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Kaushik Basu: Oltre la mano invisibile.Ripensare l'economia per una società giusta

Oltre la mano invisibile. Ripensare l'economia per una società giusta

Perché è necessario ripensare l'economia per una società giusta

Kaushik Basu, Oltre la mano invisibile

Oltre la mano invisibile

Il fine di questo libro è ambizioso: dimostrare che la scienza che ci ha donato Adam Smith si è fossilizzata in una ideologia, rendendo più difficile comprendere il funzionamento dell’economia nonché il ruolo dei mercati e degli interventi di politica economica.


La scienza economica ha prodotto un’abbondante letteratura sui vantaggi del libero mercato. E dal punto di vista puramente logico non c’è dubbio che l’affermazione sia valida: il libero mercato può assolvere a funzioni sociali importanti, anche se non necessariamente contemplate dai singoli individui che costituiscono la società. O, per dirla come farebbe un economista, un equilibrio di mercato può essere socialmente efficiente anche se è il prodotto di individui che mirano ciascuno al proprio interesse egoistico. Esistono teoremi che dimostrano questo concetto con precisione e con tutta la potenza di fuoco della moderna teoria economica.

L’errore che compie una buona parte degli operatori – lobbisti, avvocati, politici ed influenti giornalisti economici – che attinge alla saggistica economica tradizionale consiste nel non rendersi conto che la concettualizzazione manualistica del libero mercato descriverà pure tutte queste qualità, ma che un mercato del genere non solo non esiste ma probabilmente non può esistere nella realtà. E che non è neanche sostenibile la tesi più cauta secondo cui avvicinarsi al modello di un mercato perfettamente libero serva a condurci verso una qualche sorta di ideale sociale. Il teorema del libero mercato possiede una grande forza intellettuale e un grande fascino estetico, ma l’abuso che ne viene fatto comporta implicazioni enormi per il pianeta (in particolare riguardo al modo in cui decidiamo le politiche economiche, ragioniamo sulla globalizzazione e rigettiamo il dissenso).

Questo libro rappresenta un tentativo di dare forma alle voci dissenzienti. È fondato sulla convinzione che il dissenso contro la globalizzazione e lo strapotere delle corporations, che ascoltiamo salire dalle piazze e da manifestanti esasperati, può essere inarticolato o perfino incoerente, ma è espressione di una critica genuina e plausibile della scienza economica contemporanea e della influenza sproporzionata che essa esercita sulla politica.

Nello scrivere questo libro non ho utilizzato il gergo e la strumentazione consueti dell’economia contemporanea (algebra, calcolo, geometria e, per i casi particolarmente ostici, topologia), perché il mio scopo è cercare di raggiungere i non addetti ai lavori. Ma questo è anche un saggio pensato per gli economisti di professione. In questo caso l’obbiettivo che mi propongo è di provocare in loro un certo disorientamento: tuttavia, conoscendo la corazza di opinioni incrollabili che la maggior parte degli esperti tende a costruire intorno a sé, sono rassegnato al fatto che le persone che posso sperare di convincere apparterranno prevalentemente alla categoria dei non addetti ai lavori. Questo non significa che fra gli economisti contemporanei, specialmente quelli in prima linea, non ci siano persone che hanno sposato posizioni e metodologie simili a quelle che raccomando nelle pagine che seguono, ma rappresentano una minoranza.

Questo libro è prima di tutto una critica del pensiero economico dominante e propone un punto di vista specifico per un’analisi concreta della società e dell’economia. Vi troverete anche considerazioni di tipo normativo, ma solo sporadicamente.

La matematica economica svolge un ruolo trainante nella ricerca economica moderna. Ciò significa che idee potenzialmente importanti, ma non sufficientemente solide dal punto di vista matematico, rimangono ai margini. Questo è comprensibile (anche se non encomiabile): le riviste scientifiche vogliono pubblicare saggi sufficientemente complessi dal punto di vista analitico, e l’attrattiva della complessità è una forza difficile da combattere. Ma questa ricerca della complicazione ha danneggiato la disciplina economica: nella frenesia di scoprire verità complicate o, peggio ancora, di complicare la verità, ci sono sfuggite verità semplici.

C’è una storiella, di autore anonimo, in cui Sherlock Holmes e il dottor Watson si recano in campagna per condurre un’indagine e decidono di piantare la tenda in mezzo a un campo. Nel pieno della notte, Holmes dà un colpetto a Watson per svegliarlo: «Guardi il cielo e mi dica che cosa ne deduce». Watson si stropiccia gli occhi e fissando il meraviglioso spettacolo del cielo stellato dice: «Vivendo a Londra non ci si accorge che ci sono così tante stelle in cielo. Beh, essendoci tutte queste stelle possiamo dedurre che esistono molti sistemi planetari. Se esistono molti sistemi planetari, possiamo concludere con una certa sicurezza che esistono molti pianeti come la Terra. E se esistono molti di questi pianeti, ce ne sarà sicuramente qualcuno che ospita vita intelligente. Perciò deduco che là fuori, nell’universo, esiste la vita intelligente». Holmes lo guarda esasperato e gli risponde: «Qualcuno ci ha rubato la tenda».

L’errore di Watson è sempre più diffuso fra gli economisti. Se ho scelto di astenermi da ogni formalismo scientifico non è solo per cercare di raggiungere un pubblico più ampio, ma anche per evitare il trabocchetto delle complicazioni inutili. È uno strumento di autodisciplina che nasce dalla convinzione che alcune delle idee più importanti nel campo delle scienze sociali sono idee semplici. La predisposizione dei miei colleghi a commettere l’errore di Watson ci allontana da queste idee.

Oltre la mano invisibile rappresenta, per certi versi, il seguito del mio libro precedente, Prelude to Political Economy: A Study of the Political and Social Foundations of Economics, ma è stato scritto in modo da poter essere letto autonomamente: basta una conoscenza rudimentale dell’economia e un po’ di inclinazione al ragionamento deduttivo. Riepilogherò alcuni concetti base dell’economia partendo da zero: lo farò nel secondo capitolo, che un economista può tranquillamente saltare. Riassumerò anche alcuni dei concetti proposti in Prelude to Political Economy, per consentire anche a chi non ha letto quel libro di seguire questo. Un punto essenziale, comune ai due libri, è l’idea che l’economia non può essere considerata separatamente dalla società e dalla politica. In questa sede mi spingerò ancora più in là su questa strada, affermando che per riuscire a valutare congiuntamente questi tre aspetti dobbiamo essere pronti, in certi casi, a liberarci dalle catene dell’«individualismo metodologico». Non farlo può essere un limite grave ed è il fattore che sta alla base del conservatorismo che caratterizza gran parte della scienza economica. È necessario, come minimo, dare spazio alle norme e alle identità sociali, per l’influenza che hanno sull’economia e per come a loro volta sono influenzate da essa. Se fatta nella maniera giusta, una cosa del genere può consentire di cambiare radicalmente il nostro modo di pensare all’economia e di fare politica economica.

L’importanza delle convenzioni e norme sociali si vede chiaramente nei contesti più banali e quotidiani dell’esistenza. Io sono cresciuto in una famiglia bengalese molto tradizionale di Calcutta, dove gli adulti, quando parlavano in presenza dei bambini delle trasgressioni extraconiugali di un parente, abbassavano la voce, ma la abbassavano ancora di più quando parlavano di un parente che aveva cominciato a giocare in borsa. Sono cresciuto dando per scontate le assunzioni implicite in questo comportamento, senza sapere che esistono società in cui il livello dei decibel in questi due tipi di conversazione è esattamente rovesciato.

Sarebbe un grave errore pensare che queste norme e credenze condivise, e la pressione sociale che ne deriva, siano cose insignificanti o prive di conseguenza per il funzionamento di un’economia. Per altro verso, tenerne adeguatamente conto è un compito difficilissimo, che pone complesse questioni analitiche e ci spinge a seguire percorsi intellettuali inesplorati, perché da moltissimo tempo la scienza economica è saldamente radicata nell’individualismo. Perciò questo libro, anche se si rivolge alla gente comune, non vuole essere una lettura di intrattenimento, di quelle da fare prima di andare a letto: è un libro da leggere seduti, ragionando attentamente su ogni pagina.

Se analizziamo a fondo i presupposti fondamentali del pensiero economico dominante, emergono crepe profonde che attraversano sia la parte descrittiva della disciplina che la sua parte normativa. Quando si passano in rassegna i diversi settori della scienza economica per cercare di evitare questi difetti strutturali ci si rende conto che molte idee politiche più radicali, che gli economisti convenzionali giudicano sbrigativamente infondate, in realtà sono compatibili con una teoria economica coerente. L’analisi che svilupperò nelle prossime pagine ha dunque implicazioni importanti sia per la teoria sia per l’azione politica. A questo punto risulterà evidente che la sfida che mi ripropongo in questo libro è notevole, e sono pienamente consapevole che, dati i limiti della mia esperienza e delle mie capacità, riuscirò a fare luce solo su piccoli frammenti di questo vasto territorio. Come osserva con ironia sorella Wendy, suora cattolica e critica d’arte, commentando il dipinto di David Hockney Peter nudo che esce dalla piscina di Nick: «Gli artisti possono dipingere solo cose che per loro sono fondamentali. [...] Non avrebbe senso che Hockney decidesse, magari per le ragioni politiche più nobili, di dipingere una fila di disoccupati sotto la pioggia mentre ritirano il sussidio, perché l’intenzione non basta a condurre in porto un’opera con successo».

Si sarà capito, ormai, che questo è un libro ambizioso. La mia speranza è di suscitare l’interesse del cittadino attento ai problemi quotidiani dell’economia, della politica e della società, e allo stesso tempo di indurre gli economisti di professione e gli studiosi di scienze sociali a riconsiderare alcuni dei presupposti di fondo della loro disciplina. Ma non voglio dire altro: suscitare in anticipo le aspettative del lettore significa farlo andare incontro a una delusione. Lo so per esperienza: avevo appena finito il mio dottorato ed ero tornato in India quando mia madre, con il suo incrollabile impulso ad aiutare i bambini meno fortunati e la sua fede altrettanto incrollabile nelle mie capacità in tal senso, convinse il preside di una scuola per bambini poveri appena fuori Calcutta a invitarmi a parlare. Di fronte a un tè, prima della lezione, mia madre raccontò al preside di quanto io fossi brillante e famoso. Finito il tè entrammo nell’aula, una specie di antro oscuro affollato da una cinquantina di scalmanati ragazzini di tredici-quattordici anni. Il preside cominciò dicendo che erano fortunati che io fossi venuto a far loro lezione, che ero una persona impegnata per la diffusione dell’istruzione in India e che ero un economista che voleva cambiare le cose. Andò avanti senza posa, definendomi più di una volta «questo famoso economista». Io ero sconcertato dalla lunghezza e dal contenuto della presentazione, ma non mi rendevo conto che il poveretto stava cercando di guadagnare tempo in attesa di un’illuminazione che non arrivò: alla fine, non avendo più scelta, si girò verso di me e mi chiese: «Mi scusi, lei com’è che si chiama?». I bambini erano poveri, ma non stupidi: tutta la classe scoppiò in una fragorosa risata e io feci una delle lezioni peggiori della mia vita.

Voglio solo aggiungere che la mia speranza è che questo libro, pur nei limiti del suo autore (e so fin troppo bene quanto gravi essi siano), possa fare da apripista a un programma d’azione che attiri le persone più dotate e competenti sul piano tecnico. Tutto questo potrebbe portare, nel lungo termine, a un’economia rivitalizzata e attraverso di essa a politiche economiche e a un impegno militante in grado di condurre a un mondo migliore.

Kaushik Basu, Oltre la mano invisibile.Ripensare l'economia per una società giusta. Prefazione


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Kaushik Basu, economista indiano, è docente di Economia e di Studi internazionali alla Cornell University. È Senior Vice President e Chief Economist della World Bank e presidente della Human Development and Capabilities Association, fondata da Amartya Sen. Tra le sue numerose pubblicazioni: Of People, of Places: Sketches from an Economist’s Notebook; Prelude to Political Economy: A Study of the Social and Political Foundations of Economics; An Economist’s Miscellany.


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