaba che, se non avessero l’a., si confonderebbero con parole scritte allo stesso modo ma dotate di un significato diverso. Notiamo la differenza:

, verbo dare

da, preposizione (“Arriva da Parigi”)

è, verbo essere


e, congiunzione (“Pasta e piselli”)

, avverbio di luogo


la, articolo o pronome (“– Vedi la nave? – La vedo”)

, avverbio di luogo


li, pronome (“Li riconosco”)

, congiunzione (“ carne pesce”)


ne, pronome (“Ne vuoi?”) o avverbio di luogo (“Me ne vado”)

, pronome tonico (“Tra ”)


se, pronome atono (“Non se lo ricorda”) o congiunzione (“Se posso, vengo con voi”)

, affermazione


si, pronome (“Si lava”)

, bevanda


te, pronome (“Dico a te”)

Su tutte le altre parole di una sola sillaba l’a. grafico non c’è; attenzione, in particolare, a non segnarlo nelle voci verbali fa, fu, sto, va e in qua, qui, su, no.

APOSTROFO L’a. è obbligatorio: 1) con l’articolo lo e con le preposizioni articolate composte con lo: lo abito > l’abito; dello abito > dell’abito, allo abito > all’abito; 2) con l’aggettivo bello: “Bell’amico che sei!” (ma al femminile è più usata la forma intera, senza apostrofo: “Una bella espressione”, “la buona educazione”); 3) con santo e santa seguiti da un nome che comincia per vocale: Sant’EugenioSant’Anna (ma non con san, che è sempre seguito da un nome che comincia per consonante: San PaoloSan Francesco); 4) con ci davanti al verbo esserec’è (non ci è), c’era (non ci era); 5) in alcune espressioni ricorrenti: a quattr’occhil’altr’annomezz’oranient’altroquant’altrosott’occhiotutt’al piùtutt’altrotutt’e due (ma si può anche scrivere, a seconda dei casi, tutti e duetutte e due); 6) in queste espressioni con la preposizione di: d’accordod’argentod’orod’epoca; 7) in queste espressioni con la preposizione da: d’altra parted’altronded’ora in avantid’ora in poi; 8) con le seguenti forme: da’ = da(i), imperativo di dare; di’ = di(ci), imperativo di dire; fa’ = fa(i), imperativo di fare; sta’ = sta(i), imperativo di stare; va’ = va(i), imperativo di andare; mo’ = mo(do): “a mo’ di esempio”; po’ = po(co): “un po’ di pane”. ? L’a. è preferibile con l’articolo la e con le preposizioni articolate composte con la: la apertura ma, preferibilmente, l’apertura; della apertura ma, preferibilmente, dell’apertura;alla apertura ma, preferibilmente, all’apertura. ? L’a. è facoltativo: 1) con questa e quella: questa insegnaquest’insegnaquella insegna quell’insegna; 2) con le parole di una sola sillaba: t’amoti amom’ha ascoltato mi ha ascoltatol’aspetto lo aspetto (pronome); se n’è andatase ne è andatad’essere o di essere. ? Con l’articolo gli (e le relative preposizioni articolate) l’a. si può usare solo se la parola successiva comincia per i, ma è un’abitudine rara: il tipo senza a. gli italianidegli italianiagli italiani è molto più usato del tipo con l’a. gl’italianidegl’italianiagl’italiani. Se poi la parola non comincia per i, l’a. non va assolutamente usato: gli elefanti, non gl’elefanti. ? Infine, l’a. non va mai usato: 1) con unnessun seguiti da un nome o aggettivo maschile iniziante per vocale: un amiconessun amico; invece, se il nome è femminile, dobbiamo usare la forma con l’a.: un’amicanessun’amica, oppure la forma piena (una amica,nessuna amica); 2) con il pronome ci, davanti a parola che comincia per aouci aveva salutato (non c’aveva salutato), ci offrì da mangiare (non c’offrì da mangiare), ci urlò qualcosa (non c’urlò qualcosa); 3) con da: “Il treno partito daAlessandria” (non “Il treno partito d’Alessandria”); 4) con i pronomi personali le e li: le accade (= accade a lei), non l’accadele insegue (= insegue quelle), non l’insegueli invita (= invita quelli), non l’invita; 5) se la parola successiva comincia con i, y o j seguita da un’altra vocale: lo iodio e non l’iodiolo yogurt e non l’yogurtlo juventino e non l’juventino; 6) con qual, non importa se maschile o femminile: si scrive sempre qual è, mai qual’è!

VIRGOLA Collega due parole o due frasi fra le quali c’è una pausa, un’interruzione debole sul piano del significato. Quindi si usa: 1) negli elenchi di nomi o aggettivi: “Ho preso le pizzei supplìle crocchettela birral’acqua minerale”, “È una studiosa seriaattentascrupolosa”; 2) per collegare due o più frasi prive di congiunzione (? GIUSTAPPOSIZIONE): “Giorgio si svegliò tardisi vestì in frettafece colazione rapidamenteprese l’autobus al voloriuscì ad arrivare miracolosamente in orario”; 3) prima di un’apposizione, cioè un nome che ne illustra un altro: “Capri, un’isola meravigliosa”; 4) prima (ed eventualmente anche dopo) un’invocazione: “Aspetta il tuo turno, Federico!”, “Federico, aspetta il tuo turno!”; 5) negli incisi, cioè quelle parole o frasi aggiuntive che possono essere tolte senza che per questo il discorso perda senso: “Io, però, avevo chiesto un favore a te, non a lei”, “Alessandro Manzoni, come tutti sanno, era milanese”. Si ricordi, però, che per isolare un inciso si possono usare, oltre che le v., anche le lineette e le parentesi tonde; 6) prima e/o dopo vari tipi di frasi subordinate, come le relative (“Il Po, che è il fiume più lungo d’Italia, attraversa tutta la pianura Padana”), le temporali (“Quando rivide il suo paese, si commosse”), le concessive (“Tutti cercavano di fare qualcosa, benché non ci fosse più nulla da fare”), le ipotetiche (“Se vincerà anche la prossima Olimpiade, sarà l’atleta più medagliato della storia”).




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Val più la pratica

Manuale di scrittura (non creativa)

Leggere, scrivere, argomentare

L'ora d'italiano

Prontuario di punteggiatura

Questo è il punto

Prima lezione di retorica

Dizionarietto di parole del futuro

Il parlar figurato



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