In breve«Oggi nulla di ciò che accade è un evento soltanto locale. Il punto decisivo è che d’ora in poi il compito principale è la preoccupazione per il tutto. Non si tratta di un’opzione. Nessuno lo ha mai previsto, voluto o scelto, ma è scaturito dalle decisioni, dalla somma delle loro conseguenze, ed è diventato
conditio humana. Nessuno vi si può sottrarre. Si profila così un cambiamento della società, della politica e della storia che finora è rimasto incompreso e che già da qualche tempo indico con il concetto di ‘società mondiale del rischio’.»
IndicePremessa – Ringraziamenti - 1. Introduzione. La messa in scena del rischio mondiale - 2. Rapporti di definizione come rapporti di potere: chi decide che cosa è o non è un rischio? - 3. La «spinta cosmopolitica» della società mondiale del rischio, ovvero: l’illuminismo coatto - 4. «Clash of risk cultures», ovvero: la coincidenza tra stato normale e stato d’eccezione - 5. Sfera pubblica mondiale e sub-politica globale, ovvero: quanto sono reali le catastrofi ambientali? - 6. Lo Stato della prevenzione, ovvero: quanto è antiquato il pessimismo sul progresso lineare - 7. Sapere o non-sapere? Due prospettive della «modernizzazione riflessiva» - 8. Il principio di assicurazione: critica e contro-critica - 9. Guerra sentita, pace sentita: la messa in scena della violenza - 10. Disuguaglianza globale, vulnerabilità locale: le dinamiche conflittuali dei pericoli ecologici possono essere colte e studiate solo nel quadro del cosmopolitismo metodologico - 11. Teoria critica della società mondiale del rischio - 12. Dialettiche della modernità: come le crisi del Moderno nascono dalle vittorie del Moderno - Bibliografia
