teoria raffigurativa del linguaggioteoria elaborata da L. Wittgenstein nel Tractatus logico-philosophicus (1921-22) secondo la quale il linguaggio costituisce una raffigurazione formale e logica della realtà. L’assunto di base è che tra linguaggio e mondo vige un isomorfismo strutturale, cioè una identità di forma logica, per cui se il mondo è l’insieme di tutto ciò che accade ovvero la totalità dei fatti (dove per “fatto” si intende una certa disposizione o combinazione tra le cose secondo una struttura), il linguaggio è, simmetricamente, la totalità delle proposizioni, cioè delle immagini dei fatti. Tra linguaggio e mondo, in altri termini, si instaura una perfetta corrispondenza: alla totalità dei fatti corrisponde la totalità delle proposizioni; ai fatti (o stati di cose), le proposizioni; alle cose, i nomi. In tal modo Wittgenstein traccia un limite al linguaggio, cioè determina rigidamente le condizioni di un linguaggio dotato di senso: l’unico uso valido delle proposizioni impone che esse descrivano o raffigurino i fatti, cioè che esse indichino un fatto reale (nel qual caso la proposizione è vera) o che presentino la possibilità di un fatto, uno stato di cose possibile (nel qual caso la proposizione è sensata); tutto ciò che non costituisce un fatto del mondo, invece, non è né pensabile né esprimibile in modo sensato, e dunque va taciuto.