109 ANNI DI CULTURA

Andrea De Benedetti
Val più la pratica
Piccola grammatica immorale della lingua italiana

Panorama - giovedì 11 giugno 2009
Imparate da Trapattoni


È possibile che una grammatica della lingua italiana faccia l'elogio del linguaggio di Giovanni Trapattoni? Ossia di quel modo di esprimersi colorito e ardito, che per le licenze linguistiche e la sintassi non proprio corretta ha reso l'ex allenatore della nazionale di calcio uno dei bersagli preferiti dalla satira? A marzo per i suoi 70 anni l'Ansa aveva stilato un florilegio: «In un mondo di furbi non si può furbeggiare». «Non compriamo uno qualunque per fare qualunquismo». «C'è maggiore carne al fuoco al nostro arco, anche se l'arco lancia le frecce». Un modo di esprimersi che è, a dir poco, temerario. Eppure, a leggere il volume Val più la pratica. Piccola grammatica immorale della lingua italiana (Laterza) di Andrea De Benedetti, si scopre che le acrobazie del Trap non sono da buttare. Anzi, sono di gran lunga da preferire alla sintassi di alcuni intellettuali, al linguaggio «grottescamente elitario e ugualmente oscuro di coloro che criptano l'italiano come un prodotto via cavo al solo scopo di far sentire inferiore l'ascoltatore».

A chi si riferisce De Benedetti? Al critico cinematografico Enrico Ghezzi, ideatore di programmi televisivi come Blob e Fuori orario, del quale De Benedetti pubblica un monologo di ardua lettura. «Mario Bava che è un cineasta eminentemente di genere, anche se poi è talmente di genere da essere un cineasta di genere puramente filmico, che è il suo pregio-difetto, il suo trionfo, il trionfo di un cinema tutto della superficie e nello stesso tempo tutto della trasparenza, e dei trasparenti, delle superfici trasparenti»...

Che vuol dire tutto ciò?, domanda De Benedetti. E conclude: meglio l'italiano del Trap. Con la sua «carne al fuoco al nostro arco, anche se l'arco lancia le frecce».












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