In breve«Le rovine ci si parano davanti, piatte, orizzontali, tranne i lampioni e la chiesa: il largo viale di marmo si è riempito qua e là di terra e pozzanghere. Attorno e dentro il perimetro delle case c’è fango. Non c’è nessuno. Nessun rumore. Soltanto i nostri passi. Il cielo. Oltre la chiesa c’è il boschetto della memoria, un albero per ciascuno dei morti. Resto fredda, senza inquietudine, anche se di sicuro qualche corpo è rimasto sotto le macerie».
La Valle del Belice è una distesa di rovine quando la famiglia di Carola, che all’epoca ha quattro anni, vi si trasferisce per vivere in una baraccopoli. I suoi genitori lavorano alla ricostruzione e allo sviluppo insieme al Centro Studi e Iniziative Valle Belice.
L’infanzia è un terremoto è memoria, racconto di viaggio, minima ricostruzione di storia orale e sempre anche narrazione. Nel libro ci sono le rovine, c’è Danilo Dolci, c’è l’infanzia nelle baracche, ci sono le persone che si raccoglievano attorno al Centro, ci sono minacce, intimidazioni mafiose. E qualcosa viene fuori dell’onda lunga del Sessantotto e dei suoi contraccolpi.
Carola Susani ospite di Fahrenheit, ascolta l'audioIndiceCome una porta - L’infanzia è un terremoto -
Sotto e sopra le macerie -
Anche a Gerusalemme c’era la neve -
Città vive e morte -
Per il terremoto si parte da lontano -
Il cambiamento è un fatto -
Giudizio di popolo, giudizio di Dio -
La mia baraccopoli -
La nostra doppia vita -
I nostri adulti -
Se lo Stato è fuorilegge -
La città fantasma -
Piccoli brividi -
La minaccia -
Le bambine tedesche - Com’è andata a finire - Materiali - Ringraziamenti