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Uomini e donne del Medioevo. Raccontati da Jacques Le Goff

Le Goff, Uomini e donne del Medioevo

Uomini e donne del Medioevo
Raccontati da Jacques Le Goff

Uomini e donne del Medioevo

Protagonisti del Medioevo come Sant’Agostino, Carlo Martello, Averroè, san Francesco d’Assisi e santa Chiara, Giotto, Marco Polo, Dante, Giovanna d’Arco, Cristoforo Colombo. Ma anche figure chiave dell’immaginario collettivo e popolare come re Artù, il mago Merlino, Robin Hood, Satana.
Sono 112 le storie di uomini e donne del Medioevo raccontate da Jacques Le Goff in Uomini e donne del Medioevo lungo dieci secoli di storia, dall’affermazione del cristianesimo in Occidente fino alla scoperta del Nuovo Mondo. Storie di vita vera che smentiscono la vecchia concezione di un Medioevo immobile e oscuro e lo ridisegnano come un lungo periodo creativo e dinamico. Ma anche storie immaginarie perché in una società il fantastico e l’illusorio sono sicuramente tanto importanti quanto le condizioni reali di vita e di pensiero.
Un viaggio appassionante tra storie e immagini straordinarie, al fianco del più noto medievista al mondo.

I lenti creatori dell’Europa

In questo libro la storia sembra presentarsi in una forma relativamente superata, dal momento che si basa essenzialmente sui grandi personaggi. In realtà, dopo il movimento delle Annales della metà del XX secolo, il senso della storia viene cercato nell’insieme delle società e degli strati sociali. Tuttavia, gli storici che hanno concepito e composto quest’opera hanno pensato che gli uomini e le donne famosi potevano essere emblemi assai eloquenti di una società e di un’epoca. E così, gli individui che danno lustro a questo volume collettivo sono presentati in quanto rivelatori della loro epoca ed eroi della memoria storica.

Esso deve molto all’opera Hommes et Femmes de la Renaissance. Les inventeurs du monde moderne (Flammarion, 2011), degli storici Robert C. Davis ed Elisabeth Lindsmith. Questo libro però mi ha ispirato una contestazione con la quale ritengo di dover cominciare. Si sa che il termine Rinascimento appare tardi nella storiografia. Fu inventato dallo storico svizzero Jacob Burckhardt, nell’opera La civiltà del Rinascimento in Italia, apparsa in tedesco nel 1860 e tradotta in francese nel 1885, per designare il periodo che segue il Medioevo tradizionale. Occorre constatare che la specificità di un periodo successivo al Medioevo e chiamato Rinascimento è stata generalmente accettata, a cominciare dagli storici. Io ho contestato questa periodizzazione, malgrado le novità ? che possiamo definire «moderne » ? che il XV e soprattutto il XVI secolo hanno introdotto e che sono innegabili. Ma per me i caratteri essenziali del Medioevo arrivano fino al XVIII secolo, periodo in cui si assiste ai due eventi fondamentali che creano effettivamente la modernità: la nascita dell’industria in Inghilterra e poi sul continente; la Rivoluzione in Francia, che si diffonderà più o meno in tutto il continente nel XIX secolo. Si può dire che questo lunghissimo Medioevo sia stato attraversato da più di una «rinascita» e che, grazie ad esse, ha gradualmente progredito. Si è parlato della rinascita carolingia e di quella del XII secolo e, da parte mia, considero il periodo dei secoli XV e XVI secolo come la terza e probabilmente la più importante rinascita del Medioevo. Ma poiché bisogna pur rispettare la periodizzazione accettata dalla tradizione storica, nelle mie riflessioni e nei miei lavori faccio terminare il Medioevo alla fine del XV secolo e ammetto che per il periodo successivo si parli di Rinascimento. Tuttavia, mi è difficile accettare che, nella loro opera, R.C. Davis ed E. Lindsmith abbiano annesso al Rinascimento il XV secolo, che, malgrado alcune mutazioni, è decisamente un secolo medievale. Ho dunque scelto di non includere nel presente libro un certo numero di uomini e donne del XV secolo allo scopo di evitare una ridondanza di ritratti. Tuttavia, rimpiangendo di dover rinunciare a un Savonarola – così tipico sia dell’eresia che del culto della povertà nel Medioevo – ho recuperato, o aggiunto, sei personaggi del XV secolo: san Bernardino da Siena e Cristoforo Colombo sono i recuperati; Enrico il Navigatore, Jacques Coeur, Giovanna d’Arco e il grande pittore Jean Fouquet sono gli aggiunti. Ho anche mantenuto il ritratto di un personaggio vissuto più nel XIV secolo che nel XV, Jan Hus (1370 ca -1415): è incontestabilmente un eretico medievale e non un personaggio moderno. Recuperando Cristoforo Colombo mi sono permesso una provocazione. In effetti, se si vuole credere a un aspetto geografico del Rinascimento, si può ritenere che egli ne sia uno dei fondatori. Ma ho cercato di provare che, pur avendo scoperto – senza saperlo – l’America, egli si sentiva e agiva come un uomo tipicamente medievale e sarebbe stato assai stupito nel sapersi considerato come un inventore della modernità.

Nella presente opera è incluso un certo numero di donne, ma assai inferiore a quello degli uomini. Questa disuguaglianza non è il riflesso di quella perpetuata dalla modernità nella maggior parte delle società umane, compresa la nostra, bensì è il riflesso documentato del ruolo reale delle donne nel Medioevo. D’altra parte, come si vedrà, tale inferiorità non era allora così visibile come si crede. Se il Medioevo non ha risollevato lo status delle donne rispetto all’Antichità, ciò si deve al fatto che il cristianesimo, pur accordando loro un posto importante, le ha gravate comunque delle conseguenze di due elementi: il primo è la responsabilità di Eva nel compimento del peccato originale; il secondo è la mancata promozione delle donne, nel clero, alla funzione sacerdotale. Certo, il prestigio di cui alcune di esse hanno goduto mostra l’importanza che poterono avere nel Medioevo. Esse sono state ammesse a una nuova condizione, superiore a quella di ogni altro essere umano: la santità. Peraltro, divenendo monache, hanno avuto un ruolo anche nella spiritualità e nella pietà dei loro contemporanei. Vedremo pure che nella grande creazione medievale che furono le città, le donne sono state dotate, anche nella vita laica, di uno status ammantato di un’aura religiosa: quello delle beghine. L’evento che forse più di tutti ha manifestato una reale promozione della donna è il formidabile sviluppo, a partire dal XII secolo, del culto mariano. Infine, se il potere sociale e politico è stato soprattutto nelle mani degli uomini, alcune donne hanno potuto, ai gradi più alti della nobiltà, avere un ruolo importante. Aggiungiamo che nella società probabilmente, ma nel sistema dei valori certamente, la donna di nobili natali ha acquisito, grazie alla letteratura cortese, l’alto rango di «dama»: secondo il sistema feudale, la «dama» ha piena autorità sull’uomo, che è il suo «vassallo».

In questa evocazione del Medioevo attraverso i grandi personaggi, ho voluto far ricorso anche agli eroi della storia immaginaria, poiché in una societa l’immaginario e sicuramente tanto importante ed efficace quanto le condizioni reali di vita e di pensiero. I grandi personaggi immaginari del Medioevo sono di varia natura. Alcuni sono certamente – o probabilmente – storici ma hanno segnato la propria epoca e la memoria solo grazie alla loro trasformazione in miti. E il caso di Artu e di Robin Hood. Altri sono personaggi della religione cristiana che hanno avuto un ruolo nella vita quotidiana facendo agire sulla terra il soprannaturale. Per un’epoca che ha visto la vita umana come una grande lotta tra il Bene e il Male, ho preso in considerazione Satana, dalla parte del male, e la Vergine Maria, da quella del bene. Infine, altri vengono dal mondo degli eroi popolari, come il Mago Merlino e la fata Melusina; altri dalla letteratura, come Renart; altri ancora da raffigurazioni allegoriche di tipi sociali, come Jacques Bonhomme. Per non appesantire il volume, non ho preso in considerazione quei personaggi storici dell’Antichita che, per essere stati tanto frequentemente citati nel Medioevo, hanno finito per diventare eroi medievali. Ne menzionero due: Alessandro Magno, il re macedone nel quale si vedeva un genio capace di distinguersi in un insieme di attivita: dalla prodezza in guerra all’autorita politica, all’invenzione di meraviglie come quella sorta di batiscafo trasparente nel quale alcune miniature medievali lo ritraggono intento a studiare il fondale marino; e il re Salomone, eroe dell’Antichita ebraica. Considerato nella Bibbia e nel giudaismo come un campione di saggezza e di giustizia, nel Medioevo diviene un personaggio piu contrastato, piu discusso, e soprattutto diviene uno stregone quasi pagano.

Una delle caratteristiche del Medioevo visto attraverso le sue tipologie di uomini e donne celebri è l’apparizione di nuove figure di eroi. Alcune sono frutto della cristianizzazione: parliamo dei santi, intermediari tra Dio e gli uomini che compiono miracoli di cui in realtà è Dio l’autore. I santi sono una particolarità propria del cristianesimo, poiché non hanno corrispondenti nelle altre grandi religioni. Questo tipo umano, che nel Medioevo diventa il più glorioso di tutti, comprende anche le donne: la tendenza medievale a stabilire una certa uguaglianza tra l’uomo e la donna si mostra quindi nelle grandi figure di sante che apparvero allora.

Se il santo è del tutto nuovo nello scenario europeo, un altro personaggio cambia completamente immagine tra Antichità e Medioevo: il re. Nella Roma antica il re è vilipeso e le città greche sono diffidenti nei confronti dei re macedoni Filippo e Alessandro, che le sottometteranno. Il re è allora un fenomeno essenzialmente orientale e il re di Persia ne era il prototipo. Dopo la fine precoce della monarchia delle origini, la Roma repubblicana detesterà i re, presentati come abominevoli tiranni che abusano dei loro popoli: e a Roma, anche sotto gli imperatori, è il popolo la base della società civica. Nell’Europa divenuta cristiana, invece, le nazioni che si formano scelgono il più delle volte un re come capo. È in particolare il caso della Gallia, dove Clodoveo diviene re con una cerimonia liturgica inventata dal cristianesimo: la consacrazione.  Infine, troveremo nella nostra galleria di personaggi maschili due tipi di uomini la cui funzione è considerata superiore o di importanza specifica: i papi e i teologi. Ci sono stati papi buoni e cattivi, e perfino quel personaggio immaginario assai originale che è la papessa Giovanna è presente in questo libro. L’altra categoria di personaggi si impone non per potere né per autorità politica ma per autorità intellettuale: essa comprende i grandi teologi scolastici, quali Alberto Magno e Tommaso d’Aquino. Certo, anche in Grecia e a Roma c’erano pensatori celebri e uno di essi ha anche fatto carriera una seconda volta nel Medioevo suscitando l’entusiasmo di un certo numero di universitari e la diffidenza della Chiesa: Aristotele. Si può comprendere il successo di questi nuovi eroi con l’apparizione di nuovi poteri nella società medievale: la Chiesa, la monarchia, l’università, secondo il triplice modello medievale del potere: Sacerdotium, Regnum, Studium.

I personaggi di questo volume non si limitano a offrire una immagine compendiata della loro vita e della loro fama. Essi sono presenti come testimoni della loro epoca, poiché attraverso di loro la Storia è giunta, alla fine del XX secolo, a una svolta; nella misura in cui la storia evenemenziale ha ceduto il posto in generale a una storia più globale, più profonda, più collettiva, i grandi personaggi che l’hanno animata sono stati visti come emblematici di un periodo, di una società, di una civiltà. Ed è questa,  dunque, riassunta in alcuni punti particolarmente illuminanti, l’immagine del Medioevo presentata attraverso questi personaggi. Questo è prima di tutto il mio modo di vedere; che è condiviso più o meno dagli storici che hanno accettato di scrivere uno o più contributi di questa opera collettiva.

Il mio Medioevo si allontana radicalmente – anzi, ne è quasi il contrario – dall’immagine di un Medioevo oscurantista, quello che gli inglesi hanno definito con l’espressione Dark Ages. Questa immagine si è sviluppata con gli umanisti del Rinascimento, con i filosofi e gli storici del secolo cosiddetto dei Lumi, il XVIII, e solo in parte è stata corretta dal nuovo gusto romantico e dagli studi positivisti del XIX secolo, più attenti ai documenti e più dotati di spirito critico. Il lungo Medioevo che ricordavo più sopra – ma ciò vale anche per il Medioevo tradizionale che va dal IV secolo alla fine del XV – è un periodo molto più positivo e più progressista di quanto si pensi (anche se il termine «progresso» non esisteva allora in senso attuale). Non vi si trovano di certo i personaggi tipici dell’epoca moderna e contemporanea, come l’industriale, l’economista, l’uomo di comunicazione (giornalista, grande fotografo, reporter). Benché nessun grande nome sia stato tramandato alla posterità, vi furono però ingegneri sin dal XV secolo, come ha ben mostrato Bertrand Gille. Durante un lungo periodo di cambiamento, tra il III e il IX secolo – che del resto oggi si tende a chiamare più tarda Antichità che alto Medioevo –, si assiste a una lunga decomposizione della società e della cultura antiche e al lento emergere di una società e di una religione nuove. Ma dal X secolo, e soprattutto dopo la riforma gregoriana dei secoli XI e XII e la rinascita del XII secolo, avviene il vero e proprio decollo di una Europa nuova. Occorre capire bene che quando Petrarca e i pensatori del Rinascimento hanno forgiato il nome di «Medioevo», pensavano solo a un momento di passaggio tra una Antichità davvero viva e una modernità che cominciava a imporsi, e «medio» stava a indicare in qualche modo l’assenza, in quel periodo, di qualunque specificità dinamica. Io credo invece che il Medioevo sia stato un lungo periodo creativo e dinamico. D’altra parte sono ancora sotto i nostri occhi molte creazioni artistiche che ne sono i prodotti e i testimoni: musica vocale e strumentale, pittura, architettura religiosa... il «tempo delle cattedrali», come l’ha chiamato Georges Duby, è ammirato ma tale ammirazione non ha indotto il cambio d’immagine del Medioevo che essa avrebbe dovuto comportare.

In questo lungo arco di tempo di oltre dieci secoli, ho distinto quattro periodi, presentati più diffusamente all’inizio di ciascuno di essi. Un primo periodo è quello che, per l’appunto, oscilla tra tarda Antichità e alto Medioevo. Va dalla cristianizzazione attuata politicamente dall’imperatore Costantino – che qui non figura perché resta pur sempre un personaggio antico – fino a Carlomagno, che ben a ragione chiude il periodo in quanto non è l’uomo di una rinascita (anche se è circondato di una corte di letterati) bensì un uomo che guarda al passato. In effetti, con la sua incoronazione – viene consacrato imperatore dal papa a Roma, nell’800 –, egli pensa e si augura di inserirsi nella continuità degli imperatori romani, di ricollocarsi, malgrado la creazione di una capitale ad Aquisgrana, nella gloria eterna di Roma e portare a termine ciò che l’Impero romano aveva cominciato: l’acculturazione dei barbari nella civiltà romana. Era un nazionalista franco nello spazio della civiltà romana.

Il secondo periodo va dalla morte di Carlomagno (all’inizio del IX secolo), all’anno Mille che, senza aver esercitato sui contemporanei dell’epoca un particolare fascino, contrariamente a ciò che si è detto per molto tempo, è stato giudiziosamente riconosciuto dagli storici moderni come un importante momento di evoluzione. È in effetti il momento in cui, per l’azione comune di papa Silvestro II (Gerberto d’Aurillac) e dell’imperatore germanico Ottone III, si afferma quella che sarà chiamata cristianità e che, nei limiti geografici del Medioevo, è il primo nome dell’Europa. Ed è il momento in cui si crea quella confederazione tra le nazioni cristiane poste sotto il dominio di due capi: il papa e l’imperatore.

Il terzo periodo (XI-XIII secolo) è il più fecondo in termini di crescita, di creatività e di grandi personaggi. L’ho chiamato, piuttosto banalmente, l’«apogeo medievale» ma ho tenuto a precisare, a mo’ di sottotitolo, le maggiori creazioni che fanno la sua forza: «città, monarchie, mercanti, scolastici, mendicanti». In effetti, tra i grandi personaggi, incontriamo uomini e donne che hanno vissuto e agito in quella grande creazione medievale che è la città – totalmente differente dalle città antiche – mentre monaci e grandi signori vivono piuttosto in campagna. Durante questo periodo le monarchie insediano i propri re in una «capitale». I mercanti divengono stanziali dopo essere stati itineranti. Gli scolastici insegnano e scrivono in università sempre più radicate nelle città. Infine, i frati degli ordini mendicanti, contrariamente ai monaci precedenti che risiedevano spesso in monasteri più o meno isolati, vivono in conventi urbani e, in genere, predicano nelle città.

L’ultimo periodo, che comprende i secoli XIV e XV, è stato a lungo considerato un periodo di crisi. Ma ricerche recenti più scrupolose hanno mostrato che, se effettivamente vi furono dei rivolgimenti – rurali e urbani –, si assistette anche alla comparsa delle prime manifestazioni di novità che già annunciavano l’avvento di ciò che la maggior parte degli storici chiama Rinascimento. Fu in ogni caso un periodo assai creativo. Dunque, al riguardo non si può parlare di crisi bensì di mutazione. D’altra parte è questa la modalità di cambiamento globale che si osserva più frequentemente nella storia: le vere crisi, più o meno legate agli avvenimenti, sono abbastanza rare, mentre le mutazioni si estendono per una certa durata che è poi la sostanza stessa della storia. I rivolgimenti riguardano tanto le campagne quanto le città. Ciò che avviene in Francia ne è uno dei migliori esempi. Nelle campagne, le rivolte contadine vengono chiamate jacqueries perché si è immaginato un capopopolo simbolicamente incarnato nel personaggio di Jacques Bonhomme (che appare nell’ultima parte di quest’opera).

Nelle città l’esempio è soprattutto quello delle agitazioni parigine (ma ve ne furono anche a Londra o a Firenze, ad esempio) e la figura storica assai reale del «prevosto dei mercanti» Étienne Marcel sta a rappresentare quelle circostanze. Le agitazioni sono anche di ordine religioso: alcuni storici hanno voluto vedervi le premesse della Riforma protestante del XVI secolo ma le si può considerare come specificamente medievali. Esse sono qui incarnate in due grandi eretici: l’inglese John Wyclif e il boemo Jan Hus. Come esempio più evidente delle mutazioni di quest’epoca vedremo il grande organizzatore delle scoperte oltremare della fine del XV e del XVI secolo, l’infante portoghese Enrico il Navigatore. Quanto allo sviluppo del commercio, esso è qui rappresentato dal francese Jacques Coeur, personaggio curioso e affascinante.

Questa epoca si chiude con due personaggi che incarnano altrettanti aspetti opposti del Medioevo. Il primo ne è la faccia nera e diabolica: il signore rumeno Vlad III, detto ai suoi tempi «l’Impalatore», poi divenuto Dracula. Al suo opposto incontriamo una immagine del bene, quella di Cristoforo Colombo: cerco di dimostrare che egli non sapeva di aver scoperto l’America e che pure lo si sarebbe visto come un pioniere della modernità; ma la sua spiritualità fa di lui il contraltare positivo di Dracula. Infine, la quinta parte non segue alcun ordine cronologico. Si tratta di personaggi immaginari dei quali ho già detto più sopra il perché si è deciso di inserirli nel volume: l’attività dell’immaginario è una delle realtà più importanti del Medioevo, non solo fantasticata ma vissuta.

Si osserverà che la lista dei personaggi di quest’opera comprende ben pochi creatori letterari o artistici. A lungo l’anonimato degli artisti è stato la regola. In effetti, la nozione di arte emerge lentamente nel corso del Medioevo. Molti di coloro che oggi chiameremmo artisti erano considerati piuttosto come artigiani; e anche se ci fu allora una certa valorizzazione del lavoro, il concetto di lavoro manuale, che sembrava essere quello degli artisti, li ha a lungo relegati nella massa degli artigiani. Aggiungo che la nozione cristiana di bellezza si è imposta lentamente e Umberto Eco, in un libro appassionante, ha potuto dimostrare che essa si forma davvero solo nel XIII secolo. Spesso si considera il Medioevo, quando siamo colpiti dallo splendore delle sue vestigia, come il «tempo delle cattedrali». Le cattedrali, in effetti, sono le grandi realizzazioni dell’epoca, eppure noi ignoriamo il nome della maggior parte dei costruttori. Se qualche nome sopravvive per i secoli X e XI, occorre attendere il XIII secolo perché emerga la nozione di artista. In genere, l’apparizione di questo termine – nel senso nuovo che esso dà alla creazione – viene collegata a un grande pittore italiano della fine del XIII secolo: Giotto. E dunque, se in questo volume sono presenti pochi artisti è a motivo della posizione sociale relativamente dimessa che essi avevano nel Medioevo. Ad esempio, ignoriamo per la maggior parte di quel tempo il nome di pittori che hanno creato le opere fra le più abbaglianti del Medioevo: le miniature dei manoscritti. Anche la musica è poco rappresentata, mentre ha avuto un’importanza fondamentale in questo periodo: musica religiosa, con creazioni essenziali in quest’ambito artistico quali il canto gregoriano e la polifonia; musica popolare che accompagnava le danze contadine quali le carole e, almeno dalla metà del XIII secolo, quella festa pagana che possiamo opporre ufficialmente alla Quaresima cristiana: il Carnevale. Di questo momento di sfrenatezza orchestrata da una musica sbrigliata vediamo qualche miniatura, di cui una celebre relativa a quella forma speciale di Carnevale che fu lo charivari. Come rappresentante del mondo dei musicisti, ho scelto Guido d’Arezzo che, all’inizio dell’XI secolo, ha inventato la grafia e la notazione musicali ancora in uso ai nostri giorni. Nel campo della creazione letteraria, l’epoca medievale conosce grandi novità. A fronte di un latino onnipresente negli uomini provvisti di un po’ di cultura, appaiono come rivali, relegando il latino al mondo clericale e universitario (in cui era obbligatorio usarlo, anche al di fuori dei corsi), le lingue locali. La loro promozione al rango di lingue letterarie è legata a uno sviluppo incoativo delle nazioni. È noto che in Francia si impongono a poco a poco la langue d’oïl a nord e la langue d’oc a sud. All’inizio del XIII secolo, il re di Francia non si chiama più rex francorum bensì «roi de France». Per parte sua, la lettura silenziosa si impone solo nel XIII secolo ma amplia il numero dei lettori includendovi un certo numero di laici colti. Questi eroi della nuova letteratura sono rappresentati nel volume da Chrétien de Troyes, Dante, Boccaccio, Jean Froissart e Geoffrey Chaucer.

Non si troveranno praticamente né musulmani né ebrei in questo elenco, benché i musulmani siano stati abbastanza numerosi, fino al XV secolo, nella Penisola Iberica, da essi conquistata alla fine dell’VIII secolo. Comunque, per testimoniare l’importanza della loro presenza nel Medioevo cosiddetto cristiano, ho lasciato lo spazio per un grande filosofo, Averroè, che, nato nella Spagna musulmana, ebbe, nel XIII secolo, grande influenza su alcuni scolastici cristiani. E allo stesso modo ho preso in considerazione un grande personaggio dal curioso destino, Saladino, un curdo che, benché avesse praticamente scacciato dalla Palestina i cristiani che l’avevano conquistata con la crociata, fu considerato nel mondo cristiano, per il resto del Medioevo, come un grande uomo pieno di virtù.

Moltissimi ebrei vissero nell’Occidente medievale, prima di cominciare a essere perseguitati e vittime di pogrom a partire dall’XI secolo, spesso in relazione alle crociate; in paesi come l’Inghilterra e la Francia furono scacciati completamente nel XIV secolo. Pochi di loro sono rimasti nella memoria storica. Non se ne ritroveranno nel volume. Ho esitato nel caso di Maimonide (XII secolo), nato a Cordova, nella Spagna musulmana dove gli ebrei erano trattati meglio che nella cristianità; ma si stabilì al Cairo dove scrisse tutta la sua opera. Non bisogna dimenticare che nella cristianità medievale l’influsso del pensiero musulmano e quello del pensiero ebraico furono notevoli. Se questo fenomeno non può tradursi in nomi di personaggi eminenti, occorre però comunque farne menzione perché, lo ripeto, se le liste di uomini e donne celebri possono dare un’immagine viva e variegata di un periodo storico, altri elementi importanti di questo periodo non possono essere colti che nella massa della società o in certi ambienti quali quelli intellettuali.

Infine, se ho fatto apparire, tra i personaggi immaginari che hanno maggiormente ossessionato l’immaginazione degli uomini e delle donne del Medioevo, la Vergine Maria per incarnare il bene e Satana per rappresentare il male, penso che – applicando con un po’ più di audacia questo approccio – si potrebbe iscrivere in questo elenco, da una parte, un tipo di vegliardo che il cristianesimo prese in prestito dall’Antico Testamento, cioè Giobbe, reso popolare alla fine del VI secolo dall’opera di successo di papa Gregorio Magno, i Moralia in Job. Dall’altra parte, si potrebbe anche, in questo periodo che ha visto sbocciare l’immagine del bambino, introdurre un personaggio riconosciuto ufficialmente dalla Chiesa nel XIII secolo, Gesù Bambino, reso popolare dalla diffusione dei presepi, di cui uno dei primi a essere menzionato nelle fonti è quello che Francesco di Assisi avrebbe venerato a Greccio.

Jacques Le Goff, Uomini e donne del Medioevo


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Jacques Le Goff dall’inizio della sua carriera non ha mai cessato di esplorare la mentalità medievale e ne ha profondamente rinnovato la storia. La lista delle sue opere e dei riconoscimenti internazionali ricevuti è impressionante.



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